MATTEO
MANCUSO – Route 96
Music
Theories Recordings
Genere:
Virtuoso / Rock-Blues
Supporto:
CD / LP / Digital – 2026
Di
assi della chitarra elettrica la storia della musica è piena: chi più dotato
tecnicamente, chi maggiormente propenso a valorizzare la composizione piuttosto
che gettarsi a capofitto in scale velocissime e impossibili. Ecco che artisti
dal tocco magico come Steve Vai, Joe Satriani, Al Di Meola, Joe Bonamassa e
Jimi Hendrix fanno scuola, mentre chi ama l’alta velocità si affida al sound
neoclassico di Y.J. Malmsteen o di Tony MacAlpine. Anche l’avvento di internet
ha portato alla luce una miriade di axe man, tanto da risultare spesso tutti
uguali. Personalmente adoro il tocco di David Gilmour oppure di Steve Hackett,
solo per fare due nomi, e dico questo perché ritengo la personalità e la
composizione importantissime per la riuscita di un disco che resista nel tempo
e che non sia solo una vetrina anonima.
Con
un debutto interessante intitolato “The Journey” (2023), il giovanissimo
chitarrista palermitano si è imposto all'attenzione del grande pubblico con
personalità; la carta vincente che gli permette di distinguersi rispetto a
molti altri è la tecnica fingerpicking, o fingerstyle. Essa consiste nel
pizzicare le corde senza l’ausilio di un plettro e ciò, per un principiante,
risulta indubbiamente ostico. In parole povere, grazie all'uso di pollice,
indice e medio (e talvolta l'anulare), riesce a eseguire passaggi solistici con
una pulizia e una velocità che sarebbero proibitive per molti plettristi.
Suonare senza plettro gli permette quindi di passare istantaneamente da arpeggi
delicati a linee lead aggressive, mantenendo un controllo timbrico totale.
A
tre anni di distanza dal debutto, è la volta di “Route 96”, lavoro presentato
come una naturale evoluzione del suo sound. “Route 96” è un progetto più corale
e compositivamente audace, con collaborazioni internazionali di altissimo
livello. Assieme a Riccardo Oliva e Stefano India al basso, Gianluca Pellerito
alla batteria, e Giuseppe Bruno alla batteria in “Warm Sunset”, Mancuso si
affianca a ospiti del calibro di Antoine Boyer, Valeriy Stepanov e Steve Vai.
Il suono è denso e curato; al riguardo Matteo ha dichiarato di aver lavorato
molto sulla stratificazione delle chitarre per ottenere un sound
"pieno" senza perdere la dinamica del tocco.
Assieme
a Steve Vai parte il primo brano “Solar Wind”, un dialogo fra generazioni sotto
un'armonia di alta classe e, scusate la ripetizione, “solare”. In “Fire And
Harmony” è l’insieme che funziona: un dialogo strumentale equilibrato fra
ripartenze e partiture di chitarra classica in stile Al Di Meola. Un esempio di
quanto detto in precedenza, ossia il valorizzare la composizione al servizio di
una tecnica mai soffocante. “Isla Feliz”, con Antoine Boyer, apre al gusto
Gypsy Jazz e lo fa attraverso una tecnica sopraffina. Come suggerisce il
titolo, “L.A. Blues One” è una rivisitazione moderna del linguaggio Blues con
il fingerstyle, accattivante e ruffiano al punto giusto.
Richiami
Prog si avvertono in “The Great Wall”, movimento fra i più ricercati e riusciti
dell’album, a cui segue “Warm Sunset”, in cui si evocano i colori caldi di un
tramonto mediterraneo. È una composizione Jazz-Fusion solare, rilassata ma
estremamente sofisticata, con passaggi tecnici davvero elevati che richiamano
Pat Metheny o Eric Johnson, fondendo il linguaggio jazzistico con un sound
moderno e cristallino. In “Black Centurion” il chitarrista siciliano scatena
tutta la sua potenza ritmica e la sua precisione "aliena". Qui il
suono della chitarra è più saturo, costruito su un riff portante estremamente
serrato, attraverso un uso massiccio di tempi dispari e sincopi che strizzano
l'occhio al Prog Metal e alla Fusion più energica.
A
questo punto ecco giungere un omaggio dichiarato allo stile di Eric Johnson,
uno dei grandi idoli di Matteo: “In The Morning Light”, dove un andamento
calmo, quasi meditativo, si sviluppa attraverso una melodia molto ariosa. Una
melodia semplice ma nobile, che viene ripetuta e variata. Chiude la cover di
“The Chicken” (Jaco Pastorius), una nuova versione dello storico standard qui
arricchita dalle tastiere fenomenali di Stepanov… Irresistibile! Dopo l’ascolto
di “Route 96” è inevitabile annoverare Matteo Mancuso fra le eccellenze
italiche della musica in senso generale. Un disco che non lascia spazio a
momenti di stanca e neppure a critiche di alcun genere; peccato per chi non lo
ascolterà. MS
Versione Inglese:


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