ANDREA AMICI – Cosmic Odyssey
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock / Space
Electronic / Strumentale
Supporto: Bandcamp – 2026
Nel
navigare su Bandcamp, mi imbatto in questo lavoro solista di Andrea Amici,
storico tastierista della band Neo Prog Leviathan. Sin da giovane studia organo
classico e a diciannove anni entra nella band in cui suona tuttora. “Cosmic
Odyssey” è dunque il secondo album solista di Amici. Molte volte ho adoperato
la frase “il disco è un viaggio”; in questo caso lo è davvero, in quanto il
concept strumentale tratta l’avventura di un ipotetico primo viaggio
interstellare dell'umanità. Non è solo musica d'ambiente, quanto piuttosto una
narrazione strutturata che cerca di tradurre in note il senso di meraviglia, il
vuoto e la maestosità dello spazio profondo.
Ci
sono strutture complesse e mutamenti di atmosfera che richiamano i giganti del
genere (pensiamo a influenze alla Rick Wakeman o Keith Emerson, ma con un tocco
più moderno). L'uso dei synth non è mai banale: serve a creare
"texture" sonore ampie, quasi orchestrali. Tuttavia, nonostante la
complessità tecnica, Andrea Amici mantiene sempre una forte componente
melodica. Il pianoforte spesso funge da ancora emotiva tra i suoni più
futuristici dei sintetizzatori.
I
sei brani che compongono l’album iniziano ovviamente con il decollo
(“Liftoff”), e stranamente mi vengono in mente certi Rockets che negli anni ’70
hanno comunque segnato un genere. Questo perché qui c’è elettronica, ma al
servizio della melodia delle tastiere. Per la ritmica e altro, credo che si
tratti di AI. Belle le arie e gli arrangiamenti, che donano corposità
all’insieme. E via verso le stelle con il capitolo “Stellar Dreams”: i suoni
fotografano l’oscurità dell’immensità che circonda i protagonisti. Qui il ritmo
si distende. È un brano più onirico e melodico, dove emerge la vena sognante
del compositore. Il pezzo viene avvolto da suoni morbidi e
"riverberati" che evocano la meraviglia di trovarsi tra le stelle.
Godibilissime le ampie aperture sinfoniche dal grande respiro.
Ma
il pericolo è in agguato, ecco un buco nero, e “Black Hole Embrace” rappresenta
il momento più oscuro e teso del disco. La musica si fa maggiormente dissonante
e complessa. Amici usa timbri di sintetizzatore più aggressivi per
rappresentare la forza "abbracciante" e distruttiva di un fenomeno
del genere. C'è un senso di urgenza e di pericolo imminente fra le note. Una
volta scampato il pericolo, si torna a una parvente calma con “Celestial
Serenity”, il brano più lungo dell'album e probabilmente il suo centro
spirituale. Dopo il caos del buco nero, questa traccia rappresenta la pace
assoluta del vuoto cosmico. È un pezzo quasi meditativo, con progressioni
armoniche molto larghe e solenni che mostrano la capacità di Amici di scrivere
musica quasi "religiosa" nella sua grandiosità celestiale.
A
questo punto arriva il colpo di scena, i naviganti s’imbattono in una civiltà
aliena e, dopo un'iniziale incomprensione, riescono a stabilire un contatto.
“Encounter With Extraterrestrial Life” è tendenzialmente un movimento molto Neo
Prog. L'epilogo s’intitola “Homecoming”: i protagonisti ritornano a casa con
una meravigliosa ricchezza di esperienze. Rispetto all'apertura maestosa, il
ritorno ha un sapore più intimo e trionfale al tempo stesso. C'è un senso di
risoluzione, i temi ascoltati durante l'odissea trovano una conclusione
armoniosa. Il brano trasmette sollievo e la consapevolezza di aver compiuto un
viaggio che ha cambiato il viaggiatore. Se amate le tastiere miste
all'elettronica, qui avete pane per i vostri denti, anzi, per le vostre
orecchie. Un lavoro piacevole in numerosi momenti, che merita sicuramente un
ascolto. MS
Versione Inglese:


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