PALMER
GENERATOR – Corpo Celeste
Bloody
Sound
Genere: Rock Psichedelico / Post
Rock
Supporto: CD / Digital – 2026
Se
sei un fan delle sonorità che ti fanno sentire come se fossi sospeso nel vuoto
cosmico mentre qualcuno prende a calci un amplificatore, allora fermati a
leggere la recensione del disco "Corpo Celeste" della band marchigiana
Palmer Generator. Si tratta di una sinfonia Post Rock suddivisa in quattro
movimenti. Michele Palmieri (basso), Mattia Palmieri (batteria) e Tommaso
Palmieri (chitarra) sono padre, figlio e zio e provengono da Jesi (Ancona).
“Corpo Celeste” è il loro sesto album in studio dopo “Shapes” (2014),
“Discipline” (2016), “Natura” (2018), “PGTGS” (2020) e “Ventre” (2023).
Con
la grafica curata da Mattia Palmieri e le foto di Danilo Copparoni, il disco si
muove su un asse molto preciso in cui non bisogna aspettarsi i soliti crescendo
eterei alla “Explosions In The Sky” (band Post Rock del Texas famosa
nell’ambito), perché qui c'è una base ritmica che picchia duro… quasi
metallica. Altresì, v'è una costante sensazione di viaggio, data dall'uso
magistrale dei feedback e delle saturazioni della chitarra. I tempi non sono
mai banali, persistono incastri ritmici che tradiscono una precisione quasi
chirurgica dietro l'apparente caos sonoro.
Il
titolo “Corpo Celeste” non è casuale, l'album evoca immagini di spazi aperti,
corpi celesti (appunto) e solitudine cosmica. Tuttavia, non si tratta di una
calma contemplativa, è più simile alla sensazione di trovarsi vicino a un buco
nero. C'è una tensione costante, un senso di urgenza che attraversa tutte le
tracce. Il tutto è completamente strumentale, ma la voce risiede negli
strumenti, la chitarra non si limita a eseguire riff, ma assume il ruolo del narratore,
mentre i feedback e i riverberi agiscono come sospiri o grida distorte. Così le
variazioni dinamiche (il passaggio dal piano al forte) costruiscono la sintassi
della storia, creando momenti di tensione, riflessione o liberazione violenta.
Il
disco si apre con “Corpo Celeste (Parte 1)”, un Rock strumentale cangiante dove
la melodia non è mai scontata e la tensione cresce lentamente. Qui il trio
stabilisce il tono del viaggio. Segue “Interludio”, un attimo di respiro in cui
i motori si spengono e si fluttua nel vuoto assoluto, una sorta di punto di
equilibrio tra il "corpo" (la materia) e il "celeste"
(l'etereo). I tempi si allungano e la sezione ritmica si fa meno serrata,
lasciando spazio a trame sonore più sottili. C'è un uso molto sapiente dei
pedali e degli effetti, mentre la chitarra crea tappeti sonori che ricordano
quasi certe colonne sonore sci-fi minimaliste.
“Corpo
Celeste (Parte II)” riprende il discorso interrotto, portando le dinamiche
verso vette più psichedeliche e rumorose; è la parte in cui il viaggio spaziale
si fa maggiormente turbolento. Il brano ha un sapore quasi Progressive o
Alternative Rock anni '90. Non c'è solo un accumulo di volume, ma una ricerca
di incastri ritmici che rendono l'ascolto imprevedibile. Immagina di guardare
un documentario in timelapse sulla formazione di una stella, all'inizio ci sono
il silenzio e la polvere, poi un'accelerazione improvvisa, calore, luce
accecante e infine un'esplosione controllata.
La
quarta e conclusiva parte s’intitola “Coda” ed è una summa di tutto ciò che si
è ascoltato fino ad ora. Se i pezzi precedenti hanno esplorato vari angoli
della loro galassia sonora, “Coda” ne raccoglie i detriti e li compatta in un
blocco unico. C’è un tema portante che si ripete, caricandosi di tensione a
ogni giro. Man mano che il brano procede, la chitarra aggiunge strati di
distorsione e feedback, mentre la batteria si fa più insistente, quasi
ossessiva. C'è una certa malinconia in questo brano, un senso di inevitabilità,
proprio come alla fine di un viaggio.
In
conclusione, “Corpo Celeste” ti lascia con quel ronzio nelle orecchie tipico
dei loro live, costringendoti a restare in silenzio per qualche secondo una
volta finita la musica. Bel trip. MS
Versione Inglese:


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