KARMAMOI – Eternal Mistake
Autoproduzione
Genere:
Heavy Prog
Supporto:
CD / LP / Bandcamp – 2026
Seguo
e apprezzo da sempre i Karmamoi, band romana nata nel 2008 per volere del
batterista e compositore Daniele Giovannoni. Negli anni ho potuto constatare
appieno una crescita artistica costante, iniziata nel 2011 con l’album omonimo.
“Eternal
Mistake” rappresenta l’ottavo sigillo in studio e segna un importante punto di
svolta, evolvendosi verso un sound che fonde il classico Neo Prog d'atmosfera
con suggestioni elettroniche e futuristiche. La band, composta oggi da Daniele
Giovannoni (batteria, tastiere, cori), Valerio Sgargi (voce, tastiere,
chitarre), Alex Massari (chitarre) e Alessandro Cefalì (basso), si avvale del
prezioso contributo di ospiti del calibro di Adam Holzman (piano elettrico, piano
acustico e assolo di Moog in “Hero”), Randy McStine (assolo di chitarra in
“Nothing But”), Susanna Brigatti (voce in “We Are Going Home”) e Gabriele
Giovannoni (voce fuori campo in “The Regrets”).
Li
considero una delle realtà più interessanti del panorama nazionale (non solo
romano), poiché hanno sempre dimostrato un gusto raffinato per le composizioni
e gli arrangiamenti. Trattano un genere che amo molto — un mix tra Hard Prog,
Neo Prog e psichedelia di stampo prettamente Pinkfloydiano — motivo per cui, in
questa analisi, devo sforzarmi di non lasciarmi trascinare da facili entusiasmi
di parte.
A
differenza dei lavori precedenti (come “The Day Is Done”, ispirato alla
tragedia della Grenfell Tower, o “Room 101”, basato su Orwell), “Eternal
Mistake” esplora un tema filosofico e fantascientifico focalizzato sul rapporto
tra un essere umano e un umanoide: due anime alla ricerca di una connessione
reale in un mondo dominato da codici, algoritmi e imperfezioni. Il titolo
suggerisce una riflessione sull'errore come elemento intrinsecamente umano,
contrapposto alla fredda logica della macchina. Mi ha colpito molto il loro
modo di sviscerare l’argomento nelle note di copertina: “Perché forse l'amore
stesso è l'eterno errore, l'unico errore che continuiamo a commettere, perché
ci ricorda che siamo vivi”.
Il
concept si sviluppa su tredici tracce per una durata totale di oltre
sessantatré minuti di musica ottimamente registrata, con missaggio e mastering
curati da Fabio Ferri e un bellissimo artwork realizzato da Joel Barrios, noto
designer del mondo Progressive.
L’immancabile
e breve intro d’apertura spetta a “The Regrets”, dove la voce di Gabriele
Giovannoni prepara l'ascoltatore al tema del rimpianto e del ricordo che permea
l'intero disco. Si parte poi effettivamente con “Lara Is Your Name”,
caratterizzata da un beat elettronico moderno e pulsante. Il brano ci presenta
Lara l’umanoide ed è una traccia seducente, con armonie vocali stratificate che
richiamano alcuni passaggi della super-band Arena.
Il
basso di Alessandro Cefalì guida la danza in “Don’t Knock On The Door”, un
crescendo che esplora l'isolamento e la paura dell'intrusione esterna nella
bolla creata dai due protagonisti. Arie malinconiche e oniriche si aprono a
squarci chitarristici in stile Pink Floyd (e, perché no, anche Porcupine Tree).
Ottima l’interpretazione vocale, ricca di enfasi e capace di toccare tonalità
elevate.
Le
chitarre di Alex Massari si fanno più affilate in “I'm Not On Your Side”,
sposando la causa dell'Hard Prog. Il brano affronta il tema del conflitto e
della divergenza di vedute con un piglio rock deciso e un ritornello che rimane
impresso fin dal primo ascolto. La grande suite dell'album è invece “Nothing
But”, un pezzo monumentale che vede la partecipazione di Randy McStine alla
chitarra. Parte in modo sommesso, quasi etereo, per poi trasformarsi in una
tempesta Prog con complessi cambi di tempo e un finale orchestrale travolgente:
da sola vale l’acquisto dell’intero album.
Segue
un attimo di tregua con “The Mirror”, un interludio strumentale e riflessivo
che funge da ponte emotivo; attraverso l'uso di pianoforte e synth, rappresenta
il momento in cui i personaggi si "guardano allo specchio"
riconoscendo le proprie fragilità. L’inizio di “No Soul” è invece epico e dinamico:
qui si gioca sul paradosso della macchina dotata di anima, sostenuta dalla
potente sezione ritmica di Giovannoni che fa da contraltare a melodie vocali
malinconiche.
La
title track, “Eternal Mistake”, è il cuore pulsante dell'opera: una ballata
intensa dove Valerio Sgargi offre una delle sue migliori performance vocali,
esprimendo l'accettazione dell'amore come un errore inevitabile e necessario.
Anche qui, le atmosfere degli Arena di The Visitor fanno nuovamente capolino.
La breve “The Question” prepara il terreno per la parte finale del disco,
introducendo “We Are Going Home”, un movimento solare e nostalgico impreziosito
dalla splendida voce di Susanna Brigatti. Il brano vanta un sapore quasi
"canterburyano" nello sviluppo armonico, evocando un profondo senso
di ritorno e appartenenza.
Altra
mini-suite epica è “Hero”, dove brilla il Moog di Adam Holzman con un assolo
spaziale. Il brano è energico, positivo e trascinante, capace di celebrare
l'eroismo insito nelle piccole scelte quotidiane. “Passing Away” si distingue
per il suo taglio cinematografico, facendo emergere tutta l’anima Pinkfloydiana
dei Karmamoi. Il disco si chiude infine in modo sorprendente con un Rock Blues
energico e diretto intitolato “No Fucking Way”: un finale catartico, quasi una
scrollata di spalle di fronte alla complessità del destino, che lascia
l'ascoltatore con un'inaspettata carica di adrenalina.
I
Karmamoi sono una certezza, inutile girarci attorno! MS
Versione Inglese:



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