ORANGE COMBUTTA – Oka.Pi
42 Records
Genere: Sperimentale
Supporto: CD / LP / Bandcamp – 2025
Gli
Orange Combutta sono un collettivo musicale italiano estremamente atipico che
fonde Jazz, elettronica, Hip-Hop e Rock Progressivo. Più che una band
tradizionale, si definiscono un progetto aperto dove la sperimentazione è il
motore principale. Il progetto nasce a Ravenna dall'idea di Giovanni Minguzzi
(batterista, compositore e "mente" del gruppo), che ha trasformato un
iniziale power trio in un collettivo allargato. Il nucleo centrale è composto
da Giovanni Minguzzi (batteria), Mattia "Matta" Dallara (elettronica
e produzione) e Lorenzo Serasini (basso); a loro si aggiungono collaboratori
ricorrenti di alto livello della scena Jazz e avanguardistica italiana, tra cui
Paolo Raineri (tromba, noto per gli Ottone Pesante), Vincenzo Vasi
(thereminista storico di Vinicio Capossela) e Michele Ducci (voce, ex M+A).
La
loro musica è difficile da etichettare perché mescola mondi apparentemente
distanti come il Jazz-Core e il Funk attraverso ritmiche serrate, spesso su
tempi dispari tipici del Prog. L'uso massiccio di campionamenti, synth e live
electronics conferisce un'aria moderna e urbana.
La
band dichiara spesso di ispirarsi visivamente ai film di Spike Lee, Wes
Anderson e Sergio Leone. Questo si traduce in brani che sembrano "colonne
sonore" per film mai girati.
Il
nome "Orange Combutta" suggerisce un'idea di cospirazione
("combutta") cromatica e sonora. La loro musica è pensata come una
serie di piccole suite che formano un mosaico più grande: non cercano il
singolo da classifica, ma un'esperienza d'ascolto immersiva.
“Oka.PI”
è il secondo album in cui dimostrano, nei dodici brani, di non aver paura di
risultare "difficili" o dissonanti; in più c'è una componente di
gioco e divertimento che spesso manca nei dischi Prog troppo seriosi. Due gli
ospiti d'eccezione: Nic T (voce e testi) e Francesca Amati (voce e testi).
I
testi di “Oka.Pi” riflettono l'anima della band, sono urbani, colti,
leggermente distaccati e molto ironici. Non cercano mai di essere retorici o
epici (come accadeva nel Prog italiano anni '70), ma preferiscono muoversi nel
terreno della sperimentazione linguistica e del quotidiano rivisitato.
È
un disco che parla di "mondi alieni" che si trovano però dietro
l'angolo di casa o in una stanza alle due di notte.
L'apertura
intitolata “The Actor” è affidata alla voce di Nic T, che dà subito un'impronta
internazionale. È un pezzo breve ma denso, dove il groove è spezzato e la voce
si appoggia su un tappeto sonoro che mescola elettronica e strumenti acustici
in modo quasi teatrale. Si prosegue con Nic T in “Tamer” (il domatore), ma qui
il ritmo si fa più serrato. La "combutta" spinge sull'acceleratore
della sezione ritmica. C'è un'energia quasi Post Punk nell'approccio, ma con la
finezza tecnica del Jazz Prog. Il pezzo suggerisce l'idea di controllo, dove si
cerca di dominare istinti o situazioni che sono intrinsecamente selvaggi, un
po' come la musica della band che cerca di dare una struttura al caos. Con
“Okapilandia Pt.I (intro)” si entra nel cuore concettuale del disco. È un brano
che serve a stabilire le coordinate geografiche di questo "mondo
immaginario". Suoni ambientali si fondono con synth analogici, creando un
senso di attesa e mistero. Segue “Festa Alle 2.30”: il titolo descrive
perfettamente il mood, quella frenesia un po' storta e stanca delle ore
piccole. È un brano ritmico, imprevedibile, dove i fiati o i sintetizzatori
sembrano rincorrersi in modo schizofrenico ma estremamente divertente.
Rimembranze dei Perigeo fanno capolino di tanto in tanto.
Uno
dei momenti più atmosferici s’intitola “Fantasmi”. Le sonorità si fanno più
rarefatte e inquiete. Il lavoro di produzione qui è eccellente nel creare
profondità attraverso riverberi e suoni che appaiono e scompaiono, proprio come
presenze eteree.
Torna
Nic T per un pezzo che è quasi un esercizio di stile su come far convivere il
Pop d'avanguardia con la complessità del Prog, “Water Crackers”, un brano
secco, asciutto ritmicamente, proprio come suggerisce il titolo. “Varie Ed
Eventuali Di Una Situazione Ordinaria” è un titolo molto ironico per un brano
che di ordinario ha ben poco. È una traccia che mette in mostra l'abilità della
band di passare da un'idea all'altra in pochi secondi, mantenendo però un filo
logico coerente.
“Lion
Face” gode della voce eterea di Francesca Amati, la quale porta un lirismo più
profondo e malinconico. Qui il testo si fa più poetico e astratto, parlando di
maschere (la "faccia da leone") e di una fragilità nascosta dietro
l'apparenza. È forse il momento più intimo e meno "cinico" del disco.
Seguono
“Cartone”, un pezzo più spigoloso e minimale, e “Figaro”, in cui il collettivo
torna a giocare con la tradizione, anche solo nel nome, stravolgendola. È un
brano dinamico, con continui stop-and-go che mettono a dura prova la sincronia
del gruppo, che non sbaglia un colpo.
La
chiusura spetta alla monumentale “Oka.Pi Sampler Mixtape”, quasi 12 minuti di
flusso sonoro, riassunto destrutturato di tutto l'album, un collage dove i temi
vengono ripresi, remixati e fusi insieme. È l'essenza stessa degli Orange
Combutta: un collettivo che non finisce mai di rimescolare le carte.
Per
concludere, se vi piacciono gli Area, i Soft Machine o se cercate qualcosa che
suoni come un incontro segreto tra il Jazz di Bologna e l'elettronica di
Bristol, loro sono il gruppo giusto. MS
Versione Inglese:


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