I Miei Libri

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giovedì 17 gennaio 2013

Jacula

JACULA - Pre Viam
Black Widow
Genere: Dark Prog
Supporto: cd - 2011



A volte ritornano....
Ci sono argomenti che non passano mai di moda, perchè legati alla nostra esistenza terrena. Cantare la morte, è possibile? Certamente, specie se chi lo fa ha un nome altisonante quale Antonio Bartoccetti in arte Antonius Rex, padre del Dark Prog italiano. Il chitarrista compositore marchigiano è fra i primi a cantare di esoterismo nel Rock italiano, possessioni et similia, ferrato sugli argomenti in quanto studioso di filosofia al riguardo.
Proprio Jacula è la prima creatura che lo ha reso famoso agli occhi del pubblico gia nel 1969 con "In Cauda Semper Stat Venenum" e poi nel 1972 con "Tardo Pede In Magiam Versus", album ristampati dalla nostrana Black Widow. Cantare la morte è davvero agghiacciante, specie nelle grida finali dell'esorcismo "Possaction", quello di una ragazza poi deceduta per suicidio nel dicembre del 2010, così narra la storia e recita il nuovo Jacula.
Jacula ritorna ed è anche un personaggio di fumetti erotici di fine anni '60, primi '70, creatura che calza a pennello alle storie di Bartoccetti e per la sua Gibson. Antonius Rex ci viene incontro nei negozi di dischi nel 2009 con "Per Viam", racconti esoterici di terrore, lasciando oggi spazio a "Pre Viam" che comunque la vedi è sempre l'anagramma di "Vampire". Ma ci sono notevoli novità in ambito di line up negli ultimi tempi, la dipartita della storica Doris Norton per lasciare spazio alle tastiere di Rexanthony, figlio di Antonio, attivo anche in fase di scrittura. In ambito squisitamente strumentale, l'artista intelligentemente non ricalca gli stilemi organistici dei primi due dischi, ma si espone in maniera più attuale, grazie all'apporto del Minimoog e anche all'uso dell'Hammond. Suono più fresco che comunque non va a scalfire l'aurea Dark del concept sonoro, bensì lo arricchisce.
La band è completata da Florian Gorman alla batteria e dalla medium Monika Tasnad, importante per i contatti di Bartoccetti.
Il cd è suddiviso in sette tracce e si apre con "Jacula Is Back", il mistero delle tre "V". Orrore fra arpeggi e profumo di periodi passati, medioevo granificato dall'incedere truculento del riff metallico della chitarra. O mio signore ...Non può essere vero, "Pre Viam" incombe spettrale e l'uso delle tastiere di Rexanthony evocano anime e strizzano l'occhio a passaggi cari anche ai Goblin. Il bacio della signora in nero ("Blacklady Kiss") è comunque amore, la sua voce, quella dell’ospite cantante Blacklady, raggela il sangue, ma è amore, oscuro ed inesorabile. Tastiere in ognidove, rintocchi di campana, andamento caracollante e cantilenante. Delirio? No, sempre amore, visto da Antonius Rex e dalla chitarra che corona spettacolarmente il finale del brano.
L'apice dell'ascolto si raggiunge con "Deviens Folle", strumentale toccante e profondamente lucido nella propria goticità, un piano che suona in una foresta bagnata...suggello del concetto del Prog visto con gli occhi di Jacula. La voce femminile che si ascolta è della seconda ospite Katia Stazio, che canta anche nel brano “Pre Viam”.
 L'odore del buio è forte, per chi lo sa captare. Nella Pioggia ci sono le profezie delle tre streghe, "In Rain" è composta dalle tastiere sostenute ed ecclesiali, anche con cori gregoriani, per poi lanciarsi in un cammino Progressivo di buon livello ed in crescendo. Si culmina con l'assolo di chitarra davvero coinvolgente. Sempre tasselli emotivi compongono il cammino di "Pre Viam", con "Godwitch" è la pioggia la prima protagonista, anche lei ha un canto, più sofferto e lacrimale, poi il piano estrapola sensazioni malinconiche che a loro volta lasciano spazio ad interventi di Psichedelìa anni '70. Uno dei frangenti più Prog dell'intero percorso. Chiude il mondo della possessione, quel "Possaction" al quale mi riferivo all'inizio. Straziante e raggelante.
Questo di Jacula è un genere di nicchia, non aperto ad ogni tipo di pubblico, va compreso ed ascoltato con attenzione, potrebbe urtare contro certa sensibilità. Per gli amanti della buona musica e del Prog e dintorni invece consiglio l'ascolto, perchè la mente si lascia trasportare ed è come vedere un film dell'Horror, a chi non piace a volte essere spaventato? “…Jacula is back… e noi l’ascoltiamo. (MS)

martedì 15 gennaio 2013

Spock's Beard

SPOCK’S BEARD - X
Music Theories Recordings
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd - 2010



Per essere una band di Rock Progressivo esercitante dagli anni ’90, arrivare oggi al decimo disco in studio è comunque un traguardo ragguardevole, sicuramente un risultato che tanti non possono permettersi. E dire poi che hanno perso un solo componente strada facendo….ma che pezzo! Neal Morse è un artista che non si può fare a meno di associare ai suoi ex Spock’s Beard, in quanto ne è stato il leader e compositore principale. Gli Spock’s Beard sono presenti dal 2003 nella formazione a quattro e sono sempre quattro i dischi che proseguono il nuovo percorso composto da un Prog tecnico ed allo stesso tempo molto orecchiabile, come lo stile americano ci insegna. Il merito che attribuisco loro è senza ombra di dubbio di aver saputo unire tecnica a buone melodie, così che molta nuova linfa si è potuta aggiungere ad un misero mercato dal nome Progressive Rock.
Hanno sicuramente maggiorato l’interesse attorno a questo fenomeno musicale di nicchia, il tutto con nobiltà e coerenza. Personalmente non sono rimasto folgorato dal nuovo percorso post Neal, non si può certo far finta di nulla, è fin troppo evidente la mancanza di certe strutture sonore, tuttavia il songwriting in questo nuovo “X” è fresco e ben si lascia ascoltare.
Sempre Genesis e Beatles come fonte d’ispirazione, ma la band si sforza ogni volta nel cercare una vera e propria identità, secondo me quasi raggiunta. D’Virgilio ha preso definitivamente padronanza al microfono, a dimostrazione di un vero talento finalmente libero alla luce del sole, altrimenti soffocato dall’enorme personalità del suo predecessore.
Con “X” andiamo ad ascoltare settantuno minuti di musica Rock sinfonica suddivisa in sette tracce, fra le quali si contraddistingue “Edge Of The In-Between”, suite apripista. Musica impeccabile come il loro stile, senza sbavature, emozionante e a tratti enfatica.
Oggi gli Spock’s Beard hanno trovato questo equilibrio fra melodie radiofoniche e complesse fughe strumentali, corrono solamente un rischio, di scontentare probabilmente i fans più Progressivi, quelli di vecchia data. Sorvolo oramai sull’inutilità completa degli artwork che supportano il disco, tanto per leggerli oggi non servono più le lenti, ma i microscopi.
Vecchio vinile…..come mi manchi! (MS)


domenica 13 gennaio 2013

Sperimentazione Vocale, il TEATRO DELLA VOCE

IL TEATRO DELLA VOCE

Quando in Italia si parla di sperimentazione vocale, non può che venire alla memoria il grande sforzo artistico del cantante degli Area (band Jazz Prog degli anni '70) Demertrio Stratos. La voce la spinge dove nessun altro ha mai osato prima. Famoso il suo fischio glottico a diverse armoniche. "Se una 'nuova vocalità' può esistere dev'essere vissuta da tutti e non da uno solo: un tentativo di liberarsi della condizione di ascoltatore e spettatore cui la cultura e la politica ci hanno abituato. Questo lavoro non va assunto come un ascolto da subire passivamente, 'ma come un gioco in cui si rischia la vita' " (dalle note introduttive a "Metrodora", Collana DIVerso n. 5 di Demetrio Stratos, 1976). Il grande pubblico lo conosce negli anni '60 col gruppo I Ribelli (quelli di "Pugni Chiusi"), ma il suo ricordo sarà sempre associato agli Area. Nasce in Egitto e si trasferisce in Italia, studia architettura ma il suo vero proposito è lo studio della voce , la sua fonetica ed il volerla liberare dagli stereotipi del modello canzone. Molti vocalizzi orientaleggianti nel suo immenso repertorio e persino armoniche quadrifoniche. Muore trentaquattrenne in un ospedale Newyorchese il 13 Giugno 1979 a causa di una fulminante leucemia. Molti artisti ed amici organizzeranno un mega concerto nell'Arena civica di Milano nell'intento di racimolare dei soldi per la cura ma il tutto tardivamente.
L'idea di Stratos nel cercare la voce in quanto strumento, viene a lui ispirata dall'ascolto della lallazione di sua figlia di pochi mesi. L'uso della fonetica di un infante sta a significare il senso di ciò che si vuole, pur senza l'uso della parola. Lo stupore, il proferire vocalizzi nel significare il compiacimento di un buon cibo mangiato o semplicemente il pianto, sono punto d' ispirazione se accanto a questo si aggiunge il senso di una parola. Ma la curiosità sulla voce ha una strada ben più articolata, per questo mi sono sentito di creare questo piccolo e modesto post, per farvi ascoltare IL TEATRO DELLA VOCE, da dove provengono certe sperimentazioni, a chi si è ispirato il grande Demetrio Stratos, a mio avviso sempre poco ricordato dai grandi media. L'arte passa anche attraverso queste espressioni sincere e vanno assolutamente rimarcate. Buon ascolto.

Antonin Artaud



Henry Chopin



Flatus Vocis Trio 

http://www.bferrando.net/os_flatusvocistrio.html


John Cage           





Cathy Berberian



Joan La Barbara    

http://www.lovely.com/titles/cd3003.html

Meredith Monk



Phil Minton  



IN ITALIA OGGI:

CLAUDIO MILANO (NICKELODEON)



GIANNI VENTURI



ROMINA DANIELE

venerdì 11 gennaio 2013

Intervista ad Antonio Bartoccetti

INTERVISTA AD ANTONIO BARTOCCETTI (ANTONIUS REX)
PRE VIAM ED ALTRE INVENZIONI
Exclusive interview by Massimo Salari

1969 In Cauda Semper Stat Venenum ... 1972 Tardo Pede in Magiam Versus...... 2011 PreViam....
Come si e' consolidato il culto di Jacula ?

Verso la fine degli anni sessanta, periodo in cui stavo studiando filosofia a Milano, avevo la chiara intenzione di dare vita ad un progetto musicale unico, difficilmente inquadrabile in alcuna categoria artistica, sia dal punto di vista strettamente compositivo sia per quanto concerneva gli argomenti da affrontare. Stimolato dalle personali esperienze extrasensoriali assieme al medium Franz Parthenzy e dall'apporto del tastierista Charles Tiring, decidemmo di affrontare un sentiero impervio ma estremamente affascinante, combinando elementi musicali squisitamente dark grazie soprattutto al contributo espressivo di strumenti come l'organo a canne, e accompagnare questo flavour liturgico e nel contempo catacombale con liriche mistico-magiche, nate non soltanto dalle esperienze vissute, ma anche evidenziando la volontà di catturare determinate conoscenze di natura esoterica. Gli addetti sentenziano che lo sviluppo di una simile alchimia abbia generato uno stile inimitabile: gli adepti che cominciarono a seguirci sin dai tempi lontani delle nostre prime sperimentazioni, hanno trovato un pane  spirituale adatto a sfamarli e ad allontanarli progressivamente dalle mediocrità e dalle squallide restrizioni del quotidiano. Un mix così insolito di musica plumbea e liriche sepolcrali non poteva non farsi notare: i nostri due album del 1969 e del 1972, rispettivamente In Cauda semper Stat Venenum e Tardo Pede in Magiam Versus, nel corso degli anni sono diventati opere di culto e il mito Jacula è cresciuto sempre maggiormente anche grazie all'opera di diffusione delle ristampe in vinile e in cd promossa dall'etichetta tematica Black Widow, con cui ormai esiste una oggettiva sinergia. L'ultimo lavoro "Pre Viam" dimostra di saper adeguatamente continuare il percorso.... il prossimo, "Mystic Voices", sarà il quarto degli 8 album, destinati a terminare con l'ultima parola iniziante con la "V".


Sta prendendo forma il nuovo album "HD" degli Antonius Rex: a cosa si  ispira il progetto e cosa rappresenta il crociato disegnato in copertina?

"H.D." effettivamente sta prendendo corpo e in questo periodo del 2012 stiamo rileggendo le ultime micro-sceneggiature che ho scritto, per poi convertirle in composizioni musicali. "H.D." è un album estremo dove ci sono anche fusioni e dove il mio egocentrismo riesce bene a fondersi con il misticismo e la violenza che tutto l'album sa emanare. Il Crociato rappresenta me stesso ed il mio stesso dualismo.... allora, da un lato la ricerca filosofico-religiosa e dall'altro la durezza verso i dementi e i criminali del mondo che sono in vorticosa crescita.


E del progetto "C.M" che cosa ci puoi dire ?

Il progetto "C.M." è nato nel Maggio 2011 quando sono stato oggetto di un progetto eleminatorio che naturalmente ho bypassato grazie alle premonizioni e alle visioni della mia personalissima Monika Tasnad. Esistono due tipi di morti.... la morte "demente" degli ospedali, dei medici e di quanti percepiscono un provento dalla malattia degli altri. Questa morte è comunque casuale e non ha alcun valore a livello mistico-magico-esoterico.... avviene casualmente e può colpire chiunque, anche se alcuni soggetti possono tentare di evitarla. L'altra morte, quella vera, quella grande, è la fida consigliera di Dio ed è chiaramente colei che ti trasporta in un altro mondo. Normalmente gli uomini la temono e la sfuggono e qui sta l'errore... bisogna amarla ed anche possederla. "C.M." parla di tutto questo e degli stati di coscienza. 

 Che odore ha "Pre Viam" e che cosa intendevi con "It Can't Be"?

"Pre Viam" è la logica conseguenza dei due precedenti album... è un disco che mi soddisfa molto negli ascolti e che vive di un concept reale che riesce a comunicare al mondo la mia visione attuale sulla figura femminile, ovviamente sia trasfigurata che simbolica, la quale è inevitabilmente vittima di violenze psicologiche e fisiche. Solo poche potranno sfuggire a questa sorte. Nel caso di "Pre Viam" intriso di malinconia, tristezza, emozioni gotiche ed anche tendenze suicide, la protagonista vive svariate avventure per non essere stata in grado di saper erigere attorno a se muri invisibili di vetro.... questa è la sua colpa così come lo è per il 97% delle donne... per questo deve subire coercizioni ed essere posseduta mortalmente dal demone... un po quello che succede nella realtà contemporanea... basta cambiare i termini... il demone potrebbe essere lo spacciatore o la sostanza artificiale, ma il finale è lo stesso. Relativamente alla frase "It Can't Be" (recitata da Katia Stazio) è in assoluto la mia preferita dell'album poiché evidenzia una realtà anomala, irreale, anche fantastica... e si presta comunque a svariate interpretazioni sia positive che negative.

Il Progressive Rock ha decine e decine di ramificazioni,  Psichedelico, Folk, Crossover, Dark, Jazz...etc.etc. a quale ramo tu sei  più affezionato e qual'è quello che pensi non morirà mai?
Ti do volentieri in anteprima la mia definizione, mai fatta prima, di progressive: progressive music rappresenta il "divenire della musica" attraverso il  concetto della dinamica costante sempre lontana dalla staticita'. E' un esercizio della mente del musicista attraverso il quale si susseguono  gli infinitesimi di secondo per progredire costantemente con la propria posizione mentale musicale. Penso che sarà l'unico genere che potrà sopravvivere.


Lasciamo per ora la musica ed entriamo nell'antro mentale: La tua  anima comanda la mente o è la mente che controlla lei? Come vedi l'anima?

L'anima è lo specchio dell'uomo, l'anima è certamente quella parte spirituale che coltiva l'innalzamento dalla massificazione e che rifiuta categoricamente la mercificazione a basso costo. Considero l'anima la vera essenza dell'essere umano, la dimensione interiore che si sposa con la conoscenza e la cultura, col pensiero e con i propositi artistici. La mente è in costante divenire e crea il pensiero e l'IDEA in base agli input esterni che riceve ed elabora.

 La magia è un fulcro focale nel tuo modo di pensare e di vivere, cosa  in essa ti ha conquistato e cosa ti ha tradito?

La magia ha rappresentato per me un'esperienza vitale, anzi non parlerei solo in termini passati, perché ha una sua funzione ben precisa anche in tempi attuali, particolarmente in tempi attuali, attraversati soltanto dalla ipocrisia esistenziale di molte vittime. E' stata un fulcro vitale che mi ha spinto in modo fondamentale a creare le mie esperienze artistiche, ad accrescerle di nuovi elementi, a maturarle progressivamente in una visione sempre più mistica e personale. La magia è sicuramente il ponte fra l'uomo e Dio e per arrivarci non c'è bisogno della fede in costante passività... ci sono altre strade forse nere ma più veloci.


L'orrore e le tenebre, vampiri, morte, ma Antonius Rex di cosa ha  paura realmente? E che cosa è la paura in realtà?

Potrei avere paura della cecità degli uomini ciechi che corrono e non vedono. Ne ho parlato nel video di "Pre Viam" nella zona politica. Ecco la politica: dei ciechi che conducono altri ciechi.

Uomini e Donne

Ho più volte sentenziato che la vita terrena si basa su violenza, sesso ed oro. Purtroppo la figura femminile non ha possibilità di Felicità mentre la figura maschile ha solo l'illusione di vivere meglio ma tutto ciò non è mai reale. Gli uomini sono perdenti perchè sono vittime delle donne ma al tempo stesso le donne non possono essere felici, se non temporaneamente. A tale proposito ho scritto una micro-sceneggiatura per il brano "Progressive D." e te la regalo volentieri:
"L'incantazione finirà e sarà la fine... quando ti manderò via darai il tuo corpo a tutti ma non la tua anima che resterà per sempre mia. Tornerai a casa ogni sera sul baratro dei 5 sensi... non sarai più la figlia della luna... non sarai più la vestale del sogno irreale".

Nel mondo dell'occulto, qual'è la sezione, ossia l'argomento, che  più ti ha coinvolto e perchè?

L'argomento senz'altro è lo Spiritismo poiché chi è in grado di rendersi conto che esiste un mondo parallelo a quello terreno e cioè quello spiritico, avrà una vita totalmente diversa da quella di un così detto comune mortale. Potrebbero esserci diverse proporzioni di bene e di male e potrebbero esserci conoscenze capaci di diventare amiche mortali. Ma l'importante è andare avanti anche controcorrente sapendo di avere soddisfazioni impossibili da avere nella quotidianità.

La simbologia nell'esoterismo è un altro punto cardine, tu ti sei mai avvalso di simboli per ispirarti ad un brano?

Se guardi le copertine, le buste interne o i libretti nel caso del formato cd di tutte le nostre realizzazioni, a nome Jacula e a nome Antonius Rex, troverai facilmente la risposta alla tua domanda: ogni nostra produzione è stata sempre arricchita dalla simbologia magica: devo ammettere che è un elemento essenziale nella parte visiva di qualsiasi artwork creato appositamente in funzione dei temi trattati su ogni nostra singola opera.... ad esempio "Per Viam" mette il viaggiatore nelle condizioni di essere condotto nella casa bianca o nella casa nera.

 La meditazione interiore, quanto può spingerci verso la Divinita', dipende solo dal nostro credo o c'è qualcos'altro che ci spinge verso di Lei anche inconsciamente? Perchè credere?

Ci sono mezzi diversi per scatenare il proprio io e mettersi in contatto con dimensioni spirituali che aleggiano su piani superiori. Certamente uno di questi mezzi può essere la meditazione interiore, ma non solo, io ho provato durante l'arco della mia esistenza esperimenti magici che a raccontarli minuziosamente farebbero inorridire, con i quali ho accresciuto la mia visione spirituale, spesso mettendomi in diretto contatto con dimensioni ed entità che fino a quel momento ignoravo. Una persona dev'essere naturalmente predisposta se vuole cercare di approfondire determinate esperienze, alle volte non facili da affrontare, e non deve essere spinto solo dalla pura e semplice curiosità altrimenti si rischia di commettere degli errori enormi e cadere nel baratro. Una spinta interiore, un credo diciamo, se vogliamo chiamarlo in questo modo, deve sostenerti fin dal principio...credere che esista qualcosa di superiore alla materialità che ci circonda quotidianamente è un aspetto nel quale l'uomo si è sempre ritrovato e si ritroverà in eterno.

Qual'è invece la molla che fa scegliere ad un uomo il Diavolo a Dio?  Fra l’eterna lotta tra il bene ed il male in mezzo non c'è nulla?

Tra il bene e il male possono esistere o coesistere molteplici situazioni di natura differente e con caratteristiche ben delineate. Io non scelgo nulla tra il diavolo e dio: il mio senso di accrescimento spirituale non si focalizza sulla ricerca di una possibile comunione con una di queste due entità.... il mio percorso di elevazione spirituale (trascendenza) è ben diverso e tende a inglobare nel proprio intimo una conoscenza superiore. Soltanto incuneandosi negli anfratti più reconditi e più bui potrai trovare la via. In ogni caso il mondo bianco e il bene sono prioritariamente raggiungibili attraverso la fede, mentre i 648 micro-demoni offrono cose più veloci ma solamente su questa stupida e amorfa Terra.

 Quale episodio ti ha cambiato di molto la vita?

Lei tossico dipendente e alcolizzata.... lui spacciatore, con due  crimini alle spalle e protettore di prostitute. Hanno avuto il coraggio di fare un figlio. E poi i cattolici ti vengono a dire che ogni figlio rappresenta la volontà di Dio.

 Droghe e psicofarmaci... cosa cambia?

Ben poco... le prime sono fondamentalmente illegali e i secondi legali! Gli psicofarmaci creano almeno un milione e duecentomila morti l'anno, creano due milioni di danni cerebrali l'anno e sono il business più importante per il prossimo decennio dell'industria farmaceutica. Ora che tutto il mondo globale è in crisi e che non ci sono più controlli, è quasi normale che ci sia una diffusione smoderata delle droghe in quanto che gli spacciatori sono molto meno sotto controllo. Noi abbiamo cominciato con il proporre la nostra droga mistica nell'album "Switch on Dark"... un'ora di fuga dal quotidiano per una iniezione mentale di reale esaltazione mistica. La differenza è la non dipendenza... un drogato è un malato e mi fa pena.

 Cosa leggi solitamente e hai mai avuto voglia di scrivere le tue sensazioni in un racconto anche romanzato invece che comporre un disco?

Continuo a leggere Platone e i presocratici. Presto scriverò un  libro per metà liriche, per metà prosa, per metà porzioni di interviste concesse. Ci sono 4 editori che mi stanno proponendo tutto questo e penso che entro l'anno sicuramente ne sceglierò uno e darò vita al mio primo libro che dovrà uscire il 12.12.12. Sono rimasto molto soddisfatto dalle proposte dell'editore Marco Refe che è d'accordo con me nel dividere il primo volume in blocchi tematici. A questo primo libro seguirà un volume di liriche ed un altro di "Ipse Dixit" sempre rigorosamente in campo esoterico-esistenziale.

Rapporti con la Black Widow...

E' una cult-label ricca di personaggi creativi e sicuramente originali. Da anni si collabora e il valore primario è che loro non sono mai intervenuti nei contenuti... ne a livello personale, ne a livello grafico, ne a livello video. Quando l'album è definitivamente ultimato in tutte le sue parti, chiamo Massimo Gasperini e Laura dicendo loro che invierò il master per il glass-master e per tutti gli editing-video. Dopo mediamente 20 giorni l'album fisicamente esce e va avanti così da anni.... Direi che è un rapporto eccellente.... anche in termini di precisione royalties. Chiaramente tutta la parte digitale dei miei dischi la cura la mia compagnia Musik Research Digital Distribution.

Un profilo dei tuoi collaboratori....

Doris Norton se ne è artisticamente andata lasciando un'impronta fondamentale nel nostro sound... sempre artisticamente parlando è stato splendido vivere, dialogare e... con una pianista che ha saputo interpretare le mie idee. Con la maga Monika Tasnad tutto va da Dio... solo che è troppo lontana... con la medium Francesca ho vissuto recentemente situazioni allucinanti ma altamente cognitive. Con le mie vittime ho un rapporto secondo il quale loro mi servono per comporre. Con mio figlio Anthony abbiamo fatto "Pre Viam" e le opinioni internazionali su di Lui sono state positive. Io non posso dare giudizi ma penso che sia un tastierista con il dono dell'armonia.

Concludiamo questo incontro con l'ultima domanda, anzi più che una  domanda è un esorto: Dacci i motivi per comperare "Pre Viam" e dicci che succederà dopo "Pre Viam"!

Primo fra tutti è che oggi, e andrà sempre peggio, più del 90% di tutta la musica prodotta fa pena. "Pre Viam" è spontaneo, molto spirituale, molto analizzatore del mondo femminile suicida e forse volutamente masochistico. Dopo "Pre Viam" sarà la volta di "H.D." che sarà l'album più estremo in assoluto degli Antonius Rex. L'album è in fase di ultimazione e la sua uscita è prevista per il 12.12.12.


giovedì 10 gennaio 2013

La Desooorden

LA DESOOORDEN - Ciudad de Papel
Selfproduced

Distribuzione italiana: no
Genere: Prog Jazz Folk
Support: CD - 2004




La Desooorden è una band Cilena che si forma nel 1994 e che conosce, grazie a questo concept album La Isla De Los Muertos, un successo in patria davvero fragoroso. Si aggiudicano diversi premi di categoria ed il loro nome comincia a girare anche all’estero, soprattutto in Argentina. La musica che viene proposta da questi sei artisti spazia dal Jazz, al Prog passando per la Fusion ed il Folk cileno, quest’ultimo in maniera più marcata.
La Isla De Los Muertos dicevo è un concept, basato sulle poesie di Manuel Zuñiga, poeta del posto. Il sax di Peter Pfeifer è un ponte fra il Folk ed il Jazz, due generi apparentemente distanti. Si gioca molto anche con le coralità, come in “Pardon Fueron Frente Al Mar”.
I brani sono ben interpretati da Fernando Tagore e Karsten Contreras, a tratti persino recitati. La musica de La Desooorden emana calore, suadente e ricca di cambi umorali. Un Prog intelligente, ben confezionato, con una cura dei particolari non indifferente. La chitarra elettrica di Alfonso Banda M. si diverte ad accarezzare il nostro orecchio, mai violenta tanto da ricordarmi quella di Reine Fiske dei Landberk. Molto importante , forse l’anima del sound dei cileni, il lavoro della batteria di Rodrigo Gonzalez, la quale si amalgama e si ritrova alla perfezione, con il basso di Francisco Martìn. Gradevole “Algo Tenia Que Ver La Luna”, intrigante e con un ritmo al quale non si può sottrarre il movimento incondizionato del nostro piede. Sax sensuale in “Pero Dios Los Vista”, poesia in parola ed in musica.
Un concept che si propone in modo geniale a mano a mano che l’ascolto prosegue. La Desooorden sono per il sottoscritto una grande sorpresa, un nuovo modo di ascoltare non solo il Progressive, ma il Rock per se stesso. Una band matura che merita tutta la nostra attenzione ed il giusto successo. Mano alla lista spese. MS


LA DESOOORDEN - Ciudad de Papel
Selfproduced

 Distribuzione italiana: no
Genere: Prog Folk
Support: CD - 2007




Abbiamo recensito con gioia il precedente La Isla De Los Muertos di questa gustosa band cilena. Con Ciudad De Papel la band giunge al suo quarto lavoro. Il discorso sonoro prosegue con maturità, il concept album passato è servito molto alla formazione artistica di questo sestetto, il quale sfoggia nel disco tutta la propria qualità. C’è coesione fra i componenti, il songwriting è più vivace del precedente, così il suono che diventa più elettrico.
Non nascondo certo il piacere che provo all’ascolto di “Ciudad De Papel”, chitarra distorta, sax e Folk cileno. Ragazzi, qui c’è da rimanere a bocca aperta. Sembra che La Desooorden abbiano intenzione, con queste nuove sonorità, di attirare l’attenzione delle nazioni estere e per dirla tutta, una strizzatina d’occhio anche a noi europei. Ovviamente il coefficiente Folk cileno è ancora quello predominante, risiede proprio nel DNA della band, ma ce n’è davvero per tutti i gusti. Anche in questo album, come nel precedente, non ci sono suite, ma tutte canzoni di breve o media durata, solo in due sporadici casi si toccano i sette minuti.
La ritmica di Rodrigo Gonzalez è nuovamente importante, così il lavoro del sax di Peter Pfeiffer. Solo “El Gran Acuerdo” da se vale il prezzo del cd! Un brano eccezionale, con interventi elettrici davvero trascinanti a conferma che i cileni sono stati molto attenti all’evolversi del nostrano panorama musicale. Si avvicinano addirittura al Metal in “E-N-E-U-J” , questo tanto per far comprendere lo sforzo creativo che mettono i nostri sul piatto.
Bellissima anche la dolce e conclusiva “Boletos Para Ir”. Un disco che lascia soddisfatti al termine dell’ascolto, non resta nessun vuoto emozionale, l’animo è saziato.
Oggi come oggi è sempre più difficile imbattersi con persone che hanno voglia di dire qualcosa di nuovo, quando capita, almeno accendiamo la nostra attenzione. Con La Desooorden andiamo sul sicuro. MS



mercoledì 9 gennaio 2013

Loreweaver

LOREWEAVER - Imperviae Auditiones
SG Records
Genere: Metal Progressive
Supporto: CD - 2011




Il panorama italiano è ricco di band Metal Prog e devo aggiungere perfino di buona caratura. L'elenco sarebbe ingiusto per gli esclusi, così non mi dilungo, per la vostra curiosità c'è la stessa rete internet a vostra disposizione. Di volta in volta si aggiungono band e questo è un fattore positivo, in quanto va premiata la sincerità e la caparbietà. In un genere che va contro i tempi e le mode, ossia dove c'è da ascoltare e pensare, l'uscita di una nuova formazione è sempre un evento bene accetto, almeno per chi vi scrive. Si aggiunga il fatto che siamo in Italia, paese notoriamente esterofilo, quindi il piacere è doppio. Non che le uscite in ambito devono, o sono, degli emeriti capolavori, lungi da me uscire con questa analisi, ma lasciatevi consigliare un approfondimento su questo settore nostrano.
Ora è la volta degli alessandrini Loreweaver, band che si forma definitivamente nel 2008 con l'ingresso della cantante Barbara Rubin, gia all'attenzione del pubblico Prog per il disco solista "Under The Ice" (BFT) del 2010. La formazione è completata da Francesco Salvadeo (chitarre), Giordano Mattiuzzo (basso), Lorenzo Marcenaro (tastiere) e Claudio Cavalli (batteria).
"Imperviae Auditiones" ha una gestazione abbastanza lunga ed è al termine composta da otto canzoni di medio-lunga durata, che varia dai sette agli otto minuti l'una.
La produzione sonora esalta gli strumenti, pulita ed aggressiva il giusto per coinvolgere al meglio l'ascoltatore, Questo è quanto gia fuoriesce dall'ascolto del primo brano "Bogus". Il Metal Prog proposto è melodico e tecnico quanto basta, cioè non ci sono asfissianti scale armoniche che sbrodolano autocelebrazioni personali. Buoni solo, a tratti fughe strumentali, comprese nel tollerabile ed ovviamente  ritornelli e riff orecchiabili, questo in sintesi il complesso del disco.
Una sottolineatura per la prova di Barbara che si dimostra singer versatile e malleabile. Si ascoltano soluzioni che di certo non vanno ad arricchire il genere in analisi, in quanto tutto è molto sentito, tuttavia è scorrevole e di classe. L' SG Records si è dimostrata vigile custode del panorama Metal italico, non è la prima volta che mi capita di ascoltare materiale interessante proveniente dalla label, per questo esterno il mio pensiero al loro riguardo.
Non un disco imprescindibile, ma onesto e piacevole, fatto da musicisti che si divertono a suonare assieme, per cui ben vengano i LoreWeaver. (MS)

martedì 8 gennaio 2013

Ranestrane

RANESTRANE - Nosferatu il Vampiro
Selfproduced

Distribuzione italiana: -
Genere: Prog
Support: 2CD - 2006




Il Progressive Rock è un genere che si articola in maniera a volte complessa, intriso di suoni e di diversi stili musicali. Una musica per immaginare, per sognare, proprio come in un film. Eppure malgrado ciò, il Progressive Rock non si presta molto a rappresentare colonne sonore, piuttosto nella storia abbiamo visto altre band di diverso stile ad addentrarsi in questo difficile ruolo, come ad esempio gli Who. Le colonne sonore Prog sono quasi assenti e le opere Rock non è che siano altrettante (a mente si ricorda “Brave” dei Marillion”).
Questo preambolo per dire che il caso delle Ranestrane è più unico che raro, specialmente in suolo italico. Uno sforzo creativo assolutamente notevole, forse pretenzioso, ma che ad ascolto terminato, grida giustizia. Il film e la storia presa in considerazione dal quartetto è “Nosferatu: Principe Della Notte” diretto da Werner Herzog, ovviamente ispirato dal “Vampiro Dracula” di Bram Stoker. Un indimenticabile Klaus Kinski in una delle sue migliori interpretazioni di sempre.
Intelligente la struttura del doppio cd, il quartetto di Daniele (voce e batteria) e Massimo Pomo (chitarra) non si sforza a cercare una base musicale per il film, piuttosto il contrario, mettendo dialoghi originali e l’evolversi del film sulla propria musica. Il risultato è ottimo e coinvolgente, non è la solita interpretazione alla “Profondo rosso”, tanto per intenderci (grande capolavoro dei Goblin, copiato e ricopiato da tantissimi altri film Horror), piuttosto un inanellarsi di brani brevi, orecchiabili e di qualità (ndGB forse è per questo che il prog non è poi così adatto per le colonne sonore?). Si alternano strumentali a cantati, dove non si cerca mai di strafare e si lascia spazio alla melodia semplice e diretta.
Delicate trame supportate dalle tastiere di Riccardo Romano ed accompagnate dal basso di Matteo Gennaro ci accompagnano dunque per tutto l’arco dell’ ascolto. Come impostazione stilistica possiamo trovare delle analogie con la ultima PFM, anche per quello che riguarda il cantato. Ascoltate “Lucy” ed avrete un chiaro panorama del doppio disco. Molto si basa sulle arie delicate delle tastiere, una musica che si posa come una farfalla, leggiera ed elegante. Non solo questo, c’è anche del ritmo, come in “La Locanda Nel Villaggio Degli Zingari” o ne “L’Assalto”, questo per quello che concerne il primo disco. Da sottolineare anche richiami ad Ivano Fossati ed a Renato Zero, davvero un mix sonoro variegato ed adatto a tutti i gusti. “La Nave” apre la seconda parte con enfasi e classe, mettendo in evidenza la personalità della band. Tutto è sempre condito da una delicata ricerca sonora, come in “Che Succede” a conferma che in fondo sempre di Progressive Rock si tratta. Toccante “Ritorna”, una musica che fa da funambolo in bilico fra cantautorato e PFM. Proprio la PFM ha risuonato “Dracula”, una vera coincidenza, oppure gli amanti del genere amano le storie di sangue? Scherzi a parte, le Ranestrane si avvicinano di più alla band di Di Cioccio periodo “Ulisse”.
Ma non vorrei rovinare sorprese, che lascio a voi che amate questa musica e mi sento anche di consigliare “Nosferatu Il Vampiro” a tutti, perché la musica che ne scaturisce è totale. Uno sforzo che spero porti i giusti frutti a questi ragazzi che hanno dimostrato come si possa fare un concept complicatom con una personalità che va al di sopra delle banalità ascoltate generalmente in questi contesti. MS


lunedì 7 gennaio 2013

ID GUINNESS - Cure For The Common Crush
Rapid Transformation

Distribuzione italiana: no
Genere: Prog
Support: CD - 2007




Id Guinness è un artista canadese e mi piace definirlo un cantautore del Progressive Rock. E’ artefice di differenti collaborazioni con altri musicisti fra cui menzioniamo i The Wyrd Sisters.
Con una cover d’ effetto, molto artistica, ID si presenta a noi con un disco fresco e delicato, proprio come il disegno che lo rappresenta. Una musica apparentemente commerciale, in effetti molto orecchiabile, come l’iniziale “Rising River”, ma dalle inattese sfumature che ci raccontano fasti dei tempi che furono. Id si avvale di numerosi musicisti per questo viaggio sonoro, da Curtis De Bray alla chitarra, Pat Steward alla batteria, Lesile Harris ai cori e tantissimi altri.
Ci sono Programming di suoni computerizzati che non invadono l’ascolto, ma che lo rendono a tratti più moderno e comunque ben inseriti nel contesto. Chi ama il Progressive Rock classico gia avrà storto il naso, ma questo è solo un fatto sporadico , non presente in tutto il cd. “The One That Got Away” si presenta con un riff di violino alla “Eleanor Rigby” dei Beatles, band sicuramente ascoltata dal nostro artista. Delicata e di classe, si sostiene soprattutto nel momento centrale con un assolo di chitarra davvero bello come i Pink Floyd ci insegnano.
“Jade Garden” è meno elettrica e la voce di Id ci narra una storia più intimistica, un suono tenue quasi color pastello che si alterna ad un ritornello in stile AOR. Non si passa per labirinti sonori, si bada al sodo, colpendo immediatamente l’attenzione di chi ascolta. Questo in verità è tutto il live motiv del disco, altro esempio del genere è “ I Have Seen The Future”, nuovamente si vanno a toccare le corde dei sentimenti. Una musica che a volte può avere un parallelismo con quella di un altro cantautore del Prog, Phideaux, vincitore tra l’altro nei Progawards come migliore artista straniero del 2007. Altro riferimento, se vogliamo dare altri paletti di confine, lo vedo in Guy Manning, ma quello meno articolato e più diretto.
Infatti se andiamo ad ascoltare “Down To This” sembra proprio il sunto di quanto citato sino ad ora. Ancora suoni programmati e moderni in “Cure For The Common Crush”, e sempre note delicate, come in tutto il proseguo dell’ascolto.
“Cure For The Common Crush” non è dunque un disco che si ricorderà negli annali come un capolavoro del genere, piuttosto come un disco ben presentato, ben eseguito e dalle bellissime melodie che, sono sicuro, piaceranno a molti di voi. Non lasciatevi spaventare dal fatto che è un cantautore del Prog, perché spesso e volentieri le cose più belle si trovano nella semplicità. La vita ce lo insegna e Id Guinness ce lo riporta in musica. MS


venerdì 4 gennaio 2013

Karmakanic

KARMAKANIC - Wheel of Life
Regain Records

Genere:Symphonic Prog
Supporto: cd - 2004



Questo è il secondo disco della formazione svedese  e per tutti coloro che ancora non li conoscono dico che è un supergruppo, composto da grandi strumentisti provenienti da importanti formazioni Rock e Progressive. Jonas Reingold (Flower Kings, Kaipa), Goran Edman (Malmsteen, Brazen Abbot), Krister Jonsson e Czorsz (Flower Kings) sono coloro che compongono la formazione base, ma in questo “Wheel Of Life” ci sono anche special guest del calibro di Roine Stolt (Transatlantic, Flower Kings e Kaipa), Tomas Bodin e Richard Anderson (Time Requiem, Space Odyssey).
Le premesse per un ottimo risultato ci sono tutte ed in definitiva non vanno deluse. E’ un lavoro dedicato a tutti coloro che amano la musica a 360°, senza restrizioni né paure di sperimentazioni di sorta, basta ascoltare l’iniziale “Masterplan (Pt.1)” nei suoi quindici minuti per comprendere a pieno il concetto. Le atmosfere sono prossime ai The Fower Kings, ma questo è inevitabile vista la presenza dei 3/5 del gruppo. Cominciare un disco con un pezzo così lungo è anticommerciale, ma chi ama questa musica non può che farne un vanto. Cascate di note in un vorticoso susseguirsi di assolo supportate da una ritmica prepotente, soprattutto imperniata sul basso.
Più allegra “Alex In Paradise”, quasi scanzonata e ci presenta i Karmakanic come validi autori anche di brani alla portata di tutti. Gradevoli gli interventi chitaristici di matrice Jazz. Ancora Flower Kings, quelli periodo “Stardust We Are” nella successiva “At The Speed Of Light” ed ancora una volta basso in evidenza. La sperimentazione degli svedesi sale con “Do U Tango?” avvicinandosi molto al mondo dei Liquid Tension Experiment. Un pianoforte ci accompagna verso “Where Earth Meets The Sky” e dimostra un classicismo inaspettato, ma rapidamente tutto ritorna nelle scorribande sonore a cui ci hanno abituato. Molto toccante “Hindby”, mentre la title track “Wheel Of Life” con i suoi otto minuti ci rimanda allegria e solarità. Chiude la seconda parte di “Masterplan” un lavoro quasi totalmente strumentale, maestoso e mai scontato.
I Karmacanic sono un raro esempio di vera sperimentazione mista ad esperienza e tecnica, caso assolutamente raro nel mondo musicale di oggi e questo disco è un acquisto obbligato per chi fa del Progressive un credo! MS

giovedì 3 gennaio 2013

Tempus Fugit

TEMPUS FUGIT - Chessboard
Masque Records
Distribuzione italiana: -
Genere: New Prog
Support: CD - 2008



Ho avuto il piacere nel 1999 di imbattermi con questo quartetto brasiliano, comperai “The Dawn After The Storm” e ne rimasi colpito. Una volta documentatomi su internet, notai che nel 1997 il debutto si intitolava “Tales From A Forgotten World” . Purtroppo non so dirvi nulla al riguardo in quanto non sono mai riuscito a reperirlo. Tuttavia nel corso degli anni resto sbalordito dal fatto che una band del genere non abbia avuto la meritata considerazione. Passano gli anni e più nessuna traccia della band. Ma la sorpresa arriva nove anni dopo, cioè nel 2008, quando “Chessboard” fa capolino negli scaffali di dischi. La band nel frattempo ha cambiato il bassista , Andrè Luiz lascia il posto ad Andrè Ribeiro, per il resto la line up resta invariata con Ary Moura alla batteria, Andrè Mello alle tastiere ed Henrique Simòes alla chitarra.
Tempus Fugit, ma non per i nostri progsters, perché per loro sembra essersi fermato e nel nuovo “Chessboard” c’è sempre quel New Prog spesso sinfonico che tanto mi aveva colpito nel suo predecessore. Ovviamente l’esperienza è cresciuta e si sente, l’affiatamento strumentale è ottimo, i brani sono tutti gradevoli a cavallo fra tecnica e melodia “ruffiana”. Si denota in maniera evidente l’anima Sud Americana, i suoni sono solari. In “Chessboard” ci sono tutti gli elementi che un amante del Prog vorrebbe sempre ascoltare, dalle tastiere abbondanti e roboanti agli assolo di chitarra. “Pontos De Fuga” apre il disco ed è una strumentale suddivisa in due parti dove la chitarra si lancia in un buon refreain di facile memorizzazione. Più introspettiva “Unfair World” cantata da Mello, la struttura canzone è sempre tenuta in considerazione, come il genere New Prog generalmente richiede. Non si ricercano strutture complesse, ma si lascia libertà alla melodia. Le parti cantate non sono le migliori, perché il New Prog pretende una interpretazione profonda, quanto meno vicina al recitato, come Peter Nicholls degli IQ o Fish dei Marillion, Alan Reed dei Pallas e Barrett dei Pendragon ci hanno insegnato. Certo, i Tempus Fugit godono di propria personalità e non hanno intenzione di scimmiottare questo o quell’artista, per cui potrebbe anche essere una scelta giusta e rispettosa. Molto meglio in “Only To Be With You” dove il piano di Mello compone tessiture sonore di raffinata bellezza. Anche qui le parti strumentali sono le migliori, quelle che ti fanno pensare ad occhi aperti, specie sopra il solo della chitarra di Simòes. Sensazioni più antiche rivolte verso un Prog più datato le riscontro in “The Princess” in stile Genesis, canzone suddivisa in due parti. Bellissima la conclusiva title track “Chessboard” , qui i Tempus Fugit lanciano tutti i loro fuochi d’artificio.
Un ritorno gradito, la testimonianza che anche il Brasile oggi ha ottimi artisti e spero davvero che questa volta abbiano più fortuna, perché la meritano. MS

mercoledì 2 gennaio 2013

Redemption

REDEMPTION - The Origin of Ruin
Inside Out
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2007



I Redemption si formano a Los Angeles (California) nel 2000 per il volere del chitarrista e tastierista Nicolas Van Dyk. In questo terzo disco si lascia accompagnare da artisti di rango, come ad esempio il cantante dei Fates Warning, Ray Alder, qui perfettamente a suo agio.
Il Prog Metal a cui ci accingiamo ad ascoltare è di buona fattura, non molto innovativo per la verità, ma sinfonico ed espressivo al punto giusto.
Perfetto epiteto è l’iniziale “The Suffocating Silence”, aggressiva quanto basta con tanto di passaggi proprio come piacciono agli estimatori del genere. Chi ascolta questa musica, sa già meglio di me che il buon settanta percento dei gruppi in analisi si rifanno alle sonorità Dream Theater ed i Redemption non sono da meno, ma in compenso godono di ottima personalità. La tecnica a disposizione è elevata, certamente sopra la media di tanti altri, mentre il songwriting a tratti lascia a desiderare. Il suono è pulito e buoni sono i piccoli ma indovinati interventi tastieristici, a dimostrazione di un saggio dosaggio d’arrangiamento.
“Bleed Me Dry” non grida al miracolo , malgrado ciò si lascia ascoltare con grande piacere, sette minuti davvero adrenalinici. Le chitarre, in “The Death Of Faith & Reason” sembrano che stiano segando un profilato di ferro, uno dei momenti più duri del disco, ma quando meno te lo aspetti ecco il pezzo da urlo: “Memory”. Nei suoi dieci minuti c’è veramente tanto puro Metal Prog, molto vicino ai Symphony X più ispirati. Sono con brani come questi che un genere non morirà mai. “The Origins Of Ruin” tocca l’anima, breve, ma intensa, una sorta di mini “Space Dye West” atta a farci rifiatare. Questa ci porta diritti nelle fauci di “Man Of Glass”, altra prova sopra le righe di Ray Alder. La ritmica è affidata al duo Sean Andrews (basso) e Chris Quirartre (batteria), mentre la seconda chitarra è quella di Bernie Versailles. “Blind My Eyes” è nella media del prodotto, non “Used To Be” troppo stereotipata e priva di acuti degni di menzione. Chiude la fatica “Fall On You”, dieci minuti di ottimo Prog Metal perfettamente confezionato.
In definitiva con “Origins Of Ruin” siamo in possesso di una buona manciata di brani, preda indifesa degli estimatori del genere, ai quali sono sicuro non resterà difficile la cattura. MS


martedì 1 gennaio 2013

Gioco Libro Storie (Quasi) Fantastiche - L' Arrivo

E BRAVI!





 SE  CURIOSI AVETE INQUADRATO IL QR CODE, VI DICO CHE 

QUESTO E' UN GIOCO TRATTO DAL LIBRO "STORIE (QUASI) FANTASTICHE"
E INIZIATO DALLA COPERTINA DEL LIBRO.





Avete scoperto tutto, per vostra fortuna questo ultimo indizio non è come quello della storia!

Spero non abbiate dimenticato di farvi le foto nei luoghi, altrimenti il risultato verrà annullato.

Avete, camminato, viaggiato… Per cosa?

 

UN MIO LIBRO GRATIS AUTOGRAFATO CON DEDICA.

 

Non sarà chissà che, ma almeno spero vi siate divertiti a leggere, camminare, viaggiare, indagare e…Mangiare!

 

Una storia interattiva scoperta soltanto dalla vostra curiosità.


Contattatemi anche su Facebook: https://www.facebook.com/massimo.salari.5

  

Gioco Libro Storie (Quasi) Fantastiche

Bar Crema E Cioccolato

Via Don Petruio 14, Fabriano





SE  CURIOSI AVETE INQUADRATO IL QR CODE, VI DICO CHE 
QUESTO E' UN GIOCO TRATTO DAL LIBRO "STORIE (QUASI) FANTASTICHE"
E INIZIATO DALLA COPERTINA DEL LIBRO.







Complimenti! Siete davvero bravi.


(Qui al Ponte Della Canizza dovete farvi le foto nel luogo per prova della vostra presenza, altrimenti il risultato finale verrà annullato)






Eccovi il terzo ed ultimo luogo della storia! Qui nel bar troverete (da qualche parte), il QR CODE da investigare.

Penserete che questo sia uno sponsor, o una cosa del genere. No, nessuna pubblicità, fa parte della mia storia e vita reale.
 
Provate a contattarmi, magari se sono libero ci facciamo assieme un bell'aperitivo!
 
Anche in questo caso... Buona ricerca!



Gioco Libro Storie (Quasi) Fantastiche - Il Ponte

Il Ponte Della Canizza

(Fabriano)




SE  CURIOSI AVETE INQUADRATO IL QR CODE, VI DICO CHE 
QUESTO E' UN GIOCO TRATTO DAL LIBRO "STORIE (QUASI) FANTASTICHE"
E INIZIATO DALLA COPERTINA DEL LIBRO.






Complimenti! Avete trovato l’indizio!

(Qui alla chiesetta dovrete farvi le foto per prova della vostra effettiva presenza, senza le quali alla fine il risultato verrà annullato)


 


Non mandatemi al “diavolo”, potete sempre arrendervi, ma so bene che siete dei curiosoni.
Il secondo luogo che dovrete investigare è Il Ponte Della Canizza situato sotto il nuovo ponte. Raggiungibile molto comodamente nella zona del Piano (non voglio agevolarvi troppo), offre un bello scorcio del fiume Giano.
Nei dintorni molto prossimi ad esso noterete una casupola, e siccome sono buono, vi dico che dovrete cercare proprio lì.
Avanti tutta! 


Gioco libro Storie (Quasi) Fantastiche - La Chiesa

 

La Chiesa Abbandonata Nel Bosco Di Vallemontagnana

(Fabriano)





Non vi sarà semplice trovarla, anche se ha uno stradello grande e comodo. Per raggiungerla si può anche passare dentro il bosco, ma lo sconsiglio perché impervio.

Indizio: L’imbocco dello stradello comodo da intraprendere per una bella passeggiata nella natura, si trova presso Valle Bassa. Passando per Vallemontagnana di mezzo, arrivate sotto alla prima casa di vallebassa. Lasciate l'auto li, e a piedi tornate indietro di cinquanta metri. Sulla sinistra, c'è  il sentiero. Andate giù e dopo circa ottocento metri nella natura, vi troverete avanti a un bivio. Andate a destra e dopo circa cento metri, sulla destra vedrete la vostra destinazione. Non solo potrete trovare la chiesa, ma se proseguirete di un centinaio di metri, potrete scorgere anche il ruscello che proviene dal monte citato nella storia.

Qui dovrete farvi le foto per prova della vostra effettiva presenza, senza le quali alla fine il risultato verrà annullato.

Una volta scovata la chiesa… Buona ricerca del QR CODE!





STORIE (QUASI) FANTASTICHE

 STORIE (QUASI) FANTASTICHE

Di Massimo Salari





Complimenti, avete appena scoperto un gioco itinerante.

Leggete fino in fondo per le istruzioni 


“Storie (Quasi) Fantastiche”, se ne sentiva il bisogno?

Magari no, o magari si, anche per passare del tempo in serenità lasciando galoppare la fantasia e in certi casi anche il ragionamento.

Sono un critico musicale e ho edito diversi libri al riguardo, soprattutto in ambito Rock Progressive, ma i dettagli potrete leggerli alla fine del libro; e allora perché scrivere dei racconti? Nel 2024 sono uscito con un altro romanzo intitolato “La Zona Della Giustizia” che potrete sempre ordinare su Amazon.

La scelta di essere indipendente è dettata da alcuni motivi, il primo: è per me un gioco, un mettermi alla prova se malgrado l’età che avanza, ho capacità di restare un poco al passo con i tempi. Il secondo, mi sono sempre piaciute le storie con un finale inatteso, anche se vi giuro non è molto semplice realizzarle. Il terzo è fare riflettere. Storie di fantasia ma con una morale attuale, distribuita attraverso il mio punto di vista che non è verità assoluta, intendiamoci, ma semplicemente quello che penso in oltre sessant’anni di esperienza terrena. Il quarto è la difficoltà di trovare un editore che non ti faccia pagare. Siamo al paradosso che uno scrittore, un critico, un poeta etc. debba lavorare per altre persone e non per suo diletto o interesse. Non dico che ci si debba necessariamente guadagnare, non tutti si chiamano Stephen King o chi so io, ma neppure pagare! A paro? Beh, allora perché non rimanere sul divano ad ascoltare buona musica anziché scrivere? Aggiungo altresì che la popolazione italiana oggi con la crisi che morde, se deve fare a meno di qualcosa è proprio di un libro. Ovviamente non tutti la pensano così (per fortuna), ma le vendite in senso generico mostrano un preoccupantissimo calo.

In parole povere, leggiamo sempre meno.

Quindi questi cinque racconti sono scritti principalmente per diletto; sinceri, diretti e a tratti anche crudi.

Non ho un genere specifico su cui soffermarmi, per questo troverete nel percorso differenti modalità e ambientazioni che passeranno dal reale al fantastico, poi nel Noire e nel Thriller, quindi non chiedetemi cosa scrivo perché “non lo so”. Per me è importante il concetto.

Le ambientazioni sono a volte reali (qualcuno potrebbe scorgere luoghi conosciuti) e altre di fantasia, così come tutti i personaggi inventati da me.

Trapelerà di tanto in tanto la mia passione per la musica e in alcuni casi ricoprirà anche un ruolo fondamentale. Vi consiglio arditamente, come nel caso de “Il QR Code Maledetto”, di procurarvi i brani trattati dove volete (le piattaforme internet oggi sono infinite) e di ascoltarli, magari proprio durante la lettura. Vedrete che il racconto cambierà radicalmente di patos.

Spero che vi divertiate nel leggere come mi sono divertito io nello scrivere.

Venendo al gioco che avete scoperto, vi dico che riguarda soltanto la prima storia intitolata "Il QR Code Maledetto". Leggendo noterete che cito delle ambientazioni apparentemente generiche, in realtà esistono realmente nel fabrianese. Come i protagonisti, se vorrete, potrete andare alla ricerca dei QR CODE che vi indirizzeranno in altri luoghi per una bella passeggiata naturale. Saranno tre, qui il primo:





Oppure cliccate qui: https://nonsoloprogrock.blogspot.com/2013/01/gioco-libro-storie-quasi-fantastiche-la.html