MOORDER
– Moorder III
Open
Mind / Lizard Records / Eclectic Polpo Records
Genere:
Jazz Rock – Post Rock
Supporto: CD – 2026
Cosa
ci aspettiamo, generalmente, dall’arte dei suoni? Una domanda lecita che non
ammette una risposta univoca: ognuno possiede una sensibilità e un bagaglio
culturale unico. C’è chi cerca il semplice relax o il desiderio di cantare, chi
la utilizza come sottofondo per le attività quotidiane e chi, invece,
appartiene alla categoria dei cultori: quegli ascoltatori che pretendono
profondità e respingono lo scontato.
Il
Jazz Rock si rivolge spesso a quest’ultima fascia di pubblico, se poi vi
aggiungiamo sfumature Prog, RIO e Post Rock, l’opera si focalizza su una
nicchia ancora più specifica.
Il
chitarrista Alessandro Lamborghini guida i bolognesi Moorder verso un approccio
non convenzionale sin dall'esordio omonimo del 2010. Dopo “Moorder II” (2014),
la band torna oggi con “Moorder III”. La formazione storica composta da Simone
Pederzoli (trombone), Daniel Dencs Csab (batteria) e Alberto Danielli (tuba) si
arricchisce qui, per la prima volta, della voce di Cinzia Zaccaroni (anche al
basso) e dei testi di Alice Miali.
È
affascinante assistere all'incontro tra una chitarra in stile Robert Fripp e la
sezione fiati dominata dalla tuba: un connubio solo apparentemente incongruente
nel territorio sonoro in cui si muovono. È “Mitra & Chernobyl” a presentare
l'attuale forma del gruppo: una composizione ampia e frenetica che concede un
motivo orecchiabile solo nel ritornello. Eccellente la sezione ritmica, con un
basso in slap e una batteria trascinanti sotto ogni aspetto.
Onde
marine accolgono “D Meter Blues”, brano in cui emergono lezioni zappiane
nell’orchestrazione. Il Blues ne rimane il cardine, intrecciandosi alla
modernità di un assolo di chitarra elettrica che non si vorrebbe veder finire
mai, prima di una chiusura dalle tinte Post Punk.
“Three
Eyed Hawk” sfoggia un ritmo alla “Kashmir” (Led Zeppelin), un crescendo
armonioso e mutevole dove il trombone dialoga con una voce narrante, lasciando
il resto alle intuizioni di Lamborghini.
Più
giocosa è “Cupola”, un moto allegro sostenuto dalla Zaccaroni, in cui basso e
batteria sembrano rincorrersi in un gioco a nascondino intrigante e dinamico.
In
“Melting Bob”, l'apertura è affidata a un assolo di Simone Pederzoli in cui lo
strumento pare quasi parlare; il pezzo evolve poi nel tipico stile Moorder, tra
frammenti circensi e un inaspettato finale Rock.
La
freschezza di “Big Graves” ci accompagna verso il congedo di “Lynx In Love”,
breve e delicato strumentale composto da Pederzoli e cantato da Cinzia
Zaccaroni.
I
Moorder sono un immenso calderone di idee che fuggono per poi ritrovarsi in
luoghi sempre nuovi. Mutevoli, consapevoli e tecnicamente preparati, trasudano
amore per una musa che (alla faccia di chi la vorrebbe morta) sa ancora
sorprendere. Basta lasciare aperta la porta della mente: non a caso la Lizard
ha battezzato questo settore proprio “Open Mind”. Tanta roba. MS
Versione Inglese:


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