AVKRVST - Waving At The Sky
InsideOut Music
Genere:
Heavy Prog
Supporto:
LP / CD / Digital – 2025
Gli
Avkrvst (pronunciato "Aukrust") sono una delle rivelazioni più
luminose del panorama Progressive moderno. Con il loro debutto "The Deep
Unbound" avevano già scosso le fondamenta del genere, ma è con
"Waving at the Sky" che la band norvegese ridefinisce il proprio
spazio sonoro.
La
loro storia non è quella di una band nata per caso, ma il coronamento di
un'amicizia lunga vent'anni. Il nucleo pulsante è formato da Simon Bergseth e
Martin Altemark. I due iniziarono a scrivere musica insieme a soli 7 anni.
Questa sinergia quasi telepatica è il segreto della loro coesione sonora. Cresciuti
tra le foreste e le atmosfere malinconiche della Norvegia, hanno assorbito
l'eredità del Prog classico (Pink Floyd, King Crimson) fondendola con la
durezza del metal moderno e l'eleganza dei Porcupine Tree e degli Opeth.
Dopo
aver firmato con la prestigiosa InsideOut Music, la band ha dimostrato di non
voler essere una semplice "copia" dei grandi maestri, ma una voce
originale capace di alternare momenti di estrema delicatezza a esplosioni di
pura potenza sonora.
Ma
veniamo al disco in questione: se il primo album era un'immersione
nell'oscurità e nell'abisso, “Waving At The Sky” sposta lo sguardo verso
l'alto, ma non per questo risulta meno denso o complesso.
E’
un trionfo di dinamica, la produzione è cristallina, permettendo a ogni
strumento di respirare, le chitarre passano da arpeggi acustici riverberati a
riff distorti che sfiorano il Progressive Death Metal. Le tastiere non sono mai
un semplice riempitivo, ma creano scenari cinematografici che ricordano le
colonne sonore degli anni '70, mentre la voce di Bergseth offre una performance
versatile, capace di passare da un falsetto etereo a un growl potente (seppur
usato con estrema parsimonia), mantenendo sempre una forte carica emotiva.
L'album
può essere letto come un'opera tripartita, le prime tracce stabiliscono il
mood. Le
strutture ritmiche sono dispari e complesse, tipiche del genere, ma sempre
sorrette da una melodia memorabile, infatti Jonas Sjöblom utilizza tempi
dispari (come il 7/8 o il 5/4) senza mai perdere il senso del ritmo. È tecnica
al servizio del feeling.
Le
tracce centrali sono maggiormente sperimentali, dove band osa di più. Il Timbro
del basso è profondo, quasi "gommoso", fondamentale per reggere le
strutture complesse. Troviamo suite che superano i 10 minuti dove il gruppo si
lancia in improvvisazioni controllate e cambi di tempo repentini, mantenendo
però una narrazione coerente. La terza parte gode di un finale è epico e
catartico.
Molti
testi riflettono sulla sensazione di essere piccoli di fronte all'universo, un
tema tipicamente scandinavo. Il "salutare il cielo"
(Waving At The Sky) può essere interpretato in due modi: come un atto di
speranza (un saluto a ciò che verrà) o come un gesto di rassegnazione (un addio
prima di sprofondare).
"Waving
At The Sky" conferma che gli Avkrvst non sono una meteora. È un album maturo,
stratificato e profondamente onesto. È un ascolto obbligato per chiunque ami il
Progressive che sa essere sia cerebrale che viscerale. MS
Versione Inglese:


Nessun commento:
Posta un commento