FRANCESCO
TRESCA – The Unquiet Freedom
Autoproduzione
Genere: Post prog Moderno / Strumentale
Supporto: Digital / Spotify – 2026
La
musica sa adattarsi alla perfezione alle immagini, riuscendo spesso a
enfatizzarne le emozioni. Su questo tema, il batterista e compositore veneto
Francesco Tresca (Power Quest, Arthemis) vanta una profonda esperienza,
occupandosene attivamente fin dal 2014. Nel corso della sua carriera ha
realizzato colonne sonore per lungometraggi, cortometraggi e serie TV,
collezionando ben 25 premi come miglior colonna sonora su 30 candidature. Oggi
i tempi sono maturi per la pubblicazione di un album solista in cui l'autore
spazia tra Progressive Rock, Art Pop e Ambient Music.
Ad
accompagnarlo in questa avventura troviamo Dante Frisiello (Flyghtless) e Liam
Tarquin alle chitarre, Vladimir Pocorschi alla chitarra e Nicklas Brannstrom al
basso. Il risultato di questa collaborazione è il disco intitolato “The Unquiet
Freedom”.
Tresca,
spesso ispirato dallo stile di Nick Menza, propone otto brani in cui riversa
tutto il proprio bagaglio tecnico e artistico, lasciando l'ascoltatore in
equilibrio tra immaginazione e analisi, poiché ogni traccia nasconde un
particolare approccio stilistico che merita attenzione.
“Negative
Black” inizia con suoni elettronici ed effetti eco, seguiti dall'ingresso di
una batteria dal timbro secco; da qui si intrecciano gli altri strumenti dando
vita a una melodia di base semplice ma magnetica, inserita in un contesto
ritmico di non facile catalogazione.
Attraverso
“The Way To The Back Of The House” il sound vira verso sonorità tipiche di una
colonna sonora naturalistica: ambientazioni vaste si schiudono all'orecchio di
chi ascolta attraverso suoni leggiadri e ariosi.
Con
le percussioni costantemente in primo piano, “Through Car Window” respira
grazie a tastiere avvolgenti, approdando nei territori di un Progressive Rock
raffinato e garbato, impreziosito dal valore aggiunto delle chitarre.
Più
introspettiva appare “There's Something In The Corner”, dove l'indole sensibile
di Tresca si esprime al meglio tra accordi dolci e atmosfere pacate; una
composizione matura che mette a nudo lo spessore culturale dell'autore.
“Lost
Siren” ha invece un approccio Post Rock e disegna scenari più cupi e densi, pur
mantenendo viva una piacevole linea melodica. Tra i momenti più riusciti spicca
“Tiptoe”, con la sua ritmica ponderata e sincopata su cui gli strumenti
ricamano note di grande gusto, seguita da una non troppo dissimile “Crawling”,
le cui sonorità richiamano i primi Porcupine Tree. Il viaggio si chiude con
“Moving in Between”, un ideale volo in alta quota che offre uno sguardo
panoramico e suggestivo.
Senza
mai eccedere in virtuosismi fini a se stessi, Francesco Tresca firma un album
in cui riesce a distinguersi grazie a incastri sonori essenziali ma efficaci.
È
un lavoro che coccola l'animo e trasporta l'ascoltatore in scenari vasti,
invitandolo a fermarsi e osservare con autentico piacere. MS
Versione Inglese:


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