MINDANCE
– Waiting
Lizard
Records
Genere:
Post Prog Moderno
Supporto:
CD - 2025
La
vita ci pone dinanzi a ingiustizie, cattiverie e abusi: un odio umano purtroppo
fin troppo visibile in questi tempi moderni. In tale contesto, la musica si
rivela una scappatoia, una via di fuga che possiamo definire “valvola di
sfogo”, un luogo in cui isolarsi per resettare tutto. Sebbene tra chi suona e
chi ascolta vi siano differenze evidenti, lo scopo finale unisce entrambi: il
mondo sarebbe senz'altro migliore con più note e meno parole.
L’intento
del nuovo album dei Mindance, band di Campobasso, è proprio quello di
proiettarci in una dimensione sociale più luminosa. Il gruppo persegue
l'obiettivo attraverso un unico brano di ventotto minuti, dove il Post Prog
Moderno domina la scena.
La
formazione, composta da Tonino Marchitelli (voce, tastiere), Gianluca Vergalito
(chitarra), Peppe Aloisi (basso, voce, synth, noises) e Massimo Cosimi
(batteria), giunge così al terzo capitolo discografico dopo “Cosmically
Nothing” (2020) e “Colors” (2022).
Lo
stile sonoro attinge a piene mani dall'universo dei Porcupine Tree; persino il
titolo dell’album richiama la creatura di Steven Wilson. Si tratta di una
scelta rivolta a una nicchia di appassionati: l’opera, pur contenendo passaggi
orecchiabili e interessanti, risulterà complessa da trasmettere in radio a
causa della sua imponente durata.
I
Mindance mostrano una crescita caratteriale e d'esperienza, evidente in scelte
compositive mature e attente alle armonie.
Un
assolo di chitarra acustica apre il viaggio, inizialmente immerso in un mondo
psichedelico e onirico, per poi procedere dolcemente in un crescendo in cui
subentrano tutti gli strumenti. Qui, il riff delle tastiere si fa ipnotico fino
al sopraggiungere del cantato. La musica acquista profondità, specialmente
nella seconda parte, dove atmosfere cupe calano come un manto protettivo.
Ottima la cura dei suoni, arricchita da piacevoli effetti stereofonici.
Nella
sospensione sonora sembra quasi di fluttuare, "surfando" sopra una
chitarra elettrica maestra d’ipnosi. Trascinanti e coinvolgenti, le note
attraversano fasi grevi fino all'innesto dell'elettronica con funzione ritmica.
Si apre quindi uno scenario differente, non tanto per le sonorità quanto per
un’attitudine cara non solo a Wilson, ma soprattutto ai Pink Floyd.
Ci
si sente soli, abbandonati… La soluzione è restare immobili all’ascolto, una
pazienza ripagata da un’apertura solare dettata principalmente dalle tastiere.
Non mancano richiami ai Genesis degli anni ’70, momenti in cui la musica
diventa emotivamente travolgente; ma sono solo attimi, poiché la chitarra torna
presto a ruggire. Superfluo sottolineare i numerosi cambi di tempo,
costantemente presenti e appassionanti.
In
realtà, l’ascolto di “Waiting” non mi è sembrato durare ventotto minuti, bensì
cinque: testimonianza di una fluidità eccellente e priva di momenti di stanca…
Che abbiano avuto ragione loro?
I
Mindance sono ormai una realtà consolidata che, a mio giudizio, si pone tra le
band italiane moderne più interessanti del settore. Chi ama le formazioni sopra
citate non potrà che confermare il piacere che si prova durante l’ascolto,
un'esperienza che spesso viene affrontata ad occhi chiusi. Onirico. MS
Versione Inglese:


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