TRITOP – Tritop 120
Autoproduzione
Genre: Hard Prog
Format: CD / Vinyl / Digital – 2025
Nel
2023 ebbi una piacevolissima sorpresa, un disco che mi convinse molto e che
ancora oggi ogni tanto gira nel mio piatto stereo, “Rise Of Kassandra” della
band romana Tritop. È stato un esordio convincente, lasciando in me la
curiosità di poterne ascoltare in futuro le eventuali evoluzioni. Quel giorno è
arrivato: “Tritop 120” è a nostra disposizione in tre formati differenti che
vanno dal digitale (Spotify) al CD e vinile; ce n’è per tutti i gusti.
Cosa
mi aspetto è presto detto: un Hard Prog fatto di cambi umorali, soluzioni
tecniche, melodie di facile assimilazione e le immancabili suite. Pretendo
forse troppo, ma all’ascolto, per mia gioia, ritrovo tutte queste
caratteristiche, ma non solo: i Tritop si mostrano ancor più maturi, custodi di
una professionalità acquisita che si rispecchia in tutti e quattro i brani che
compongono l’album, il quale vuole essere un viaggio alla scoperta della musica
stessa. All’interno si parla dell’amore per i viaggi soprattutto introspettivi,
dove non esulano i ricordi e l’esistenza di una luce che persiste oltre
l’assenza. I richiami agli anni ’70 sopraggiungono all’ascolto di
strumentazioni come l’Hammond o il Mellotron, ma anche sintetizzatori e
chitarre a dodici corde in un mix fra passato e presente ben congeniato.
I
Tritop sono: Ivo Di Traglia (batteria, compositore, arrangiatore),
Pierfrancesco Di Pofi (tastiere, pianoforte, Hammond, synth, Mellotron, cori),
Francesco Caponera (chitarra elettrica, chitarra acustica, cori), Jacopo Tuzi
(basso, chitarra acustica, cori), Mattia Fagiolo (voce solista) e Iacopo Di
Traglia (chitarra classica, compositore, testi), con loro le coriste Roberta
Campoli, Annalaura Talpa e Eleonora Belfiore, le quali testimoniano una cura
dettagliata per le partiture vocali.
La
registrazione è stata effettuata al MStudio Center di Fabrizio Migliorelli.
E
veniamo ai fatti: il disco si apre con il breve intro acustico di chitarra
“Rebuild Nothing” e l’ascoltatore viene immerso già nel mondo dei Genesis
primordiali, un avviso che successivamente si svilupperà già da “Master Of
Drama” in mille sfaccettature sonore. Il cantato è pulito e in lingua inglese,
mentre i cori accompagnano il tutto verso un sound più moderno in modalità
Spock’s Beard. La ritmica si contraddistingue per pulizia e per i particolari
che impreziosiscono i passaggi, caratteristiche che sanno fare la differenza.
L’energia sale, così le dinamiche evocative sino a raggiungere frangenti epici,
tutto materiale per un Prog fan
accanito. Attimi di The Flower Kings colgono di sorpresa, per poi raggiungere
nel finale il Metal Prog; è evidente che la
band conosce tanta materia e ha intenzione di svilupparla al meglio senza
cadere nello scontato.
Il
piano apre “Wanderlust”, altro esempio di caleidoscopio sonoro. Se dovessimo
leggere il pentagramma sarebbe una sorta di disegno delle montagne russe. Le
chitarre elettriche si esprimono al meglio sciolinando scale importanti con
estrema disinvoltura, e qui sopraggiunge l’intelligenza dei Tritop, i quali non
si perdono in inutili elucubrazioni, virando improvvisamente verso territori
altamente melodici.
Ma
il piatto forte porta il titolo di “Asymmetrical Reflections Of A Restless
Heart”, una suite di ventitré minuti abbondanti che si apre con un intro in
stile “Duke’s Travels” (Genesis). Viene da sé attendersi un continuo
altalenarsi di emozioni e suoni, i quali vengono tutti confermati, tanto da
valere da solo l’intero prezzo dell’album. I cori sono la ciliegina sulla
torta.
Con
“Tritop 120” la band alza il tiro, guadagnandosi un posto al trono fra i
migliori album di questo 2025 che, in senso generale, ha saputo saziare molti
palati di questo genere. Un balzo in avanti fra ricerca, tecnica e buone
sonorità, tutti ingredienti che fanno del Prog un genere immortale, e questo
grazie anche ai nostri Tritop. Cosa avremmo detto se un lavoro così fosse stato
realizzato da una band estera? Da avere e basta. MS
Versione Inglese:


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