NUMEN
– The Outsider
Astronomy
Recording Music
Genre: Neo Prog
Format: 2 CD / Digital – 2025
Rispetto
a molte altre nazioni, generalmente si parla poco della Spagna in ambito Rock Progressivo,
anche se nel tempo sono nate band interessanti. Una odierna di Neo Prog si chiama Numen.
Si
forma ad Alicante, in Spagna, nel 1992 e subisce uno stop temporaneo che va dal
2000 al 2013. Sono necessari sei anni prima che realizzino l’esordio dal titolo
“Samsara” (1998), un concept che parla dell’inserimento dell’uomo nel cosmo.
Nonostante questo disco abbia ricevuto consensi di critica e anche di pubblico,
la band si scioglie per dedicarsi a progetti individuali. Dopo cambi nella line‑up, ritornano e
incidono nel 2014 l’album “Nomenclature”, dimostrando di aver acquisito una
maggiore professionalità. Seguono nel 2019 “Cyclothymia” e nel 2023 “Crib Of
Rarities”. Il gruppo, oggi formato da Alba Hernandez (voce), Jorge Camarero
(chitarre), Manuel Mas (tastiere, voce e arrangiamenti), Victor Arques (basso)
e Gaspar Martinez (batteria), dimostra di essere rodato in ogni reparto.
Questo
doppio album, intitolato “The Outsider”, è un nuovo concept dal taglio teatrale
e con partiture sinfoniche da orchestra; è un lavoro certosino e curato che
vede numerosi ospiti, tra cui spicca il nome di Steve Rothery (Marillion). Il
chitarrista è un indizio per far capire che comunque si tratta di Neo Prog. “The Outsider” è
diviso in due atti ed è ispirato dal racconto omonimo dello scrittore maestro
dell’orrore H.P. Lovecraft del 1926. Paul, il protagonista, sta vivendo i suoi
ultimi giorni intrappolato nelle sue contraddizioni, in una fuga precipitosa
che lo porterà alla morte. Gli altri due personaggi formano “il Male”,
incarnato in modi differenti, soprattutto in una ragazza vestita di rosso e in
altre figure provenienti da un mondo di emarginazione e vizio. Infine, c’è
Sophia, vestita di verde, incarnazione del divino, che cerca di aiutare Paul.
Dopo la morte di Paul, sopraggiunge un finale tragico tipico di qualsiasi
opera: il protagonista viene redento ed entra in un nuovo mondo di equilibrio,
armonia e saggezza.
Che
sia un’opera Rock lo si evince immediatamente dall’“Overture” orchestrale, ben
strutturata e curata negli arrangiamenti. Buono sin da subito l’apporto della
chitarra elettrica.
La
teatralità recitativa, prerogativa del genere, giunge con “Any Day On Urantia”,
dove la bella voce di Alba Hernandez si ritaglia un posto in luce.
Archi
sopraggiungono in “Tears Don’t Fall”, e l’enfasi sale fino al cambio umorale
classico che spezza l’ascolto. Questo è uno dei brani più belli del primo atto,
ricco di sorprese, strumentazioni e istanti che addirittura mi riportano in
Irlanda, grazie all’uso soave della voce. Un intro greve apre con un recitato
maschile in latino “Temptations”, brano di dieci minuti in cui i Numen
dimostrano a pieno le capacità compositive con aggiunta di fiati. La teatralità
s’innalza maggiormente in “A Bad Feeling”, dove la prova di Alba è a dir poco
eccellente! Un altro momento di spicco si intitola “Toys”, grazie anche al sax
di Carlos Vicente Mas.
Altamente
melodico “PRISTIQ”, ma per attendere la chitarra di Rothery bisogna arrivare alla
conclusiva “White Lies”, una semi‑ballata
crescente che fa scorrere brividi sulla pelle spesso e volentieri.
Il
secondo atto inizia con “Sophia”, ritmata e solare, con frangenti di tastiere
tipicamente Neo Prog,
mentre “Two Natures In An Elevator” è rilassante grazie a giri armonici di
chitarra acustica. Non manca tuttavia il ritmo che la rende piacevolmente
scorrevole.
Un
cambio di tendenza giunge da “He Said No”, dal profumo anni ’70. Più moderna,
se vogliamo usare questo termine, è “Test The Wall”, anche lei radicata alla
formula canzone.
Il
pianoforte inizia “How To Cut Your Throat While Shaving”, altra piccola gemma
dell’album con gli interventi di violoncello a classicizzare le atmosfere; al
resto ci pensa sempre l’ottima Hernandez. Torna nei territori prettamente Neo
Prog “The Abyss Of Non‑Being”,
come hanno saputo fare gli Arena più introspettivi.
Dopo
la morte del personaggio Paul, ecco il funerale in “The Outsider’s Funeral”,
pezzo che prosegue l’andamento del brano che lo ha preceduto. Il secondo e
conclusivo atto si conclude con “Metamorphoseis”, un affresco in cui le
aperture strumentali seguono una melodia piacevole, a tratti spezzata da stop
sonori e buone coralità. Qui
esce fuori anche l’anima spagnola dei Numen.
“The
Outsider” è un notevole sforzo artistico, ben curato nei particolari e sarebbe
un vero peccato non ascoltarlo. Il
genere anche in Spagna sopravvive con convincente dignità. MS
Versione Inglese:


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