ATOMIC
TIME – Subsounds
Autoproduzione
Genre:
Post Prog Moderno
Supporto: Digital – 2025
Ho
sentito e letto parlare molto bene di questo progetto brasiliano di nome Atomic
Time, così mi sono adoperato per ascoltare questo secondo album della band,
intitolato “Subsounds”, dopo l’esordio “Out Of The Loop” del 2019.
Originari
di Bauru, sono il risultato dell’incontro fra due amici musicisti che hanno
suonato insieme per trent’anni: Pedro D'Incao (chitarra) e Silvio Serra
(batteria). Oggi alla batteria si trova Humberto Zigler e con loro Roger Lopes
(voce), Gabriel D'Incao (tastiere, sintetizzatori), Fernando Lima (basso) e Kim
Chandler (cori).
L’influenza
sonora, come per molti artisti del campo, deriva soprattutto dagli ascolti
musicali degli anni ’70, in primis Pink Floyd, Camel (ecco quindi del Neo Prog)
e molti altri classici ancora.
Buona
la registrazione, masterizzata ad Abbey Road, essa dona ampio spazio alle
sonorità e lo si evince subito all’ascolto di “Cyclical Night”, dove il mini
Moog imita il canto di uccelli. I suoni degli strumenti subentrano lentamente
in un’ambientazione vintage in modalità “Shine On You Crazy Diamond”, ma non è
questo il canovaccio del brano, il quale muta, introdotto dalla voce di Lopes,
in un classico andamento Neo Prog.
“Digital
Coma” è nomen omen; i sintetizzatori iniziali e insistiti di Gabriel D'Incao ci
descrivono crudamente i tempi moderni. La suite di oltre diciassette minuti ha
questo inizio ombroso e terrificante che sembra non finire mai, ma se avete
retto sino al minuto otto, allora vi meritate le partiture solari e rilassate
alla Pink Floyd che ne seguono.
Ed
ecco qua la suite del caso: “Violeta's Dream”, ventiquattro minuti eterei alla
Pink Floyd, Airbag, Riverside, Porcupine Tree e compagnia bella. Anche qui una
lunga introduzione fatta di effetti sonori, lunga più di otto minuti, prima di
raggiungere una vera e propria parvenza di melodia fatta con la chitarra. Su
questo devono lavorare molto.
Invece
tanta maestria in “Blue”, pezzo prettamente malinconico e pianistico, dove le
note si posano con leggerezza nel cuore. Punti di riferimento per capire al
meglio quanto ho detto potrei citare i Nosound, Cosmograf, Gershwin e Tangerine
Dream.
La
conclusione spetta a “Voices Of God”, altro lungo movimento articolato, questa
volta di quasi diciassette minuti. L’inizio, nuovamente con effetti e
psichedelico, mi preoccupa; per fortuna si tratta soltanto di due minuti. Qui,
a mio avviso, è il maggior sforzo creativo, fra interventi Hard, belle
coralità, sprazzi di Jazz, Pop e ottima batteria. Questo risulta essere anche
il brano più Prog nel puro senso del termine.
La
registrazione ottimale permette al suono di circondare l’ascoltatore: una bella
esperienza che consiglio a tutti.
Se
gli Atomic Time in “Subsounds” non si perdessero in lunghissimi e inutili
passaggi psichedelici, sarebbero a dir poco ottimi, per il resto devo dire che è
un gran bell’album. Complimenti e alla prossima. MS
Versione Inglese:


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