CRACK
THE SKY – Blessed
Adobo
Records
Genre:
Progressive Rock / Blues Rock
Format:
CD / digital – 2025
Il
mondo musicale del Progressive Rock è diventato immenso da quando internet ha
fatto la sua prima comparsa, ridonando al genere una veste nuova attraverso
attenzioni maggiori. Si sa che moltissimi dischi non sono stati nel tempo di
facile reperibilità, quindi si è avuta l’opportunità di ascoltare tutto
comodamente da casa e gratis, fatto non da poco visto i prezzi proibitivi di
alcune copie stampate in poche centinaia di esemplari. Rinasce dunque
l’interesse attorno a questa musica che dagli anni ’90 in poi non vede più
notevoli cali come in precedenza, rimanendo costante nel tempo. Anche le
generazioni ultime si cimentano creando nuove band, ma anche numerosi progetti
solisti vedono invadere il mercato. Centinaia le uscite giornaliere dunque, e
non sempre è semplice restare dietro a tutto, non si ha tempo materiale per
l’ascolto, ecco magari l’utilità di appoggiarsi a recensioni, blog, giornali di
settore etc.
In
tutto questo marasma, ci sono esemplari di gruppi che, secondo il mio modesto
parere, non hanno ricevuto le adeguate attenzioni malgrado una esistenza
decennale; uno di questi si chiama Crack The Sky e sono americani.
Nasce
a Weirton, nel 1975 nella valle del fiume Ohio originariamente con il nome di
Arcangel e subisce stop nel tempo che varia dal 1978 al 1986 e dal 1990 al
1996, ma la parola fine non è stata mai messa.
Venti
gli album realizzati, chi più chi meno interessanti, sento comunque di
consigliare l’ascolto di “Crack The Sky” (1975), “Safety In Numbers” (1978),
“The Sale” (2007), “Safety In Numbers - 21st Century Redux” (2007) e “From The
Wood” (2023). Il loro primo album, “Crack The Sky”, pubblicato nel 1975, fu
dichiarato album dell'anno dalla rivista Rolling Stone e conteneva successi
come “Ice, Hold On/Surf City” e “She's A Dancer”. Sfortunatamente, non fu mai
promosso molto bene e non riuscì a trovare riscontro tra il pubblico.
La
musica proposta subisce l’influenza del luogo in cui sono nati, e spazia dal
Rock al Rock Progressive, il Folk sino toccare picchi di Hard Prog. Fra le note
è difficile trovare una singola appartenenza o influenza sonora da parte di
band famose perché sono moltissime ma solamente sfiorate, per cui potrei fare
nomi come Pink Floyd, Genesis, Beatles, Kansas, ma sarebbe alquanto fuorviante.
Sono dunque molte le sterzate stilistiche, così numerose come i cambi nella
line‑up
che li vede oggi per la realizzazione di “Blessed” stabilizzarsi con John
Palumbo (chitarra, tastiere, voce solista), Rick Witkowski (chitarra, ukulele,
voce), Bobby Hird (chitarra, banjo, mandolino, voce), Glenn Workman (tastiere,
voce), Dave DeMarco (basso, voce) e Joey D'Amico (batteria, voce).
Nelle
quattordici tracce si può godere di una musica spensierata, a tratti energica,
rispettosa degli anni ’70 ma anche di quella succeduta nel tempo, dimostrando
una attenzione particolarmente spiccata della band agli avvenimenti della moda,
proprio per questo sono riusciti a sopravvivere negli anni sino ai nostri
giorni.
“Blessed”
è uno dei dischi più curati e interessanti della loro carriera, e non lo dico
perché è l’ultimo, ma perché è palese la maturazione della band, l’esperienza
alle spalle gioca un ruolo fondamentale.
Buone
anche le coralità oltre agli arrangiamenti. Io comunque ci sento molti Beatles,
ovviamente non in tutti brani ma per esempio “It's All In My Head” è lampante.
Un disco divertente, fresco, il classico per tutte le occasioni e mi sento di
consigliarvelo, anche per dare loro una giusta visibilità (per il mio poco che
posso fare), perché se lo meritano alla grande! MS
Versione Inglese:


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