GALASPHERE
347 - The Syntax Of Things
Etichetta: Chaos Records
Genere: Progressive Rock
Formato: LP / CD / Digital – 2026
A
otto anni di distanza dall'esordio omonimo, il supergruppo anglo-scandinavo
Galasphere 347 torna con idee cristalline e una schiera di ospiti d'eccezione:
Jacob Holm-Lupo ("White Willow"), Bjørn Riis ("Airbag"),
John Jowitt (ex "IQ", "Jadis", "Arena"), Myke
Clifford e Pete Smith.
Il
nucleo della band vede schierati Stephen James Bennett (voce, chitarre e
tastiere analogiche, celebre per l'uso dell'ARP Odyssey), Ketil Vestrum
Einarsen (flauto e programmazione) e Mattias Olsson (batteria ed
"exotica" elettrica).
Se
il debutto si presentava come una suite spaziale divisa in tre tracce,
"The Syntax Of Things" sceglie una struttura più articolata ma
altrettanto epica, composta da sette movimenti che richiamano la mitologia
greca nei sottotitoli. I riferimenti a divinità come Eris, Nyx e Persefone non
servono a narrare miti classici, bensì a personificare stati emotivi: la
discordia interna in "Broken Bones (Eris)", l'oscurità del pensiero
in "Nighthawks (Nyx)" e la rinascita ciclica in "Persephone
(Kore)".
L'album
è un trionfo di Mellotron, sintetizzatori Moog e Gizmotron, ma evita la
trappola della semplice nostalgia. La produzione è limpida e spinge il sound
verso territori Krautrock e Dark Wave, creando un'atmosfera densa e talvolta
claustrofobica.
L'apertura
di "Hiraeth Pt.1 (Cronus)" suggerisce inizialmente un Prog moderno
che vira repentinamente verso sonorità beatlesiane.
La
vera sorpresa arriva però con "Life As An Architect (Hestia)", una
mini-suite di dieci minuti caratterizzata da un finale pirotecnico, in cui il
flauto di Einarsen dialoga con l'enfasi del Mellotron in modo micidiale.
Il
livello qualitativo resta altissimo con "Broken Bones (Eris)", brano
impreziosito dagli interventi di Riis alla chitarra, Jowitt al basso e Clifford
al sax. Anche in questo caso è la chiusura a regalare le emozioni più forti,
grazie a un’impronta chitarristica marcatamente "pinkfloydiana".
Segue "Nighthawks (Nyx)", una ballata soave e introspettiva che punta
tutto sull'ottimo dialogo tra piano e voce, mentre "Persephone
(Kore)" recupera il ritmo con tastiere in stile "Genesis",
rispettando i canoni più puri del genere.
La
title track, "The Syntax Of Things", suggerisce che la vita non sia
fatta solo di eventi, ma del modo in cui li colleghiamo tra loro (la
"grammatica" dell'esistenza). Nonostante i toni cupi, il finale
affidato alla chitarra di Bjørn Riis evoca una catarsi e la possibilità di un
futuro oltre la perdita; il tutto sviluppato in oltre dieci minuti di musica
ricercata ma accessibile.
Chiude
il disco "Hiraeth Pt.2 (Aion)" — termine gallese che indica la
nostalgia per un luogo o un tempo mai esistiti — sigillando un lavoro capace di
emozionare profondamente. Un ritorno in pompa magna, destinato a girare spesso
nel mio stereo. MS
Versione Inglese:


Premetto di non aver ancora acquistato, e soprattutto ascoltato bene il disco. Però, ricordo che il loro esordio non mi aveva colpito particolarmente. Sicuramente, oggi con questa pletora di illustri ospiti, le cose saranno decisamente migliorate. Ma personalmente ho sempre avuto dei pregiudizi sui super gruppi, e poi all' ascolto questi pregiudizi si sono rilevati sensati (Translatlantic su tutti)
RispondiEliminaA te Max era piaciuto il loro primo album?
Grazie per la tua cortese attenzione.
Premetto che io sono un amante del Neo Prog, per cui Marillion, IQ, Pendragon e compagnia bella, sono stati parte della mia vita che ho vissuto andando ai loro concerti. Dico questo per farti capire che sono molto legato a quelle sonorità. Ho apprezzato negli anni '90 i primi quattro dischi dei Spock's Beard, così "Stardust We Are" dei The Flower King. Ascolto il Metal Prog, per cui Portnoy è fra i miei batteristi preferiti (mai come Gavin Harrison), detto questo vedere i componenti dei Transatlatntic mi fece fare un sobbalzo! Si, mi è piaciuto il primo Transatlantic, anche se è molto Neal Morse style. Ci sono molti passaggi che mi hanno colpito, soprattutto nei momenti influenzati dai Beatles (altra band storica che adoro). In verità io sono onnivoro, (lo avrai capito) ascolto dalla musica classica al Jazz, poi Metal estremo (Death, Black, Thrash, Doom , etc), Prog (ovviamente), cantautori (De Andrè al numero uno assieme ad Ivan Graziani e Battisti), Reggae, elettronica... Sono anomalo, mi rendo conto, ma dalla musica voglio tutto ciò che sa emozionare, non mi interessa il genere. Ho detto tutto questo per dirti che si, non mi è dispiaciuto. Poi ho comperato sempre la loro discografia, ma questa è un altra mia malattia compulsiva, non farci caso. Un abbraccio Ivan!
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