I Miei Libri

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giovedì 19 febbraio 2026

Galasphere 347

GALASPHERE 347 - The Syntax Of Things
Etichetta: Chaos Records
Genere: Progressive Rock
Formato: LP / CD / Digital – 2026





A otto anni di distanza dall'esordio omonimo, il supergruppo anglo-scandinavo Galasphere 347 torna con idee cristalline e una schiera di ospiti d'eccezione: Jacob Holm-Lupo ("White Willow"), Bjørn Riis ("Airbag"), John Jowitt (ex "IQ", "Jadis", "Arena"), Myke Clifford e Pete Smith.
Il nucleo della band vede schierati Stephen James Bennett (voce, chitarre e tastiere analogiche, celebre per l'uso dell'ARP Odyssey), Ketil Vestrum Einarsen (flauto e programmazione) e Mattias Olsson (batteria ed "exotica" elettrica).
Se il debutto si presentava come una suite spaziale divisa in tre tracce, "The Syntax Of Things" sceglie una struttura più articolata ma altrettanto epica, composta da sette movimenti che richiamano la mitologia greca nei sottotitoli. I riferimenti a divinità come Eris, Nyx e Persefone non servono a narrare miti classici, bensì a personificare stati emotivi: la discordia interna in "Broken Bones (Eris)", l'oscurità del pensiero in "Nighthawks (Nyx)" e la rinascita ciclica in "Persephone (Kore)".
L'album è un trionfo di Mellotron, sintetizzatori Moog e Gizmotron, ma evita la trappola della semplice nostalgia. La produzione è limpida e spinge il sound verso territori Krautrock e Dark Wave, creando un'atmosfera densa e talvolta claustrofobica.
L'apertura di "Hiraeth Pt.1 (Cronus)" suggerisce inizialmente un Prog moderno che vira repentinamente verso sonorità beatlesiane.
La vera sorpresa arriva però con "Life As An Architect (Hestia)", una mini-suite di dieci minuti caratterizzata da un finale pirotecnico, in cui il flauto di Einarsen dialoga con l'enfasi del Mellotron in modo micidiale.
Il livello qualitativo resta altissimo con "Broken Bones (Eris)", brano impreziosito dagli interventi di Riis alla chitarra, Jowitt al basso e Clifford al sax. Anche in questo caso è la chiusura a regalare le emozioni più forti, grazie a un’impronta chitarristica marcatamente "pinkfloydiana". Segue "Nighthawks (Nyx)", una ballata soave e introspettiva che punta tutto sull'ottimo dialogo tra piano e voce, mentre "Persephone (Kore)" recupera il ritmo con tastiere in stile "Genesis", rispettando i canoni più puri del genere.
La title track, "The Syntax Of Things", suggerisce che la vita non sia fatta solo di eventi, ma del modo in cui li colleghiamo tra loro (la "grammatica" dell'esistenza). Nonostante i toni cupi, il finale affidato alla chitarra di Bjørn Riis evoca una catarsi e la possibilità di un futuro oltre la perdita; il tutto sviluppato in oltre dieci minuti di musica ricercata ma accessibile.
Chiude il disco "Hiraeth Pt.2 (Aion)" — termine gallese che indica la nostalgia per un luogo o un tempo mai esistiti — sigillando un lavoro capace di emozionare profondamente. Un ritorno in pompa magna, destinato a girare spesso nel mio stereo. MS

 

  




Versione Inglese:



GALASPHERE 347 - "The Syntax Of Things"
Label: Chaos Records
Genre: Progressive Rock
Format: LP / CD / Digital – 2026







Eight years after their self-titled debut, the Anglo-Scandinavian supergroup Galasphere 347 returns with a crystal-clear vision and a stellar lineup of guest musicians: Jacob Holm-Lupo ("White Willow"), Bjørn Riis ("Airbag"), John Jowitt (ex-"IQ", "Jadis", "Arena"), Myke Clifford, and Pete Smith.
The core of the band features Stephen James Bennett (vocals, guitars, and analog keyboards, renowned for his use of the ARP Odyssey), Ketil Vestrum Einarsen (flute and programming), and Mattias Olsson (drums and electric "exotica"). While their debut was a spatial suite divided into three long tracks, "The Syntax Of Things" opts for a more complex yet equally epic structure, consisting of seven movements that invoke Greek mythology in their subtitles. These references to deities such as Eris, Nyx, and Persephone are not intended to recount classical myths, but rather to personify emotional states: internal discord in "Broken Bones (Eris)", the darkness of thought in "Nighthawks (Nyx)", and cyclic rebirth in "Persephone (Kore)".
The album is a triumph of Mellotron, Moog synthesizers, and the Gizmotron, yet it skillfully avoids the trap of mere nostalgia. The production is pristine, pushing the sound toward Krautrock and Dark Wave territories, creating an atmosphere that is dense and, at times, claustrophobic.
The opening of "Hiraeth Pt.1 (Cronus)" initially suggests a modern Prog style that suddenly pivots toward Beatlesque sonorities. However, the first real surprise arrives with "Life As An Architect (Hestia)", a ten-minute mini-suite characterized by a pyrotechnic finale where Einarsen’s flute dialogues fiercely with the emphasis of the Mellotron. Truly lethal.
The quality remains exceptionally high with "Broken Bones (Eris)", a track embellished by Riis’s guitar work, Jowitt’s bass, and Clifford’s saxophone. Once again, the finale provides the most powerful emotions, thanks to a markedly "Pink Floydian" guitar touch—unsurprising given Riis’s background with "Airbag". This is followed by "Nighthawks (Nyx)", a suave and introspective ballad that centers on an excellent dialogue between piano and vocals, while "Persephone (Kore)" picks up the pace with "Genesis-style" keyboards, honoring the purest canons of the genre.
The title track, "The Syntax Of Things", suggests that life is not merely a series of events, but the way in which we connect them (the "grammar" of existence). Despite the often somber tones, the finale—entrusted to Bjørn Riis’s guitar—evokes a sense of catharsis and the possibility of a future beyond loss; all developed across ten minutes of sophisticated yet accessible music.
The record closes with "Hiraeth Pt.2 (Aion)" — a Welsh term indicating a deep longing for a home or a time that perhaps never existed — sealing a work capable of profound emotion. A grand return, destined to spend a lot of time on my turntable. MS


2 commenti:

  1. Premetto di non aver ancora acquistato, e soprattutto ascoltato bene il disco. Però, ricordo che il loro esordio non mi aveva colpito particolarmente. Sicuramente, oggi con questa pletora di illustri ospiti, le cose saranno decisamente migliorate. Ma personalmente ho sempre avuto dei pregiudizi sui super gruppi, e poi all' ascolto questi pregiudizi si sono rilevati sensati (Translatlantic su tutti)
    A te Max era piaciuto il loro primo album?
    Grazie per la tua cortese attenzione.

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  2. Premetto che io sono un amante del Neo Prog, per cui Marillion, IQ, Pendragon e compagnia bella, sono stati parte della mia vita che ho vissuto andando ai loro concerti. Dico questo per farti capire che sono molto legato a quelle sonorità. Ho apprezzato negli anni '90 i primi quattro dischi dei Spock's Beard, così "Stardust We Are" dei The Flower King. Ascolto il Metal Prog, per cui Portnoy è fra i miei batteristi preferiti (mai come Gavin Harrison), detto questo vedere i componenti dei Transatlatntic mi fece fare un sobbalzo! Si, mi è piaciuto il primo Transatlantic, anche se è molto Neal Morse style. Ci sono molti passaggi che mi hanno colpito, soprattutto nei momenti influenzati dai Beatles (altra band storica che adoro). In verità io sono onnivoro, (lo avrai capito) ascolto dalla musica classica al Jazz, poi Metal estremo (Death, Black, Thrash, Doom , etc), Prog (ovviamente), cantautori (De Andrè al numero uno assieme ad Ivan Graziani e Battisti), Reggae, elettronica... Sono anomalo, mi rendo conto, ma dalla musica voglio tutto ciò che sa emozionare, non mi interessa il genere. Ho detto tutto questo per dirti che si, non mi è dispiaciuto. Poi ho comperato sempre la loro discografia, ma questa è un altra mia malattia compulsiva, non farci caso. Un abbraccio Ivan!

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