I Miei Libri

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giovedì 6 ottobre 2011

Brazen Abbot





BRAZEN ABBOT - Live and Learn
SPV

Genere: Hard Rock/AOR
Supporto: cd - 1995


La nostrana Frontiers Records è cresciuta in professionalità e si è specializzata nei generi Hard Rock ed AOR. Distribuisce artisti  molto validi e ci propongono nuovi dischi sempre all’altezza della situazione, raramente con scarsi risultati. Questa non è una sviolinata, ma una realtà inoppugnabile agli occhi di tutti. In questo caso ci troviamo in mano delle ristampe di un artista che molto ha fatto parlare di se e delle sue collaborazioni, il chitarrista bulgaro Nikolo Kotzen e dei suoi Brazen Abbot.
L’occasione è dettata dal decennale della nascita del gruppo, sorto grazie anche alla partecipazione  degli ex Europe  Ian Haughland e Mic Michaelis oltre che dai due cantanti Göran Edman e Thomas Vikström (Candlemass).
Questo “Live An Learn” è il loro debutto del 1995, ben prodotto e altresì registrato, accolto dal pubblico Hard Rock ed AOR con grande entusiasmo.
In esso si possono ascoltare diversi momenti di altissima qualità, non esistono nemmeno attimi di riempimento, il cd viaggia sempre su binari precisi e mai noiosi.
Si comincia con “Extraordinary Child”  ed il suo Hard Rock sostenuto. I cori ricordano molto gli anni ’70 e la chitarra di Nikolo è da manuale.
Con “No Way Out Of Nowhere” c’è un Hammond che fa da sottofondo e che lascia trapelare la riuscita assimilazione dei Brazen Abbot della lezione dei vecchi maestri di un genere che sembra non avere tempo.
Le sonorità si placano con “Live And Learn”, la ballata è sensuale e l’emozione diventa grande quando nel finale gli strumenti si alzano d’intensità.
Prima accennavo a dei maestri come ad esempio i Deep Purple o i Raimbow, infatti proprio questi fanno da musa a “Russian Roulette”, ma la bravura dei Brazen Abbot sta proprio nel saper personalizzare il tutto con estrema semplicità.
L’interesse rimane sempre alto, ci sono momenti dove la gioia di vivere trapela da ogni singola nota (“Clean Up Man”), altri più Rock & Blues (“Big Time Blues”), anche sfumature Country (“Feeling Like A Rolling Stone”) e persino richiami ai Bon Jovi (“When Novembre Reigns”).
Non ci resta dunque che ringraziare la Frontiers per averci ridato la possibilità di assaporare nuovamente questi momenti e io direi questa volta di non lasciarseli più sfuggire.

BRAZEN ABBOT - Eye Of The Storm
Frontiers
Genere: Hard Rock/ AOR
Supporto: cd - 1996

Prosegue nel 1996 l’avventura artistica del Bulgaro Nikolo Kotzen. Certamente un impresa ardua bissare i fasti del talentuoso debutto “Live And Learn”, ma i nostri ci provano e riescono addirittura a migliorarsi, grazie agli arrangiamenti molto curati. Dietro al microfono si alternano le due voci di Göran Edman e Thomas Vikström (Candlemass).
Ci sono brani granitici, ma come sempre con un occhio di riguardo alla melodia, sempre molto curata. Nulla da eccepire sulla prova strumentale del gruppo, sin dall’iniziale “Eye Of The Storm”, dove si mettono in chiaro le intenzioni. Con un introduzione quasi etnica si presenta “Twist Of Fate” nel suo incedere irresistibile. Quando il Rock riesce a farti muovere nulla riesce a fermarti, nemmeno il successivo lento “Fool In Love” in cui ci addentriamo nei meandri dei nostri sentimenti. Altro momento molto sentito da Nikolo & company è “Line Of Fire”, dove la sezione ritmica è secca e trascinante. L’Hard Rock è molto orecchiabile, gioia per gli amanti del genere. L’aria si fa più giocosa in “Wake Up Everybody” ed è anche legata ad un passato storico più importante, da ascoltare ad alto volume. I momenti di straordinaria musicalità proseguono nel ricercato pezzo “Everything’s Gonna A light”, non proprio una ballata, ma dalle caratteristiche molto simili. Il cd prosegue nell’insegna della solarità, “Common People” è un momento felicemente contagioso.
Si dice poi che  il Rock è la musica del diavolo, “The Road To Hell” ci indica proprio la strada, ma sempre con classe. C’è tempo ancora per altri tre brani, una ballata non troppo smielata dal titolo “Restless In Seattle”, un brano standard , “Highway Cindy” e la bella conclusiva “I’ll Be There Or You”. Ennesimo centro di Nikolo e una buona idea questa della Frontiers di ristampare un disco del genere, oggi c’è sempre più bisogno di musica vera. Evviva il decennale dei Brazen Abbot.



BRAZEN ABBOT - Bad Religion
Frontiers
Genere: Hard Rock/AOR
Supporto: cd - 1997


Questo disco nasce prima del nuovo progetto di Nikolo Kotzen dal nome Nostradamus, opera Rock ispirata dalla storia del veggente francese, esattamente  nel 1997, un anno dopo il precedente “Eye Of The Storm”.
Ancora una volta non possiamo fare a meno di sottolineare la buona produzione ed un gusto per gli arrangiamenti molto elevato. Il genere Hard Rock, molto caro a gruppi come Rainbow, Deep Purple e compagnia bella è ben rappresentato da questo lavoro, soprattutto grazie all’apporto dell’immortale Joe Lynn Turner.
Si incomincia con “The World’s Crazy” ed il suo Heavy Rock dal ritornello Saxon anni ’80 ed a proposito del gruppo di Biff Byford segue proprio “Nightmares”, ma li ricorda solo per il titolo perché nella musica è completamente differente. Un inno alla potenza melodica.
Nikolo ci riscalda l’anima con “Two Of A Kind”, un lento al limite del Blues con coralità sopra le tastiere, tutto emotivamente di forte impatto. Siamo coscienti già a questo punto dell’ascolto che il disco viaggia su alti livelli, “I Will Rise Again” con le sue chitarre melodiche lo conferma.
Si respira energia pulita con “Day Of The Eagle” e si ritorna in sonorità rilassate con “We Don’t Talk Anymore”, gioia per tutti coloro che amano le ballate.
Ed ora sveglia, giù dalle brande! Siamo a cavallo dell’Hard Rock più potente con “Wings Of A Dream”, che ci conduce verso la title track ”Bad Religion”. Nel brano le tastiere ritornano ad essere importanti, così come le coralità di sottofondo.
Ci sono classicismi in “Father To Child”, quasi alla Royal Hunt, mentre un altro momento pacato ha il nome di “Love Is On Our Side”. Chiude il pezzo più ricercato, “Empire Of The Sun”. Come dicevo all’inizio, successivamente Nikolo si dedicherà al progetto Nostradamus per poi ritornare in pratica sei anni dopo con l’ottimo “Guilty As Sin”.
“Bad Religion” è un disco veramente buono e non avaro di emozioni, peccato lasciarselo nuovamente sfuggire, approfittiamo di questa ristampa

BRAZEN ABBOT - A Decade of B. A.
Frontiers

Genere: Hard Rock/AOR
Supporto: cd - 2005


Il talentuoso chitarrista bulgaro Nikolo Kotzev si ripresenta all’attenzione del pubblico con questo nuovo live, anche in versione dvd, per la gioia di coloro che amano il classico Hard Rock. Per chi non lo conoscesse diciamo che Nikolo vive in Finlandia e dopo aver abbandonato la sua prima band dal nome Baltimoore decide di formare nel 1994 i Brazen Abbot. Esordiscono con un live dal titolo “ Live E Learn” e addirittura dietro al microfono troviamo tre clamorosi cantanti, Glenn Hughes (Deep Purple), Göran Edman (ex-Yngwie Malmsteen, Kharma) e Thomas Vikström (ex-Candlemass, Stormwind), e mezza band degli allora sciolti Europe. Ovviamente con cotanto ben di Dio il successo è pressoché garantito.
Nel successivo “Eye Of The Storm” troviamo ancora tre cantanti, ma questa volta al posto di Hughes un nuovo ingresso, Joe Lynn Turner, ex Raimbow, Malmsteen e Deep Purple. Sempre di granitico Hard Rock si tratta e così pure nel successivo “Bad Religion” del 1997.
A questo punto, dopo tanto girovagare in tournèe di successo, Nikolo decide di cambiare qualche cosa nella sua carriera di artista e scommette su di un nuovo progetto dal nome Nostradamus. Sempre circondato da validi artisti come Glenn Hughes, Göran Edman, Joe Lynn Turner, Mic Michaeli, John Levén, Ian Haughland ed anche Jørn Lande, nel 2001 esce con il disco omonimo.
Ma per sentir parlare nuovamente dei Brazen Abbot bisogna attendere ben sei anni , fino al 2003, e l’attesa vale la pena, “Guilty As Sin “ è un ottimo disco di puro Hard Rock.
Tutta questa premessa per far intuire cosa ci attende in questo live dal titolo “ A Decade Of Brazen Abbot”.
La produzione non è che sia delle migliori, ma forse non è un caso, probabilmente si vuole lasciare tutto volutamente grezzo per far respirare al meglio le atmosfere primordiali del concerto. Il virtuoso chitarrista non è uno che si perde in asfissianti sviolinamenti, ma bada terribilmente al sodo e dire poi che di violini se ne intende per davvero….
A volte predilige riff massicci, per intenderci alla Savatage, come nella canzone “Mr. Earthman”. Il risultato è gradevole ed anche il pubblico sembra apprezzare.
La voce di Turner è bella, non lo scopro di certo io, ma verso la fine del concerto sembra leggermente pagare pegno, vedi il brano hit per eccellenza “I Surrender” dei Raimbow.
Molto Deep Purple' sound in qua ed in là (“One Life To Live” tanto per citarne una) e questo grazie anche alle tastiere di Lars Pollock il quale si esibisce anche in un pregevole assolo nella metà del concerto.
Anche la sezione ritmica di Thomas Broman (batteria) e Wayne Banks è da prima linea e come in ogni concerto Metal che si rispetti ecco servito anche il Drum solo.
Pesante Blues in “Guilty As Sin”, grezzo Hammond in “Supernatural” , che mi ricorda qualcosa dei Whitesnake e ritornello accattivante in “Can’t Let You Go”.
Riff granitici dunque, ma non mancano per questo assolo di chitarra da manuale, comunque sia Nikolo resta pur sempre un virtuoso. Poteva mancare il ballatone di turno? Certo che no, ecco serviti i più romantici con “I’ll Be Free”. Non poteva nemmeno mancare la bonus track, ed allora registrata in studio ecco la bella e dolce “Love Is On Our Side”.
Sembra proprio che i Brazen Abbot non abbiano voluto far mancare nulla ai propri fans, e secondo me ci sono riusciti in modo più che sufficiente. Questo live può far piacere a molti ascoltatori di Hard Rock, certamente non fa gridare al miracolo ma nell’insieme è un prodotto più che onesto. Sono curioso di attenderli nella prossima uscita da studio, vedremo, o meglio, ascolteremo…. MS


BRAZEN ABBOT - My Resurrection
Frontiers

Genere: Hard Rock/AOR
Supporto: CD - 2005



Il 2005 sembra essere un buon anno per le uscite Hard Rock, quasi tutte di elevata qualità. La Frontiers si è fatta portabandiera di questo andamento e noi ne prendiamo felicemente atto. Dopo la buona prova dal vivo con tanto di uscita CD e DVD dal titolo “A Decade Of Brazen Abbot”, ecco a meno di un anno il nuovo disco da studio del chitarrista Bulgaro Nikolo Kotzev.
Questa volta l’axe man si circonda di ben quattro cantanti, il fedele Joe Lynn Turner (Rainbow, Deep Purple, Malmsteen), Goran Edman (Malmsteen), Tony Harnell (TNT e Starbreaker) e Erik Martensson (Eclipse). Ma non solo, con i Brazen Abbot questa volta collabora anche una vera orchestra, la Sofia String Orchestra, composta da ben trentuno elementi. Completano la formazione Nelko Kolarov alle tastiere, Wayne Banks al basso e Mattias Knutas alla batteria.
Il primo brano, “My Resurection”, è cantato da Turner e comincia sotto un brutto temporale. Questo è un classico dell’ Hard Rock, grintoso e massiccio. Nikolo elargisce un assolo potente, il disco incomincia proprio bene. In “Bad Madman” è Goran Edman a cantare il mid tempo anatemico che ricorda in certi passaggi il classicissimo “Kashmir” dei divini Led Zeppelin. “Godforsaken” ha un ritmo più alto e la prova vocale di Harnell è buona. A questo punto ci si rende conto che ad essere protagonista di questo disco non è il singolo cantante o il chitarrista, ma bensì il brano. Tutti lavorano per un'unica causa, la riuscita di un buon disco, senza fare a gara per essere la primadonna. Con questo il prodotto ci guadagna.
Se proprio si vuole cercare il pelo nell’uovo troviamo Turner leggermente sopra gli altri cantanti, ma si sa, la classe non è acqua!
L’orchestra è stata poco sfruttata, ma nell’insieme forse va bene così. Ci sono anche buoni lenti, come “Dreams”, cantato da Turner, leggero ed impalpabile proprio come un bel sogno, “The Shadows” e “Shades Of Grey”, altri grandi momenti con una buona chitarra. In generale buoni brani che sicuramente faranno la gioia degli appassionati dell’ Hard Rock. Complimenti a Nikolo e complimenti alla Frontiers, finché ci sarà questa passione il genere non morirà mai! MS

mercoledì 5 ottobre 2011

Kelly Keagy

KELLY KEAGY - I'm Alive
Frontiers Records
Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: AOR
Support: CD - 2007




Chi vive di A.O.R conosce già il nome di Keagy, cantante e batterista dei Night Ranger e dei The Mob. Sotto l’occhio vigile di Jim Peterik (Survivor, Pride Of Lions) il nostro artista si ripresenta a noi dopo ben sei anni dal debutto di “Time Passes”. E’ in ottima compagnia, infatti nel disco collaborano personaggi come Reb Beach alla chitarra solista (Dokken, Whitesnake, Winger, The Mob) e lo stesso Jim Peterik ad ogni strumento, batteria esclusa ovviamente. Ci sono anche diversi ospiti, soprattutto chitarristi, a partire da Tommy Denander, poi Mike Equino e Bruce Gaitsch. Alle tastiere c’è anche Michael Lardie, al basso Gorge Hawkins e Kent Slucher alla batteria.
Come da copione l’album si presenta melodico, ma allo stesso tempo abbastanza Hard, principalmente per l’uso delle chitarre. I ritornelli sono tutti vincenti e di semplice memorizzazione, a partire dall’iniziale “I’M Alive” e su questo vige la legge di Peterik, vera sorgente non solo per Keagy. Come dicevo, le chitarre sono molto importanti e danno una impronta più marcata al sound altrimenti troppo leggero della band, ecco dunque Beach valorizzare pezzi come “Stolen” e “Blink Of An Eye”. Non mancano neppure attimi più particolari, si esce del seminato con “Where Are We Now” dai ritmi tribali, oppure con il lento Country “Everything I Need In A Woman”. Questo variegare fa guadagnare al disco freschezza ai danni della monotonia.. A.O.R. di classe anche nella bellissima e conclusiva “Half A World Away”, a testimonianza di un gradito ritorno e di una forma smagliante da parte di Kelly.
Sottolineo nuovamente l’importanza della mano di Peterik, ma questa è solo accademia statistica, cosa importa a noi quando un disco è più che soddisfacente? La verità è che “I’M Alive” merita davvero considerazione, con la speranza poi di non aspettare altri sei anni per ascoltare nuovo materiale. Disco in lettore e volume alto, please. MS

Intercettazioni telefoniche

Intercettazioni: passa l'udienza-filtro, Bongiorno si dimette

'E' bastato uno schiocco di dita di Berlusconi'. Enrico Costa nuovo relatore del ddl

05 ottobre, 17:52 (Ansa.it)

Il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, ha annunciato la sua intenzione di dimettersi da relatore del ddl intercettazioni. Bongiorno ha preso questa decisione dopo che il governo ha dato parere favorevole all'emendamento Pdl per rendere impubblicabili gli 'ascolti' fino al momento dell'udienza filtro. Dopo che l'emendamento presentato dal capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, Enrico Costa, ha ricevuto parere favorevole dal governo, è stato anche votato a maggioranza. E questo ha portato Giulia Bongiorno a dimettersi definitivamente da relatore del ddl intercettazioni. La parlamentare finiana ha quindi indicato Enrico Costa come possibile relatore, al suo posto, del provvedimento.
"Non mi riconosco in questo testo e trovo inaccettabile che sia bastato uno schioccar di dita del premier per mandare in fumo due anni e mezzo di lavoro per cercare un accordo" sul ddl intercettazioni. Lo ha detto la presidente della Commissione giustizia, Giulia Bongiorno spiegando le dimissioni da relatrice del provvedimento.
"Alfano è persona politicamente intelligente e brava, avrebbe dovuto tenere il punto perché per trovare questo accordo non abbiamo trattato per tre ore ma per due anni e mezzo" ricorda Bongiorno secondo la quale "quando si supera il limite ci si prende anche un rischio". "Invece di dire sempre sì al premier, gli si poteva spiegare l'importanza e il valore di un accordo su un problema così delicato", continua Bongiorno che stigmatizza il comportamento della maggioranza "nonostante la disponibilità mostrata dall'Udc a ritirare la pregiudiziale" di costituzionalità". Invece "si è voluto procedere - aggiunge la parlamentare finiana - con una modifica inaccettabile anche per chi, come me, é contrario a pubblicazioni indiscriminate di intercettazioni. Ora, invece, c'é un rischio serio di black out" continua Bongiorno che sottolinea di aver "aspettato fino all'ultimo momento utile" prima di dare le dimissioni. La deputata non ha voluto tuttavia commentare il rischio che questo provvedimento possa non passare il vaglio del Quirinale. "Non mi sognerei mai di dare suggerimenti al Presidente della Repubblica. Nessuno deve osare di anticipare il suo giudizio", conclude
ENRICO COSTA NUOVO RELATORE DEL DDL  - Il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, è il nuovo relatore del ddl Intercettazioni. Enrico Costa prende il posto di Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, che si è appena dimessa per protesta contro la decisione della maggioranza di approvare l'emendamento messo a punto dallo stesso Costa con l'obiettivo di rendere impubblicabili le intercettazioni fino all'udienza filtro. "Questo è uno strappo - dice Donatella Ferranti (Pd) - inaccettabile. Non vogliono dialogare".
L'Aula della Camera ieri ha bocciato le questioni pregiudiziali di Pd e Idv al testo sulle intercettazioni. Le pregiudiziali di costituzionalità sono state respinte con 307 no (Pdl e Lega), 230 voti a favore
(Pd e Idv) e 63 astenuti (i deputati del Terzo polo).  Sostanzialmente analogo il risultato della votazione sulla pregiudiziale di merito: 229 sì, 307 no e 64 astenuti.

ORA ANCHE WIKIPEDIA A RISCHIO (MAX)

lunedì 3 ottobre 2011

I migliori 100 dischi del Progressive Rock

I 100 DISCHI DEL PROGRESSIVE ROCK
Di Massimo Salari e Giancarlo Bolther

Prefazione
Sappiamo bene di aver trascurato una valanga di ottimi dischi, ma per un movimento così imponente come il Prog 100 dischi non possono bastare per contenerlo tutto, manca ad esempio il Prog Metal in toto e per molti gruppi abbiamo messo solo l’essenziale. Il vostro interesse e la vostra curiosità dovranno fare il resto. Se vorrete noi saremo pronti anche ad affrontare nuovi e stimolanti approfondimenti. Commentate il Post!!

I Grandi Classici

1.                  CAMEL “Mirage” (Dream 1974) – Fra i più importanti della Scuola di Canterbury. Il sound è caratterizzato da passaggi strumentali notevoli, inseguimenti fra organo e chitarra e altri momenti più sereni e melodiosi. Da cercare anche l’ambizioso “The Snow Goose” (Decca 1976).
2.                  CARAVAN “In The Land Of Grey And Pink” (Dream 1971) - Ancora Scuola di Canterbury e musica da figli dei fiori, dove l’armonia e la pacatezza dominano indisturbate. La suite “Nine Feet Underground”, della durata di una intera facciata, è il fiore all’occhiello di un intero genere. Fondamentale.
3.                  COLOSSEUM “Valentie Suite” (Vertigo 1969) - Jazz Rock inglese che ha il merito di essere un punto di riferimento per molti gruppi a venire. La lunga suite dal titolo omonimo riempie il lato b del 33 giri ed è ricco di passaggi interessanti ed emozionanti.
4.                  ELP “Emerson Lake & Palmer” (Island 1970) – Il gruppo del funambolico Emerson è al debutto e non si è ancora lasciato prendere dalla voglia di stupire, grande successo commerciale e ottima musica sinfonica.
5.                  FAMILY “Entertainment” (Reprise 1969) - A cavallo fra Psichedelica e Progressive, questo quintetto si avvicina ad un certo tipo di Folk Rock americano. La voce di Chapman è molto bella e “Se Weaver’s Answer” è un classico.
6.                  GENESIS “Nursery Crime” (Carisma 1971) – I Genesis sono l’icona del Progressive per antonomasia e questo disco è la loro maturazione. Famosi i travestimenti live di Gabriel e meravigliosi i brani.
7.                  GENESIS “Foxtrot” (Carisma 1972) - Degno successore di “Nursery Crime”, contiene la suite per eccellenza: “Supper’s Ready”. Matura la voce di Gabriel e migliora la compattezza sonora.
8.                  GENESIS “Selling England By The Pound” (Charisma 1973) - Vertice massimo della produzione Genesiana con ampi momenti barocchi e sinfonici.
9.                  GENTLE GIANT “Gentle Giant” (Vertigo 1970) - In origine il sestetto dei fratelli Shulman (Phil, Ray e Derek) riscuote poco successo in patria (Inghilterra), ma molto qui in Italia. Prog puro e ricercato, suonato da strumentisti preparatissimi, artefici di passaggi sonori arricchiti da cori a cappella.
10.              GENTLE GIANT “Acquiring The Taste” (Vertigo 1971) - Cresce l’affiatamento fra i componenti, di conseguenza la qualità. Raffinati, melodici, rock ma soprattutto tecnici. Grandissima “Pantagruel’s Nativity”. Da cercare sono anche i successivi Three Friends e Octopus.
11.              HATFIELD & THE NORTH “The Rotter’s Club” (Virgin 1975) – Un altro gruppo che ha definito il Canterbury sound, Sinclair viene dai Caravan e ne continua la tradizione con un jazz rock meno emotivo, ma più elegante.
12.              JETHRO TULL “Acqualung” (Chrysalis 1971) - Il flauto di Ian Anderson è il più famoso in ambito Prog Rock, grazie al suo approccio aggressivo e melodico al tempo stesso. Poco amato dai progster integralisti, questo è in realtà un vero capolavoro che non deve mancare assolutamente dalla vostra discografia.
13.              JETHRO TULL “Thick As A Brick” (Chrysalis 1972) - Il disco è composto da un brano unico. Un classico del Prog per fantasia, umorismo (alla Monty Python's) e contenuti sonori. Il flauto di Anderson è presente di tanto in tanto ed è una delizia per le nostre orecchie. Prog Rock nel puro senso del termine.
14.              KING CRIMSON “In The Court Of The Crimson King” (Island 1968) – Album fondamentale per tutto il movimento, perché è il primo album pienamente progressive nel vero senso del termine e i classici contenuti sono altamente godibili. Non vi deve mancare assolutamente.
15.              KING CRIMSON “Lark’s Tongue in Aspic” (Island 1973) – E’ il capolavoro stilistico del gruppo, sperimentale e piacevole al tempo stesso, con Wetton al meglio della forma e la band che inizia ad entrare nella forza visionaria di Fripp. Da avere anche il successivo “Red”, molto imitato.
16.              MOODY BLUES “Days Of Future Passed” (Dream 1967) - A parte Sgt Pepper dei Beatles che ha aperto le porte a tutto il movimento, questo è il vero primo album di prog. Non è così fondamentale a livello artistico ma possiamo gustare un classico come “Nights In White Satin”.
17.              NICE “Ars Longa Vita Brevis” (Immediate 1969) – Primo gruppo di Keith Emerson e fra i primi a dar vita al Prog, mescolano il Pop con la musica classica in modo perfetto.
18.              PAVLOV’S DOG “Pampered Menial” (ABC 1975) – Fra i pochi gruppi americani che hanno saputo produrre Prog memorabile, resta un perfetto esempio di Folk, Prog e Hard Rock miscelati insieme con la voce indimenticabile di David Surkamp a elevare il tutto.
19.              PINK FLOYD “Atom Heart Mother” (Harvest 1970) – L’album più Progressivo della carriera dei famosissimi Pink Floyd. Da ascoltare tutto d’un fiato la suite iniziale omonima, con orchestra e cori. Un must che segna un epoca!
20.              REINASSANCE “Ashes Are Burning” (Regal Zonophone 1973) - La bella voce di Annie Haslam guida il gruppo al successo con questo lp. Classico Prog sinfonico e delicato, a tratti con suoni indiani.
21.              SOFT MACHINE“Third” (CBS 1970) - Questo è il gruppo di Robert Wyatt, figura eccentrica ed importante per il Rock inglese. A confine fra Psichedelica e Jazz, questo doppio lp ha il merito di aprire una nuova frontiera. Un punto di riferimento per tutti coloro che prediligono atmosfere più Jazz e creative.
22.              STRAWBS “Just A Collection Of Antiques And Curios” (A&M 1970) - Fra le file di questo combo inglese troviamo un grande tastierista, Rick Wakeman (YES). Il sound proposto in questo live è molto Folk e melodioso, con frangenti medievali, come nel brano “The Antique Suite”.
23.              VAN DER GRAAF GENERATOR “Pawn Hearts” (Carisma 1971) - Questo è uno dei dischi più importanti, oscuri e belli del genere (ndG per me è il disco prog migliore). Il genio di Peter Hammill è grande, le sue visioni sono ben supportate da una musica nervosa ma poetica. Prog oscuro, al limite del Dark.
24.              YES “Fragile” (Atlantic 1972) - Prog sinfonico e fantastico, dotato di un bagaglio tecnico stupefacente, forse anche troppo, tanto da soffocare nel tempo un intero genere proprio nella compiacente autocelebrazione. Insieme a Genesis e King Crimson, formano il triangolo d’oro del genere. Altro classico da avere assolutamente.
25.              YES “Close To The Edge” (Atlantic 1972) - Punto massimo della creatività di Jon Anderson, Steve Howe, Chris Squire, Bill Bruford e Rick Wakeman. La carriera proseguirà con successi radiofonici maggiori, ma certi fasti non verranno mai più raggiunti. Acquisto obbligato.

Per approfondire

26.              ANDROMEDA “Andromeda” (RCA 1969) - Trio inglese capitanato da John Du Cann e dal futuro batterista degli Atomic Rooster, Jan Mc Lane. Il loro sound è un mix fra Psichedelica, Hard Rock alla Hendrix e Prog Rock. Il disco è gradevole e spiega alla perfezione il movimento underground di quel periodo.
27.              AYERS KEVIN “Joy Of A Toy” (Harvest 1969) - Fondatore dei Wilde Flowers e successivamente dei Soft Machine è autore di album di grande caratura, tutti ispirati ala Scuola di Canterbury. Pop allegro con pennellate di Prog orchestrale e Jazz.
28.              BARCLAY JAMES HARVEST “Barclay James Harvest” (Harvest 1970) - Prog sinfonico con gocce di Beatles, Moody Blues e tanto lirismo. Un occhio di riguardo per tutti coloro che amano il mellotron, i cori e le orchestrazioni.
29.              CRESSIDA “Asylum” (Vertigo 1971) - Il Prog delicato, mai caotico, con tratti Folk e Pop Barocchi. Bella la suite “Let They Come When They Will”. Ian Clark, il batterista, lo troveremo in futuro negli Uriah Heep
30.              CURVED AIR “Air Conditioning” (Warner Bros  1970) - Sperimentazione con classicismi, Rock e Pop. Il disco si conclude con Vivaldi e per la cronaca è il primo picture disc ad andare in classifica inglese.
31.              EAST OF EDEN “Mercator Projected” (Deram 1969) – Autori di una sperimentazione straordinaria con fusione di rock, avanguardia, free jazz, etnica di altissimo valore
32.              FUSION ORCHESTRA “Skeleton in Armour” (EMI 1973) – Una delle tante gemme ingiustamente dimenticate del Prog, poesia, lirismo e teatralità confezionati con grande eleganza e una singer molto ispirata. Cercatelo e non ve ne pentirete.
33.              GONG “Radio Gnom Invisibile Pt1-Flying Teapot” (Virgin 1973) - Daevid Allen è il leader istrione di questo sestetto dedito ad uno Space Rock misto a jazz e Psichedelica. Musica molto visionaria e lisergica.
34.              HAPPY THE MAN “Happy The Man” (Arista 1977) – Fra tutti gruppi questo è quello che ha raccolto di meno in base al loro valore, ma i loro due album sono dei classici che non devono mancare in ogni seria discografia prog.
35.              HAWKWIND “Warrior On The Edge Of Time” (United Artist  1975) - Composto da sette elementi il gruppo inglese si ispira molto alla Psichedelia degli anni ’60, soprattutto a gruppi come gli americani Grateful Dead. Questo nella loro ricca discografia è il lavoro più maturo ed anche quello più interessante.
36.              HENRY COW “Legend” (Virgin 1973) - Molto coraggio per questo quintetto che si presenta con fagotto, oboe e violino. C’è molto Jazz ed ovviamente tanta sperimentazione avanguardistica. Sporadiche sbavature Canterburyane.
37.              MAGMA “Magma Live” (Utopia 1975) – Fra i più dirompenti dischi dal vivo del movimento prog, sconcertante, visionario, sperimentale, bizzarro, geniale.
38.              NEKTAR “A Tab in the Ocean” (Bellaphon 1972) – Inglesi trapiantati in Germania hanno prodotto ottimo prog, molto convenzionale, ma anche molto ben fatto, sono diventati famosi per essere stati coverizzati dagli Iron Maiden.
39.              QUATERMASS “Quatermass” (Harvest 1970) - Una sorta di EL&P, ma molto più originali. Il trio Gustafson (basso), Robinson (Tastiere) e Underwood (batteria) propone un Prog Sinfonico misto ad Hard Rock davvero penetrante. Un disco unico nella storia, senza momenti statici.
40.              TRAFFIC “John Barleycorn  Must Die” (Island 1970) - Il gruppo di Steve Winwood è di difficile classificazione, ma questo lp è certamente un altissimo momento di Prog music, con varietà di Folk e Jazz ben supportati dalle tastiere di Stevie. La ciliegina sulla torta è fornita dai fiati di Chris Wood.

Il Dark Prog

41.              AMON DUUL II “Yeti” (Telefunken 1970) – Fra i massimi esponenti del krautrock sono stati una formazione fondamentale per la loro forza visionaria ed espressiva che ha saputo coniugare in modo mirabile esoterismo, la musica etnica e tribale e il rock.
42.              ATOMIC ROOSTER “Death Walks Behind You” (B&C 1971) – Capolavoro assoluto del dark sound per questa storica formazione a cavallo fra Prog e Hard Rock e disco fondamentale per l’evoluzione musicale di moltissimi gruppi Hard & Heavy. Da avere.
43.              BLACK WIDOW “Sacrifice” (CBS 1970) – Disco “satanico” per eccellenza per questa leggenda del Dark Prog, con brani visionari e sinfonici molto ipnotici, non c’è la chitarra, ma un flauto e tante tastiere.
44.              COMUS “First Utterance” (Dawn 1971) – Capolavoro Folk Rock con atmosfere veramente inquietanti, testi violenti e un’atmosfera cupa come pochi altri dischi. Un capolavoro tristemente dimenticato.
45.              DR Z “Three Parts of My Soul” (Vertigo 1971) – Esoterismo filosofico messo in musica con le tastiere che dominano la scena, stravagante, ma non essenziale.
46.              HIGH TIDE “Sea Shanties” (Liberty 1969) – Esordio di questa formazione fondamentale, da avere assolutamente. Memorabili i duetti fra violino elettrico e chitarra, atmosfere hard molto cupe e ossessive alternate a momenti melodici strabilianti per l’epoca. Uno dei più grandi capolavori del periodo. Sulla stessa scia “High Tide” (Liberty 1970) entrambe da avere.
47.              HUMAN BEAST “Volume One” (Decca 1970) – Disco molto raro e poco conosciuto è pervaso da un’atmosfera molto inquietante, raramente così efficace. Molta Psichedelia e Hard Rock con venature Prog che verranno riprese da altri.
48.              MONUMENT “The First Monument” (Beacon 1971) – Ex Zior producono questa gemma dell’Hard Prog fortemente debitrice del Crazy World of Arthur Brown, visionario e molto occulto. Da cercare anche “Zior” (Nephenta 1971).
49.              STILL LIFE “Still Life” (Vertigo 1971) – La cover ossianica la dice lunga, musica malinconica e decadente di grande impatto emotivo.
50.              WRITING ON THE WALL “Power of the Picts” (Middle Earth 1969) – Scozzesi stravaganti e oscuri, ma non così tanto come si potrebbe immaginare dall’iconografia, Hard Prog deluxe.

Gli italiani

51.              ARTI & MESTIERI “TILT (immagini per un orecchio)” (Cramps 1974) - Furio Chirico proveniente dai Trip, prosegue la sua carriera artistica con questo gruppo di musica Jazz Rock con influenze King Crimson. Il prodotto è uno stralcio storico dei nostri anni ’70. Le parti vocali non sono però delle migliori. Il problema verrà risolto con l’ingresso del cantante Gianfranco Gaza nel bellissimo successivo “Giro Di Valzer Per Domani” (Cramps 1975).
52.              AREA “Crac!” (Cramps 1974) - Impegnati a lottare contro il sistema, sono un esempio di Jazz Rock Progressivo di imponente sperimentazione, soprattutto grazie alla voce polifonica dell’immortale Demetrio Stratos (R.I.P.).
53.              BALLETTO DI BRONZO “YS” (Polydor 1972) - Musica molto intellettuale, con una cascata di tastiere ma sempre molto Rock. Arrangiamenti più che buoni e l’ingresso di Gianni Leone è fondamentale per la riuscita di questo piccolo gioiello.
54.              BANCO DEL MUTUO SOCCORSO “BMS” (Ricordi 1972) - Impossibile cercare un disco da consigliare di questo gruppo capitanato dalla stupenda voce di Francesco Di Giacomo, unico esempio Italiano di cantante Prog assieme a Demetrio Stratos (Area). Questo è sicuramente dall’importanza storica più pesante visto che si tratta di un esordio. Da cercare anche “Darwin”(Ricordi 1972) e “Io Sono Nato Libero” (Ricordi 1973).
55.              NEW TROLLS “Concerto Grosso N° 1” (Cetra 1971) - Non stupitevi a leggere questo nome nella lista, la musica Barocca scritta da Luis Bacalov resterà per anni un inno alla bellezza sonora italiana. Un disco di musica Rock misto a Classica, senza tempo, attuale all’ascolto, veramente un mito. Immortale il momento violini flauto alla Jethro Tull.
56.              LE ORME  “College” (Philips 1971) - La voce enfatica di Aldo Tagliapietra, la musica intelligente e gli arrangiamenti fanno delle Orme un punto di riferimento fisso per il Prog Italiano.”College” è uno dei primi capolavori del genere italiano.
57.              LE ORME “Uomo Di Pezza” (Philips 1972) - Questo consacra le Orme sull’olimpo di gruppo Pop, “Gioco Di Bimba” è una canzone che hanno cantato migliaia di persone. Sempre molto Prog fra i suoi solchi, “La Porta Chiusa” e “ Alienazione” sono due esempi di come l’Italia sia pronta anche al mercato estero.
58.              OSANNA “L’Uomo” (Fonit 1971) - I Partenopei sono stati considerati nel tempo i Jethro Tull Italiani,  ma con il Face-paint. L’uso del flauto in effetti è notevole, non da meno le chitarre di Danilo Rustici che richiamano artisti del calibro di Eric Clapton e Jeff Beck. Jazz, Blues, Rock, Folk, un disco completo di emozioni sotto tutti i punti di vista. Da avere.
59.              PFM “Storia Di Un Minuto” (Numero Uno 1972) - L’unico complesso Prog italiano ad essere diventato famoso anche all’estero. Tecnicamente molto profondo in questo esordio stupisce l’ascoltatore con capolavori come “Impressioni Di Settembre” e la “Carrozza di Hans”. Loro sono la storia del Prog Made in Italy.
60.              QUELLA VECCHIA LOCANDA “Quella Vecchia Locanda” ( Help 1972) - Ecco un esempio di classico Prog Italiano anni 70. Violino, flauto, il tutto unito nel nome del Rock gentile e fiabesco. Uno stile tipicamente nostrano che farà la passione di migliaia di collezionisti Giapponesi. Si ascoltano cambi di tempo e molta melodia, pane per i nostri denti.
61.              IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA “La Bibbia” (Ricordi 1972) - Sono autori di dischi importanti, più che altro da collezione vista la difficile reperibilità, ma questo lavoro è un concept Hard Prog chitarristico che non conosce eguali. Enzo Vita (Chitarra) è l’anima portante e la curiosità è che non ci sono tastiere, strano per essere un gruppo prog.
62.              TRIP “Caronte” (RCA 1971) – Ecco un altro concept che ha fatto la storia del nostro Prog Rock. Uno strepitoso mix fra King Crimson e Pink Floyd. Eccellente!

Il New Progressive

63.              12 th NIGHT “Live At The Target” (Neptune Music 1981) - Se i Marillion hanno il merito di aver riportato in vita il Prog, i 12 Th Night sono stati i primi ad aver soffiato sulla cenere. Questo disco è registrato dal vivo ed è tutto strumentale. Nel lato B c’è un solo brano, “Sequences”, uno dei momenti più importanti di tutto il movimento. Musica complessa, dai tratti Shakesperiani e maledettamente ammaliante.
64.              HAZE “C’est La Vie” (Gabadon Records 1984) - Gli Haze sono un trio per la verità molto sfortunato. Hanno passato la vita per la strada, girando il mondo su di un povero camioncino per cercare di elargire la propria musica  e che musica! “C’est La Vie” è un Prog Rock fresco, chitarristico e diretto, un album come pochi se ne sentono in giro.
65.              IQ “Subterranea” (GEP 1997) - Il gruppo del clone di Peter Gabriel, Peter Nicholls è parte della storia del New Progressive. Cugini dei Marillion propongono una musica basata molto sulle tastiere e sulla chitarra. Suoni molto vicini ai Genesis, a volte anche troppo, soprattutto verso gli esordi.
66.              MARILLION “Script For A Jester’s Tear” (EMI 1983) - Importanza storica elevata! Grazie al gruppo del gigantesco e carismatico cantante Fish, il Progressive rinasce dalle proprie ceneri nel 1983 con questo prodotto senza tempo. Prog alla Genesis, momenti quasi recitati e molto espressivi, ma soprattutto un brano meglio dell’altro. Obbligatorio.
67.              MARILLION “Misplaced Childhood” (EMI 1985) - Disco della consacrazione commerciale del gruppo e di un intero genere. Il merito soprattutto è dell’estratto “Kayleigh”, 45 giri che ha fatto il giro di tv e radio. Storico.
68.              NEUSCHWANSTEIN “Barrlement” (Self rist. Musea 1980) - Si presentano come sei monaci vestiti di bianco e predicano amore con la loro musica, a tratti vicina alla Scuola di Canterbury. Tastiere e flauto sono coloro che caratterizzano il sound di questi tedeschi. I pezzi si aggirano tutti intorno ai sette minuti ed in “Loafer Jack” alla batteria troviamo l’ospite Hermann Rarebell, proprio quello degli Scorpions.
69.              PALLAS “The Sentinel” (Harvest EMI 1984) - L’ Inghilterra suona ancora la carica , nuovamente un quintetto con sonorità Prog Sinfoniche , ma questa volta dalle velature Dark. Autori di lp sempre all’altezza e tutt’oggi in azione, nel 1984 escono con questo “The Sentinel”. Solo la copertina gateful vale il prezzo del disco. Ma la musica è anche meglio, “Atlantis”, “Ark Of Infinity”, “Cut And Run” ed il 45 giri “Eyes In The Night” sono dei quadri che rimangono affissi nella galleria del New Prog.
70.              PENDRAGON “The Masquerade Overture” (Toff Records 1996) - Ecco la terza parte della storia del New Prog inglese. Nati assieme ai Marillion e agli IQ, hanno saputo migliorare il proprio sound come un buon vino rosso nel tempo. Il loro Rock è un mix di Genesis e Pink Floyd ed il risultato è meraviglioso. Tutta la discografia è interessante, ma questo disco è fra i punti più alti della loro carriera. Fondamentali le tastiere di Clive Nolan.
71.              ROUSSEAU “Flower In Asphalt” (Self 1980) - Dalla Germania ci giunge questo magnifico affresco sonoro. Un Acquarello di influenze sono riscontrabili fra le note di “Flower In Asphalt”. Un titolo perfetto per un disco che non teme nessun paragone.
72.              THE ENID “The Spell” (Mantella 1985) - Un disco per tutti coloro che amano il Prog tastieristico. Fanfare di matrice Wagneriana, suoni rilassati e ricercatezza sonora. A tratti si ha la sensazione di essere in possesso di una colonna sonora cinematografica. “Winter”, “Spring”, “Summer” ed “Autumn” sono le quattro stagioni di “The Spell”.

Il Progressive Moderno

73.              ANEKDOTEN  “ Live In Japan” (Union 1998) - Abbiamo scelto il live e non un album da studio proprio perchè questo quartetto svedese è una macchina sonora impressionante. Il Doppio cd in questione è il sunto della loro carriera. King Crimson in evidenza e tantissima personalità. Il violoncello di Anna Sofi Dahlberg è Heavy Metal! Scorribande sonore in crescendo.
74.              ANGLAGARD “Hybris” (Mellotronen 1992) - Gli Svedesi negli ultimi dieci anni sono stati la punta di diamante del genere e questa band ha prodotto un lavoro icona, molto vicini ai King Crimson riescono ad abbinare grandi doti tecniche a indiscutibili capacità espressive. Consigliatissimo.
75.              ARENA “Song From The Lions Cage” (Verglas 1995) - In definitiva sono i nuovi Marillion. Supergruppo composto da diversi elementi di altre band, come C. Nolan dei Pendragon e M. Pointer ex batterista dei Marillion. Proprio Pointer porta con se il bagaglio di “Script For A Jester’s Tear” e si sente. Da avere anche “Contagion”, l’album migliore del gruppo.
76.              ARIA PALEA “Zoicekadi’a” (Lizard 1996) - L’Italia del sud colpisce il bersaglio con una musica fra il Jazz ed i Jethro Tull. Divertente, teatrale, suonato con il cuore ma soprattutto con la testa. Originali.
77.              CAST “A Live Experience” (Musea 1998) - Serve proprio un doppio live per far comprendere la bravura di questi quattro messicani. Flauto alla Jethro Tull e udite udite influenze PFM!
78.              ECHOLYN “As The World” (Cyclops 1995) - Si tratta di un disco considerato da molti il migliore di tutto il nuovo movimento prog. Intriganti fughe strumentali e cori che ricordano molto gli Yes, ma soprattutto compattezza sonora, un sound micidiale. Da avere.
79.              ELOY “Ocean 2 The Answer” (GUN 1998) - Storico gruppo Tedesco dalle sonorità Pinkfloydiane. Musica colta e di classe dalle ampie partiture strumentali. Tratti Rock vicini anche all’AOR.
80.              FLOWER KINGS “Stardust We Are” (Foxtrot 1997) - Il gruppo svedese di Roine Stolt (Kaipa) ha una lunga carriera alle spalle, ma questo doppio cd farà scendere sicuramente qualche lacrima agli appassionati sfegatati del genere. Rock, Jazz, Folk, Blues, veramente di tutto, specialmente nella monumentale suite “Stardust We Are”. Mitico.
81.              FRUITCAKE “Power Structure” (Cyclops) - Questo gruppo scandinavo piacerà sicuramente a tutti coloro che fanno dei Pink Floyd e dei Genesis  una fede. Il batterista Pal Sovik è il cantante e compositore.
82.              GERARD “Power Of Infinity” (Musea 2003) - Provenienti dal Giappone ci forniscono un Prog sinfonico tastieristico molto tecnico che da il meglio di se nella conclusiva suite “Blue World Part 1-3”.
83.              GLASS HAMMER “Perelandra” (Arion Records 1995) - Esempio di Prog intelligente con momenti Pink Floyd ed altri quasi AOR. Musicalità sopraffina in “The Way To Her Heart” e finale del disco emozionante.
84.              HALLOWEEN “Le Festin” (Musea 2001) – Sono pochi gli artisti francesi capaci di competere con i grandi nomi internazionali e questi lo sono a pieno titolo, il loro sound è una miscela perfetta di tradizione coniugata con le nuove frontiere del prog, da amare senza riserve.
85.              LANDS END “Natural Selection” (Cyclops 1997) - Nel Prog moderno generalmente ci sono tre strade intraprese, la prima porta verso sonorità Genesis, la seconda verso i King Crimson e la terza ai Pink Floyd. Il quartetto inglese in questione ha scelto la terza. Disco dalle atmosfere e melodie con effetti ariosi, soprattutto nella suite finale “Natural Selection” della durata di 30 minuti.
86.              LANDBERK “One Man Tell’s Another” (Megarock 1994) – Altro complesso svedese di una raffinatezza ed essenzialità sonora unica. Ispirati dai King Crimson più malinconici rapiscono la nostra attenzione per tutta la durata del cd. Disco Prog dell’anno 1994.
87.              LANA LANE “Ballad Collection “ (Pseudonym 2000) - Finalmente una donna, ma che donna! La sua discografia è ricca di perle, questo doppio cd è ricolmo di cover e di brani propri, tutti suonati ed interpretati con classe. Il marito Erik Norlander è il tastierista e supervisore.
88.              NEAL MORSE “Testimony” (Insideout 2003) - Ed ecco l’ex cantante dei Spock’s Beard  alle prese con un concept Progressive dalle grandi prospettive. La strada scelta dopo l’abbandono del gruppo madre è più o meno la stessa, sono i suoi colleghi ad aver scelto sonorità più elettriche. Sulla falsariga di “Snow” evidenzia ancora una volta la bravura di questo artista.
89.              MOSTLY AUTUMN “The Spirit Of Autumn Past” (Cyclops 1999) - Francamente arduo scegliere un disco degli svedesi in questione, ma riteniamo questo un caldo bicchiere di vin Brulè da bere davanti ad un camino acceso. Pink Floyd al 100% soprattutto nei lunghi assolo di chitarra, ma anche tanto Folk.
90.              PARALLELS OR 90 DEGREES “Afterlifecycle” (Cyclops 1997) - Questi inglesi suonano Prog puro, con influenze classiche di Genesis, King Crimson e VDGG. Dotati di tecnica sopraffina producono questo disco dalla bellezza strumentale imponente. Fra i pochi alfieri rimasti in terra d’Albione.
91.              PORCUPINE TREE “Stupid Dream” (Kscope 1999) - Uno dei complessi più inclassificabili del genere Prog questi inglesi capitanati dal produttore Steven Wilson. La loro discografia è ricca di gioielli, questo in particolare è il giusto legante fra lo Space Rock alla Pink Floyd ed il Pop Prog più commerciale. Canzoni di bellezza irraggiungibile, provare per credere.
92.              RITUAL “Think Like A Mountain” (Insideout) - Ancora Svezia, nel cd esplode una musica prodotta alla perfezione, Rock e Folk possente e ben eseguito, la forza della natura esplode in tutta la sua maestà nelle note di questi poeti naturalisti.
93.              ROCKET SCIENTISTS “Earthbound” (Think Tank Media 1993) – Il gruppo di Erik Norlander è sicuramente uno dei più interessanti esempi di prog sinfonico con largo uso delle tastiere, questo disco è il più sperimentale e affascinante, anche se quelli successivi hanno un sound migliore.
94.              RPWL “Stock” (Insideout 2003) - Sono i Pink Floyd della Germania, in tutto e per tutto. In questo cd ascoltiamo fraseggi che ricordano Gilmour, anche per il canto. Musica con la M maiuscola ed un grande senso per la melodia in bilico fra Pop e Psichedelica.
95.              SINKADUS “Aurum Nostrum” (Cyclops 1995) - Sembra di assistere ad uno sbalzo spazio- tempo all’ascolto di questo disco. Musica Prog anni ’70 con King Crimson e Genesis come punto focale. Fra gli strumenti anche flauto e violoncello.
96.              SPOCK’S BEARD “The Light” (GEP CD  1995) - Mai come in questo caso il termine capolavoro  calza così a pennello. Il quintetto americano dei fratelli Morse ha il merito di far rinascere il genere per la terza volta. Una miriade di influenze, a volte anche fuorvianti, che rendono il sound del gruppo unico nel suo genere. Maestri delle suite ci regalano un disco pieno di emozioni da ascoltare in apnea.
97.              TAAL “Mister Green” (Musea 2000) – Altra band francese degna di particolare menzione, brani prevalentemente strumentali con grandi atmosfere ricche di senso drammatico, un labirinto pieno di energia. Un debutto clamoroso.
98.              TANGENT “The Music That Died Alone” (Inside Out 2003) – Dei tanti supergruppi di questi anni i Tangent sono sicuramente uno di quelli più riusciti. 30 anni di Prog in un disco dannatamente retrò, che se fosse uscito negli anni ’70 sarebbe un mega classico.
99.              TRANSATLANTIC “SMPT” (Insideout 2000) - Supergruppo per eccellenza composto da Neal Morse (ex Spock’s Beard), P. Trewavas (Marillion), R. Stolte (The Flower Kings, Kaipa) e M. Portnoy (Dream Theater). “All Of The Above” è un capolavoro di 30 minuti. La musica è un misto fra I gruppi citati.
100.          WITHE WILLOW “Ex Tenebris” (The Laser Edg 1998) - Prog dale sonorità Dark, forse dettate dalle fredde ed oscure terre della Scandinavia. Non si può restare indifferenti all’ascolto di “Leaving The House Of Thanatos”, “The Book O Love” e dei pezzi successivi. Una rosa nera nel mondo del Prog.

Ivano Fossati chiude la carriera

Fossati, decisione ritiro è 'vera e netta'

Niente concerti o duetti; 'Decadancing' chiude 40 anni carriera

03 ottobre, 17:30 (Ansa.it)



di Gioia Giudici

MILANO - Non ci saranno tour d'addio infiniti né duetti nel futuro di Ivano Fossati: il suo ritiro è una decisione "vera e netta". E' lo stesso cantautore a chiarirlo, in un incontro al Piccolo Teatro di Milano. Al centro dell'appuntamento dovevano esserci il nuovo album 'Decadancing' e il libro 'Tutto questo futuro', ma l'annuncio di ieri, inevitabilmente, spariglia tutto. "Sono stato frainteso" scherza l'artista, di bianco vestito, prima di ripetere che "il mio e ' un mestiere bello, privilegiato e amato, ma non so se da qui a 5 anni sarei in grado di aggiungere qualcosa e nel dubbio preferisco divertirmi in un altro modo''.
Perché tirarsi fuori dai meccanismi discografici non equivale a dire addio alla musica: "non è la musica che abbandono - sottolinea - voglio studiare, suonare molto, rimanere appassionato".
I giornalisti vogliono sapere, incalzano, provano a farlo cadere in contraddizione: scriverà ancora canzoni? farà duetti? si esibirà fuori dalle logiche del tour? E Fossati chiarisce punto per punto. Come autore: "se dovessi scrivere qualche canzone che merita di uscire dal cassetto, magari telefonerò a qualche amico". Come interprete: "se tra cinque anni un artista mi chiedesse un assolo di chitarra gli direi di si, ma di cantare non se parla". Come uomo da palcoscenico: "suonerò e studierò moltissimo, per me stesso. Non c'é sempre bisogno di esibirsi".
E poi, "a 80 anni solo i jazzisti e i bluesmen stanno bene su un palco". In ogni caso "basta non esagerare" perché "non mi piace l'idea di uscire dalla porta per rientrare dalla finestra". Anche perché una decisione simile non si prende in un giorno: Fossati l'ha maturata negli ultimi due-tre anni, ma l'ha resa pubblica solo ieri. E oggi, "sto benissimo" dice scherzoso, confessando di aver sempre sentito una sensazione di serenità pensando a questo momento, anche perché "la libertà dallo scrivere e dal rappresentarti ti da molti agi: finalmente puoi perdere i capelli e farti crescere la pancia senza problemi!". E più seriamente, "ora posso assaporare come novità andare in giro e vedere le cose come sono, non in maniera strumentale per poterle raccontare. Mi aspetto che sia bello e nuovo per me". Per lui lo sarà sicuramente, a noi mancheranno le sue piccole e grandi storie, come quelle di questo ultimo album 'Decadancing', che lui invita a non considerare una sorta di testamento, perché "non è autobiografico", eppure è una summa di 40 anni di carriera e di 60 di vita. Un album dal sapore gaberiano, che fin dall'ossimorico titolo invita a ballare sulla decadenza, perché "conosciamo la situazione, ma dobbiamo riuscire a sorridere e reagire". Un lavoro che racconta di gente confusa che ha perso il lavoro ('Laura e l'avveniré), di coppie borghesi che non si accorgono che il mondo è cambiato ('Un Natale borghesé), di gente che accetta uno strappo per costruirsi un futuro.
"Sono le riflessioni di chi non ha 20 anni" spiega Fossati, che pure è stato attento a chiudere l'album con 'Tutto questo futuro', "che è pieno di speranza", perché "l'importante è esserci: o ci sei o sei un fantasma. Mi è piaciuto molto - racconta - il presidente della Repubblica Napolitano quando ha detto che la politica siamo noi, da lui a noi che siamo in questa stanza". E allora "o ti lasci portare dalla corrente o ti attacchi a un ramo e io, se posso, mi salvo". Così, 'Decadancing' non nasce dal pessimismo, ma da "ciò che ho visto e che va separato dalla volontà di esserci, di vedere questo futuro e di vederlo bene perché non piove nemmeno più, come recita l'ultima strofa del disco, e quindi possiamo guardare lontano". E ai giovani che vogliono guardare lontano, Fossati consiglia di considerare la propria terra l'Europa intera. Non è un invito a scappare dal paese, ma a pensare che "le frontiere non si devono nemmeno vedere, e non solo nella musica". Anche se poi, a ben guardare, "la crisi c'é ovunque, ma negli altri paesi gli artisti continuano a fare il loro mestiere". Da noi, invece, "ci vorrebbe una lavagna" per scrivere i nomi di tutti quelli che farebbero meglio a ritirarsi, come hanno fatto lui e Vasco, e sono decisioni "meditate, che meritano rispetto". Ma che nessuno, per gli ultimi concerti, si aspetti "arrivederci e saluti", anzi, "ci divertiremo moltissimo: sarà - promette - una festa fino all'ultima sera". Anche perché Fossati non se ne va sbattendo porte o lanciando anatemi: "non mi lamento di niente, è solo che - conclude sereno - 40 anni sono tanti".