Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

giovedì 30 gennaio 2025

Nyl

NYL – Nyl
Psych Up Melodies
Genere: Psychedelic / Progressive Rock
Supporto: cd – 2011 (1976)





 
Se ci prendiamo l’onere di andare a spulciare accuratamente gli anni ’70 in ambito Rock, allora ci accorgiamo che questo periodo è costellato di micro opere degne di nota. Molteplici sono gli album che fanno della Psichedelia, oppure del Prog Rock, Hard Rock e simili, un mondo tutto da scoprire. Non si finisce mai di stupire, vuoi perché allora alcuni album sono stati male distribuiti e stampati in poche copie, oppure vuoi per un pubblico probabilmente saturo di questo genere di sonorità, visto che queste partono già dagli anni ’60, rimane il fatto che i collezionisti hanno il loro bel da fare e curano con estrema gelosia la copia a propria disposizione valutandola spesso con un prezzo elevato. A questo punto subentrano le beneamate (o odiate a seconda se si possiede la copia originale) ristampe, spesso ri-masterizzate, a portare giustizia a questi lavori oramai impolverati giacenti nell’oblio. Nascono addirittura case discografiche apposite per questo tipo di lavoro. Non è però questo il caso della Psych Up Melodies di Fabrizio Di Vicino che invece lavora con band odierne, ma resta anche attenta a certi prodotti datati e sempre Psichedelici. Si va a riscoprire un album molto interessante, quello dei francesi Nyl, nati dai Cheval Fou per mano del chitarrista Michel Peteau e del batterista Stéphane Rossini. Qui si avvalgono di vari collaboratori fra i quali spicca il bassista dei Magma, Jannick Top. Quest’unico album che ci relegano, viene anche ristampato nel 1993 dalla Legend Music, e nel 2011 appunto dalla Psych Up Melodies, mentre l’originale è datato 1976 per opera dell’Urus Records.
Il disco è suddiviso in due blocchi, il primo è l’album completo formato da otto canzoni più una bonus track, il secondo è l’operato live della band.
La musica proposta è infarcita d’influenze quali il Krautrock, Free Jazz e il sound di alcune band come Amon Duul, Magma, Gravity Train, Pink Floyd e Ange. L’artwork del libretto che accompagna il cd è documentato di foto degli anni che furono. Il suono del disco è buono.
Il disco si apre con un brano della durata di otto minuti dal titolo “Nyl” impreziosito da un flauto. Subito le carte sono in tavola, le chitarre psichedeliche giocano un ruolo fondamentale, così il ritmo insistente, tutto molto Space Rock, ma anche Zeuhl. Basta chiudere gli occhi e vi troverete a volteggiare nella stanza a braccia aperte. Si tira il respiro con la successiva “Abery”, vera e propria canzone che questa volta non volge all’improvvisazione, bensì alla melodia con strofe e ritornello. Voce leggermente acida ma gradevole in un pezzo al confine della ballata. Il profumo degli anni ’70 si sprigiona in tutto il suo fulgore in “Nyarlathotep”, da qui in avanti tutti brani brevi e incisivi, ricchi di cambi di tempo e umorali, ecco l’accostamento anche al Progressive Rock, come nella jazzata “Shatt” e il suo sax. Un encomio a parte per l’acustica “Ailes D’Or” cantata in lingua madre, il francese. Il pezzo gioca anche sulle voci maschili e femminili. A gusto personale, ritengo “Ibha” uno dei momenti migliori dell’album, ottima Psichedelia, pur essendo la conclusiva del primo blocco. Segue la breve bonus track, leggiera e impalpabile, fra suoni insistenti di sottofondo fatti con la chitarra e il sax in evidenza.
La seconda ondata del disco, quella live, porta con sé altre sorprese, come una scappata nel mondo improvvisato e rumoristico dei primi Pink Floyd in “Jaguar I” e “Jaguar II”. Qui si evince la carica espressiva ed emotiva che queste band in sede live riescono a rovesciare sul pubblico, veri e propri trip sonori senza ritorno.
Un complimento per la Psych Up Melodies, con l’auspicio di incontrare nel tempo altre perle come questa, capisco che scavare è difficile e che non sempre si trovino album di una certa qualità, tuttavia la speranza è sempre l’ultima a morire.  Un disco che consiglio vivamente a tutti gli amanti del genere e degli anni ’70 in generale. Perla. MS








Versione Inglese: 


NYL - Nyl
Psych Up Melodies
Genre: Psychedelic / Progressive Rock
Support: cd - 2011 (1976)
 
If we take it upon ourselves to go carefully combing through the 1970s in the Rock sphere, then we find that this period is studded with micro works worthy of note. Many are the albums that make Psychedelia, or Prog Rock, Hard Rock and the like, a world to be discovered. It never ceases to amaze, whether it is because then some albums were poorly distributed and printed in few copies, or whether it is because of a public that is probably saturated with this kind of sound, since these start as early as the 1960s, the fact remains that collectors have their hands full and treat with extreme jealousy the copy at their disposal, often valuing it at a high price. At this point the beloved (or hated depending on whether one owns the original copy) reissues, often re-mastered, take over to bring justice to these now dusty works lying in oblivion. There are even record companies springing up specifically for this kind of work. However, this is not the case with Fabrizio Di Vicino's Psych Up Melodies, which instead works with today's bands, but also remains attentive to certain dated and always Psychedelic products. One goes to rediscover a very interesting album, that of the French Nyl, born out of Cheval Fou at the hands of guitarist Michel Peteau and drummer Stéphane Rossini.
Here they make use of various collaborators among whom stands out the bassist of Magma, Jannick Top. This one album they relegate to us, is also reissued in 1993 by Legend Music, and in 2011 precisely by Psych Up Melodies, while the original is dated 1976 by Urus Records.
The record is divided into two blocks, the first being the full album consisting of eight songs plus a bonus track, the second being the band's live work.
The music on offer is infused with influences such as Krautrock, Free Jazz and the sound of some bands such as Amon Duul, Magma, Gravity Train, Pink Floyd and Ange. The artwork in the booklet that accompanies the CD is documented with photos from years gone by. The sound of the disc is good.
The disc opens with an eight-minute track entitled “Nyl” embellished with a flute. Immediately the cards are on the table, psychedelic guitars play a key role, so does the insistent rhythm, all very Space Rock, but also Zeuhl. Just close your eyes and you will find yourself swirling around the room with open arms.
It draws breath with the next “Aber,”, a real song that this time turns not to improvisation but to melody with verse and chorus. Slightly sour but pleasant vocals in a borderline ballad-like piece. The scent of the 70s is released in all its splendor in “Nyarlathotep”, from here on all short, punchy songs, full of tempo and mood changes, here is the juxtaposition also to Progressive Rock, as in the jazzy “Shatt” and its sax. A separate citation for the acoustic “Ailes D'Or” sung in the native language, French. The piece also plays on male and female vocals. In personal taste, I consider “Ibha” one of the best moments of the album, excellent Psychedelia, despite being the concluding of the first block. The short bonus track follows, readable and intangible, among insistent background sounds made with guitar and sax in evidence.
The second wave of the album, the live one, brings with it other surprises, such as an escape into the improvised and noisy world of early Pink Floyd in “Jaguar I” and “Jaguar II”. Here we can see the expressive and emotional charge that these bands in live performance manage to spill on the audience, real sound-trips with no return.
Kudos to Psych Up Melodies, with the hope of encountering more gems like this in time, I understand that digging is difficult and that one does not always find albums of a certain quality, however, hope is always the last to die.  An album that I highly recommend to all lovers of the genre and the 70s in general. Pearl. MS


mercoledì 29 gennaio 2025

Khadavra

KHADAVRA – Hologram
Black Widow Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd / 2lp – 2024





Sin dagli anni ’90 ho nutrito un particolare amore nei confronti delle band svedesi, non che io abbia una cattiva considerazione di tutto ciò che hanno fatto in precedenza nel Progressive Rock, ma in quel periodo hanno riposto nuova linfa al genere leggermente assopito grazie a gruppi come Landberk, Anglagard, Anekdoten, Sinkadus, The Flower Kings e altre ancora. Mentre negli anni ’80 per il Neo Prog le band di riferimento stilistico furono i Pink Floyd e i Genesis su tutte, per quest’ondata anni ’90 sono stati in principale modo i King Crimson. Da questo momento in poi sono stato molto attento a questa scena, non soltanto per mio piacere d’ascolto, ma proprio per assimilare al meglio l’essenza di questa musica spesso con tratti Dark e malinconici.
Fra i numerosi nomi che si possono citare in tempi moderni, uno di questi che più mi ha coinvolto per ecletticità sono i Khadavra.
Tanto Mellotron, ma anche una varietà di strumentazioni che fanno di questo sound un caleidoscopio sonoro.  Il gruppo formato da Sebastian (chitarra, voce, sitar, mellotron, synth, percussioni), Alexander Eriksson (batteria, voce, percussioni), Jon Klintö /(basso, chitarra acustica), e Marcus Holmström (tastiere, mellotron, synth, moog), si cimenta in un Prog dalle tinte scure, ma anche elettriche e psichedeliche. Le influenze che si possono estrapolare all’ascolto derivano da gruppi come Pink Floyd, Hawkwind, Tool, Balck Sabbath, Anekdoten, King Crimson e Camel. Per la realizzazione di “Hologram” si avvalgono della partecipazione di Liv Fridén (flauto), Ole Mathis Haglund (chitarra, cori), Ola Lindqvist (flauto) e Nils Erichson Tastiere).
Come molti altri artisti del periodo, i Khadavra affrontano tematiche societarie del momento, con annesse problematiche scavando nella profondità del subconscio.
“Stundom” si presenta con un suono onirico in crescendo per gettare l’ascoltatore nel mondo di “Shapeshifter”, qui si è travolti dall’insieme sonoro fatto di particolari e robustezza strutturale, ma come da prassi Prog, è immediatamente spezzata da interventi prettamente acustici. La chitarra elettrica si esibisce in un assolo spettrale circondato di tastiere. Tanta storia in queste note, ma anche modernità al servizio della riuscita finale.
Sitar e flauto per “Lucid Parasitosis”, un movimento sinuoso dall’atmosfera psichedelica. Le percussioni arrangiano al meglio l’insieme… E poi l’oscurità. L’andamento Doom pone ulteriore angoscia all’ascolto. “Possession” è una suite di sedici minuti dove il sound ipnotico sa dare spazio a fughe strumentali altamente coinvolgenti. Effetti eco si stagliano assieme all’assolo di chitarra per dare quella sensazione d’instabilità confermata dall’imminente violenza sonora al confine dello stato d’animo doloroso… E poi la luce.
“Zoning Out” è il brano che non ti aspetti, più ritmato e allegro rispetto quanto ascoltato sino ad ora. La cura dei particolari prosegue attraverso effetti e arrangiamenti ben eseguiti. Un altro intro è “10102020”, quaranta secondi di tregua acustica conducente alla seconda mini suite “Katla”, un mix di suoni ben congeniati che fanno dei Khadavra una realtà intelligente e accurata. Qui il Mellotron da sfoggio delle sue caratteristiche. “Anhedonia” è ricca di aperture dall’ampio respiro, altra passeggiata nella Psichedelia. A seguire lo strumentale “Vemod”, uno dei pezzi più Prog nel senso puro del termine, fra i frangenti assolutamente migliori dell’intero album, con passaggi di chitarra elettrica, tastiere e flauto. La conclusiva title track “Hologram” innalza l’essere Khadavra, con meditazione e ampiezza, un viaggio pindarico ricco di cambi direzionali.
Quest’album per il sottoscritto è una conferma, perché è ciò che mi attendevo dalla band, un lavoro massiccio, ricco d’influenze e per certi versi destabilizzante, un classico trip a cui prestare il fianco. Potere del Prog Rock nordico! MS 











Versione Inglese:


KHADAVRA - Hologram
Black Widow Records
Genre: Progressive Rock
Support: cd / 2lp - 2024


Since the 1990s I have harbored a particular love for Swedish bands, not that I think badly of anything they have done previously in Progressive Rock, but during that time they have breathed new life into the slightly slumbering genre thanks to bands like Landberk, Anglagard, Anekdoten, Sinkadus, The Flower Kings and others. While in the 1980s for Neo Prog the stylistic reference bands were Pink Floyd and Genesis above all, for this 90s wave it was mainly King Crimson. From this time on I have been very attentive to this scene, not only for my listening pleasure, but precisely to assimilate the essence of this music often with Dark and melancholic traits as best I can.
Among the many names that can be mentioned in modern times, one of them that has most engaged me in eclecticism is Khadavra.
Lots of mellotron, but also a variety of instrumentation that makes this sound a sonic kaleidoscope.  The group made up of Sebastian (guitar, vocals, sitar, mellotron, synth, percussion), Alexander Eriksson (drums, vocals, percussion), Jon Klintö /(bass, acoustic guitar), and Marcus Holmström (keyboards, mellotron, synth, moog), tries its hand at dark-tinged Prog, but also electric and psychedelic. Influences that can be extrapolated upon listening come from bands such as Pink Floyd, Hawkwind, Tool, Balck Sabbath, Anekdoten, King Crimson and Camel. On “Hologram” they enlist the participation of Liv Fridén (flute), Ole Mathis Haglund (guitar, backing vocals), Ola Lindqvist (flute) and Nils Erichson Keyboards).
Like many other artists of the period, Khadavra deals with societal issues of the moment, with attached problems by delving into the depths of the subconscious.
“Stundom” presents itself with a dreamy crescendo sound to throw the listener into the world of ‘Shapeshifter’, here one is overwhelmed by the sonic ensemble made up of detail and structural robustness, but as per Prog practice, it is immediately broken up by purely acoustic interventions. The electric guitar performs a ghostly solo surrounded by keyboards. So much history in these notes, but also modernity in the service of the final achievement.
Sitar and flute for “Lucid Parasitosis”, a meandering movement with a psychedelic atmosphere. Percussion arranges the whole at its best -- and then darkness. The doom progression poses further angst to the listening. “Possession” is a sixteen-minute suite where the hypnotic sound knows how to give way to highly engaging instrumental escapes. Echo effects stand out along with the guitar solo to give that feeling of instability confirmed by the impending sonic violence at the edge of the painful mood... And then the light.
“Zoning Out” is the track you don't expect, more rhythmic and upbeat than what we have heard so far. The attention to detail continues through well-executed effects and arrangements. Another intro is “10102020”, forty seconds of acoustic respite leading to the second mini-suite “Katla”, a mix of well-crafted sounds that make Khadavra a smart and accurate reality.
Here the Mellotron shows off its features. “Anhedonia” is full of wide-ranging openings, another stroll through Psychedelia. This is followed by the instrumental “Vemod”, one of the most Prog pieces in the purest sense of the word, among the absolutely best bangs of the entire album, with passages of electric guitar, keyboards and flute. The concluding title track “Hologram” elevates the Khadavra being, with meditation and breadth, a Pindaric journey full of directional changes.
This album for yours truly is a confirmation, for it is what I expected from the band, a massive work, rich in influences and in some ways destabilizing, a classic trip to lend one's side to. Power of Nordic Prog Rock! MS







lunedì 27 gennaio 2025

Presence

PRESENCE – Them
Black Widow Records
Genere: Progressive Rock / Dark Prog
Supporto: cd / Flexi Disc – 2024





I napoletani Presence sono una delle punte di diamante del Rock Progressivo Italiano moderno.
Si formano nei primi anni ’90 per il volere di tre grandi artisti, Enrico Iglio (tastiere, percussioni), Sophya Baccini (voce), figlia di tenore, e Sergio Casamassima (chitarra, basso), laureato al Los Angeles Guitar Institute of Technology.
Nei sei album in studio, escluso l’EP live, i Presence hanno dimostrato di avere una forte personalità nell’ambito, andando a pescare nel Prog più Dark e nel Metal Prog. Nel tempo hanno palesato l’amore per certe band realizzandone delle cover, quali Queen, Judas Priest e Rainbow.
Conosciamo già la splendida voce di Baccini, ne abbiamo avuto modo di parlarne anche nella sua ottima carriera solista composta di tre album davvero interessanti che vi consiglio di andare a riascoltare. Oggi propongono “Them”, settimo album in studio formato da otto brani inediti dopo “Masters And Following” (Black Widow) del 2016. La crescita artistica si può apprezzare ascoltando album dopo album, una consapevolezza che li conduce a comporre canzoni sempre più curate e coinvolgenti.
L’oscurità della musica e quella di alcuni testi che accompagnano i brani, è intuibile sin dalla copertina dell’album per mano di  Alex Reale, ancora una volta dal fascino tetro.
L’inesorabile passaggio del tempo e l’avvicinarsi della fine dell’esistenza terrena, è l’argomento trattato nell’opner mini suite “The Undead”. Il graffiante riff alterna aperture sinfoniche a partiture Heavy spezzate dall’intervento del piano. Notevole l’assolo di chitarra finale. Angoscia e pesantezza s’interscambiano in una struttura di base Progressive Rock, dove la dolce voce contrasta con le ambientazioni, prerogativa dello stile Presence. Cosa sarebbe successo, invece, se nella vita avessimo preso differenti scelte da quelle attuate? E’ il quesito che il trio si pone in “Aftermath”.  
L’organo fa sfoggio di se all’inizio del brano mentre il cielo si annuvola. L’Heavy Prog si dirama in percorsi frazionati da cambi umorali. Alcune atmosfere possono essere accostate a quelle di band nordiche, dove nuovamente lo stile greve si incastona nell’eleganza vocale di Sophya.  La orchestrata e strumentale “Dance Macabre” conduce all’ennesima mini suite dal titolo “To Eatch Other”. Il pezzo può essere apprezzato dai fans della band Curved Air. La struttura vigorosa si accosta anche al mondo del Gothic su temi che riguardano l’approccio alla guerra e di come ci si può giungere degenerando.
A questo punto, se non sazi delle grandi emozioni provate sin qui, si arriva alla suite di ventitré minuti che da il titolo all’album, “Them”. L’orchestra ricopre un ruolo importante e si ispira alla musica dei primi del Novecento con riferimenti a Stravinsky e Berg. In analisi le invidie e le gelosie che si possono provare nei confronti delle persone. Questa, lasciatemelo dire,  non è una canzone bensì una vera e propria opera Rock che travalica il mondo del Rock Progressivo. Serve spezzare l’ascolto dopo cotanta abbondanza, e i maturi Presence lo sanno alla perfezione, per questo inseriscono la breve e medioevale “Drawbridge”. Segue il secondo pezzo strumentale dell’album, “Stige”, vetrina per le qualità balistiche della chitarra elettrica di Casamassima. Chiude l’incoraggiante “If You Dare”, canzone delicata e riflessiva nei confronti della capacità di saper affrontare gli eventi della vita.
“Them” è un ulteriore tassello nel puzzle Dark Prog Italiano, dove dimostriamo di essere grandi maestri, questo soprattutto grazie al supporto della Black Widow, sempre sul pezzo al riguardo. Eccellenza. MS






Versione Inglese:


 

PRESENCE - Them
Black Widow Records
Genre: Progressive Rock / Dark Prog
Support: cd / Flexi Disc - 2024


The Neapolitans Presence are one of the spearheads of modern Italian Progressive Rock.
They were formed in the early 1990s by the will of three great artists, Enrico Iglio (keyboards, percussion), Sophya Baccini (vocals), daughter of tenor, and Sergio Casamassima (guitar, bass), a graduate of the Los Angeles Guitar Institute of Technology.
In their six studio albums, excluding the live EP, Presence have demonstrated a strong personality in the field, trawling the darkest Prog and Metal Prog. Over time they have manifested a love for certain bands by performing covers of them, such as Queen, Judas Priest and Rainbow.
We already know Baccini's wonderful voice, we had the opportunity to talk about it also in his excellent solo career composed of three really interesting albums that I recommend you to go and listen again. Today they offer “Them”, their seventh studio album consisting of eight unreleased tracks after 2016's “Masters And Following” (Black Widow). The artistic growth can be appreciated by listening to album after album, an awareness that leads them to compose more and more polished and engaging songs.
The darkness of the music and that of some of the lyrics that accompany the songs, can be sensed right from the album cover at the hands of Alex Reale, once again with a gloomy charm.
The inexorable passage of time and the approaching end of earthly existence, is the topic covered in the opner mini-suite “The Undead”. The scratchy riff alternates between symphonic openings and heavy scores broken up by piano intervention. The final guitar solo is notable. Angst and heaviness interchange in a basic Progressive Rock structure, where the sweet voice contrasts with the settings, prerogative of the Presence style. What would have happened, however, if we had made different choices in life from those implemented? That is the question the trio asks in “Aftermath”. 
The organ shows off at the beginning of the track as the sky clouds over. Heavy prog branches out into paths fractionated by mood changes. Some atmospheres can be likened to those of Nordic bands, where again the raw style is embedded in Sophya's vocal elegance.  The orchestrated and instrumental “Dance Macabre” leads to yet another mini-suite entitled “To Eatch Other”. The piece may be appreciated by fans of the band Curved Air. The vigorous structure also approaches the world of Gothic on themes concerning the approach to war and how degenerating can come to it.
At this point, if not satiated with the great emotions experienced so far, we come to the twenty-three-minute suite that gives the album its title, “Them”. The orchestra plays an important role and is inspired by early twentieth-century music with references to Stravinsky and Berg. In analysis are the envies and jealousies one can feel toward people. This, let me tell you, is not a song but a real Rock opera that transcends the world of Progressive Rock. You need to break up the listening after such abundance, and the mature Presence know this perfectly, which is why they insert the short, medieval “Drawbridge”. The album's second instrumental piece, “Stige”, follows, a showcase for the ballistic qualities of Casamassima's electric guitar. It closes with the encouraging “If You Dare”, a delicate and reflective song toward the ability to cope with life's events.
“Them” is one more piece in the Italian Dark Prog puzzle, where we prove to be great masters, this especially thanks to the support of Black Widow, always on the ball in this regard. Excellence. MS






domenica 26 gennaio 2025

Lucid Dream

LUCID DREAM - A Peaceful Death
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock / Rock
Supporto: Spotify / cd – 2025





Esistono album che restano difficili da inserire in uno specifico contesto, può essere un pregio o per alcuni un difetto, tuttavia un’artista generalmente parte con l’intenzione di trovare un sound giusto per quello che al momento vuole esprimere. Dico ciò perché il quarto album della super-band italiana Lucid Dream s’interpone in un limbo particolare che non è Progressive Rock per come lo intendiamo generalmente, ma neppure Metal Prog, Neo Prog, oppure A.O.R., magari è un insieme di tutto questo, per cui lo definirei semplicemente Rock.
Ho ritenuto opportuno iniziare la recensione proprio mettendo subito in chiaro lo stile proposto, al quale aggiungo una cura notevole per le buone melodie facili da memorizzare. Non potrebbe essere altrimenti vista la caratura della formazione del leader fondatore Simone Terigi (chitarra). Attraverso una line up invariata, i Lucid Dream si completano con Roberto Tiranti alla voce e basso (Labyrinth, Wonderworld, Ken Hensley, Mangala Vallis), Karl Faraci alla voce (Arca Hadian, Odyssea), Luca Scherani alle tastiere (La Coscienza Di Zeno, Hostsonaten), Paolo “Paolo” Tixi alla batteria (II Tempio Delle Clessidre, Fabio Zuffanti, La Maschera di Cera), Andrea Cardinale al violino, Rachele Rebaudengo al violoncello, e Sara Calabria alla viola. Con loro due special guest, Paolo Firpo (sax), e Sefora Firenze (voce).
Quindi nomi altisonanti nel panorama del genere e che non lasciano adito a dubbi sulla qualità tecnico/esecutiva di questo nuovo “A Peaceful Death”, composto di dieci canzoni.
“Dawn Of A New World” si pone subito in bilico fra A.O.R. e Metal epico senza premere troppo l’acceleratore sul suono delle chitarre elettriche che non risultano estremamente distorte, ciò induce l’ascoltatore a pensare di trovarsi al cospetto di un album di questo genere, ma che poi vedremo strada facendo che così non sarà.
E infatti il singolo apripista dell’album intitolato “Out Of Time” inizia dolcemente con piano e voce su un argomento attuale come l’oscurantismo e la falsa libertà che conduce l’uomo a farsi le guerre. L’assolo di chitarra è emozionante, o per meglio dire toccante, così il sax sull’Hammond, un piacere per le orecchie. Qui ci troviamo in prossimità del Neo Prog anni ’80. “Open Cages” si apre acusticamente attraverso un andamento pacato e sereno per poi sfociare nell’arrangiamento di archi con assoli di buona fattura.
I Lucid Dream spiazzano nuovamente con classe attraverso “Heroes Of Light”, esempio di come usare le coralità di fondo e l’energia del Rock al servizio della buona armonia. L’andamento pacato ritorna con “Ruins”, una coccola sonora priva d’inutili orpelli. “Broken Hopes” è un ulteriore ballata con voce maschile/femminile, un brano che sembra non risiedere in un tempo specifico, sono quelle canzoni che ti aprono l’anima e ti fanno ascoltare la musica a occhi chiusi.
E poi c’è “Father”, altra punta di diamante dell’album, un Hard Prog alla Kansas dalle sfumature easy con interventi di violino. Muta l’atteggiamento con “Shadows On My Shoulders”, pezzo dal DNA americano restante dentro una melodia di base altamente armoniosa. Poi quell’assolo di chitarra…
E a proposito di questo strumento, Simone Terigi si esibisce in “The Eleventh Illusion (Acoustic Reprise)” dialogando con le tastiere e la voce in un giro di note dal sentore malinconico. La chiusura è nelle mani della strumentale “Wheel Of Karma”, dove i Pink Floyd fanno prepotentemente capolino. 








Versione Inglese:


LUCID DREAM - A Peaceful Death
Self-production
Genre: Progressive Rock / Rock
Support: Spotify / cd - 2025


There are albums that remain difficult to place in a specific context, it may be a virtue or for some a flaw, however an artist generally starts with the intention of finding the right sound for what they want to express at the moment. I say this because the fourth album by the Italian super-band Lucid Dream interposes itself in a particular limbo that is not Progressive Rock as we generally understand it, but neither is it Metal Prog, Neo Prog, or A.O.R., maybe it is a combination of all of these, so I would simply call it Rock.
I thought it appropriate to begin the review precisely by making the proposed style clear right away, to which I would add a remarkable care for good melodies that are easy to memorize. It could not be otherwise given the caliber of the lineup of founding leader Simone Terigi (guitar). Through an unchanged line up, Lucid Dream is completed by Roberto Tiranti on vocals and bass (Labyrinth, Wonderworld, Ken Hensley, Mangala Vallis), Karl Faraci on vocals (Arca Hadian, Odyssea), Luca Scherani on keyboards (La Coscienza Di Zeno, Hostsonaten), Paolo “Paolo” Tixi on drums (II Tempio Delle Clessidre, Fabio Zuffanti, La Maschera di Cera), Andrea Cardinale on violin, Rachele Rebaudengo on cello, and Sara Calabria on viola. With them two special guests, Paolo Firpo (sax), and Sefora Firenze (vocals).
Hence, high-sounding names in the genre scene and leaving no doubt as to the technical/executive quality of this new “A Peaceful Death”, consisting of ten songs.
“Dawn Of A New World” immediately balances between A.O.R. and epic metal without pressing too hard on the sound of the electric guitars that are not extremely distorted, which leads the listener to think that he is in the presence of an album of this genre, but then we will see as we go along that this is not the case.
And indeed, the album's lead-off single titled “Out Of Time” begins softly with piano and vocals on a timely topic such as obscurantism and the false freedom that leads man to wage wars. The guitar solo is moving, or rather touching, so is the sax on the Hammond, a treat for the ears. Here we are in the vicinity of 80s Neo Prog. “Open Cages” opens acoustically through a calm and serene progression and then flows into the string arrangement with well-crafted solos.
Lucid Dream again displace with class through “Heroes Of Light”, an example of using background chorality and rock energy in the service of good harmony. The sedate pace returns with “Ruins,” a sonic cuddle devoid of unnecessary frills. “Broken Hopes” is another ballad with male/female vocals, a song that seems not to reside in a specific tempo, it's those songs that open your soul and make you listen to music with your eyes closed.
And then there is “Father”, another highlight of the album, a Kansas-style Hard Prog with easy overtones and violin interventions. It changes attitude with “Shadows On My Shoulders,” a piece with the remaining American DNA inside a highly harmonious basic melody. Then that guitar solo.
And speaking of this instrument, Simone Terigi performs on “The Eleventh Illusion (Acoustic Reprise)”, dialoguing with keyboards and vocals in a round of notes with a melancholic scent. Closure is in the hands of the instrumental “Wheel Of Karma”, where Pink Floyd peeps powerfully. “A Peaceful Death” thus releases freshness, positivity, serenity, a perfect record as a soundtrack to our days when we love to pause peacefully in front of our stereo to simply listen to good music. MS

 

 




venerdì 24 gennaio 2025

Gianni Carlin

GIANNI CARLIN – A Caccia Di Vento
Autoproduzione
Genere: Rock Sperimentale
Supporto: cd – 2025





Un artista vero che ama la musica, lo fa a 360 gradi.
Spesso, erroneamente, lo spaziare di genere in genere viene preso come un sinonimo d’insicurezza o di poca personalità, in realtà si applica quando si devono esprimere specifici concetti.
Di esempi se ne potrebbero citare a migliaia, e poi ci sono anche quelli che si tengono al passo con i tempi, ma sono un'altra storia.
Se poi un musicista è soprattutto poeta, allora è ancor più logica la scelta di voler spaziare in diverse sonorità. Il suolo italico ha differenti esponenti al riguardo, potrei nominare Gianni Venturi, Alessandro Seravalle e Claudio Milano, tuttavia per ulteriori approfondimenti lascio alla vostra curiosità anche in questo stesso sito. Fra di loro aggiungo Gianni Carlin, poeta e performer di Belluno oltre che suonatore di flauto traverso, non a caso è un grande estimatore di Ian Anderson (Jethro Tull).
Ha militato in band come John Silver Band e Campo Magnetico, e ha realizzato nella sua carriera artistica sei album, tre dei quali da solista sul genere Electro-Ambient: “Cloud (icante)” (2020), “Mysticalisms” (2021), “Praxsax” (2022), tutti in formato digitale e autoprodotti.
Il settimo sigillo della discografia s’intitola “A Caccia Di Vento”, in questo caso è il Rock Sperimentale a essere chiamato in causa. Otto brani contenuti in una confezione cartonata con la copertina rappresentante “End O L’Eremita” di Eleonora Morassut, in arte Elelacamola.
Tutto nasce con la volontà di registrare qualche base per il nuovo spettacolo poetico, ma con il tempo l’artista si ritrova materiale abbondante per poter dare vita a un vero e proprio album. Il titolo è estrapolato da un verso del libro “Qoelet” dall’Antico Testamento: “Ho meditato su tutto quello che gli uomini fanno per arrivare alla conclusione che tutto il loro affannarsi è inutile. E’ come se andassero a caccia di vento”.
I testi poetici narrano quindi della società odierna che viene sempre meno alle proprie responsabilità perdendosi in scelte banali, inutili e sterili. Le poesie (tranne “Osservazioni D’Un Mezzobusto”) fanno parte dell’ultima raccolta di scritti letterari “Māchinālis” di Carlin stesso.
“Fiori Di Lillà” attribuisce immediatamente un senso di appartenenza allo stile Jethro Tull anni ’60 attraverso una visone moderna dettata da soluzioni elettroniche con effetti. Carlin declama la poesia su semplici movimenti che fanno da colonna sonora, gli assolo strumentali dell’artista sono quindi essenziali. In “Cemento” il testo è cantato e suggerisce visioni accompagnate da un riff martellante ed elettrico di chitarra. Alcune scelte possono riportare al modus operandi di Frank Zappa, come nel caso del brano “Il Disastro Dei Miei Sogni”, dove ricerca strutturale s’interpone al testo sagace attraverso la performance vocale in staffetta fra canto e recitazione. La musica passa quasi in secondo piano, Carlin la adopera come pennarello evidenziatore alle parole.
 “Osservazioni D’Un Mezzobusto” ha sette minuti infarciti di suoni, effetti e una melodia di flauto davvero gradevole. Cambi repentini tengono alta l’attenzione, così l’autoironia alla Rino Gaetano. “Passaggi” affronta l’argomento della morte, “La Malattia” invece rallenta il ritmo, un suono greve fa da sfondo per poi lasciare il campo al solito flauto piacevolmente sussurrato. Anche qui non esula l’impennata stilistica a movimentare il tutto. E l’ironia dell’artista prosegue in “Riunione Straordinaria”, canzone che accompagna alla mini suite “Notte D’Inchiostro” dove un dolce arpeggio di chitarra classica apre a un percorso tortuoso, ricercato e per certi versi innovativo.
In “A Caccia Di Vento” sicuramente c’è da migliorare la fase di registrazione, resta tuttavia la capacità dell’artista d’ intrattenere in uno spettacolo dalle radici teatrali, mentre noi siamo felici spettatori dell’assurdo. MS


 




Versione Inglese:


GIANNI CARLIN - A Caccia Di Vento
Self-production
Genre: Experimental Rock
Support: cd - 2025


A true artist who loves music does so in an all-around way.
Often, mistakenly, genre spacing in general is taken as a synonym for insecurity or lack of personality, in reality it applies when specific concepts need to be expressed.
Examples could be cited by the thousands, and then there are also those who keep up with the times, but they are another story.
If then a musician is above all a poet, then it is even more logical to want to range in different sonorities. The Italic soil has different exponents in this regard, I could name Gianni Venturi, Alessandro Seravalle and Claudio Milano, however for further exploration I leave it to your curiosity even on this very site. Among them I would add Gianni Carlin, a poet and performer from Belluno as well as a transverse flute player, not surprisingly a great admirer of Ian Anderson (Jethro Tull).
He has played in bands such as John Silver Band and Magnetic Field, and has released six albums in his artistic career, three of them as a solo artist on the Electro-Ambient genre: “Cloud (icante)” (2020), “Mysticalisms” (2021), and “Praxsax” (2022), all digitally and self-produced.
The seventh seal in the discography is titled “A Caccia Di Vento”, in this case it is Experimental Rock that is called upon. Eight tracks contained in a hardback package with the cover representing “End O L'Eremita” by Eleonora Morassut, aka Elelacamola.
It all started with the desire to record some basis for the new poetic show, but with time the artist found herself abundant material to be able to give life to a real album. The title is extrapolated from a verse in the book “Qoelet” from the Old Testament: “I meditated on all that men do to come to the conclusion that all their toil is useless. It is as if they are going after the wind”.
The poetic texts thus tell of today's society that is increasingly failing in its responsibilities by losing itself in trivial, useless and sterile choices. The poems (except “Observations D'Un Mezzobusto”) are part of Carlin's own latest collection of literary writings “Māchinālis”.
“Fiori Di Lillà” immediately ascribes a sense of belonging to the 1960s Jethro Tull style through a modern vison dictated by electronic solutions with effects. Carlin declaims the poem over simple movements that act as a soundtrack; the artist's instrumental solos are thus essential. In “Cemento”, the lyrics are sung and suggest visions accompanied by a pounding, electric guitar riff. Some choices may bring one back to Frank Zappa's modus operandi, as in the case of the song “Il Disastro Dei Miei Sogni”, where structural research interposes itself with the shrewd lyrics through the relaying vocal performance between singing and acting. The music almost takes a back seat; Carlin employs it as a marker highlighter to the words.
“Observations D'Un Mezzobusto” has seven minutes infused with sounds, effects and a really pleasant flute melody. Sudden changes keep the attention high, so does Rino Gaetano-like self-mockery. “Passagggi” deals with the subject of death, ‘La Malattia’, on the other hand, slows down the pace, a heavy sound provides the background and then leaves the field to the usual pleasantly whispered flute. Here, too, the stylistic surge to enliven the whole is not exempt. And the artist's irony continues in “Riunione Straordinaria”, a song that accompanies the mini-suite “Notte D'Inchiostro”, where a gentle classical guitar arpeggio opens to a winding, searching and in some ways innovative path.
In “A Caccia Di Vento” certainly there is room for improvement in the recording stage, however, there remains the artist's ability to 'entertain in a show with theatrical roots, while we are happy spectators of the absurd. MS


 




mercoledì 22 gennaio 2025

Anabasi Road

ANABASI ROAD – Ecce Omo
Autoproduzione
Genere: Hard Prog
Supporto: Bandcamp – 2025





Abbiamo lasciato gli emiliani Anabasi Road nel 2016 con l’EP “Ages”, e antecedentemente con l’album omonimo del 2014, oggi ritornano con quest’album composto di undici brani intitolato “Ecce Omo” e registrato in quattro anni.
Nel tempo, dopo alcuni cambi nella line up, si stabilizzano con Andrea Giberti (voce), Massimiliano Braglia (chitarra), Nicola Corradini (batteria), Luca Orlandini (tastiere), Alex Gambarelli (chitarra), e Andrea Pini (basso). Il genere suonato è in bilico fra l’Hard Prog, il Blues e il cantautorato, il tutto sapientemente miscelato con personalità. Hanno partecipato a concorsi musicali come il “Concorso Liber@mente” di Quattro Castella (RE) arrivando secondi nell’edizione del 2012 e secondi al “Krisis Band Contest” di Carpi nel 2015. Il nome Anabasi Road si riferisce all'antico greco ed evoca una faticosa marcia in salita.
L’Hard Prog, come ho avuto modo di spiegare anche in altri contesti, è un genere rivolto a un pubblico abbastanza limitato, in quanto unire la musica “colta” come il Prog alle sonorità più rudi dell’Hard Rock non trova molti consensi, un ibrido che generalmente il Progghettaro puro non gradisce molto. Viceversa paradossalmente chi ascolta l’Hard Rock acquista anche dischi di Progressive Rock, ciò accade ancora più pesantemente con il Metal Progressive. In realtà in questa musica risiedono passaggi interessanti e non sono soltanto le chitarre elettriche a porre rudezza ai suoni, ma spesso e volentieri è una tastiera, l’Hammond.
La title track che inizia l’album è uno strumentale principalmente composto di un riff insistente di basso e chitarra dopo un apertura psichedelica. Nel decorso si aggiungono gli strumenti, e ci si trova immersi in un contesto a pieno titolo anni ’70. Con “Rinascitempo” si arriva a quello che in definitiva è il DNA della band, ossia come già detto, un insieme di cantautorato, Hard Prog, e Blues. Grintosa l’interpretazione vocale di Andrea Giberti, contagiosa nella giocosità e nell’energia espressa soprattutto nel ritornello.
“La Voce Del Whisky” ha al proprio interno un refrain dalle influenze Nomadi. La band è perfettamente sincronizzata in tutti i reparti, soprattutto la sezione ritmica, dove ancora una volta il basso di Andrea Pini ricopre un ruolo di primissimo piano. Seguono i quasi dieci minuti di “Cortese E Profano” aperti da un bellissimo arpeggio di chitarra classica dal sentore antico (chi ha detto Genesis?). Fra i migliori pezzi nomino la suite finale “La Strega”, un esempio di come il Prog Rock deve colpire l’ascoltatore, con cambi di tempo, assolo ficcanti e belle armonie.
Gli Anabasi Road non sono prolifici, ma quello che riescono a compattare in un album scritto nel tempo è quantomeno sorprendente, tutto questo a favore della fluidità dell’ascolto. Mi capita spesso di recensire buoni album ma con parecchi brani di riempimento, in questo caso il livello resta sempre alto e particolarmente curato. Bravi, la strada giusta per lasciare il segno nel tempo è proprio questa, non quantità ma qualità! MS







Versione Inglese:



ANABASI ROAD - Ecce Omo
Self-production
Genre: Hard Prog
Support: Bandcamp - 2025


We left the Emilian band Anabasi Road in 2016 with the EP “Ages”, and earlier with the 2014 self-titled album, today they return with this album composed of eleven tracks entitled “Ecce Omo” and recorded over four years.
Over time, after some changes in the line up, they stabilize with Andrea Giberti (vocals), Massimiliano Braglia (guitar), Nicola Corradini (drums), Luca Orlandini (keyboards), Alex Gambarelli (guitar), and Andrea Pini (bass). The genre played is balanced between Hard Prog, Blues and songwriting, all skillfully mixed with personality. They have participated in music competitions such as the “Liber@mente Contest” in Quattro Castella (RE) coming second in the 2012 edition and second in the “Krisis Band Contest” in Carpi in 2015. The name Anabasis Road refers to ancient Greek and evokes a strenuous uphill march.
Hard Prog, as I have had the opportunity to explain in other contexts as well, is a genre aimed at a fairly limited audience, as combining “cultured” music such as Prog with the rougher sounds of Hard Rock does not find much acceptance, a hybrid that generally the pure Progghettarian does not like very much.
Conversely paradoxically those who listen to Hard Rock also buy Progressive Rock records, this happens even more heavily with Progressive Metal. In fact, interesting passages reside in this music, and it is not only electric guitars that pose roughness to the sounds, but often and often it is a keyboard, Hammond.
The title track that begins the album is an instrumental mainly composed of an insistent bass and guitar riff after a psychedelic opening. In the progression, instruments are added, and we find ourselves immersed in a full-fledged 1970s context. With “Rinascitempo” we come to what is ultimately the band's DNA, which is, as mentioned above, a blend of songwriting, Hard Prog, and Blues. Andrea Giberti's vocal performance is gritty, infectious in its playfulness and energy expressed especially in the refrain.
“La Voce Del Whisky” has a Nomad-influenced refrain at its core. The band is perfectly synchronized in all departments, especially the rhythm section, where once again Andrea Pini's bass plays a very prominent role. The nearly ten minutes of “Cortese E Profano” follow, opened by a beautiful classical guitar arpeggio with an ancient scent (who said Genesis?). Among the best pieces I nominate the final suite “La Strega”, an example of how Prog Rock should strike the listener, with tempo changes, punchy solos and beautiful harmonies.
Anabasis Road are not prolific, but what they manage to compact into an album written over time is at least surprising, all in favor of smooth listening. I often review good albums but with several filler tracks, in this case the level always remains high and particularly polished. Bravo, the right way to make your mark over time is just that, not quantity but quality! MS

 




lunedì 20 gennaio 2025

Limite Acque Sicure

LIMITE ACQUE SICURE - Un’Altra Mano Di Carte
Minotauro Records / Virgin
Genere: Rock Progressivo
Supporto: CD / Amazon Music – 2025





Se il nostro Rock Progressivo ha ricevuto sin dagli anni ’70 attenzioni anche all’estero grazie alle note band come Premiata Forneria Marconi, Orme e Banco Del Mutuo Soccorso su tutte, sino giungere ai nostri giorni ancora vivo e vegeto, allora di base significa che si è saputo creare qualcosa di veramente valido. Anche questi nomi particolari come Raccomandata Ricevuta Ritorno, Biglietto Per L’Inferno, Rovescio Della Medaglia etc. conducono un fans del genere a capire che trattasi di Rock Progressivo, un modus operandi che difficilmente fallisce l’obiettivo. Questa (chiamiamola così) tradizione, è valida sino ai nostri giorni, leggere un nome come Limite Acque Sicure conduce immediatamente la mente a questo mondo fatto di cambi di tempo e di lunghi brani ricolmi di tastiere.
La band di Ferrara nasce proprio come band tributo al Banco Del Mutuo Soccorso, Orme e Premiata Forneria Marconi nel 2005, ma esordiscono nel 2022 con l’ottimo album omonimo che vi consiglio di andare a rispolverare. Il sestetto formato da Andrea Chendi (voce), Ambra Bianchi (flauto, voce, arpa), Antonello Giovannelli (tastiere), Luca Trabanelli (chitarre), Paolo Bolognesi (batteria), e Francesco Gigante (basso), proseguono imperterriti dopo due anni per il loro incontaminato cammino.
Attraverso personaggi che raccontano la propria esperienza di vita, “Un’Altra Mano Di Carte” tocca persino tematiche politiche, argomento non molto trattato in quest’ambito sonoro, a testimonianza di un impegno lirico sicuramente non scontato su cui poter riflettere.
Sono gli otto minuti e mezzo di “Joker” a mettere immediatamente in chiaro l’intento della band, un intreccio di chitarre elettriche e tastiere che formano un muro sonoro enfatico su cui lasciare andare la mente. Passato e presente si fondono in un gioco piacevole che farà sin da subito la gioia degli estimatori del Prog. Ottimo l’uso delle coralità maschili e femminili che si alternano a passaggi di piano maggiormente riflessivi. I Limite Acque Sicure mostrano sin da subito la volontà di non scendere a compromessi, rispettando tutti i canoni del caso.
Ulteriore conferma giunge da “Il Racconto Di Juan Della Sua Terra” dove i fiati riportano al medioevo per poi lasciare campo alla classica staffetta chitarra/tastiere. Buona la sezione ritmica, raffinata e mai invadente. Qui le Orme sono maggiormente presenti, un brano fresco su cui poter cantare con loro.
“Natale 1914” ha un fascino particolare, questa mini suite di dieci minuti alterna ballata alla Banco (R.I.P.) a passaggi in modalità Genesis, il tutto costruito su testi profondi e riflessivi accompagnati dalla splendida vocalità di Ambra Bianchi. Il meglio giunge nel finale attraverso una centellinata nota di piano sgocciolata sopra un arpeggio di chitarra toccante, dove ancora una volta fanno capolino le Orme, grazie anche alla bella voce di Andrea Chendi. “Non Il Bergerac” prosegue questo sentiero con classe, un tuffo nella metà degli anni ’70. “Chita” ha uno charme esotico ammaliante, suadente e commovente come lo sguardo di una donna mediterranea che ha scolpita negli occhi la durezza della propria vita. Ancora una volta ottima l’interpretazione di Ambra Bianchi. Finale degno con “Storie Perdute”, vigorosità Trip miscelata al Prog più moderno.
Non finirò mai di ringraziare e decantare le gesta di band come i Limite Acque Sicure, portabandiera di uno stile che fra alti e bassi di notorietà sembra distante dal voler porre la parola fine alla propria esistenza. Viva il Prog italiano! MS








Versione Inglese:


LIMITE ACQUE SICURE – Un’Altra Mano Di Carte
Minotauro Records / Virgin
Genre: Progressive Rock
Support: CD / Amazon Music - 2025


If our Progressive Rock has received since the 1970s attention even abroad thanks to well-known bands such as Premiata Forneria Marconi, Orme and Banco Del Mutuo Soccorso above all, until reaching our days still alive and well, then basically it means that something really good has been created. Even these particular names such as Raccomandata Ricevuta Ritorno, Biglietto Per L'Inferno, Rovescio Della Medaglia etc. lead a fan of the genre to understand that this is Progressive Rock, a modus operandi that is unlikely to fail the mark. This (let's call it that) tradition, is valid up to our days, reading a name like Limite Acque Sicure immediately leads the mind to this world of tempo changes and long tracks filled with keyboards.
The band from Ferrara was born precisely as a tribute band to Banco Del Mutuo Soccorso, Orme and Premiata Forneria Marconi in 2005, but they made their debut in 2022 with the excellent self-titled album that I recommend you go brush up on. The sextet made up of Andrea Chendi (vocals), Ambra Bianchi (flute, vocals, harp), Antonello Giovannelli (keyboards), Luca Trabanelli (guitars), Paolo Bolognesi (drums), and Francesco Gigante (bass), continue undaunted after two years on their pristine path.
Through characters recounting their own life experiences, “Un’Altra Mano Di Carte” even touches on political themes, a topic not much dealt with in this sonic sphere, a testament to a lyrical commitment that is certainly not obvious to ponder.
It is the eight-and-a-half minutes of “Joker” that immediately make the band's intent clear, an interweaving of electric guitars and keyboards that form an emphatic wall of sound on which to let your mind go. Past and present come together in a pleasing interplay that will immediately delight Prog fans. Excellent use of male and female choruses alternating with more reflective piano passages. The Limiting Safe Waters show right from the start a willingness not to compromise, respecting all the relevant canons.
Further confirmation comes from “Il Racconto Di Juan Della Sua Terra” (Juan's Tale Of His Land) where the horns bring back the Middle Ages and then give way to the classic guitar/keyboard relay. Good rhythm section, refined and never intrusive. Here the Orme are more present, a fresh track to sing along to.
“Natale 1914” has a special charm, this ten-minute mini-suite alternating Banco-esque balladry (R.I.P.) with passages in Genesis mode, all built on deep and reflective lyrics accompanied by Ambra Bianchi's splendid vocals. The best comes in the finale through a centered piano note dripped over a touching guitar arpeggio, where once again Orme peeps out, thanks also to Andrea Chendi's beautiful voice. “Not Il Bergerac” continues this path with class, a dip into the mid-1970s. “Chita” has a bewitching exotic charm, as persuasive and moving as the gaze of a Mediterranean woman who has the harshness of her life carved into her eyes. Once again Ambra Bianchi's performance is excellent. Worthy finale with “Storie Perdute”, Trip vigor mixed with the most modern Prog.
I will never cease to thank and extol the exploits of bands like Limite Acque Sicure, standard-bearers of a style that among the ups and downs of notoriety seems far from wanting to put an end to its existence. Long live Italian Prog! MS








domenica 19 gennaio 2025

Black Pie

BLACK PIE – Angels
Black Widow Records
Progressive Rock – Funky – Hard Rock
Supporto: cd, flexi disc, lp – 2024





L’Hard Rock contaminato da altri generi come il Progressive Rock e il Funky, ha un fascino davvero personale, se poi a cantare è una voce femminile, allora tutto assume una forma di estrema eleganza. Ne sono consapevoli i liguri Black Pie, gruppo formatosi nel recente 2023 a Savona e composto di artisti noti nel campo come Elena “Hellen” Villa (voce, basso, mandolino), Claudio “Clode” Cinquegrana (chitarre, tastiere, cori), e Silvano “Syl” Bottari (batteria, percussioni).
Hellen ha un passato Rock di tutto rispetto, con i Malcondita vince il Sanremo Rock nel 2001, Syl è stato il batterista dei Vanexa, e Clode è un talentuoso chitarrista che ha militato nel gruppo storico Of New Trolls di Belleno e Di Palo.
Il trio s’incontra nell’estate del 2023 per suonare dal vivo in maniera personale brani che hanno fatto la storia del Rock, e una volta che il tour giunge al termine, decidono di creare materiale proprio. Il risultato è “Angels”, un concept in cui un’anima nasce e plana sul nostro pianeta per scegliere un corpo in cui vivere la propria esperienza di vita.
Per compiere al meglio il lavoro, i Black Pie si avvalgono della presenza dello special guest Stefano Genti alle tastiere e cori.
“Off The Radar” pone immediatamente all’attenzione del pubblico la voce di Elena Villa in una ballata dal sapore Folk. L’andamento ipnotico esaltato dalla chitarra riporta la mente nel passato, quando certi movimenti colpivano direttamente l’anima, qui protagonista del viaggio. Il Rock giunge con “Kaos Night” e allora si può apprezzare al meglio la malleabilità vocale plasmabile a ogni situazione. Trascinante il giro del basso e la parte finale in cui si adoperano le tastiere per apporre maggiore profondità all’ascolto, così l’uso dei cori.
I pezzi s’incastrano perfettamente nella formula canzone, pur avendo di base una cura per la melodia accurata, come nel caso di “Little Lady Bright”, dove il ritornello è gradevolmente armonioso.
E’ “Borderline” a far sfoggio dell’Hard Rock in maniera marcata, qui ancora una volta si può apprezzare il lavoro della chitarra, mai banale e rispettosa del passato stilistico del genere. Il Funky sopraggiunge con “Your Fault”, trascinante ed elegante. L’eclettico assolo della chitarra elettrica è la ciliegina sulla torta, sicuramente uno dei pezzi migliori dell’album. In “Welcome Toxic” questo fattore è esaltato alla potenza, parti psichedeliche conducono verso il mondo di Steven Wilson (Porcupine Tree) bilanciando l’andamento temporale. “People From The Sky” strutturalmente e vocalmente risulta essere una delle più curate dell’album, ammaliante e ruffiana. Torna il Funky e il Rock con “From The Ashes”, emblema del DNA Black Pie, qui tutte le caratteristiche descritte sino ad ora, tutte racchiuse in un unico brano.
 “Blanket Tide” evidenzia la capacità della batteria di Bottari, pulita e precisa, altro pezzo in cui il ritornello rimane impresso nella mente. In “Lift It” fuoriescono maggiormente alcuni richiami ai Porcupine Tree sopra una prova vocale ancora una volta eccellente. La title track conclude su un arpeggio caldo in stile Scorpions.
Questo album è consigliato agli amanti di band come Red Hot Chili Pepper, Porcupine Tree, Rush e a tutti coloro aperti di mente. Se cercate un album in cui cantare e allo stesso tempo godere di ottima musica, allora “Angels” fa decisamente per voi. Ecco che l’anima ha raggiunto il suo corpo. MS 








Versione Inglese:


BLACK PIE - Angels
Black Widow Records
Progressive Rock - Funky - Hard Rock
Support: cd, flexi disc, lp - 2024


Hard Rock contaminated by other genres such as Progressive Rock and Funky, has a truly personal charm, if then a female voice is singing, then everything takes on a form of extreme elegance. Ligurian band Black Pie, a group formed in recent 2023 in Savona and composed of such well-known artists in the field as Elena “Hellen” Villa (vocals, bass, mandolin), Claudio “Clode” Cinquegrana (guitars, keyboards, backing vocals), and Silvano “Syl” Bottari (drums, percussion) are aware of this.
Hellen has a respectable Rock past, with Malcondita winning Sanremo Rock in 2001, Syl was the drummer of Vanexa, and Clode is a talented guitarist who played in Belleno and Di Palo's historic group Of New Trolls.
The trio met in the summer of 2023 to play live in a personal way songs that have made rock history, and once the tour comes to an end, they decided to create their own material. The result is “Angels”, a concept in which a soul is born and flies to our planet to choose a body in which to experience life.
To best accomplish the work, Black Pie enlists the presence of special guest Stefano Genti on keyboards and backing vocals.
“Off The Radar” immediately brings Elena Villa's voice to the audience's attention in a Folk-flavored ballad. The hypnotic progression enhanced by the guitar takes the mind back to the past, when certain movements struck directly at the soul, here the protagonist of the journey. Rock comes with “Kaos Night” and then one can best appreciate the vocal malleability moldable to any situation. Pulling is the bass turn and the final part where keyboards are used to affix more depth to the listening, so is the use of choruses.
The pieces fit perfectly into the song formula, while having a basic care for accurate melody, as in the case of “Little Lady Bright”, where the refrain is pleasantly harmonious.
It is “Borderline” that shows off the Hard Rock in a pronounced way, here once again one can appreciate the guitar work, never trite and respectful of the stylistic past of the genre. The Funky overtakes with “Your Fault”, dragging and elegant. The eclectic electric guitar solo is the icing on the cake, surely one of the best pieces on the album. In “Welcome Toxic” this factor is heightened to the power, psychedelic parts lead toward the world of Steven Wilson (Porcupine Tree) balancing the tempo.
“People From The Sky” structurally and vocally turns out to be one of the most polished on the album, bewitching and pandering. Back to Funky and Rock with “From The Ashes”, emblematic of Black Pie DNA, here all the characteristics described so far all packed into one song.
 “Blanket Tide” highlights Bottari's drumming ability, clean and precise, another track where the chorus sticks in the mind. In “Lift It” some Porcupine Tree references come out more over once again excellent vocal evidence. The title track concludes on a warm Scorpions-style arpeggio.
This album is recommended for fans of bands like Red Hot Chili Pepper, Porcupine Tree, Rush and anyone open-minded. If you are looking for an album where you can sing along and enjoy great music at the same time, then “Angels” is definitely for you. Here the soul has reached its body. MS