I Miei Libri

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martedì 23 aprile 2013

Digit

DIGIT - Digit
Skipping Musez

Distribuzione italiana: -
Genere: Electronic
Support: mcd - 2011



Dall'Emilia Romagna e precisamente da Ferrara, arriva il quartetto Digit composto da Rizzo Luca (voce e synth), Gandini Michelangelo (basso), Stabellini Tommaso (chitarra) e da Grossi Alessandro (batteria).
La band si propone all'ascolto con questo ep composto da sei brani, tutti della durata di tre minuti e poco più, tanto per strizzare l'occhio anche al mondo radiofonico. Il Rock da noi in Italia tenta di mutare, perlomeno sembra provarci e proprio dall'underground spesso fuoriescono situazioni interessanti.
Con i Digit si parla di Rock, Punk ed Elettronica, la strada intrapresa da icone come Subsonica e Planet Funk, ma gli emiliani osano qualcosa in più in ambito sperimentale. Il suono è equilibrato fra Rock , distorsione ed elettronica vicina al Synth Pop. La personalità è abbastanza delineata, certamente fuoriescono quelle influenze di cui sopra (e pure qualche accenno di Litfiba), ma si tenta di comporre il tutto sulla base della melodia, ma anche dei forti assolo, come nel finale di "Farfalle Su Budapest".
E' anche un Rock a tratti trucido, grezzo e di volume, con questo c'è da sottolineare la presenza di cambi di tempo ed umorali, come in "Re Di Picche".
Più diretta e melodica, anche se non disdegna interventi sperimentali, la giocosa "Il Circo C'Est La Vie", mentre il quartetto alza la voce in "Camaleontica". "Ricordo" nella sua melodia si lascia ascoltare con piacere, grazie agli accompagnamenti della chitarra a tratti spezzati e comunque non proprio scontati. Chiude "Bestie" con impeto e convinzione questo ep che presenta una nuova band italiana che vuole dire qualcosa di differente. La strada è lunga, non è semplice da intraprendere questo percorso e risultare immediatamente credibili, in quanto è un genere non convenzionale e comunque rappresentato già da grandi artisti.
I Digit iniziano bene, ora li attendiamo alla prova del primo cd. Potrete trovare l'ep su
ITunes. MS

domenica 21 aprile 2013

Steve Thorne

STEVE THORNE - Part Two: Emotional Creatures
Giant / Audioglobe
Genere:Progressive Rock
Supporto: cd - 2007


“Emotional Creatures” prosegue il suo cammino, giunge a noi a tre anni dal suo predecessore part one. Steve Thorne è sempre lui, sognante, delicato, raffinato con tutti i suoi pregi e difetti. Anche in questo caso il Progressive Rock propostoci è quello più diretto e melodico, distante anni luce da sperimentazioni di sorta, tantomeno da cambi di tempo e fughe. Molti di voi avranno già storto il naso ed avranno abbandonato la recensione, male, perché il nostro artista sa come andare a bersaglio. I brani sono semplici ma tutti supportati da una melodia avvincente, proprio come le belle song che gruppi passati (ma ancora presenti) come IQ e tanti altri del New prog ci hanno insegnato. Non a caso al suo fianco ritroviamo artisti di caratura internazionale, come Nick D’Virgilio e Dave Meros (Spock’s Beard), Tony Levin (King Crimson), Geoff Downes (Yes), Pete Trewavas (Marillion), Gavin Harrison (Porcupine Tree), John Mitchell (Arena) e Martin Orford (IQ), questo tanto per inquadrare il valore del prodotto.
La carta vincente si cela sotto la grazia e la struttura del suono, il songwriting è buono anche se in alcuni frangenti il nostro Thorne sembra ripetere troppo “certi” clichè.
Questo genere di musica nasce per riempire la mente ed il cuore, ci racconta favole fantastiche, per questo gli interventi Folk sono ben accetti. Le emozioni più grandi si raggiungono nei crescendo strumentali, ecco allora sottolineare brani come “Crossfire” o la stupenda finale “Sandheads”, come non potrebbe essere altrimenti con una squadra di musicisti come quella a sua disposizione…
Non sempre dunque bisogna necessariamente godere del genere quando si getta a capofitto in tortuosi e labirintici intrecci strumentali, la tecnica se messa a disposizione della melodia, riesce a dare frutti a volte inaspettati e dolcissimi.
Complimenti a questo artista che già avevo precedentemente annotato sul mio taccuino , a dimostrazione che la classe non è acqua e chi vuole prendere questo disco, di sicuro non si pentirà della spesa. (MS)

venerdì 19 aprile 2013

Azure Agony

AZURE AGONY - India
SG Records

Distribuzione italiana: si
Genere: Prog Metal

Support: CD - 2012



Ritornano dopo "Beyond Belief" del 2009 i friulani Azure Agony con non poche novità. La band capitanata dal tastierista Marco Sgubin, si avvale per questa nuova realizzazione dal titolo "India" di un cantante, Federico Ahrens e la distanza fra il Metal Prog dei Dream Theater e questo degli Azure Agony, si assottiglia sempre di più. L'impostazione vocale di Federico non è proprio uguale a quella di La Brie, ma l'approccio alla melodia si. Il suo bel lavoro al microfono va ad arricchire di più il sound della band, rendendo l'insieme più scorrevole e meno impegnativo.
La caratteristica peculiare della band resta sempre a cavallo fra melodia e tecnica, proprio come nel primo album strumentale, anche se la prima è più marcata. Otto i brani che compongono "India" e le sorprese non finiscono qui, questa volta si parla di suoni, l'innesto di violoncello, Chapman Stick e fisarmonica in alcuni frangenti, donano freschezza e duttilità all'ensemble sonoro.
"Twin Babel" miscela potenza con ariosità, brano prettamente incastonato negli stilemi del genere in causa. Buono il lavoro della ritmica di Carlo Simeone (batteria) e Marco Firman (basso), così fondamentale il supporto delle tastiere. I fendenti di chitarra sono assegnati alle mani di Gabriele Pala. Punto di riferimento "Awake" e dintorni del Teatro Dei Sogni.
"Private Fears" inizialmente gioca anche con la voce filtrata al microfono, per poi svilupparsi in un alternarsi di potenza e melodia intrigante. Invece si apre voce e piano la bella "Libra's Fall", per crescere e lanciarsi in un frangente strumentale davvero efficace, specie nella cavalcata con chitarra elettrica a ritmo di doppio pedale a dimostrazione che la band è completa e che quando vuole sa picchiare.
In "My Last Time On Earth" la musica diventa immagine attraverso i suoni eterei e sognanti, più vicino al mondo New Prog per poi essere contigua alla bellissima "India", canzone clou dell'album. Quasi undici minuti di suoni ed emozioni sempre con un piede nel mondo Dream. Ad un tratto diventa soprattutto musica per la mente e gli alti e bassi emotivi colpiscono l'ascoltatore inesorabilmente.
Bella ballata "Hold My Hand", quasi una filastrocca che spezza l'ascolto dell'intero cd, concedendo una piccola tregua, uno dei pezzi che più mi hanno colpito anche per l'intervento della fisarmonica, davvero ben congeniato.
"A Man That No Longer Is" a differenza della precedente, non concede tregua e riporta il discorso Metal Prog ai livelli che generalmente più gli competono. Chiude "Forever Blind" in maniera epica e decisa.
"India" è dunque la seconda prova dei ragazzi di Udine e mette in risalto tutta la loro passione per il genere, cercando di non strafare e di badare al sodo. Consiglio soltanto di scrollarsi un poco di dosso la pellicola Dream che rischia di farli restare e quindi di perdersi, nell'enorme calderone di proseliti. Ovviamente non del tutto, perché le radici non si strappano....mai! MS

giovedì 18 aprile 2013

Vertigo

VERTIGO - 2
Frontiers Records

Distribuzione italiana: Frontiers
Genere: AOR
Support: CD - 2006




Joseph Williams è figlio d’arte, suo padre John Williams è noto nell’ambito musicale per essere il creatore di moltissime colonne sonore di film famosi, tra cui Indiana Jones, Star Wars ed E.T. Il talento è stato tramandato, Joseph si dedica alla musica Rock e diventa anche cantante dei Toto. Con loro nel 1986 e nel 1988 incide i fortunati albums “Fahrenheit” e “The Seventh One”. Nel 1990 lascia il gruppo di Porcaro per dedicarsi, anche lui come il padre, al cinema offrendo la voce anche a Simba nel Re Leone di Walt Disney.
Solo nel 1999 una breve reunion con i Toto e poi, sino ai giorni d’oggi, sempre colonne sonore. Nel 2003 viene contattato da Perugino, presidente della Frontiers Records ed insieme al produttore Fabrizio Grossi viene impegnato nel nuovo progetto Rock dal titolo Vertigo. La critica ed il pubblico hanno ben accolto questo lavoro, tanto da riproporlo anche oggi con l’ausilio di musicisti come Alex Masi alla chitarra, Virgil Donati (Soul Sirkus, Ring of Fire) alla batteria e Jason Scheff (Chicago), background vocals in “Hold Me”.
I nuovi brani sono tutti accattivanti e molto AOR style, dotati di un soffice tocco di musicalità commerciale da renderli appetibili soprattutto alle radio. Ecco allora volare leggere dal nostro stereo canzoni come “In The Blink Of An Eye”, “All For You” e “Hold Me” inevitabilmente influenzate dalle sonorità del suo gruppo madre. In “Part Of Me” c’è una ricercatezza Rock più marcata, un brano delicato (come tutto l’album) dal ritornello grazioso ed una buona chitarra. Il disco si lascia apprezzare nel proseguo, come in un crescendo emozionale. “Holy” è , come dicevo prima, una canzone commerciale perfettamente adatta per il mercato radiofonico, da cantare spensieratamente in macchina senza troppi impegni. Il Rock ha certamente tante prerogative, una di queste è sicuramente il sapersi adeguare a tutte le esigenze emozionali, ad esempio “I Wanna Live Forever” ti carica il corpo, mentre la ballata “Save It All Alone” l’anima, insomma ce n’è per tutti gusti.
Questo “2” è senza dubbio un lavoro di gran classe, che mi sento di consigliare a tutti coloro che fanno dell’AOR più commerciale e melodico il proprio pane quotidiano. A tutti gli altri consiglio un ascolto preventivo, per non imbattere in melodie troppo smielate che potrebbero procurarvi una fastidiosa ed inevitabile orchite. MS


mercoledì 17 aprile 2013

Progetto Luna

PROGETTO LUNA - Ogni Tanto Sento le Voci
Videoradio

Distribuzione italiana: si
Genere: Rock Italiano / Pop
Support: CD - 2012




Da Torino l'esordio discografico dei Progetto Luna, Max Paudice (voce e chitarra), Gionathan D'Orazio (batteria), Emanuele Nifosì (percussioni) Alessandro De Carne (basso) e Marco Francavilla (tastiere e programmazione) compongono l'ensemble nativo nel 2009.
Il genere musicale affrontato è un Rock che si aggira fra il Pop, l'Elettronica, vintage e Funk, mentre i testi affrontano tematiche quotidiane, sociopolitica e poteri alti, il tutto in maniera molto semplice e diretta. La ricerca melodica si comporta altrettanto, lasciando molto spazio alla fantasia compositiva per un risultato gradevole e soltanto apparentemente scontato. Le differenti esperienze musicali interne alla band sono probabilmente uno degli ingredienti migliori che formano l'ossatura dei Progetto Luna e negli undici brani ne abbiamo riscontro.
Apre "Fastidiosi Rumori", descrizione di incompatibilità verbale, qui l'elettronica si fonde con una buona fase ritmica percussionistica. La composizione è lineare ed intelligente, grazie anche ad un buon arrangiamento. I brevi solo di chitarra stanno a testimoniare una certa tendenza verso il Rock vintage ed impreziosiscono il lavoro.
Reagge in "Onda", spazio anche a vocalità corali femminili nel ritornello. Piccole schegge di Litfiba di tanto in tanto si propongono all'ascolto, d'altronde Pelù e Renzulli hanno fatto la storia del Rock italiano. Sono molte le melodie vincenti in tutto il percorso e l'idea di supportarle spesso con arrangiamenti elettronici e cambi di tempo, risulta vincente.
Nel complesso il suono è avvolgente e ricco di particolari, ben equilibrato e pulito. Metriche liriche differenti, in stile Ivan Graziani, nel pezzo "Respira", mentre la musica ci regala due buoni solo centrali di tastiera e chitarra.
La strumentale title track presenta una band coesa e consapevole dei propri mezzi, pur trattandosi di un debutto è colmo di esperienza. Se invece volete ascoltare il lato più melodico e delicato della band, dovete arrivare a "Quello Che Vorrei", con effetti eco in stile Pink Floyd, ma dalla classica matrice melodica italiana, per alcuni versi vicina anche alla PFM.
"Ogni Tanto Sento Le Voci" è un debutto più che onesto, per molti istanti davvero interessante e con buone melodie, tutto questo mi fa sostenere, per l'ennesima volta, che in Italia c'è un sottobosco di ottima frutta, bisogna soltanto mangiarla e dire a tutti che è buona. Da parte mia faccio i complimenti e aspetto prove future per capire se ci sono margini di miglioramento, già così...promossi. MS

lunedì 15 aprile 2013

Edaq

EDAQ - Dalla Parte del Cervo
Selfproduced

Distribuzione italiana: -
Genere: Folk
Support: CD - 2013




Il cervo è un animale fiero, libero di scorrazzare fra salti e corse, tendenzialmente buono, il cervo è un animale che sa farsi volere bene. Chi non sta dalla parte del cervo? Gli EDAQ (acronimo di Ensamble D'Autunno Quartet), sono un gruppo piemontese e trapelano nei propri suoni questa sensazione di libertà e tutto l'essere di questo regale animale.
In questo debutto gli argomenti trattati sono molteplici, si va dal Folk al materiale tradizionale piemontese e transalpino, ma anche Jazz, Rock e Pop.
EDAQ è dunque un contenitore sonoro nel quale confluiscono molteplici idee ed esperienze, quelle di Francesco Busso (ghironda), Gabriele Ferrero (violino), Flavio Giacchero (cornamusa, clarinetto, basso), Stefano Risso (contrabbasso) ed Adriano De Micco (percussioni). Dalle note dell'album, suddiviso in dodici movimenti per una durata di quasi settanta minuti, si percepiscono chiaramente le influenze transalpine, ma anche Folk inglese, mazurche, valzer e polche! La confezione cartonata del cd ed un libretto interno fatto a poster, impreziosiscono l'acquisto del prodotto.
Liberi di scorrazzare dunque e questa sensazione di ariosità vigorosa, denota comunque radici profonde, salde al passato culturale dei popoli. Musica che potrebbe benissimo far parte di una colonna sonora di un film, in quanto si presta notevolmente all'accoppiamento con le immagini. Prevalenza di strumenti ad arco rendono calore ai pezzi che comunque non disdegnano passaggi acustici di chitarra e di risvolti a fiato.
Fra libertà e tradizione, l'album ci accoglie con due pezzi di buona fattura, come "Bollito Crudo" e la più folcloristica "Hanter-Dro Du Trehic/Buxus Semper Virens". Buona l'idea di unire al tutto dei frangenti melodici di facile presa, l'ascolto ci guadagna in fluidità.
Dallo scaturire di queste note si ha persino come la sensazione di sentire gli odori di ciò che circonda questi paesaggi sonori, una metafora per rimarcare ulteriormente il profondo lavoro folcloristico...ma non solo.
Gli arrangiamenti sono una delle armi vincenti del progetto, spesso si danza, ma quello che risalta di più è la popolarità della proposta, forse nata e cresciuta per i campi, per i bar e per le strade, questa è la personale sensazione che mi pervade.
Anche suoni moderni accompagnano l'ascolto, gli EDAQ dunque percorrono anche un nuovo sentiero, di certo non scontato pur se popolare. Piccole puntate nel Rock, in definitiva "Dalla Parte Del Cervo" è davvero una boccata di aria nuova nel panorama musicale italiano. Musica che unisce, fa stare bene anche nell'animo, che riscalda e trasmette il DNA della tradizione popolare, per dare in pasto alla mente la cultura dei nostri popoli del Nord e non solo. Approfittatene. MS


domenica 14 aprile 2013

Atomic Clocks

ATOMIC CLOCKS - Magdan In Charleroi
Selfproduced

Distribuzione italiana: -
Genere: Jazz / Sperimentale
Support: CD - 2011




La Toscana è regione ricca d'arte e del buon mangiare e bere, insomma, in Toscana si vive la vita con cultura e gusto. Firenze è l'epicentro, città da vivere in tutte le sue sfaccettature. Proprio da qui provengono gli Atomik Clocks, quartetto di Jazz sperimentale nato nel 2006 da un progetto d'improvvisazione collettiva. Il gruppo cambia line up nel corso degli anni, ma in questo ultimo lavoro si propone con Francesco Li Puma (Basso e sax), Marco Ruggiero (batteria), Filippo Pratesi (sax alto) e Massimo Peroni. La musica proposta è dunque Jazz, ma non disdegna puntate verso il Funk, per un risultato finale che paradossalmente definirei anche Punk, non per la strumentazione ovviamente, ma per quell'approccio a tratti aggressivo verso lo strumento che contraddistingue il genere. Dopo una serie di demo, ep e live, scaricabili gratuitamente anche dal loro sito http://atomikclocks.bandcamp.com/ , è la volta del debutto ufficiale dal titolo "Magdan In Charleroi". Il progetto è suddiviso in dieci fragmenti sonori, tutti diretti verso una ricerca sonora a tratti destabilizzante, ma che in realtà segue un suo perchè. Infatti le ritmiche, pur essendo spesso spezzate e le fughe strumentali a volte dissonanti, si sposano alla perfezione con i momenti di melodia. Il tutto viene legato da buoni fraseggi melodici. La tecnica non è soffocante, ossia, si corre ma non si precipita, tutto accade ponderatamente e l'improvvisazione dimostra di essere supportata da una lunga intesa fra i componenti, sicuramente forgiata dal tempo e dai live.
Il sax in generale è lo strumento a cui si affidano le maggiori evoluzioni, mentre il basso e la batteria dialogano ritmiche a tratti minimali ma ben congeniate. A volte si sente il bisogno di partire velocemente, mentre in altri momenti c'è più stasi emotiva, ma nel complesso fuoriescono buone intuizioni. Lo strumento a fiato viene vissuto e vivisezionato in molte delle sue possibilità, in una sorta di schiaffo o bacio che può lasciare l'ascoltatore anche attonito o perlomeno incuriosito. Musica per la mente dunque, ma serve una preparazione d'ampio respiro, tuttavia il piede spesso e volentieri parte da solo e questo sta a significare già molte cose. Un lavoro godibile, ma che forse necessita anche di un riempimento sonoro alternativo in ambito strumentale, in quanto a lungo andare le soluzioni si potrebbero ripetere ciclicamente, a discapito delle buone idee. Comunque interessanti! MS

giovedì 11 aprile 2013

Lunatic Asylum

LUNATIC ASYLUM - Lunatic Asylum
Selfproduced

Distribuzione italiana: -
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2008




I Lunatic Asylum provengono da Milano e con questo album dal titolo omonimo giungono alla seconda realizzazione, dopo “From Beyound…” del 2003. Si formano grazie a Davide De Paolis (voce), Andrea Rendina e Cristian Brugnara (chitarre), Francesco Elia (basso), Nicola Cozzi (tastiere) e Stefano Cerri alla batteria, tutti provenienti dalla band di Black Metal dal nome Khrysos Anthemon. Ma qui stiamo parlando della fine degli anni ’90, ne è passata d’acqua sotto i ponti, defezioni e vicissitudini avverse varie temperano la band e ce la presentano oggi più forte e coesa che mai. Restano le asce Rendina-Brugnara, mentre Mario Scalia (voce), Gianluca Tissino (basso) e Cristian Marino (batteria) completano odiernamente la line up. Il nome della band rappresenta al meglio il significato della musica proposta, infatti il Lunatic Asylum è stato uno dei primi istituti ospedalieri per malati mentali, sorto a Toronto (Canada) nel 1850.
Musica oscura, introversa, ma assolutamente ben confezionata. La band si sente benissimo che è rodata, anni di esperienza si ripercuotono negli strumenti e sulla composizione dei pezzi. Una musica legata da un sottile filo conduttore, sentimenti in evidenza dunque, per un percorso fosco e doloroso. Cinque i brani per una durata di quasi trenta minuti. Il primo si intitola “Breathless”, un palcoscenico con una variegata sceneggiatura. Le chitarre si esprimono al meglio nei propri spazi, la voce è pulita e bella. Melodica e di matrice Prog è “Lunatic Asylum”, una finestra nel buio, dove squarci di luce sonora irrorano la nostra mente. I ragazzi sanno suonare, presentano bene il prodotto e non deludono in nessun aspetto, “My Walls” è un esempio di maturità. La lezione dei maestri del genere sembra essere stata assorbita e rielaborata. “Red Dragon” prosegue il cammino intrapreso e lancia stilemi vocali di diversa natura, esaltando le buone capacità di Scalia. Chiude “Cloud” (scusate il gioco di parole), un breve brano tastiere e chitarre acustiche.
I Lunatic Asylum si presentano così nel mondo del Metal Prog, con tanta passione e professionalità. Certamente sono una goccia nel mare del genere, ma sono le gocce che fanno la pioggia, per cui complimenti ragazzi, bagnateci pure! MS

mercoledì 10 aprile 2013

Pandora

PANDORA - Sempre e Ovunque Oltre il Sogno
BTF
Distribuzione italiana: AMS Records
Genere: Symphonic Prog
Support: CD - 2011



Il 2011 in ambito nazionale sembra davvero iniziare sotto una buona stella, specialmente per chi predilige sonorità Genesis ed anni ’70. C’è molta carne al fuoco, compreso il secondo disco in studio dei Pandora. Ci avevano fatto sentire di che pasta erano fatti gia nel 2008 con il debutto dal titolo “Dramma Di Un Poeta Ubriaco”, ma qui con “Sempre E Ovunque Oltre Il Sogno” sembrano fare un ulteriore passo in avanti. Accompagnato da una veste grafica molto suggestiva ed elegante, creata dalla pittrice Emoni Viruet, il disco si suddivide in otto tracce. Con la dipartita del chitarrista Christian Dimasi, la band ritorna alla sua formazione originale, cioè un trio composto da Beppe Colombo (Tastiere), Claudio Colombo (Batteria, Basso, Chitarra) e Corrado Grappeggia (Voce e Tastiere).
Le atmosfere a tratti forti e sinfoniche esprimono al meglio il concetto fantastico e perfino mitologico che i Pandora vogliono rappresentare. Gia nell’iniziale “Il Re Dei Scemi” si coglie l’essenza stilistica della band, ovviamente rivolta verso un suono anni ’70. Altra fuga strumentale è la breve successiva “L’Altare Del Sacrificio” dove le doti tecniche degli artisti vengono maggiormente valorizzate. Ancora una volta unita come in una lunga suite, “L’Incantesimo Del Druido” esce legata al brano precedente con potenza e personalità, dove si propongono perfino suoni psichedelici. Qui i Pandora fanno seriamente e mettono in evidenza anche una passione per le vecchie Orme. “Discesa Attraverso Lo Stige” con l’arpeggio di chitarra acustica, ricorda gli Osanna de “L’Uomo” e per chi scrive questo è uno dei frangenti più toccanti dell’intero lavoro, impreziosito dal supporto delle tastiere. Ancora unito come in un'unica suite, procede il cammino per giungere ad “Ade, Sensazione Di Paura”, nuova composizione articolata, ricca di numerosi passaggi strumentali che alternano cambi umorali e di ritmo a della buona Psichedelìa. Non sfugge un piccolo richiamo a “Shine On You Crazy Diamond”dei Pink Floyd, un ammiccamento simpatico nel contesto. “03.02.1974” è un pezzo dedicato al concerto che in quella data i Genesis di “Selling England By The Pound” hanno tenuto a Torino. Qui si narrano i ricordi e le sensazioni di una serata assolutamente indimenticabile. “La Formula Finale Di Chad-Bat “ gode di un solo di chitarra a dir poco ammaliante, quasi in stile Steve Hackett , che ci conduce verso la lunga suite finale “Sempre E Ovunque”. Qui i Pandora, come in un finale dei fuochi d’artificio, tirano fuori tutto il proprio arsenale, lasciando inesorabilmente steso il Prog fans di vecchia data.
Questa musica è quindi senza tempo, oppure per alcuni potrebbe risultare datata, tuttavia questo è ed il termine Progressive Rock appunto andrebbe rivisto, per non incappare in qualche incomprensione. Qui siamo a fronte di un Symphonic Prog davvero ben eseguito e le forti emozioni non mancano di certo. Complimenti ai Pandora per un disco che si lascia ascoltare così bene che io, guarda un po’, rischiaccio il tasto “Play”. MS


martedì 9 aprile 2013

Mario Cottarelli

MARIO COTTARELLI – Prodigiosa Macchina
Crotalo Edizioni Musicali
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2007


Chi suona Progressive Rock in tempi non sospetti, cioè oggi dove il genere non è di moda, è sicuramente un grande appassionato di musica! La vita ci mette continuamente alla prova e molto spesso impedisce di realizzare ciò che desideriamo o che pensiamo. Ma le passioni non si sopiscono mai, Mario Cottarelli ne sa qualcosa.
Cremonese e polistrumentista, si dedica alla musica sin dagli anni ’70. Proprio qui compone dei brani che non vedranno mai luce a causa di una sfortunata coincidenza, quella della chiusura della casa discografica a cui aveva proposto il progetto. E qui mi riallaccio alla passione ed alla caparbietà iniziale, quella che il tempo non riesce a scalfire, perché vera. Si può realizzare nel 2007 un cd composto da tre suite di musica che cavalca le onde dei Genesis, Goblin, della musica più sinfonica e quant’altro è retrò? Certamente dico io, perché la musica in realtà non ha tempo. C’è da dire che l’artista è comunque all’interno del music business, ossia ha collaborato con Ivana Spagna e Claudio Simonetti , per cui ferrato ed indirizzato, ma questa “Prodigiosa Macchina” sembra voler gridare al mondo intero chi è Mario Cottarelli.
Trattandosi di Progressive Rock, il disco è composto come dicevo da tre suite, la prima dal titolo “Prodigiosa Macchina” è della durata di quasi 22 minuti. In essa convivono numerose soluzioni e varianti, conquistando l’attenzione dell’ascoltatore travolto da liriche importanti e musica coinvolgente.
Le parti vocali non sono il piatto forte del disco, tuttavia Cottarelli riesce a sopperire il tutto con un songwriting quantomeno intelligente ed emotivo. Il centro del concetto è la mente dell’uomo ed il suo sviluppo, con l’auspicio che l’evoluzione elimini “Ogni forma d’approssimazione”.
Una suite piena, rotonda dove i cambi di tempo si alternano a passaggi ipnotici dal profumo anni ’70. La strumentazione esalta questo concetto, portando il suono in giochi strutturali, spesso cari anche alle Orme. Mario gioca, si diverte ed espone una cultura musicale eccellente. Il secondo pezzo si intitola “Il Pensiero Dominante” ed estrae dal cilindro delle idee stile Gentle Giant, accennate anche nella suite precedente.
Come potrete capire è un lavoro ricco di buoni passaggi, specialmente nella conclusiva “I Cori Della Via Lattea”, strumentale dove classicismo e Goblin vanno a nozze. Non conoscevo questo artista per mia ignoranza, per me è una felice scoperta e mi auguro con tutto il cuore di poterlo riascoltare in un progetto più completo, magari riuscendo a limare il canto, unica pecca di un disco assolutamente da godere. Consigliatissimo agli amanti del Prog Italiano! (MS)

lunedì 8 aprile 2013

P.C.Translate

P.C. TRANSLATE - Lo-Fi Lovers
Tra Bla Records

Distribuzione italiana: Tra Bla Records
Genere: Experimental
Support: mCD - 2006




Chi segue attentamente il mercato musicale nostrano conosce già il nome di Paolo Catena e la sua lunga e travagliata carriera artistica. Dopo diverse vicissitudini, il polistrumentista di Pesaro decide drasticamente di dare una svolta alla sua vita, abbandona il “nome” inglese, che è la traduzione letterale del proprio, per rinascere con un nuovo progetto. Del resto chi lo conosce sa bene che Paolo non è mai stato capace di star fermo in senso artistico.
Fonda la Tra Bla Records e si getta a capofitto assieme alla sua collaboratrice e vocalist Lola Sprint nel nuovo progetto sperimentale P.C. Translate. Infatti proprio di questo si tratta, nuove sperimentazioni, quelle a cui Paul ci ha abituati. Il cd in questione raccoglie dei brani che Catena ha registrato in questi anni, ma col nuovo progetto è già andato oltre e presto avremo nuova musica da ascoltare. “Lo-Fi Lovers” propone fughe repentine fra la Psichedelica, il subconscio, il Prog, ancora del Doom e tutte quelle che sono vibrazioni, che in questa nuova veste vogliono essere positive. La sua chitarra ci racconta storie fantastiche, piccoli affreschi cromatici che mutano durante l’ascolto. “The Song Of Crazy Cow” ha questa magia, la potenza della sua musica risiede proprio nell’estraniare l’ascoltatore dalla realtà, per rapirlo in un mondo di suoni e suggestioni coadiuvate dalla fonetica dei testi puramente inventati. Non deve stupire nemmeno il folklore quasi alla Branduardi di “Classical Solution”, Catena del resto ha sempre amato spaziare continuamente all’insegna della creatività, per questo non ha mai amato i “limiti”, anche se il doom è il genere che più lo ha reso celebre.
Il termine “artista”, che oggi viene usato troppo spesso e troppo spesso a sproposito, calza a pennello per Catena, che ha seguito la propria vocazione musicale contro ogni logica di mercato e sempre controcorrente. In questo nuovo progetto offre un tipo di comunicazione sonora, apparentemente anacronistico, che in realtà è un bagaglio di cultura e sincerità alla quale, in un mondo di uscite piatte, non siamo nemmeno più preparati ad ascoltare.
Sembrerà banale, ma mai come in questo caso mi sento in dovere di ringraziare un vero artista per il proprio operato, senza urlare “al capolavoro!”, perché non è così che si fa del bene a chi ha qualcosa di diverso da dire. Sia inteso, questo disco non è un capolavoro, se mai il capolavoro è l’uomo Catena, che con la sua creatività ci dona arte sincera, scomoda, spesso difficile da accogliere, ma sempre interessante.
Sempre in linea con la sua natura Paolo ha deciso di rendere disponibile gratuitamente la sua musica in Internet al sito:
http://www.paolocatena.it/musica.asp
Il mio animo è in fondo come il suo, ingenuo, sincero e lontano dal denaro che, intendiamoci bene, serve per vivere ma non deve snaturare il proprio essere. GB e MS

domenica 7 aprile 2013

X Carnation

XCARNATION - Grounded
Frontiers

Genere: progressive Rock
Supporto: cd - 2005



Cenk Eroglu è il nome di questo artista turco proveniente dalla scuola pianistica di Jazz e fondatore nel 2002 del progetto dal nome X Carnation. Le sue realizzazioni solistiche incominciano nel lontano 1991, ma è verso la fine del millennio che, grazie alla collaborazione con personaggi del calibro di Pat Mastellotto (Mr. Mister e King Crimson), Robert Fripp e Tony Levin, si fa un vero e proprio bagaglio culturale nel campo, con tanto di naturale maturazione artistica.
Oggi lo ritroviamo autore, arrangiatore ed ingegnere del suono di questo nuovo album dal titolo “Grounded”. La musica proposta si tratta di Hard Rock con giochi elettronici in evidenza, come nell’iniziale “Personal Antichrist”. Voci filtrate e buona personalità completano la stesura del brano.
“Everlasting” è sorniona, ma ricca di emozioni in crescendo. Cenk sembra trovarsi molto a suo agio anche nelle ballate, “Without You” è un lento d’atmosfera che sottolinea la buona vena compositiva del turco. Ma in generale è l’elettronica a far la voce grossa, in “Desperately Sad” ad esempio è la ritmica ad esserne coinvolta, effetti sonori ed un ritornello da paura, orecchiabile e di semplice memorizzazione completano l’opera. Saltuariamente fuoriesce l’anima “arabeggiante” di Cenk con tanto di annessi strumenti del luogo, intriganti ad esempio i momenti iniziali di “Reason To Believe”, altro brano bello e melodioso. Le sperimentazioni sonore sono dunque il trendmark del disco, una gradevole scoperta questi X Carnation che in molti tratti fanno venire in mente gli ultimi Spock’s Beard di Nick D’Virgilio (scusate se poco).
“Grounded” si conclude con l’alienatico e massiccio brano dal titolo “Pictures”.
La qualità sonora è buona, il risultato nell’insieme è più che gradevole, anche se qualche smussata a certi prolissi momenti andrebbe fatta. Hard Rock, Prog, elettronica e arabica in un solo prodotto… buon colpo Frontiers. MS


sabato 6 aprile 2013

Sciarada

SCIARADA - The Addiction
Lizard Records
D
istribuzione italiana: Lizard Records
Genere: Ambient / Post Rock
Supporto: CD – 2009




Prosegue la ricerca della Lizard su band dedite alla musica sperimentale. Questa volta ci propongono gli Sciarada, attualmente un trio composto da Michele Nicoli, Matteo Sorio e Mario Tuppo. Il progetto Sciarada nasce a Verona nel 2005 e da alla luce un primo cd autoprodotto. Oggi con “The Addiction” la band si stabilizza a trio, il lavoro della mente compositrice di Michele Nicoli prende così forma e stabilità.
In questo viaggio sonoro i veronesi si circondano pure di special guest, per cui Francesco Tomè (soundscapes), Giulio De Boni (batteria) ed Antonella Bertini (voce), danno il loro prezioso contributo. L’artwork del disco è minimale, in bianco e nero, rappresentato da opere pittoriche di Igor Compagno. Tutto questo sposa alla perfezione l’impatto sonoro della band.
Suoni legati a ritmica spezzata, graffi nella mente, forse suggeriti da Fripp (King Crimson), coinvolgono l’ascoltatore. Un film di diapositive rovinate che solo a tratti lasciano intravedere con nitidezza le immagini di questa musica. Non si riesce a mettere a fuoco l’anima dei Sciarada nella globalità degli ascolti, ogni singolo brano è un diverso trip, che affronta l’impalpabile mondo sonoro con inattesa maturità. Aloni di Pinkfloydiana memoria, pervadono nelle chitarre di “Senica Star”, brano completamente differente dall’etereo ed instabile precedente dal titolo “Devon PTU”. Vortici sonori a tratti ripetitivi, lasciano spazio ad inattese melodie, come quelle del piano di “Odessa”. Lo strumento è solitario, apparentemente protagonista, in quanto il suono ce lo propone in lontananza, come pentirsi del protagonismo, lasciando spazio a suoni circondari meno reali.
Ariosità, restrizione, timidezza e nuovi paesaggi, sono le sensazioni che più affiorano. Il mondo Sciarada trova vetrina nella conclusiva suite “Baratio”, un susseguirsi di suoni e melodie che si incastonano fra chitarra e piano. Ma il vero protagonista è il silenzio che ci avvolge lungo tempo per poi sfociare in suoni d’acqua e nella bella voce di Antonella.
Sciarada è proprio come la sua copertina, una perfetta rappresentazione grafica, apparentemente uno scarabocchio che lascia immaginare qualcosa, quel qualcosa che deciderà solo la vostra mente. MS

venerdì 5 aprile 2013

Red Onions

RED ONIONS - Diario d'un Uomo Qualunque
Red Onions Records

Distribuzione italiana: si
Genere: Prog
Support: CD - 2010



Quando il Rock più eclettico, denominato generalmente Progressive, si incontra con la musica d’autore, spesso nascono belle emozioni. Non necessariamente la musica deve essere colta o logorroica, tantomeno scialba e sfruttata, c’è un posto dove essa si sposa con l’arte e risiede a volte in quelle band che non ti aspetti. I Red Onions sono umbri, precisamente di Perugia e suonano assieme dal 2004. Il loro primo risultato musicale è un singolo dal titolo “Libero Fuori” del 2009, mentre questo concept album “Diario D’Un Uomo Qualunque” è il loro debutto ufficiale. Il diario è suddiviso in undici capitoli, dove la musica si alterna a diversi generi, spaziando dalla psichedelìa al Prog più chitarristico, fino a giungere ai gia citati territori della musica cantautoriale. Molti di voi affermeranno che non si può trattare di Progressive Rock, in quanto nella musica non ci sono tastiere, invece se intraprenderete questo percorso con noi, noterete che di spunti storici ne affiorano a volontà. Non mancano riferimenti a band storiche italiane , quale PFM oppure i più acustici Osanna e appunto il cantautore Prog degli anni ’70 Claudio Rocchi.
Una musica a tratti anacronistica, dove risiede inalterata l’essenza degli anni ’70, quando la sera ci si incontrava per suonare assieme e parlare guardandoci negli occhi e non avanti ad uno schermo freddo e piatto. Forse suonare oggi tutto questo è alquanto penalizzante, non per demeriti degli artisti, in quanto la società è cambiata, anche se c’è un ritorno alla curiosità, almeno da parte delle giovani generazioni verso questa musica passata. I Red Onions sono Davide Grillo alla chitarra e voce, Leone Pompilio alla chitarra e voce, Ali Adamu al basso e voce e Marcello Mangione alla batteria.
Si comincia con il “Prologo”, una radio che scorre fra le frequenze, fermandosi su stazioni che leggono le news. Sopra un arpeggio chitarristico si sente parlare di pedofilia e molto altro, questo per mettere subito all’erta l’ascoltatore su quali argomentazioni sociali si va a discutere nell’opera in questione. E’ quindi “Diario D’Un Uomo Qualunque” che ci porta dentro il contesto, analizzando il potere mediatico e le conseguenze di una guerra. Chitarre elettriche tessono tappeti sonori che reggono la durezza di questi testi, per poi lanciarsi in fughe strumentali qui decisamente Progressive. Ancora più Rock è “Numinosa Diagnosi”, scarna e diretta nelle sonorità quanto trascinante nei riff che solo successivamente lasciano lo spazio al lato più cantautoriale della band. Le doti tecniche affiorano in “Night Time Blues”, canzone cantata in inglese che da il meglio di se nell’assolo finale di chitarra. Una chitarra acustica apre “Epitaffio Per La Prima Morte Di Un Sogno”, canzone che potrebbe aver scritto benissimo un Ivano Fossati più ispirato. Anche lo stile vocale tende a rimarcare il periodo e lo stile, per poi lanciarsi nel solito turbinio Rock al quale i Red Onions credono fermamente. “Paesaggio Notturno” è eroticamente ruvida, mentre “Ricordo Di Bimba” racconta il lato intimistico della band. “Serpenti” ritorna a fare capolino nelle scale più Progressive, alternandosi a riff Hard Rock. “Occhio Del Giorno” ha il profumo degli anni ’70, entra in testa ed estranea l’ascoltatore, ammaliandolo con le sue strumentazioni acustiche, molto spesso radicate nella psichedelìa passata. “Disarmonico Allegro” fa ancora riflettere, un mix della loro complessa personalità , mentre il disco è chiuso da “Epilogo?”, praticamente la ripresa del “Prologo”.
I Red Onions hanno realizzato un lavoro sincero e profondo, toccando argomentazioni di non facile narrazione, per cui vanno ascoltati, perché sono le classiche band che non potranno mai avere un ampio palco mediatico su cui proporre le proprie idee. Consiglio loro di lavorare meglio sulle parti vocali, non sempre all’altezza della situazione, ma questa è solo una mia idea, magari ad altri invece piace così. MS



mercoledì 3 aprile 2013

Echolyn

ECHOLYN - Mei
Velveteen Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd - 2002



Ricordo ancora con immenso piacere l'emozione che ebbi quando ascoltai per la prima volta questo gruppo Americano e soprattutto quando fui deliziato da quel capolavoro datato 1995 dal titolo ' As The World '! Certamente il disco Progressive più bello di quell'anno musicale.
Ne è passata da allora d’acqua sotto i ponti , compreso lo split del combo. I componenti si sono impegnati in altri progetti separati negli anni successivi , ricordo i buoni Finneus gauge del tastierista Chris Buzby e gli assolutamente abominevoli sennonché simil-Grunge Still composti addirittura dai tre quarti degli Echolyn , Brett Kull ( chitarra e voce ), Ray Weston ( basso ) e Paul Ramsey ( batteria ). Uno schiaffo per le mie orecchie... Grazie a Dio i nostri si riuniscono e tornano più ispirati che mai a navigare quei mari a noi tanto cari.
Per chi non li avesse mai ascoltati posso dire che il loro sound è molto personale anche se si denotano influenze di Gentle Giant e Yes ma effettivamente nulla di marcato. Tecnica molto elevata e mai fine a se stessa, a tratti logorroica ma sempre supportata da un notevole songwriting che risulta essere la carta vincente di questi americani. 
Cosa dire di 'Mei '?  Concept che si articola in cinquanta minuti di un solo brano, sfida presuntuosa e certamente anticommerciale. Finalmente gli Echolyn tornano a suonare per se stessi e non per il Dio danaro. Apre il cd il fantastico refrain che fa da ossatura al lungo brano con piano e voce in una melodia molto ma molto bella. Questa sarà in qualche modo lo scheletro del lavoro che si impreziosisce strada facendo di flauti e violini in un mix di Rock, Jazz e Hard Rock. Logicamente si ascoltano numerosi cambi di tempo altrimenti il tutto sarebbe una mattonata! Ma è proprio qui il forte di questi ragazzi, non insistere troppo su certe soluzioni e cercare di rendere il discorso molto fluido. Il risultato è ottimo, passano questi cinquanta minuti e quasi non me ne accorgo, la mia attenzione viene rapita e non mi distraggo un attimo. 
Ad alcuni non basterà un ascolto per apprezzare questo disco, per altri invece potrà essere un colpo di fulmine nei confronti di un gruppo che come gli Spock's Beard e pochi altri hanno saputo stupire in quegli anni. Comunque sia, tutti d'accordo nel dire che gli Echolyn hanno segnato un percorso importante in questo genere. (MS)


mercoledì 27 marzo 2013

Senza Nome

SENZA NOME - Senza Nome
Selfproduced

Distribuzione italiana: si
Genere: Prog Rock
Support: CD - 2008




Siamo ancora in Italia, con l’ennesimo gruppo di Rock Progressivo e ancora una volta mi ritrovo a tessere le lodi su un risultato sonoro davvero eccelso. I Senza Nome si formano a Marino di Roma nel 2003, proprio dove si sono composti i mitici del Banco Del Mutuo Soccorso. Le analogie con la band non si fermano al luogo di nascita , ovviamente anche la musica ne è contaminata, e come potrebbe non essere con Rodolfo Maltese alle spalle?
Principalmente nascono come una band live, la loro dimensione è quella concertistica e questa ha fatto si che la coesità sia l’arma vincente del loro sound. Solo oggi li ritroviamo su un cd con del materiale da studio. “Senza Nome” è suddiviso in nove tracce, tutte a cavallo fra il Prog degli anni ’70 e quello più moderno. “Illusioni Di Un’ Anima Lontana (I) Tesi” farà scorrere brividi sulla pelle a coloro che hanno vissuto gli anni che furono. La musica che fuoriesce dalle casse sembra l’assolo di “Non Mi Rompete”, ma questo è solo un sentore, perché il brano si sciolina con leggerezza, grazia e personalità. In “Illusioni Di Un’Anima Lontana (II)- Antitesi” l’accostamento alla band di Di Giacomo è ancora una volta inevitabile, specialmente per l’uso delle tastiere da parte di Stefano Onorati. La band è completata da Emanuele De Marzi alla chitarra e voce, Leonardo Bevilacqua alla batteria, Mirko G. Mazza alla chitarra e da Francesco Portelli al basso. La voce narrante di “Tumore” e di “Ulisse” è quella di Fabrizio Rinaldi.
Tratto da “Il Piccolo Principe” ecco sopraggiungere “Passi”, un brano dolce, narrato, con tastiere e chitarra in evidenza. Davvero bello. Tutto il disco è ovviamente cantato in italiano. E’ la volta degli otto minuti di “Tumore”, pezzo più duro di tutto il cd sempre con un occhio rivolto verso il Banco. La chitarra di Mazza disegna trame davvero intriganti che in me fanno sorgere immaginazioni paesaggistiche. Più cantautoriale e spensierata “Non Sono Mai Esistito”, una breve pausa prima di incontrarci con li brano più bello del cd, “Ulisse”. Undici minuti di musica apparentemente semplice e dotata di una magia intrinseca. Concludono “Si La Do” (il titolo mi sembra maliziosamente quasi un consiglio…eheheh), canzone più sperimentale e vicina alla PFM e la dolcissima “Sopra A Un Pensiero”. Nel disco troviamo anche una traccia video “Si La Do”, dove i ragazzi si divertono a recitare, il tutto ovviamente in maniera amatoriale.
“Senza Nome” è per me un debutto straordinario, ma forse io non sono del tutto obbiettivo, visto che amo da morire il Banco. Un disco che girerà spessissimo nel mio stereo, poi del resto…. Chi se ne importa? MS



martedì 26 marzo 2013

The Ex KGB

The EX KGB - I Putin
Prosdocimi Records

Distribuzione italiana: si
Genere: Prog
Support: mCD - 2010




Si è parlato molto spesso dell’importanza di certe band del Rock Progressivo nel corso degli anni. Notoriamente sono quelle del periodo anni ’70 ad aver fatto più proseliti, a partire dai Genesis, Yes, Gentle Giant e King Crimson, solo per fare alcuni nomi. Proprio il Re Cremisi di Robert Fripp è una delle più clonate. Le sonorità che hanno evoluto nel tempo sono note a molti dei cultori, hanno iniziato con l’intervento massiccio del Mellotron in “In The Court Of The Crimson King”, per poi proseguire negli anni con un suono più elettrico e nervoso, quasi martellante, grazie all’uso del poderoso warr guitar. Quindi la carriera dei King Crimson è una delle più saccheggiate nella storia del Rock in generale. Ne troviamo un ottimo esempio nei nostrani The Ex KGB, trio veneto formatosi nel recente 2009 con Alberto Stocco alla batteria, Emanuele Cirani al Chapman Stick e basso e da Mike 3rd alla chitarra.
Non è semplice muoversi nelle turbolente sonorità sperimentali del Rock Eclettico, quel ramo dove la sperimentazione vuole essere legata saldamente alla tecnica individuale e alla fantasia compositiva. Sovente si rischiano cantonate, in quanto tutto ciò che è “nuovo” destabilizza la quiete, per cui momentaneamente non compreso. Tuttavia nella musica del trio ci sono suoni piacevoli, pur trasmettendo il nervosismo sonoro dei King Crimson, non a caso alla produzione c’è Ronan Chris Murphy (King Crimson, Tony Levin , Terry Bozzio). La cosa la dice lunga sulle capacità degli Ex KGB, lo Stick di Emanuele riesce a dare una spinta ulteriore, ma questo non vuole essere una esaltazione individuale, in quanto è il trio che lavora bene a pari livello. Infatti la batteria è presente in maniera potente e precisa, mentre le chitarre di Mike sanno graffiare al momento giusto. Il minicd è della durata di 21 minuti suddivisi in nove tracce. La solidità della musica che ascoltiamo è supportata da una ritmica assolutamente efficace, ricca di cambi di tempo ed inevitabilmente d’umore. Il cantato speso è in stile Talking Heads , ben incentrato nel contesto e fa si che gli Ex KGB abbiano in un certo qualmodo una singolare personalità. Il suono elettrico porta l’ascoltatore a muovere il piede in modo inconscio, la musica trae l’ispirazione dalla voglia di andare, lasciarsi trasportare senza freni inibitori, questo potrebbe farvi conoscere nuove frontiere e noterete poi che la sperimentazione a volte non è poi così incomprensibile. A questo punto vi chiederete da dove derivi il nome della band ed il titolo del disco, ebbene l’università Cà Foscari e la tv russa hanno dato ad intendere che il presidente russo abbia origini venete, proprio come i nostri musicisti in questione e la cosa li ha incuriositi.
Non sono quindi neppure banali nelle liriche, ad esempio in “Dangerous Toys” dove si parla di Greenpeace, oppure del sopraccitato presidente in tante altre canzoni.
Provate ad ascoltare questo disco, lasciatevi trascinare dalle contagiose chitarre, dalle ritmiche roboanti e magari ne resterete piacevolmente colpiti. Se poi consideriamo che il prezzo del disco è di sette euro, io direi che ne vale assolutamente la pena. MS

lunedì 25 marzo 2013

SADO

SADO - Weather Underground
Banksville Records

Distribuzione italiana: si
Genere: Vocale / Sperimentale / Free Jazz / RIO
Support: 2CD - 2010



Raccontare i SADO non è di certo un impresa semplice, in quanto sono ambasciatori di singolari sonorità. Non risiedono di certo nella fiera dell’ovvio, si muovono fra percorsi più intriganti e sperimentali dell’odierno microcosmo musicale, spaziando dal Prog al Blues passando per il Jazz, la Psichedelia e l’Hard Rock! Se fossero sorti negli anni ’70 li avremmo paragonati sicuramente a band del calibro di Stormy Six, Henry Cow e simili.
Ma chi sono i SADO (Società Anonima Decostruzionismi Organici)? Alcuni di voi, i più appassionati di Progressive Rock, ricorderanno una validissima band di Alessandria, dedita ad un New Prog stile anni ’80 di nome Arcansiel, ebbene, i SADO sono gli Arcansiel con l'aggiunta del bravissimo Boris Savoldelli al microfono. Il doppio cd non risulta convenzionale neppure nelle liriche, qui estratte da un soggetto di Guido Michelone e scritte da Franz Krauspenhaar.
Weather Underground ha un significato, non è altro che il nome di una organizzazione sovversiva nata in America negli anni ’70, terrorismo che non ha procurato vittime a causa della sempre tempestiva rivendicazione la quale non consentiva la riuscita dell’evento, sempre abortito al momento. Tuttavia questo serviva a sensibilizzare la mente della popolazione, un gridare forte senza colpo ferire. Il disco proposto è suddiviso in due supporti ottici, il primo tutto cantato in italiano, il secondo in inglese. Gli artisti si avvalgono anche della presenza di special guest quali Barbara Rubin alla voce, Enrico Caruso alle tastiere ed il “fido” (in tutti i sensi visto che è un cane) Filippo!
Il premio ricevuto nel 2008 dai SADO come migliore band al “Premio Darwin Musiche Non Convenzionali” non è di certo preso casualmente, John Cage ed il Dadaismo fanno capolino fra il pentagramma disegnato con ponderazione e cognizione. Per Paolo Baltaro questo ultimo periodo musicale è di certo molto movimentato, oltre che aver realizzato l’ottimo album solista dal titolo “Low Fare Flight To The Earth” (2009), qui lo troviamo sia in veste di polistrumentista che di produttore. Eccoci dunque partire in questo viaggio controverso, l’ascolto ci porta in differenti luoghi, apparentemente non compatibili fra di loro, ma di grande presa emotiva. Fusione sembra essere la parola d’ordine di questo gruppo musicale, una unione di generi differenti, legati in maniera originale per un risultato fuorviante solo per chi non concepisce la musica come insieme di emozioni, ma semplicemente come un inutile e ripetitivo standard sonoro inflazionato. Possibile incontrare i Pink Floyd, che fanno staffetta con Frank Zappa, oppure con del Jazz, resta il fatto che i componenti dimostrano grande conoscenza in materia. Mai come in questo caso il termine “musica per la mente” è adatto, una cinquantina di minuti per ascoltare e riflettere, fra sax, Rock e molto altro. Schegge di Area in stile “La Mela Di Odessa” mettono alla luce la voglia di comunicare teatralità, uscire dai canoni pur richiamando palesemente riff storici come ad esempio quello di “Money” dei Pink Floyd. I SADO in definitiva sono un Juke Box temporale, legato da una regia dadaista ad un contesto storico sociale di ex protesta.
Cosa vogliono comunicare? Ambiziosi, oppure semplici amanti del suono in assoluto? Io li ho ascoltati con piacere, anche perché sono aperto di mente ad ogni tipo di soluzione sonora e non solo. “Weather Underground” è un disco al quale non bisogna soffermarsi al primo ascolto, perché nell’evolversi affiorano sempre sfumature che al primo impatto non vengono captate. La produzione sonora è ottima, per cui un piacere in più ad un ascolto che non lascia delusi. Il Progressive odierno passa anche attraverso i SADO, band coraggiosa ma che sa benissimo dove andare a parare… fidatevi. MS


venerdì 22 marzo 2013

Allan Glass

ALLAN GLASS - Guzznag
The Toilet Smokers Club Records
Genere: Noise /Rock Psichedelico
Supporto: EP - 2012



Secondo EP per il giovanissimo duo Alessandrino (Pontecurone) Allan Glass composto da Marco Matti (chitarre e voce) e da Jacopo Viale (Batteria - Drum Machine - Synth). Il primo esce nel 2008 con il titolo "Stanze Con Crepe". La musica proposta è a cavallo fra il Noise ed il Rock Psichedelico. Poco più che ventenni, gli autori si spingono in un lavoro composto da cinque tracce, tutte correlate fra di loro in stile concept album, per un unico viaggio sonoro di poco più di venti minuti.
Interessante l'uso analogico dei supporti digitali, che rendono il risultato finale dal significativo retrogusto vintage e tutto inizia con i psichedelici due minuti di "Satellite Tra Le Dune".
Alienazione e disturbo subentrano con la chitarra in primo piano (forse anche troppo) de "Il Sergente", pezzo diretto ed adrenalitico. Lo sforzo creativo maggiore arriva con "5 Giorni Bugiardi", una suite di tredici minuti dove il duo si incammina per territori gia percorsi dagli autorevoli Porcupine Tree.
 I testi sono scritti da Marco Matti. Spesso emergono freddezza ed oscurità fra le note della chitarra, una sensazione cara a chi crede nel Noise e che grazie anche ai cambi di tempo, riesce comunque a catturare l'attenzione dell'ascoltatore generico.
Crescendo sonori sono uno dei punti focali di questo "Guzznag" e della suite che consiglio anche ai non amanti del genere. Serve soltanto di lavorare su un maggiore equilibrio dei suoni, anche se appositamente rivolti verso il suono elettrico della chitarra.
"Marty's Swallow" è acustica e profondamente psichedelica, accompagnata da rumoristica elettronica e voci replicate da efficaci effetti eco. Nuovamente l'anima di Steven Wilson e soci fuoriesce di tanto in tanto fra i solchi ottici. Personalmente questo è il brano che prediligo dell'intero EP. Chiude l'enigmatica "A Cena Con Woland" per mostrare il lato più sperimentale di Allan Glass.
Gli interventi della chitarra acustica sono a cura di Filippo Morini, così come l'artwork.
"Guzznag" è dunque un episodio che conferma il fermentoso vivaio italico di nuove leve che cercano di esprimersi con personalità e che sentono il bisogno ancora di viaggiare con la musica. Alla faccia di chi crede che da noi esiste solo musica commerciale.
Dategli un ascolto e contattateli ai seguenti indirizzi: (MS)

www.myspace.com/allanglassrock
www.facebook.com/allanglassrock
www.facebook.com/allanglassmusic
http://www.facebook.com/smokersclub
allan.glass@yahoo.it

giovedì 21 marzo 2013

QUELLA VECCHIA LOCANDA

QUELLA VECCHIA LOCANDA – Quella Vecchia Locanda
VM 2000-BTF
Genere: Rock Progressive
Supporto: LP – 1972


Interessante parlare di un gruppo italiano che molto è ricercato da tutti gli amanti del genere Prog e che ora grazie alla BTF è di nuovo disponibile dopo la prima vera stampa datata 1972 su etichetta HELP. Il combo è formato da Giorgio Giorgi (voce , flauto ed ottavino), Massimo Rosselli (tastiere e voce) , Donald Lax (violino classico ed elettrico), Patrick Traina (percussioni), Romualdo Coletta (Basso) e Raimondo Maria Cocco ( chitarre e voce). Nascono a Roma nei primi anni '70 e sono protagonisti di moltissimi concerti tanto in voga in quegli anni come "Controcanzonissima", " Avanguardia Nuove Tendenze di Napoli" ed il " Festival di Genova". Il loro suono è influenzato dal classico ( Vivaldi , Bach , Brahms e Corelli) ed arricchito dal meraviglioso violino di Donald il quale rende tutto il disco molto interessante. Gli approcci di flauto sono la ciliegina sulla torta ma rendono inevitabili i paragoni con i maestri Jethro Tull Atmosfere sognanti e testi fiabeschi sono la prerogativa del capolavoro di QUELLA VECCHIA LOCANDA i quali aprono le danze con 'Prologo' dove il classicheggiante violino ci accoglie in un miscelarsi di tastiere, chitarre e flauto. Il brano è spezzato da cambi di tempo che lasciano spazio a momenti di quiete ariosa per poi ricongiungersi all'intro con un assolo di flauto alla Ian Anderson. Ancora violino classico e flauto per 'Un Villaggio, Un'illusione'  in un perfetto brano intriso al massimo di anni '70 che farà venire i brividi lungo la pelle a tutti gli amanti del periodo suddetto. Un' arpeggio di chitarra classica ed un canto di uccelli aprono la meravigliosa 'Realtà' che per il sottoscritto resta uno dei momenti più alti della musica italiana in generale. Anche in questo caso è molto importante il lavoro alle tastiere da parte di Massimo Roselli. Si viaggia in territori più sperimentali e roccheggianti in 'Immagini Sfocate dove il ritmo sale e la chitarra di Raimondo la fa da padrona, a tratti mi sembra di sentire i partenopei Osanna. E' giunto il momento della canzone più bella dell'intero lavoro , 'Il Cieco con all'interno un assolo di flauto chiaramente ispirato da 'My God' ma comunque sempre di ottima presa. Il rock duro del brano si riallaccia a tratti al brano precedente senza però indugiare in cambi di tempo. 'Dialogo' con le sue tastiere in evidenza ci mostra un gruppo di ragazzi perfettamente amalgamato ed è un piacere ascoltare l'assolo di ottavino da parte del compositore Giorgi.  'Verso La Locanda e 'Sogno, Risveglio e...' mettono ancora di più in evidenza,  per chi ancora non lo avesse capito, la matrice classica del gruppo mista a rock ( meraviglioso il pezzo di piano iniziale  in 'sogno...'). Un disco che consiglio a tutti gli amanti di certe sonorità anni '70, agli amanti dei TULL e a tutti coloro che hanno sempre creduto nella musica pura e non atta al vil denaro. Chiaramente il CD per quanto inciso alla perfezione porta con se il fardello degli anni, ma resta pur sempre un disco dotato di un buon suono. Grande musica. (MS)