I Miei Libri

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martedì 7 luglio 2026

Marco Ragni

MARCO RAGNI - The Radical Act
Autoproduzione
Genere: Psichedelico / Rock Progressivo
Supporto: CD / Bandcamp 2026





Il panorama del Progressive Rock italiano contemporaneo vede in Marco Ragni una delle sue menti più eclettiche, e profondamente legate alla Psichedelia oltre al sinfonismo moderno. Il polistrumentista, cantante e produttore è tornato sulle scene con un'opera densa e ricca di sfumature emotive: “The Radical Act”, suo diciassettesimo sigillo in studio.
Questo lavoro consolida un sodalizio artistico profondo con Bjørn Riis, lo straordinario chitarrista e leader dei norvegesi Airbag, il cui tocco malinconico e fortemente debitore dello stile di David Gilmour si sposa magnificamente con il tessuto sonoro di Ragni. Assieme a loro, suonano nel disco Giovanni Ciarallo (chitarra), Michele Zappacosta (basso), Maurizio Antonini (batteria), John Simms (chitarra), Antonio Di Mirto (chitarra acustica), Damien Griese (tastiere), e Manuel Mant (batteria).
Prima di analizzare l'album, è fondamentale inquadrare l'artista. Ragni ha alle spalle decenni di militanza sotterranea e internazionale, muovendosi inizialmente nei tardi anni '80 con band Psichedeliche e Prog / Space Rock prima di intraprendere una fortissima carriera solista. La sua musica non è mai stata un semplice revival nostalgico degli anni '70,ha saputo declinare il Progressive unendo la scuola californiana e la Psichedelia cosmica con il calore tipico del Rock sinfonico europeo.
Polistrumentista completo, cura chitarre acustiche, tastiere e linee vocali, collaborando spesso con giganti del Prog moderno (come Peter Jones dei Camel, Durga McBroom e, per l'appunto, Bjørn Riis). La sua cifra stilistica risiede nel concept profondo, nell'uso di atmosfere spaziali e in una critica spassionata ma poetica alle distorsioni della società moderna e tecnologica.
Sette i brani che formano “The Radical Act”, ad iniziare dai dieci minuti della Pinkfloydiana “The Radical Act”, sorretta da un refrain e un riff imponente per emotività e legata al passato. Qui l'intervento di Bjørn Riis alla chitarra solista è monumentale, un assolo lirico, carico di sustain e di quella struggente malinconia nordica che caratterizza le produzioni Airbag. Musicalmente è un crescendo che simboleggia la presa di coscienza.
Ancora più Rock e ricca di cambi umorali è la successiva “The Crack In The Sky”, qui davvero c’è molto materiale per gli amanti della chitarra elettrica, ossia per tutti coloro che fanno dell’assolo un credo imprescindibile. La traccia evoca un senso di rottura imminente, una spaccatura sia fisica che spirituale nel velo della nostra percezione. Lo stesso vale per l’inizio di “The Machine Grinds On”, brano che alterna la formula canzone al Post Prog Moderno con semplicità disarmante a testimonianza delle alte qualità compositive (e naturali) di Marco Ragni. Buono anche il cantato dal profumo anni ’70. Il contrasto drammatico è acuito dalla chitarra di Riis, che taglia il mix con graffi elettrici dolorosi e intensi.
“The Frequency Shift” ha un inizio psichedelicamente intenso per poi lanciarsi nel mondo sonoro che lo contraddistingue, otto minuti abbondanti che diventano rocciosi e vigorosi fra stop & go percorrendo passaggi acustici delicati e pastorali sino a raggiungere esplosioni Space Rock di grande impatto emotivo.
“The Ego Screams Back” descrive una battaglia interiore, un rifiuto delle vecchie sovrastrutture mentali che cercano di riprendere il controllo, il tutto bene interpretato vocalmente e prossimo ad alcuni frangenti Porcupine Tree. Ed è la volta di “The Liminal Space”, una traccia d'atmosfera purissima, quasi Ambient Prog. È il momento del silenzio interiore, dello spazio di mezzo tra ciò che si era e ciò che si sta per diventare. La chitarra acustica di Scott Adams lascia spazio all’immancabile e toccante solo di chitarra elettrica, creando una bolla sonora sospesa nel tempo, priva di urgenza ritmica. Il cerchio si chiude con “The Radical Act (Epilogue)”, una ripresa del tema principale, ma con una consapevolezza diversa. L'arrangiamento si spoglia della tensione precedente per approdare a un finale liberatorio.
Dal punto di vista lirico, “The Radical Act” è un concept album di stampo filosofico ed esistenziale. L’atto radicale a cui fa riferimento il titolo non è una rivoluzione politica violenta, ma un atto di ribellione intima e interiore contro l'era dell'alienazione artificiale.
Un'opera matura, che conferma Marco Ragni come uno degli autori più lucidi e sensibili del Progressive Rock nostrano e internazionale. MS





Versione Inglese:


MARCO RAGNI - The Radical Act
Self-released
Genre: Psychedelic / Progressive Rock
Format: CD / Bandcamp 2026





The panorama of contemporary Italian Progressive Rock sees in Marco Ragni one of its most eclectic minds, deeply connected to Psychedelia as well as modern symphonism. The multi-instrumentalist, singer, and producer has returned to the scene with a dense work rich in emotional nuances: “The Radical Act”, his seventeenth studio seal.
This work consolidates a deep artistic partnership with Bjørn Riis, the extraordinary guitarist and leader of the Norwegian band Airbag, whose melancholic touch—heavily indebted to David Gilmour's style—blends magnificently with Ragni's sonic texture. Joining them on the record are Giovanni Ciarallo (guitar), Michele Zappacosta (bass), Maurizio Antonini (drums), John Simms (guitar), Antonio Di Mirto (acoustic guitar), Damien Griese (keyboards), and Manuel Mant (drums).
Before analyzing the album, it is fundamental to frame the artist. Ragni has decades of underground and international militancy behind him, initially moving in the late '80s with Psychedelic and Prog / Space Rock bands before embarking on a highly successful solo career. His music has never been a simple nostalgic revival of the '70s; he has been able to decline Progressive rock by combining the Californian school and cosmic Psychedelia with the warmth typical of European symphonic Rock.
A complete multi-instrumentalist, he takes care of acoustic guitars, keyboards, and vocal lines, frequently collaborating with giants of modern Prog (such as Peter Jones of Camel, Durga McBroom and, precisely, Bjørn Riis). His stylistic hallmark lies in the profound concept, the use of spacey atmospheres, and a dispassionate yet poetic critique of the distortions of modern, technological society.
Seven tracks form “The Radical Act”, starting with the ten minutes of the Pink Floydian “The Radical Act”, supported by a refrain and a riff imposing in its emotionality and tied to the past. Here, Bjørn Riis's intervention on lead guitar is monumental—a lyrical solo, loaded with sustain and that poignant Nordic melancholy that characterizes Airbag productions. Musically, it is a crescendo that symbolizes the awakening of consciousness.
Even more Rock and rich in mood swings is the subsequent “The Crack In The Sky”; here there really is plenty of material for electric guitar lovers, meaning all those who make the solo an essential creed. The track evokes a sense of imminent rupture, a rift both physical and spiritual in the veil of our perception. The same goes for the beginning of “The Machine Grinds On”, a track that alternates the song formula with Modern Post Prog with disarming simplicity, testifying to Marco Ragni's high compositional (and natural) qualities. The vocals are also good, with a distinct '70s flavor. The dramatic contrast is heightened by Riis's guitar, cutting through the mix with painful and intense electric scratches.
“The Frequency Shift” has a psychedelically intense beginning before launching into its signature sonic world—over eight abundant minutes that become rocky and vigorous amidst stop & go moments, traversing delicate and pastoral acoustic passages until reaching Space Rock explosions of great emotional impact.
“The Ego Screams Back” describes an inner battle, a rejection of old mental superstructures trying to regain control, all well-interpreted vocally and close to certain Porcupine Tree moments. And then it is time for “The Liminal Space”, a track of pure atmosphere, almost Ambient Prog. It is the moment of inner silence, the space in between what one was and what one is about to become. Scott Adams's acoustic guitar gives way to the inevitable and touching electric guitar solo, creating a sonic bubble suspended in time, devoid of rhythmic urgency. The circle closes with “The Radical Act (Epilogue)”, a reprise of the main theme, but with a different awareness. The arrangement strips away the previous tension to arrive at a liberating finale.
From a lyrical point of view, “The Radical Act” is a concept album of a philosophical and existential nature. The radical act referred to in the title is not a violent political revolution, but an act of intimate, inner rebellion against the era of artificial alienation.
A mature work, which confirms Marco Ragni as one of the most lucid and sensitive authors of our local and international Progressive Rock scene. MS


For Listening: https://marcoragni.bandcamp.com/album/the-radical-act-featuring-bj-rn-riis

2 commenti:

  1. Il 7 luglio 2006 veniva a mancare un genio rivoluzionario dal nome di Roger Keith Barrett detto Syd.
    Anche se la sua assenza dalle scene, ma anche dalla vita risaliva a decenni prima, la sua presenza era sempre rimasta costante, anche se in ombra, nella band che lui aveva fondato e dato il nome. Non speculiamo, come in tanti fecero e fanno ancora, sulla follia causata dall' eccessivo utilizzo di Acidi. Purtroppo la sua era una patologia preesistente, e non mi interessa neanche darle un nome. Oggi avrebbe 80 anni, e chissà forse avrebbe avuto una decente carriera da Solista, se ci fossero state le conoscenze e le terapie di oggi. Ma purtroppo, ancora oggi, come ha ben scritto Vecchioni su suo figlio, le malattie mentali sono discriminanti per l'individuo che ne soffre. Syd Barrett venne escluso dalla band, questo è risaputo e dichiarato dagli amici d'infanzia Gilmour e Waters. Cosa avrebbe composto con la sua sfrenata fantasia non lo sapremo mai, ci bastano i tre album stralunati che ci ha lasciato, e le migliaia di musicisti e persone comuni che ha influenzato, e che oggi lo ricordiamo nella sua sventurata presenza su questa terra, che non gli apparteneva, giacché a vent'anni già brillava nel cosmo astronomico.
    Ciao Syd.

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  2. L'anima dei Pink Floyd, hai detto proprio bene, Syd ha sempre aleggiato su di loro. Un genio che ha saputo spostare la Psichedelia dove gli altri si sono abbeverati.

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