MARCO RAGNI - The Radical Act
Autoproduzione
Genere: Psichedelico / Rock Progressivo
Supporto: CD / Bandcamp 2026
Il
panorama del Progressive Rock italiano contemporaneo vede in Marco Ragni una
delle sue menti più eclettiche, e profondamente legate alla Psichedelia oltre
al sinfonismo moderno. Il polistrumentista, cantante e produttore è tornato
sulle scene con un'opera densa e ricca di sfumature emotive: “The Radical Act”,
suo diciassettesimo sigillo in studio.
Questo
lavoro consolida un sodalizio artistico profondo con Bjørn Riis, lo
straordinario chitarrista e leader dei norvegesi Airbag, il cui tocco
malinconico e fortemente debitore dello stile di David Gilmour si sposa
magnificamente con il tessuto sonoro di Ragni. Assieme a loro, suonano nel
disco Giovanni Ciarallo (chitarra), Michele Zappacosta (basso), Maurizio
Antonini (batteria), John Simms (chitarra), Antonio Di Mirto (chitarra
acustica), Damien Griese (tastiere), e Manuel Mant (batteria).
Prima
di analizzare l'album, è fondamentale inquadrare l'artista. Ragni ha alle
spalle decenni di militanza sotterranea e internazionale, muovendosi inizialmente
nei tardi anni '80 con band Psichedeliche e Prog / Space Rock prima di
intraprendere una fortissima carriera solista. La sua musica non è mai stata un
semplice revival nostalgico degli anni '70,ha saputo declinare il Progressive
unendo la scuola californiana e la Psichedelia cosmica con il calore tipico del
Rock sinfonico europeo.
Polistrumentista
completo, cura chitarre acustiche, tastiere e linee vocali, collaborando spesso
con giganti del Prog moderno (come Peter Jones dei Camel, Durga McBroom e, per
l'appunto, Bjørn Riis). La sua cifra stilistica risiede nel concept profondo,
nell'uso di atmosfere spaziali e in una critica spassionata ma poetica alle
distorsioni della società moderna e tecnologica.
Sette
i brani che formano “The Radical Act”, ad iniziare dai dieci minuti della
Pinkfloydiana “The Radical Act”, sorretta da un refrain e un riff imponente per
emotività e legata al passato. Qui l'intervento di Bjørn Riis alla chitarra
solista è monumentale, un assolo lirico, carico di sustain e di quella
struggente malinconia nordica che caratterizza le produzioni Airbag.
Musicalmente è un crescendo che simboleggia la presa di coscienza.
Ancora
più Rock e ricca di cambi umorali è la successiva “The Crack In The Sky”, qui
davvero c’è molto materiale per gli amanti della chitarra elettrica, ossia per
tutti coloro che fanno dell’assolo un credo imprescindibile. La traccia evoca
un senso di rottura imminente, una spaccatura sia fisica che spirituale nel
velo della nostra percezione. Lo stesso vale per l’inizio di “The Machine
Grinds On”, brano che alterna la formula canzone al Post Prog Moderno con
semplicità disarmante a testimonianza delle alte qualità compositive (e
naturali) di Marco Ragni. Buono anche il cantato dal profumo anni ’70. Il
contrasto drammatico è acuito dalla chitarra di Riis, che taglia il mix con
graffi elettrici dolorosi e intensi.
“The
Frequency Shift” ha un inizio psichedelicamente intenso per poi lanciarsi nel
mondo sonoro che lo contraddistingue, otto minuti abbondanti che diventano
rocciosi e vigorosi fra stop & go percorrendo passaggi acustici delicati e
pastorali sino a raggiungere esplosioni Space Rock di grande impatto emotivo.
“The
Ego Screams Back” descrive una battaglia interiore, un rifiuto delle vecchie
sovrastrutture mentali che cercano di riprendere il controllo, il tutto bene
interpretato vocalmente e prossimo ad alcuni frangenti Porcupine Tree. Ed è la
volta di “The Liminal Space”, una traccia d'atmosfera purissima, quasi Ambient Prog.
È il momento del silenzio interiore, dello spazio di mezzo tra ciò che si era e
ciò che si sta per diventare. La chitarra acustica di Scott Adams lascia spazio
all’immancabile e toccante solo di chitarra elettrica, creando una bolla sonora
sospesa nel tempo, priva di urgenza ritmica. Il cerchio si
chiude con “The Radical Act (Epilogue)”, una ripresa del tema principale, ma
con una consapevolezza diversa. L'arrangiamento si spoglia della tensione precedente
per approdare a un finale liberatorio.
Dal
punto di vista lirico, “The Radical Act” è un concept album di stampo
filosofico ed esistenziale. L’atto radicale a cui fa riferimento il titolo non
è una rivoluzione politica violenta, ma un atto di ribellione intima e
interiore contro l'era dell'alienazione artificiale.
Un'opera
matura, che conferma Marco Ragni come uno degli autori più lucidi e sensibili
del Progressive Rock nostrano e internazionale. MS
Versione Inglese:
MARCO RAGNI - The Radical Act
Self-released
Genre: Psychedelic / Progressive Rock
Format: CD / Bandcamp 2026
The panorama of contemporary Italian Progressive Rock
sees in Marco Ragni one of its most eclectic minds, deeply connected to
Psychedelia as well as modern symphonism. The multi-instrumentalist, singer,
and producer has returned to the scene with a dense work rich in emotional
nuances: “The Radical Act”, his seventeenth studio seal.
This work consolidates a deep artistic partnership
with Bjørn Riis, the extraordinary guitarist and leader of the Norwegian band
Airbag, whose melancholic touch—heavily indebted to David Gilmour's
style—blends magnificently with Ragni's sonic texture. Joining them on the
record are Giovanni Ciarallo (guitar), Michele Zappacosta (bass), Maurizio
Antonini (drums), John Simms (guitar), Antonio Di Mirto (acoustic guitar),
Damien Griese (keyboards), and Manuel Mant (drums).
Before analyzing the album, it is fundamental to frame
the artist. Ragni has decades of underground and international militancy behind
him, initially moving in the late '80s with Psychedelic and Prog / Space Rock
bands before embarking on a highly successful solo career. His music has never
been a simple nostalgic revival of the '70s; he has been able to decline
Progressive rock by combining the Californian school and cosmic Psychedelia
with the warmth typical of European symphonic Rock.
A complete multi-instrumentalist, he takes care of
acoustic guitars, keyboards, and vocal lines, frequently collaborating with
giants of modern Prog (such as Peter Jones of Camel, Durga McBroom and,
precisely, Bjørn Riis). His stylistic hallmark lies in the profound concept,
the use of spacey atmospheres, and a dispassionate yet poetic critique of the
distortions of modern, technological society.
Seven tracks form “The Radical Act”, starting with the
ten minutes of the Pink Floydian “The Radical Act”, supported by a refrain and
a riff imposing in its emotionality and tied to the past. Here, Bjørn Riis's
intervention on lead guitar is monumental—a lyrical solo, loaded with sustain
and that poignant Nordic melancholy that characterizes Airbag productions.
Musically, it is a crescendo that symbolizes the awakening of consciousness.
Even more Rock and rich in mood swings is the
subsequent “The Crack In The Sky”; here there really is plenty of material for
electric guitar lovers, meaning all those who make the solo an essential creed.
The track evokes a sense of imminent rupture, a rift both physical and
spiritual in the veil of our perception. The same goes for the beginning of
“The Machine Grinds On”, a track that alternates the song formula with Modern
Post Prog with disarming simplicity, testifying to Marco Ragni's high
compositional (and natural) qualities. The vocals are also good, with a
distinct '70s flavor. The dramatic contrast is heightened by Riis's guitar,
cutting through the mix with painful and intense electric scratches.
“The Frequency Shift” has a psychedelically intense
beginning before launching into its signature sonic world—over eight abundant
minutes that become rocky and vigorous amidst stop & go moments, traversing
delicate and pastoral acoustic passages until reaching Space Rock explosions of
great emotional impact.
“The Ego Screams Back” describes an inner battle, a
rejection of old mental superstructures trying to regain control, all
well-interpreted vocally and close to certain Porcupine Tree moments. And then
it is time for “The Liminal Space”, a track of pure atmosphere, almost Ambient
Prog. It is the moment of inner silence, the space in between what one was and
what one is about to become. Scott Adams's acoustic guitar gives way to the
inevitable and touching electric guitar solo, creating a sonic bubble suspended
in time, devoid of rhythmic urgency. The circle closes with “The Radical Act
(Epilogue)”, a reprise of the main theme, but with a different awareness. The
arrangement strips away the previous tension to arrive at a liberating finale.
From a lyrical point of view, “The Radical Act” is a
concept album of a philosophical and existential nature. The radical act
referred to in the title is not a violent political revolution, but an act of
intimate, inner rebellion against the era of artificial alienation.
A mature work, which confirms Marco Ragni as one of
the most lucid and sensitive authors of our local and international Progressive Rock scene. MS
For Listening: https://marcoragni.bandcamp.com/album/the-radical-act-featuring-bj-rn-riis


Il 7 luglio 2006 veniva a mancare un genio rivoluzionario dal nome di Roger Keith Barrett detto Syd.
RispondiEliminaAnche se la sua assenza dalle scene, ma anche dalla vita risaliva a decenni prima, la sua presenza era sempre rimasta costante, anche se in ombra, nella band che lui aveva fondato e dato il nome. Non speculiamo, come in tanti fecero e fanno ancora, sulla follia causata dall' eccessivo utilizzo di Acidi. Purtroppo la sua era una patologia preesistente, e non mi interessa neanche darle un nome. Oggi avrebbe 80 anni, e chissà forse avrebbe avuto una decente carriera da Solista, se ci fossero state le conoscenze e le terapie di oggi. Ma purtroppo, ancora oggi, come ha ben scritto Vecchioni su suo figlio, le malattie mentali sono discriminanti per l'individuo che ne soffre. Syd Barrett venne escluso dalla band, questo è risaputo e dichiarato dagli amici d'infanzia Gilmour e Waters. Cosa avrebbe composto con la sua sfrenata fantasia non lo sapremo mai, ci bastano i tre album stralunati che ci ha lasciato, e le migliaia di musicisti e persone comuni che ha influenzato, e che oggi lo ricordiamo nella sua sventurata presenza su questa terra, che non gli apparteneva, giacché a vent'anni già brillava nel cosmo astronomico.
Ciao Syd.
L'anima dei Pink Floyd, hai detto proprio bene, Syd ha sempre aleggiato su di loro. Un genio che ha saputo spostare la Psichedelia dove gli altri si sono abbeverati.
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