Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

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La storia dei generi enciclopedica

giovedì 14 aprile 2022

Saints Trade

SAINTS TRADE – The Golden Cage
Art Of Melody Music / Burning Minds Music Group
Genere: Hard Rock
Supporto: cd – 2022



Siamo sinceri, il periodo interminabile del lockdown che abbiamo passato ci ha davvero stressato la vita, restrizioni varie hanno impedito soprattutto agli artisti di proporsi dal vivo con danni economici enormi per chi vive di musica. Un lato positivo tuttavia c’è stato, molti hanno composto nelle quattro mura, una valvola di sfogo che in certi casi ha dato anche vita a buoni risultati. Parlare dei Saints Trade è parlare di Hard Rock e questo genere ha un habitat che non è quello delle stanze, ma dei palchi, della strada, della folla, l’Hard Rock è vita. Può piacere o no, ma di certo la purezza sulla quale si sorregge questo stile non va scalfita, più che purezza aggiungerei sincerità. Chi suona Hard Rock e anche coloro che lo seguono sa bene cosa significa tutto questo.
Il trio Saints Trade è sempre formato da Santi Libra (voce), Andrea Sangermano (basso) e Claus (chitarre), così come nel precedente “Time To Be Heroes” dell’anno 2019, si avvalgono del supporto di special guest: Paolo Caridi (batteria), Pier Mazzini (tastiere) e Roberto Priori (assolo di chitarra nel brano “Once And For All”). I bolognesi in “The Golden Cage” ci propongono undici canzoni registrate, mixate e masterizzate ai Pri Studio di Roberto Priori, lo sottolineo perché la qualità sonora ben si sposa con le sonorità grezze del genere proposto.
Tutte le canzoni solo raramente superano i quattro minuti, a testimonianza di una snella capacità di badare al sodo, al divertimento, come sa trascinare “Neverland” grazie al ritornello ruffiano e perfetto per una riuscita live coinvolgente. Si apre con enfasi “Break The Chain”, la prova vocale è giusta per la musica proposta, senza strafare. Questa canzone potrebbe risiedere tranquillamente anche in un disco degli Scorpions.
Sale il ritmo con “Casino Royale”, singolo estratto del quale è girato anche il video. Tutte le canzoni godono di un breve assolo di chitarra, sicuramente un piacere aggiunto all’ascolto. “That’s What I Know” ha un intro iniziale che mi rimanda ai Saxon di fine anni ’80 per poi proseguire con vivacità e un ritornello corale ancora una volta atto alla sede live. Una ballata coglie l’ascoltatore quasi a metà del disco, “Stay With Me” è un mix fra Bon Jovi e Scorpions tanto per rendere l’idea. Musica semplice e diretta, da ascoltare sicuramente ad alto volume. Ho parlato nell’intro della recensione di lockdown, e lo fanno anche i Saints Trade in “Lockdown Blues”, il Blues si fonde con l’Hard Rock come hanno fatto gli AC/DC per quasi cinquanta anni. Un altro riff indovinato apre “Mirror Of Myself”, canzone che nulla toglie e neppure aggiunge a quanto detto sino ad ora. Effetti elettronici invece introducono “Once And For All”, altra impennata alla Saxon con il ritornello inevitabilmente da cantare assieme a loro. “Together We Stand” è un’altra ballata, a mio gusto personale anche superiore alla precedente, qui l’assolo di chitarra è coinvolgente. Ruffiana “Double Trouble”, dalle potenzialità d’ipotetico secondo singolo, quando il trio parte in coralità, l’effetto è decisamente interessante. La chiusura spetta a “Born To Do (What I Want)” e lo fa con energia.
I Saints Trade con “The Golden Cage” dimostrano un’ulteriore crescita, una maturazione dovuta a mio avviso anche alla buona amalgama fra i musicisti i quali si conoscono a memoria e si divertono, così anche noi! MS






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