venerdì 8 dicembre 2017

Venegoni & Co.

VENEGONI & CO. – Canvas
CVS/Ma.Ra.Cash Records
Genere: Jazz Rock
Supporto: 2cd – 2017


La storia artistica di Luigi "Gigi" Venegoni parte lontana, dagli anni ‘70 e molti di voi amanti del Progressive Rock italiano avrete già avuto modo di apprezzare la sua musica. Incomincia suonando la chitarra con il gruppo Jazz Rock, Arti & Mestieri di Beppe Crovella per poi lanciarsi nella carriera solista in un contenitore denominato appunto Venegoni & Co, nel quale si vedono passare e collaborare nel tempo numerosi artisti del settore come i sassofonisti Claudio Pascoli e Maurizio Gianotti. I primi due album per la Cramps si muovono sulle orme di Arti & Mestieri, “Rumore Rosso” (1977) e “Sarabanda” (1979). La carriera musicale di Venegoni prosegue nel tempo, registrando altri cinque dischi (fra studio e live) ed inoltre spicca il ritorno con Arti & Mestieri nel 2001 grazie all’album “Murales”. Nel 2007, con “Planetarium”, il gruppo Venegoni & Co. si ricostituisce con i musicisti della prima formazione e dieci anni dopo eccolo per celebrare gli onorevoli quaranta anni di carriera. Questo detto tutto molto brevemente.
“Canvas” ha avuto una gestazione di due anni, per poi essere racchiuso in due cd con l’ausilio importante del compositore e pianista Francesco Sappino.
Molti ospiti dicevo e il disco si apre con il calore di una bossa, grazie al piano di Jason Rebello, noto jazzista inglese che ha collaborato anche con Sting e Jeff Back, il brano si intitola “Il Sarto Di Rio”. Con loro ci sono Alessandro Maiorino al basso e Enzo Zirilli alla batteria. Il calore resta anche nella successiva canzone, ma questa volta è quello avvolgente della nostrana mediterraneità che si può godere nel lento “Le Lune E Il Falò”. Con Venegoni suonano Piero Mortara al piano, Roberto Puggioni al basso e Federico Ariano alla batteria. La morbidezza dei suoni è esaltata dall’equilibrio della registrazione sonora. Profondità e pulizia rendono l’ascolto stereofonico ancor più gradevole. Il ritmo sale con “Anies”, una ballata dai spunti Folk supportata dalla fisarmonica di Piero Mortara. Momenti più ricercati ricadono su “Canvas 01: Train De Vie”, melodie sempre in evidenza ed un approccio più scherzoso. Segue “May Be”, probabilmente fra i frangenti che più mi hanno colpito dell’intero disco, per intensità ed equilibro, fra Jazz e formula canzone. Qui ritorna Jason Rebello al piano. Cresce il ritmo in un altro momento sud americano dal titolo “Inzolia Bajon” scritto da Piero Mortara qui al piano. Avvolgente “Finisterre” e di classe “Santa Fe”, l’animo caldo del Jazz italiano. Breve la seconda parte di “Canvas” dal titolo “Lullaby” e  il primo cd si conclude con il brano più lungo grazie ai quasi nove minuti dal titolo “Cafè”.Qui suonano Venegoni, Rebello, Diego Borotti al sax soprano, Mauro Battisti al basso acustico e Enzo Zirilli alla batteria.
La fisarmonica apre il secondo disco in “Kaleidomar”, altro esempio di suono mediterraneo, di ricercatezza riguardante il legame fra gli strumenti che si ascoltano e si supportano a vicenda nel sostenere la fisarmonica che in successione lascia voce anche alla chitarra. Le percussioni non sono mai invasive, piuttosto sussurrate e delicate, a tessere un degno tappeto d’accompagnamento. Con “Balòn” il discorso mi viene analogo a “May Be”, classe e padronanza.
“Tiritera” gioca sul pianoforte di Mortara, mentre il brano è scritto da Venegoni. Segue “Sweet Song”, nomen omen. Tanta carne al fuoco, tante le emozioni che si susseguono grazie anche ad un attento equilibrio fra brani vivaci e lenti, “Frances Theme” è un mix del concetto, il pezzo scritto da Sappino è più vicino alla formula canzone e ben si lascia ascoltare. Il sax di Diego Borotti apre “Palhaco”, momento caldo come la brace sotto la cenere, apparentemente spenta ma che in realtà scalda con tepore. Altro momento ritmato è “Toninho” ed il titolo anche questa volta indica dove si va a parare.
C’è anche una cover, quella del capolavoro della “futura” Psichedelia dal titolo “Norvegian Wood” concepita dai Beatles. Ovviamente qui rivisitata in maniera totale e con una vena Jazz. Il secondo disco si conclude con “La Scintildanza” e ci si rende conto in maniera convinta che Venegoni è un patrimonio della musica italiana.

Faccio notare che “Canavas” è un doppio cd completamente strumentale (escluso qualche coro di accompagnamento), una scena che non sempre capita di incontrare nel mondo della musica moderna, un passo coraggioso ma anche necessario perché è la musica di Venegoni & Co. che lo richiede ad alta voce, un bel regalo che ti scalda il cuore, da avere e da fare. Musica con la “M” maiuscola. MS 

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