YUGEN - Picture #2
Filibusta Records (distribuzione
IRD / Altafonte Italia)
Genere: Jazz Moderno Strumentale
Supporto: Spotify / Amazon Music –
2026
Premetto
che i Yugen protagonisti di questo lavoro non vanno confusi con l'omonimo ed eccellente
ensemble Avant-Prog/RIO milanese guidato da Francesco Zago. Questa formazione
si muove in territori sonori differenti, unendo sensibilità Prog moderna,
atmosfere suggestive, venature cinesi/orientali o sonorità d'autore fluide che
alternano momenti intimisti a tessiture strumentali elaborate.
Sono
un trio salentino nato nel 2020 dalla convergenza di tre musicisti di
formazione eterogenea: Katya Fiorentino (pianoforte e synth), Stefano
Compagnone (basso elettrico/acustico) e Maurizio De Tommasi (batteria e
percussioni). Il nome Yūgen (concetto estetico della tradizione giapponese
legato alla grazia sottile e all'esperienza viscerale dell'ignoto) ne riflette
appieno la cifra stilistica, ossia una fusione tra Jazz contemporaneo, sonorità
Rock, trame elettroniche e forte vocazione cinematografica.
Il
loro percorso ha preso avvio con l'esordio “Tears And Light” (pubblicato per la
celebre etichetta pugliese Dodicilune nel 2023), che li ha portati a vincere
concorsi di rilievo come il Forum Live Jazz (2022) e l'8ª edizione del Premio
Carlo Gargioni per la categoria Jazz, culminando nel 2026 con la vittoria della
23ª edizione del Premio Nazionale L'Artista che non c'era (Sezione
Strumentale).
Questo
nuovo “Picture #2” si presenta come un'opera intimista e sfaccettata, dove la
ricerca timbrica e la stratificazione degli arrangiamenti giocano un ruolo
centrale. L'album vive di continui contrasti fra dinamismi ritmici che si
alternano a pause contemplative, in un dialogo costante tra ordine, luce e penombra.
L'apporto dei singoli elementi strumentali costruisce un mosaico espressivo che
parte da basi Rock evolute per esplorare sfumature ambient e acustiche.
La
traccia d’apertura “The Night Spoke To Me” è immediatamente atmosferica…
Riflessiva. Il pianoforte guida una trama notturna sostenuta da una sezione
ritmica misurata dove si punta a colpire l’anima più sensibile dell’ascoltatore
trascinandolo in un limbo fuori da ogni contesto attuale, isolandolo e
coccolandolo.
“From
The Bin To The Sunrise” è il singolo dell’album ed ha un ritmo più accelerato.
Il brano vede l'innesto della chitarra classica di Alessandro Dell'Anna, che
dialoga con il pianoforte di Katya Fiorentino e il basso di Compagnone. La
struttura evolve da un tema sommesso ("bin") verso un'apertura
armonica più luminosa ed espressiva ("sunrise").
Si
prosegue con “When Order Fell In Love With Chaos” dall’introduzione classica
per poi sfociare gradualmente nei ritmi Rock incalzanti della batteria di De
Tommasi, creando un muro sonoro dinamico basato sul contrasto tra rigore ed
esplosione.
“Risveglio
Di Settembre” è l’unica traccia dal titolo in italiano e si caratterizza per
un'impronta lirica e autunnale, focalizzata sull'esposizione melodica del
pianoforte e su sonorità più calde ed evocative. Uno sguardo malinconico dietro
la finestra mentre fuori piove.
Per
incontrare ricerca sonora e strutturale, bisogna giungere a “The Diver U-Bow”,
brano incentrato sull'esplorazione timbrica e sulle basse frequenze, dove l'uso
del basso e delle sonorità di percussione ricrea l'atmosfera sommersa evocata
dal titolo.
La
title-track è altamente minimale come alcuni passaggi dei nordici Landberk, ma
qui è sempre il pianoforte ad essere sfiorato e non la chitarra; accarezzato
come se non si volesse disturbare la quiete creata armonicamente da una
composizione profondamente toccante. Apice dell’intero lavoro, solo da
ascoltare in religioso silenzio e non stupitevi se scoverete delle lacrime
camminarvi sul viso.
“More
Than Meets The Eye” è basata sulla stratificazione progressiva. Il tema
principale viene arricchito passaggio dopo passaggio con contro-melodie e
ottimi interventi percussionistici da parte di Maurizio De Tommasi. Il tempo si
dilata ulteriormente nei silenzi ponderati di “Time” dove le pause fanno la
musica per un risultato quantomeno onirico.
La
chiusura spetta a “Petricore”, qui è il caldo basso di Stefano Compagnone a
fare la differenza.
“Picture
#2” propone i Yugen come una delle realtà strumentali più interessanti e mature
del nuovo panorama italiano. Il trio salentino riesce nell'impresa di
trasformare la forma-canzone senza parole in un vero e proprio racconto per
immagini, mantenendo sempre un perfetto equilibrio tra il rigore tecnico della
matrice Jazz e la profonda sensibilità armonica. Un disco coerente, profondo e
ricco di sfaccettature, che richiede ascolti attenti per rivelare ogni sua
sfumatura e che si candida a diventare un punto di riferimento per chiunque sia
alla ricerca di musica incontaminata, coraggiosa e capace di evocare visioni.
Dategli un'opportunità e non ve ne pentirete. MS
Versione Inglese:


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