CRISTIANO ROVERSI - In The House Of 100 Rooms
Ma.Ra.Cash
Records
Genere: Progressive Rock /
Cantautore
Supporto: CD / Bandcamp – 2026
Parlare
di Cristiano Roversi è come entrare dalla porta principale nel tempio del
Progressive Rock italiano moderno.
Compositore
e polistrumentista mantovano, Roversi è il fondatore storico e la mente
compositiva della formazione Progressive Rock Moongarden, nata nel 1993, con
cui ha pubblicato diversi album apprezzati a livello internazionale. Altresì è
co-fondatore di progetti che hanno segnato il Neo Prog italiano e la scena Art
Rock, come i Submarine Silence e i Mangala Vallis. Ha collaborato attivamente
con Bernardo Lanzetti (ex PFM), Massimo Zamboni (ex CCCP / CSI), Aldo
Tagliapietra (Le Orme) e molti altri esponenti della musica italiana. Oltre al
lavoro da musicista (specializzato in Chapman Stick, tastiere, mellotron e
basso), gestisce progetti di produzione artistica e Sound Design nel suo
studio: veramente un artista a tutto tondo.
Con
“In The House Of 100 Rooms”, si cimenta in un lavoro intimo e personale,
lontano dalle complesse architetture Symphonic Prog dei Moongarden, muovendosi
su coordinate Art Pop, Ambient e Crossover Prog e mettendo al centro la
forma-canzone raffinata e riflessiva. Si avvale di numerosi nomi attivi nel
circuito come Davide Cagnata (voce), Lucio Lazzaruolo (chitarra acustica), Saro
Cosentino (chitarre), David Cremoni (chitarra acustica 12 corde), Simone
Baldini Tosi (voce), Stefano Zeni (violino), Marco Remondini (violoncello),
Franco Zampieri (cori) e Maurizio Di Tollo (batteria).
Il
titolo dell’opera evoca numerosi ambienti in cui si custodiscono ricordi,
presenze e frammenti di vita. L’idea nasce dalla visione di un programma
televisivo in cui viene raccontata la vicenda dei fratellini “Ciccio” e “Tore”,
scomparsi (e poi macabramente ritrovati mummificati) in questa “casa dalle 100
stanze”. È, da parte di Roversi, un tentativo di tenere in vita questi due
sfortunati giovani adoperando il ricordo.
Proprio
la title track che apre l’album è una mini suite di nove minuti in cui la
drammaticità regna sovrana attraverso piano elettrico e voce. La suite si apre
a passaggi Prog enfatici e profondi in cui l’artista auspica un finale diverso
per i due protagonisti. Il brano è come un'opera letteraria, un documento in
cui si può apprezzare al meglio il significato di “musica per la mente”.
Altamente
“genesiana” “Her Afternoon Tea”, un tuffo negli anni ’70 in cui arpeggi di
chitarra a 12 corde e passaggi sinfonici avvolgono l’ascolto. Sfumature
delicate di archi (violino e violoncello) si innestano con discrezione per
amplificare l'emozione senza mai appesantire la struttura. Il “tè del
pomeriggio” diventa la metafora di un gesto familiare, di un momento di
sospensione dal tempo e dalla frenesia del mondo esterno, un quadro di quiete
domestica e di riflessione.
“He
Became Friend With The Rain” è guidato da linee di pianoforte malinconiche ed
essenziali, supportate dalle tastiere e dai synth di Roversi che creano
un'atmosfera ovattata, quasi cinematografica. L’andamento mantiene un crescendo
sottile e ipnotico che avvolge l'ascoltatore come una pioggia leggera. La
pioggia, spesso vista come simbolo di tristezza o solitudine, diventa qui
un'amica e un rifugio. Tanta melodia toccante e raffinata.
“Our
Song Of Memories” parte in forma sottile e raccolta per poi espandersi
gradualmente, stratificando gli interventi strumentali senza mai saturare lo
spazio sonoro. Altra gemma profondamente intimistica ed emozionante. I ricordi
non appartengono solo a chi li custodisce, ma diventano un legame indissolubile
tra due o più anime, dove la musica stessa viene elevata a luogo fisico e
spirituale.
La
strumentale “Heart Of Autumn” richiama lo stile di Tony Banks (Genesis), così
che il pianoforte traccia linee fluide e nostalgiche a evocare il minimalismo
classico e le atmosfere neoclassiche.
“To
The Burning Barn” rappresenta il luogo in cui sono stati stipati per anni ricordi,
vecchie idee, strutture mentali o legami che ormai non possono più essere
salvati. Il fuoco è al tempo stesso elemento distruttivo e purificatore. La
musica è malinconica ma morbida e rassicurante, dove il piano diventa un amico
accompagnatore in questo percorso.
Arpeggi
di chitarra aprono “Just For A Second”, un brano in cui la voce interpreta il
testo con una cifra espressiva sommessa, quasi confidata all'orecchio
dell'ascoltatore, sottolineando il carattere istantaneo e fugace del brano. La
breve gemma acustica “Heart Of Autumn Reprise” accompagna al finale affidato a
“Hymn”, che si sviluppa su un incedere lento e cadenzato accumulando pathos
battuta dopo battuta. La linea vocale si appoggia su un arrangiamento caldo,
impreziosito dai controcanti degli archi che conferiscono alla composizione un
respiro maestoso e pacificante. L'inno non celebra una vittoria, ma la capacità
di accettare le fragilità umane. Una preghiera.
La
copertina dell’album ritrae il figlio di Roversi, Demetrio, mentre dorme sereno,
un amore per la famiglia fortemente legante e rassicurante, in cui Roversi
dimostra la sensibilità e la volontà di essere custode dei propri cari.
Un
album decisamente profondo, ricco di storia musicale ma soprattutto di intenti,
dove è facile lasciarsi emozionare. La definirei un'opera di pazienza, di
ascolto attento e di penombra che conferma Roversi come uno dei tessitori di
atmosfere più raffinati del nostro panorama musicale. MS
Versione Inglese:


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