venerdì 21 novembre 2014

Roberto Fedriga

ROBERTO FEDRIGA – Roberto Fedriga
Autoproduzione /Undersound
Genere: Cantautore – Jazz
Supporto: cd – 2014


Non nascondo il mio divertimento nel girovagare e scoprire nuovi talenti musicali, siano loro stranieri che italiani. Ho notato nel tempo una stabilizzazione a livello qualitativo, ossia difficile imbattersi in brutti dischi e difficile altrettanto in capolavori. Questo perché la tecnologia aiuta, le culture grazie ad internet si intersecano e si contaminano. Globalizzazione.
Se poi andiamo a vedere i debutti, allora la curiosità accresce, in quanto si può evincere come la società moderna approccia alla musica oggi.
La musica cantautoriale italiana  comunque è già da molto tempo aperta alle contaminazioni Folk Rock angloamericane e molto spesso nel connubio di queste culture, ne scaturiscono buoni lavori.
Roberto Fedriga è un allievo del bravissimo vocalist Boris Savoldelli sennonché  seguace del cantautore  (mai troppo rimpianto) e grande voce Tim Buckely e si presenta al pubblico con questo album di debutto dal titolo “Roberto Fedriga”.
Trenta minuti suddivisi in dieci tracce, contenuti in una confezione cartonata davvero bella grazie al lavoro di Armando Bolivar, esaustiva nei contenuti ed elegante. Tengo a sottolineare quando i dischi sono supportati da un buon artwork, in quanto ritengo questo un valore aggiunto e rispettoso nei confronti dell’acquirente. La musica deve andare a braccetto con le immagini, con ciò che l’artista vuole esprimere o per meglio sintetizzare, accompagnare l’ascolto.  Letteratura, disegni e film si uniscono nei contenuti della musica proposta dal giovane autore nato a Lovere (BG) nel 1984.
La sua voce è coadiuvata dai strumentisti Guido Bombardieri (sax e clarinetto), Nicola Mazzucconi (basso), Lorenzo Melchiorre (chitarra), Andrea Lo Furno (chitarra), Matteo Marchese (percussioni), Luca Finazzi (batteria) e Francesco Benedetti (piano).
Soffici sonorità a partire da “Trabucco”, una ricerca strutturale non scontata che fa pensare a sperimentazione ma che in realtà non lo vuole essere, adiacente alla canzone ed al Jazz. La voce non esagera, è pulita, non forzata e semplice interprete di testi brevi, coincisi e descrittivi di situazioni di vita.
 “Arababy” è uno dei pezzi che prediligo, una visione sonora che fa pensare, immaginare, mentre  la cadenza della voce mostra una attenzione particolare per l’esposizione lirica non proprio scontata.
Molto spesso quando il cantautorato si sposa al Jazz ne fuoriesce una pesante esposizione dedita a qualche tipo di sperimentazione inesorabilmente adatta ad un pubblico esigente ed attento, In questo caso tutto è orecchiabile, semplice e in alcuni tratti raffinato. Le canzoni sono brevi, altro punto a favore del fluire dell’ascolto, alternandosi fra ballate e frangenti più animati.
Questo è il debutto di Fedriga, senza stare troppo a trapanare al dentro, perché non serve, perché è il disco stesso che non vuole essere sezionato. In esso c’è buona musica, probabilmente qualcuno più esigente avrebbe preteso un azzardo ulteriore da parte dell’autore, tuttavia dipende cosa si vuole  trasmettere e quindi alterare probabilmente sarebbe nefasto in quanto qui l’equilibrio c’è.
Buon debutto, per passare 30 minuti in santa pace. (MS)

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