Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO
La storia dei generi enciclopedica

domenica 21 luglio 2024

Cantina Sociale

CANTINA SOCIALE – Astraforismi
Ma.Ra.Cash
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd / Digital – 2024




“Squadra che vince non si tocca”, questo detto rispecchia spesso e volentieri l’andamento di molte cose, attitudini che in un modo o nell’altro hanno funzionato in un lasso di tempo. E’ anche il caso della band Cantina Sociale prodotta dallo storico tastierista torinese degli Arti & Mestieri, Beppe Crovella (Electromantic Music).
Bene ha fatto il musicista a dare la possibilità a questa formazione di esprimere la propria musica, un mix fra passato e presente in perfetto equilibrio. Dopo l’ottimo “Caosfera” datato 2017, “Astraforismi” ripresenta oggi la stessa formazione composta da Elio Sesia (chitarre), Rosalba Gentile (tastiere), Marina Gentile (chitarre), Filippo Piccinetti (basso) e Massimiliano Monteleone (batteria). Perfino l’artwork è sempre affidato ad Antonio Catalano con la grafica di Luciano Rosso, questo modo di fare rispecchia l’attitudine delle band che avevano soprattutto negli anni ’70, ossia l’associare un certo tipo d’immagine alla musica affidandosi a uno stile ben riconducibile. L’immagine è sempre stata importante per un disco, pensate voi i Pink Floyd senza lo studio Hipgnosis, oppure gli Yes senza Roger Dean o i Genesis senza Paul Whitehead, di certo il risultato non sarebbe stato lo stesso. L’artwork facilita di molto un eventuale acquirente a capire che tipo di musica potrebbe contenere quest’album.
“Astraforismi” è formato da otto canzoni, tutte strumentali come da caratteristica della band. Il disco affronta, quantomeno con i titoli, la situazione sociale in cui viviamo. La sensazione che provo in questa lettura e nell’ascolto è quella che trovavo più o meno nell’approccio critico degli Area, anche se in questo caso non c’è da parte degli autori una disperata volontà nel voler destabilizzare l’ascoltatore, piuttosto di dare una colonna sonora a una determinata fotografia di un attimo. Ecco allora la graffiante elettricità di “Arrabbiati Cronici” manifestare tutto lo spirito critico, e proprio come diceva Demetrio Stratos “Il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita”.
“Alfabeti Perduti” è introspettiva, le tastiere iniziali fanno da tappeto al dialogo ponderato fra chitarra e basso, un brano in cui lasciarsi trasportare da questi suoni senza tempo che fanno parte del DNA del Rock Progressivo prettamente mediterraneo.
Il “Caffè Sospeso” è una cortesia, un atto di generosità, in questo caso sono le tastiere a darsi staffetta con la chitarra elettrica di Marina Gentile. Trapela soprattutto energia positiva, questo è proprio un caso emblematico della mia constatazione precedente di equilibrio fra passato e presente.
In “Claudicanti” le atmosfere diventano rarefatte, il piano segue sentieri prossimi al Jazz in un contesto al confine con la Psichedelia in cui fanno parte anche certi loop di scuola King Crimson. Un ritmo spezzato fa da sottofondo alla chitarra elettrica di Marina che sembra voler parlare in “ I Lamentosi”, qui si denota maggiormente la volontà dei Cantina Sociale nel voler ricercare nel mondo Progressive, uno sforzo creativo che li colloca in un contesto vintage bi base. Il basso di Piccinetti ricopre un ruolo fondamentale in tutto l’arco dell’ascolto. Ma è con “Sguardi Sospetti” che la band mette a nudo tutta l’intesa fra gli elementi, immergendosi in un connubio fra ballata e fuga strumentale, interessante oltre che privo di sbavature. Il classico crescendo in cui lasciarsi trasportare. “Le Cose Perdute” è un quadro sonoro dove ogni nota sembra essere in possesso di un colore, per un risultato finale di color pastello. L’album si conclude con “Bla Bla”, dove le chiacchiere sono portate via dal vento, ma non la musica che resta legata al fascino ancora una volta mediterraneo.
“Astraforismi” è un ritorno in cui i Cantina Sociale palesano una maturità profonda, musica per la mente, come si amava dire negli anni passati, un contenitore in cui trovare diversi stati d’animo. Ci si emoziona durante l’ascolto, e questo è lo scopo della musica e quando esso viene raggiunto, non resta che socchiudere gli occhi e ripremere il tasto “play”. MS 



VIDEO PROMO: https://www.cantinasocialeprog.com/Astraforismi/CS-video_A.html


Versione Inglese:


CANTINA SOCIALE - Astraforismi
Ma.Ra.Cash
Genre: Progressive Rock
Support: cd / Digital - 2024


“A winning team can't be touched”, this saying often reflects the trend of many things, attitudes that have worked in one way or another over a period of time. This is also the case with the band Cantina Sociale produced by the historic Turin keyboardist of Arts & Crafts, Beppe Crovella (Electromantic Music).
Well did the musician do to give this lineup a chance to express its music, a perfectly balanced mix of past and present. After the excellent “Chaosfera” dated 2017, “Astraforismi” now presents again the same lineup consisting of Elio Sesia (guitars), Rosalba Gentile (keyboards), Marina Gentile (guitars), Filippo Piccinetti (bass) and Massimiliano Monteleone (drums). Even the artwork is always entrusted to Antonio Catalano with graphics by Luciano Rosso, this way of doing things reflects the attitude bands had especially in the 1970s, that is, associating a certain type of image with music by relying on a well-referenced style.
Image has always been important to an album, think Pink Floyd without the Hipgnosis studio, or Yes without Roger Dean or Genesis without Paul Whitehead, surely the result would not have been the same. The artwork makes it much easier for a prospective buyer to understand what kind of music this album might contain.
“Astraforismi” consists of eight songs, all instrumental as is characteristic of the band. The album addresses, at least with the titles, the social situation in which we live. The feeling I get in this reading and listening is the one I used to find more or less in Area's critical approach, although in this case there is no desperate desire on the part of the authors to destabilize the listener, rather to give a soundtrack to a certain photograph of a moment. Here, then, is the biting electricity of “Arrabbiati Cronici” manifesting all the critical spirit, and just as Demetrio Stratos said, “My machine gun is a double bass that shoots in your face what I think about life”.
“Alfabeti Perduti” is introspective, the opening keyboards carpet the thoughtful dialogue between guitar and bass, a song in which to be carried away by these timeless sounds that are part of the DNA of purely Mediterranean Progressive Rock.
“Caffè Sospeso” is a courtesy, an act of generosity, in this case it is the keyboards that relay to Marina Gentile's electric guitar. Above all, it exudes positive energy; this is precisely an emblematic case of my earlier observation of balance between past and present.
In “Claudicanti” the atmospheres become rarefied, the piano follows paths close to Jazz in a context bordering on Psychedelia in which certain loops of the King Crimson school are also part. A broken rhythm serves as a background for Marina's electric guitar that seems to want to speak in “ I Lamentosi”, here more denoting the Social Cellar's desire to search in the Progressive world, a creative effort that places them in a vintage bi basic context. Piccinetti's bass plays a key role throughout. But it is with “Sguardi Sospetti” that the band lays bare all the chemistry between the elements, immersing themselves in a marriage of ballad and instrumental fugue that is interesting as well as smudge-free. The classic crescendo in which to be carried away.
“Le Cose Perdute” is a sound picture where every note seems to be in possession of a color, for a pastel-colored end result. The album ends with “Bla Bla Bla”, where the chatter is carried away by the wind, but not the music, which remains bound by Mediterranean charm once again.
“Astraforismi” is a comeback in which the Social Cellars manifest a deep maturity, music for the mind, as they liked to say in years past, a container in which to find different moods. One is moved while listening, and this is the purpose of music, and when it is achieved, one only has to squint and press the “play” button again. MS





Cantina Sociale

 

 

sabato 20 luglio 2024

Gayle Ellett & The Electromags

GAYLE ELLETT & THE ELECTROMAGS – Friends
PeacockSunrise Records
Genere: Eclectic Prog
Supporto: Digital /CD – 2023




Come accade per un libro, un disco resta un buon amico su cui porre la tua fiducia, ed è sempre lì dove lo hai collocato, anche per anni… E ti aspetta, non ti tradisce mai. Da ciò traggo una lezione, la musica va goduta lentamente, con un ascolto fatto al momento giusto e con lo stato d’animo altrettanto giusto. Non sempre si ha la necessità di ascoltare musica di sottofondo con un frugale e distratto ascolto, capita a volte che ci si debba concentrare per capire al meglio le sensazioni che si provano.
Altresì ci sono stili sonori che sembrano non avere tempo, non facili da collocare in un periodo ben definito della nostra vita. Non so se vi è capitato mai di ascoltare la musica degli americani Djam Karet, una band molto prolifica e tecnicamente preparata, influenzata principalmente da gruppi come King Crimson o Ozric Tentacles, questa ha nelle righe il chitarrista e polistrumentista Gayle Ellett.
Durante il periodo del lockdown, Ellett si sofferma spesso sul terrazzo a suonare la chitarra e guardare al cielo, e questo mi riallaccia al preambolo del discorso, serve pazienza nel poter godere a pieno di una cosa, in questo caso è (come dicevano le nostre Orme) uno sguardo verso il cielo, dove la nostra esistenza si sofferma nella consapevolezza dell’immenso e dell’infinitamente piccolo.
Gayle Ellett & The Electromags è un progetto che con “Friends” giunge al secondo suggello, dopo “Shiny Side Up” e nasce con l’intento di unire più amici da tutte le parti del globo, questo grazie alla tecnologia moderna che si può utilizzare da casa senza uscire allo scoperto. Ellett, con di base Craig Kahn (batteria) e Mark Cook (basso), mette in contatto ben ventidue musicisti, fra i quali spiccano membri di Baraka (Giappone), Minimum Vital (Francia), Aisles (Cile), Electric Swan (Italia), Shylock (Francia), Edhels (Monaco) e California Guitar Trio (USA). In una sorta di staffetta di file, le canzoni si riempiono come in una grandissima jam session e il risultato finale formato da tredici tracce, viene intitolato “Friends”.
L’ Hammond B3 si lancia spesso in passaggi allegri durante lo svolgimento dei brani, come nel caso di “Viewer Discretion Advised”, in cui il dialogo con la chitarra di Ted Price è coinvolgente. Le parti ritmiche sono la base su cui gli artisti sono partiti, dunque il loro ruolo è di vitale importanza per il risultato finale, ecco dunque un altro esempio di buona jam nel brano “The Many Moods”, con Brian Chapman alla chitarra. Maggiormente ponderata “Valencia”, per poi ritornare verso un ritmo maggiormente sostenuto, quello di “It’s All San Andreas’ Fault” che vede come ospiti Marc Ceccotti e Joee Corso.
Tuttavia dall’ascolto generale si evincono non soltanto le jam ma anche la volontà di comporre brani veri e propri in cui la ricerca della composizione non passa di certo in secondo piano, come nel caso di “TransPacific Highway” con l’apporto di Issei Takami e Shin Ichikawa dei Baraka. Tanta storia fra le note di “Splitting Hairs”, ad apportarla è la chitarra elettrica di Dudley Taft, così il discorso è analogo per “Maximum Connection” che vedono Thierry Payssan, Bill Polits e Aquiles Magaña dialogare con i loro strumenti in un brano prossimo al Progressive Rock. Il sound sudista di “Three Parsecs From Tucson” con Carl Weingarten, Walter Whitney e David Udell è gradevole a tal punto che quattro minuti sembrano durare la metà. Il Blues con influenza Funk sale in cattedra grazie a “Maria’s Lakeside Drive “ e Barry Cleveland. Seguono “Guitar City “ con Paul Richards, “ Sons Of Sebastien” con Lucio Calegari, German Vergara e Juan Pablo, “Bueno Sanga” con Alvarez Ortega Bianchi e Jim Crawford, e la conclusiva “1960 Ocean Front Walk” con Frederic L'Epee, tutti brani dall’ascolto piacevole oltre che ricercato.
“Friends” è uno spaccato di quello che è stata la nostra società musicale nei tempi di reclusione forzata dovuta al Coronavirus, anche un momento per riflettere e capire che l’uomo non può fare mai a meno della musica, ma soprattutto del contatto umano. Un esempio. MS 





Versione Inglese:

GAYLE ELLETT & THE ELECTROMAGS - Friends
PeacockSunrise Records
Genre: Eclectic Prog
Support: Digital /CD - 2023


As with a book, a record remains a good friend to put your trust in, and it's always there where you've placed it, even for years--and it waits for you, never betrays you. I take a lesson from this, music should be enjoyed slowly, with listening done at the right time and with the right state of mind as well. One does not always have the need to listen to background music with frugal and distracted listening, it happens sometimes that one has to concentrate to better understand the feelings one is experiencing.
Likewise, there are sound styles that seem timeless, not easy to place in a well-defined period of our lives. I don't know if you have ever listened to the music of the Americans Djam Karet, a very prolific and technically trained band, mainly influenced by bands like King Crimson or Ozric Tentacles, this one has guitarist and multi-instrumentalist Gayle Ellett in the lines.
During the lockdown period, Ellett often lingers on the terrace playing guitar and looking to the sky, and this brings me back to the preamble of the talk, patience is needed in being able to fully enjoy a thing, in this case it is (as our Orme used to say) a gaze to the sky, where our existence lingers in awareness of the immense and the infinitely small.
Gayle Ellett & The Electromags is a project that with “Friends” reaches its second seal, following “Shiny Side Up”, and was born with the intention of uniting more friends from all parts of the globe, this thanks to modern technology that can be used from home without going out in the open. Ellett, based on Craig Kahn (drums) and Mark Cook (bass), connects as many as twenty-two musicians, including members of Baraka (Japan), Minimum Vital (France), Aisles (Chile), Electric Swan (Italy), Shylock (France), Edhels (Monaco) and California Guitar Trio (USA). In a kind of file relay, the songs fill up as in a huge jam session and the final result consisting of thirteen tracks, is titled “Friends.”
The Hammond B3 often launches into upbeat passages as the songs unfold, as in the case of “Viewer Discretion Advised,” in which the dialogue with Ted Price's guitar is engaging. The rhythm parts are the basis on which the artists started, so their role is vital to the final result, so here is another example of a good jam in the track “The Many Moods”, with Brian Chapman on guitar. More thoughtful “Valencia”, then back toward a more sustained rhythm, that of “It's All San Andreas' Fault,” featuring guests Marc Ceccotti and Joee Corso.
However, the general listening reveals not only the jams but also the willingness to compose real songs in which the search for composition certainly does not take a back seat, as in the case of “TransPacific Highway” with the contribution of Issei Takami and Shin Ichikawa of Baraka. Lots of history among the notes of “Splitting Hairs,” bringing it is the electric guitar of Dudley Taft, so the discourse is similar for “Maximum Connection” that see Thierry Payssan, Bill Polits and Aquiles Magaña conversing with their instruments in a song close to Progressive Rock. The Southern sound of “Three Parsecs From Tucson” featuring Carl Weingarten, Walter Whitney and David Udell is enjoyable to the point that four minutes seems to last half as long. Funk-influenced Blues takes the stage thanks to “Maria's Lakeside Drive ” and Barry Cleveland. This is followed by “Guitar City ‘ with Paul Richards, ’ Sons Of Sebastien” with Lucio Calegari, German Vergara and Juan Pablo, “Bueno Sanga” with Alvarez Ortega Bianchi and Jim Crawford, and the concluding “1960 Ocean Front Walk” with Frederic L'Epee, all enjoyable as well as refined listening tracks.
“Friends” is a glimpse of what our musical society was like in the days of forced confinement due to the Coronavirus, also a moment to reflect and understand that man can never do without music, but especially human contact. Example. MS

 

 


giovedì 18 luglio 2024

Merit Hemmingson

MERIT HEMMINGSON – Mother Earth Forever
Swedish Stereosounds
Genere: Progressive Rock / Symphonic Rock
Supporto: cd – 2024




Ciò che è stata (e che tuttora lo è) la carriera del chitarrista Roine Stolt, è un esempio di coerenza, passione e personalità. L’artista svedese parte con i Kaipa nel 1973 per poi lanciarsi in numerosi altri progetti, fra cui i The Flower Kings, Transatlantic, The Tangent, Fantasia e una ricca discografia da solista. Lo stile hippie lo contraddistingue per tutto l’arco della sua vita, da qui la coerenza cui ho fatto riferimento.
Il modo di suonare la chitarra è ben distinguibile nel panorama dal resto dei chitarristi, uno stile preciso che nasce dal sound degli anni ’70, gli assolo proposti non sono mai banali e allo stesso tempo neanche super tecnici, Stolt ha sempre preferito mettere avanti il cuore, pur essendo in grado di lasciarsi andare di tanto in tanto a buone fughe tecniche. Con gli anni la scena Progressive Rock gli punta i fari addosso, diventando anche ottimo session man, le richieste sono numerose, così gli album rilasciati nella sua fortunata carriera. La fedeltà a questo genere è encomiabile, pur ricercando anche nel Jazz alcune scappatoie stilistiche. Il tempo cela anche collaborazioni che non ti aspetti, come questa con l’organista svedese Merit Hemmingson. L’incontro accade nell’ormai lontano 1990 e avviene tramite una telefonata che Roine non si attende, essendo lui un fans di Merit.
Personale la volontà di scrivere brani in equilibrio fra Prog, Folk e medioevale, attraverso un organo a canne, così nel 1993 dopo aver cercato validi musicisti, soprattutto amici, iniziano le registrazioni. Il risultato viene momentaneamente accantonato, anche perché non è facile cercare una casa discografica disponibile a produrre un suono del genere, di certo non in voga. Ma la qualità delle registrazioni è davvero interessante e i due artisti ne restano consapevoli nel tempo, tanto da rispolverare “Mother Earth Forever” nei giorni nostri, ossia quando il pubblico musicale è maggiormente preparato e aperto a nuove sonorità.
Di tempo ne è passato, ma sembra non aver scalfito la freschezza delle dodici canzoni che compongono l’album in maniera piuttosto epica.
Di certo non si ascolta un organo a canne nel Rock tutti i giorni, anche se alcuni musicisti nel tempo si sono approcciati al riguardo.
Immediatamente convincente “Vigorous Mind”, un connubio di suoni particolare dato dagli strumenti di Jan Winter (zampogna), Christer Jansson (batteria), Hasse Larson (basso elettrico),
Hasse Bruniusson (percussioni), oltre che all’organo di Merit Hemmingson e la chitarra a dodici corde di Roine Stolt. Ma è con “Dreams Of The Universe” che fuoriesce maggiormente il lato progressivo di ricerca, grazie anche all’uso del sax da parte di Fredrik Ljungkvist e alla bella voce della stessa Merit. Il brano è una ballata di classe, delicata ma allo stesso tempo capace di crescere d’intensità, una melodia messa in loop contornata da preziosi arrangiamenti. Più diretta “The Planets Are Calling Us” seppure le atmosfere rimangano delicate come in una pittura ad acquarello.
Percussioni in evidenza in stile Gentle Giant per “Power From The North” dove la chitarra è maggiormente presente, a seguire “Oh, So Fragile” dove ritornano protagonisti la voce e i fiati in un contesto dolce dai sentori anni ’70. La semplicità regna sovrana anche in “Shadows In The Far Distance”, un movimento al confine del Prog con il Folk. Qui Stolt si cimenta in un buon supporto solistico. Sono i cinque minuti abbondanti di “People Of The Four Winds” a mettere in luce le capacità compositive e ricercate del duo, il quale dimostra un affiatamento radicato. Ancora una volta le coralità di Merit rendono le atmosfere rarefatte. L’organo a canne sale in cattedra per un risultato dal fascino atavico. Il discorso è analogo per “Ocean Of Organs” un brano dall’ampio respiro. Questa musica ha la capacità di descrivere lande attraverso le note, e il caso è anche quello di “Resting Arctic Ice”. Tutto l’album si aggira attorno a questo modus operandi.
Non ho che da ringraziare Roine Stolt e Merit Hemmingson per aver rispolverato questo progetto, sarebbe stato davvero un peccato non poter godere di questi suoni dal fascino antico. Consigliato l’ascolto a chi fa della musica una colonna sonora per la vita. MS 





Versione Inglese:


MERIT HEMMINGSON - Mother Earth Forever
Swedish Stereosounds
Genre: Progressive Rock / Symphonic Rock
Support: cd - 2024


What has been (and still is) the career of guitarist Roine Stolt is an example of consistency, passion and personality. The Swedish artist started with Kaipa in 1973 and then launched into numerous other projects, including The Flower Kings, Transatlantic, The Tangent, Fantasia, and a rich solo discography. The hippie style marked him throughout his life, hence the consistency I have referred to.
His guitar playing is well distinguishable in the scene from the rest of the guitarists, a precise style that stems from the sound of the 1970s, the solos offered are never trite and at the same time not even super technical, Stolt has always preferred to put his heart forward, while still being able to let loose from time to time good technical escapes. Over the years the Progressive Rock scene shines its spotlights on him, becoming also an excellent session man, the demands are numerous, so are the albums released in his successful career.
The fidelity to this genre is commendable, while also seeking some stylistic loopholes in jazz. Time also conceals collaborations you might not expect, such as this one with Swedish organist Merit Hemmingson. The meeting happens in the now distant 1990s and occurs through a phone call that Roine does not expect, as he is a fan of Merit.
Personal the desire to write songs balanced between Prog, Folk and medieval, through a pipe organ, so in 1993 after looking for good musicians, mostly friends, the recordings begin. The result is momentarily shelved, partly because it is not easy to look for a record company willing to produce such a sound, certainly not in vogue. But the quality of the recordings is really interesting and the two artists remain aware of it over time, so much so that they dust off “Mother Earth Forever” in the present day, that is, when the musical public is more prepared and open to new sounds.
Time has passed, but it seems not to have affected the freshness of the twelve songs that make up the album in a rather epic way.
One certainly does not hear a pipe organ in Rock every day, although some musicians over time have approached it. Immediately convincing “Vigorous Mind”, a peculiar combination of sounds given by the instruments of Jan Winter (bagpipe), Christer Jansson (drums), Hasse Larson (electric bass),
Hasse Bruniusson (percussion), as well as Merit Hemmingson's organ and Roine Stolt's twelve-string guitar. But it is with “Dreams Of The Universe” that the progressive searching side comes out most, thanks in part to Fredrik Ljungkvist's use of sax and Merit's own beautiful voice. The song is a classy ballad, delicate but at the same time able to grow in intensity, a looped melody surrounded by precious arrangements. More direct “The Planets Are Calling Us” although the atmospheres remain delicate as in a watercolor painting.
Percussion in evidence in Gentle Giant style for “Power From The North” where the guitar is more present, followed by “Oh, So Fragile” where vocals and horns return as protagonists in a gentle context with hints of the 1970s.
Simplicity also reigns supreme in “Shadows In The Far Distance”, a movement on the border of Prog with Folk. Here Stolt tries his hand at good solo support. It is the brisk five minutes of “People Of The Four Winds” that showcase the duo's compositional and researched skills, which demonstrate an ingrained fellowship. Once again Merit's choruses make for a rarefied atmosphere. The pipe organ takes the stage for a result with atavistic charm. The discourse is similar for “Ocean Of Organs” a track with a broad scope. This music has the ability to describe moors through notes, and the case is also made for “Resting Arctic Ice”. The whole album hovers around this modus operandi.
I have nothing but thanks to Roine Stolt and Merit Hemmingson for dusting off this project, it would have been a real shame not to be able to enjoy these sounds with old-world charm. Recommended listening for those who make music a soundtrack for life. MS

 

 



mercoledì 17 luglio 2024

Northern Lines

NORTHERN LINES – I Think We’re Fine
J. Joe’s J. Edizioni Musicali Released
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: Digital / Spotify – 2024




Generalmente ci appassioniamo alla musica perché colonna sonora della nostra vita, quei brani che ci fanno ricordare il nostro primo amore, episodi di vita, siano loro allegri che tristi, nel caso di un musicista è vera e propria valvola di sfogo. Gli intenti possono essere molteplici, resta il fatto che si approccia allo stile con cui musicare le proprie intenzioni attraverso non solo il gusto personale, creato in base all’esperienza passata degli ascolti, ma anche tramite la personalità. Quest’ultima è la chiave dell’evoluzione della musica in senso generale, ossia apporta un cambiamento a quello con cui si è cresciuti.
I romani Northern Lines si formano nel 2013 da un’intuizione di Stefano  Silvestri (basso), Cristiano “Cris” Schirò (batteria) e Alberto Lo Bascio (chitarra). Lo scopo è ben descritto nella loro biografia: “Il progetto nasce come una liberazione musicale, una sorta di paradiso sonoro in cui ognuno dei tre musicisti può esprimersi senza barriere di genere, seguendo un filone sperimentale, cercando una qualche logica negli incastri impossibili e con uno spiccato senso dell'umorismo.”. Quest’ultimo è un'altra chiave di lettura della musica, l’utilizzo degli argomenti in maniera intelligente, apporta all’ascolto un valore aggiunto. Nel 2013 registrano l’EP “Hari Pee Hate”, mentre il debutto completo avviene l’anno successivo grazie a “Farts From S.E.T.I. Code" grazie al quale possono intraprendere un tour che li vede approdare anche nell'Est Europa nel mese di
giugno. Giunto un buon livello di notorietà, nel 2018 immettono alla line up Leonardo Disco, pianista e tastierista proveniente dal jazz, assieme realizzano “The Fearmonger”.
Dopo un lungo periodo d’incubazione, è la volta di questo nuovo album intitolato “I Think We’re Fine” che non è altro che un’ulteriore esplorazione, con l'integrazione di altri linguaggi, frutto dell'evoluzione umana e musicale di una band che pensa ancora come una band.
“That's My Son” è il singolo che anticipa l’uscita, uno sguardo al futuro in cui frammenti di passato vengono alla luce.  L’argomento principe di tutto “I Think We’re Fine” riguarda l’isolamento culturale umano, dove il senso critico dei tempi non filtrato, apporta danni che tutti noi ben conosciamo. Il risultato è una realtà distorta capitanata semplicemente da percezioni dove ogni risposta non è incastonata in un universo immobile, ma sempre dipendente da un'altra domanda .
Dieci i brani che compongono l’album che si apre con “Under A Purple Sky”, e una chitarra inizialmente in stile Hackett/Genesis degli anni ’70, che lascia spazio solo successivamente ad un Hard Rock costruito su basi storiche degne del migliore Hard Prog. Tastiere e chitarra elettrica dialogano fra loro al posto delle parole, fra cambi umorali supportati da un’ottima sezione ritmica. Giocoso l’approccio di “Bear It”, brano ruggente in cui la coesità degli elementi viene immediatamente alla luce. Il Progressive Rock sposa a pieno questa causa a suggello di una cultura individuale dei musicisti davvero importante.
“Neither The First, Nor The Last” parte in crescendo, fino a sfiorare territori AOR, ma di base è l’armonia a regnare fra le note, fra pianoforte intimistico e interventi prossimi al Jazz. In “’68” la band mostra i muscoli con un approccio Metal Progressive di base, qui compaiono anche interventi elettronici ad arrangiare il brano cadenzato e monolitico. Bello il finale in pianoforte.
“That’s My Son” dimostra attraverso l’Hammond di aver assorbito l’insegnamento dei maestri passati, non esula neppure un richiamo ai Marillion dell’era Fish grazie all’assolo di chitarra elettrica. Si torna a ruggire con “Brother Nick”, qui si può apprezzare maggiormente la volontà di ricercare nel pentagramma in maniera non del tutto scontata una struttura differente, il tutto senza mai strafare. In parole povere questa musica viaggia in bilico fra schiaffo e bacio. La title track, è un altro esempio di sviluppo del passato, mentre “Site Of The Ritual” intraprende nuovamente il sentiero Hard Prog alternato a evidenti cambi umorali. L’insegnamento di Fripp e soci avvicinano l’ascolto di tanto in tanto alla band King Crimson, come nel caso di “Consequences Of Bad Behaviour, mentre “Wind's Howling” chiude l’album con sapiente personalità.
Non è mai semplice realizzare un disco strumentale, ma quando si ha la capacità di far parlare gli strumenti al posto della bocca, la differenza non si nota, anzi, acquista un fascino maggiore perché porge adito a varie interpretazioni, anche se di base l’artista in questione traccia comunque un sentiero da intraprendere. La carta vincente in questo caso sono le melodie, sempre presenti e gradevoli, che si danno staffetta con l’energia di quel Rock ruvido al confine con l’Heavy Metal. Non vi resta che approcciare al mondo Northern Lines con tranquillità e consapevolezza, e apporterete benefici per l’anima. MS 





Versione Inglese:


NORTHERN LINES - I Think We're Fine
J. Joe's J. Music Editions Released
Genre: Modern Post Prog
Support: Digital / Spotify - 2024


Generally we are fond of music because it is the soundtrack of our lives, those songs that make us remember our first love, episodes of life, whether they are happy or sad, in the case of a musician it is true outlet. The intentions may be many, the fact remains that one approaches the style with which to set one's intentions to music through not only personal taste, created based on past listening experience, but also through personality. The latter is the key to the evolution of music in a general sense, that is, it brings a change to what one grew up with.
The Roman Northern Lines were formed in 2013 by an intuition of Stefano Silvestri (bass), Cristiano “Cris” Schirò (drums) and Alberto Lo Bascio (guitar). The purpose is well described in their biography: “The project was born as a musical liberation, a sort of sonic paradise where each of the three musicians can express themselves without genre barriers, following an experimental strand, looking for some logic in the impossible joints and with a strong sense of humor”. The latter is another key to interpreting the music, the use of topics in a clever way brings added value to the listening experience.
In 2013 they recorded the EP “Hari Pee Hate”, while their full debut came the following year thanks to “Farts From S.E.T.I. Code”, thanks to which they were able to embark on a tour that also saw them land in Eastern Europe in
June. Having reached a good level of notoriety, in 2018 they introduce to the line up Leonardo Disco, pianist and keyboardist coming from jazz, together they realize “The Fearmonger”.
After a long period of incubation, it is the turn of this new album entitled “I Think We're Fine” which is nothing but a further exploration, with the integration of other languages, the result of the human and musical evolution of a band that still thinks like a band.
“That's My Son” is the single anticipating the release, a look into the future in which fragments of the past come to light.  The main topic throughout “I Think We're Fine” is about human cultural isolation, where the unfiltered critical sense of the times does damage that we all know well. The result is a distorted reality captained simply by perceptions where each answer is not embedded in a still universe, but always dependent on another question .
Ten tracks make up the album that opens with “Under A Purple Sky”, and a guitar initially in the Hackett/Genesis style of the 1970s, which only later gives way to a Hard Rock built on historical foundations worthy of the best Hard Prog. Keyboards and electric guitar converse with each other instead of words, amid mood changes supported by an excellent rhythm section. Playful is the approach of “Bear It,” a roaring track in which the cohesiveness of the elements immediately comes to light. Progressive Rock fully espouses this cause sealing a truly important individual culture of the musicians.
“Neither The First, Nor The Last” starts off on a crescendo, verging on AOR territories, but basically it is harmony that reigns among the notes, between intimate piano and interventions close to Jazz. In “'68” the band shows its muscles with a basic Metal Progressive approach, here electronic interventions also appear to arrange the cadenced and monolithic song. Beautiful is the keyboard.
“That's My Son” demonstrates through the Hammond that it has absorbed the teachings of past masters, not even a callback to Fish-era Marillion is exempt thanks to the electric guitar solo. It comes roaring back with “Brother Nick”, here one can appreciate more the willingness to search the stave in a not entirely obvious way for a different structure, all without ever overdoing it. Simply put, this music travels in the balance between slap and kiss. The title track, is another example of past development, while “Site Of The Ritual” again takes the Hard Prog path alternating with obvious mood changes. The teaching of Fripp and co. bring the listen closer to the band King Crimson from time to time, as in the case of “Consequences Of Bad Behaviour”, while “Wind's Howling” closes the album with skillful personality.
It is never easy to make an instrumental record, but when one has the ability to let the instruments do the talking instead of the mouth, the difference is not noticeable; on the contrary, it acquires a greater appeal because it gives rise to various interpretations, even if fundamentally the artist in question is still charting a path to take. The trump card here are the melodies, always present and pleasing, which are given relay with the energy of that rough Rock bordering on Heavy Metal. All you have to do is approach the world of Northern Lines with tranquility and awareness, and you will bring benefits for the soul. MS




 

 





lunedì 15 luglio 2024

(R)Evolution su TV CENTRO MARCHE

 (R)EVOLUTION su TV CENTRO MARCHE


Si è conclusa la mostra sull'evoluzione della musica Rock e affini svoltasi a Fabriano con le relazioni da parte di Massimo Salari. La mostra è stata realizzata all'interno dell'evento REVAIVOL MUSIC FESTIVAL (Il termine REVAIVOL è scritto appositamente così per dare un accento locale che rende l'evento riconducibile al territorio di appartenenza). 



Un ringraziamento a tutti i numerosissimi partecipanti, organizzatori, associazioni, giornalisti, RADIO GOLD e TV CENTRO MARCHE.







domenica 14 luglio 2024

Phaedra

PHAEDRA – Norn
Ma. Ra. Cash Records
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd / digital – 2024




La scena italiana riguardante il Rock Progressive in questo periodo sta vivendo un momento prolifico e non soltanto riguardo al numero di uscite, anche per la qualità delle realizzazioni. Si sa che la musica vive di momenti fatti di alti e bassi, l’interesse su di un genere naviga come una nave sull’onda fra picchi e discese, comunque sia, l’importante è sempre tenere accesa la fiaccola dell’interesse. Il Rock Progressivo italiano, quello di stampo classico, è caparbio, avvinghiato a quelli che sono stati gli anni ruggenti, nel nostro caso i ’70. Nell’ormai lontano 1993 in trentino si forma una squadra di adulatori del genere, i Phaedra e lo fanno per suonare ciò che hanno amato del passato, il suono dei Genesis, Yes, ma anche artisti della scena anni ’80 come per esempio i Marillion, facendone cover. Dopo numerose date live, spettacoli e festival, i Phaedra sono pronti per scrivere materiale proprio. La formazione non è di certo usuale, arrivando persino a otto elementi con strumentazioni come due violini, flauto, tastiere, mandolino e altro ancora.
Tuttavia l’esordio discografico deve attendere a lungo, giungendo soltanto nel 2010 con la buona autoproduzione intitolata “Ptha“. La critica di settore apprezza, così nel 2013 è la volta di “Oltre La Tempesta” (Raffinerie Musicali). Segue un lungo periodo di silenzio da studio, e sappiamo bene che anche gli anni delle restrizioni, non è che abbiano aiutato le attività musicali.
Una volta perse le tracce, ecco la sorpresa nel 2024, il ritorno in pompa magna attraverso un disco che vuole essere un’opera Rock ispirata da un racconto del genere gotico, scritto da Claudio Bonvecchio, dal titolo “Il Prigioniero”. Il risultato è “Norn” che fa riferimento alle tre divinità della mitologia norrena, addette ai destini dell'umanità. La band è oggi composta di sei elementi, Claudio Bonvecchio (basso, chitarra 12 corde), Stefano Gasperetti (tastiere, chitarre acustiche e classiche, violoncello), Matteo Lorenzi (voce solista), Gabriele Girardi (chitarra elettrica), Cristiano Conte (batteria e percussioni), e Catia Borgogno (voce solista e canto lirico).
Come lo stile Prog Rock insegna, i brani contenuti nell’album sono di lunga durata, compresa una suite di ventitré minuti, per un totale di cinque pezzi e un’ora di musica.
Il sound spesso pastorale è parte integrante del DNA della formazione, comprese le vocalità liriche femminili, apprezzabili sin dall’iniziale “La Selva Degli Ombrosi Faggi”. Le tastiere di Gasperetti aprono a scenari vintage in quel territorio lagunare patria delle Orme. I violini e il violoncello apportano profondità al movimento molto ricco di cambi di tempo. Le scure atmosfere, solo a sprazzi, lasciano spazio a raggi di luce come sapeva fare negli anni ’70 la band Quella Vecchia Locanda. Ma i nomi che potrei fare per darvi punti di riferimento potrebbero essere moltissimi, Osanna, Biglietto Per L’Inferno, Opus Avantra etc. ma non vorrei sminuire il carattere dei Phaedra che comunque sia, hanno uno stile ben riconoscibile.
Il flauto dolce inizia “Canto Per Lucy”, composizione bucolica per intento immaginifico, dove non si astengono neppure degli scampoli di Jazz. Eppure come nel brano precedente, anche qui intercetto melodie che sono state il successo dei nordici Anekdoten, assolutamente non copiate, anzi, probabilmente è solo una mia sensazione, ma la percepisco nei movimenti più scuri.
Mi sono poi accorto che ho passato molto tempo a occhi chiusi durante l’ascolto di “L’Empio Simulacro”, è la musica stessa che mi ha indotto alla concentrazione, impegnata questa volta a passeggiare nel terreno dei Gentle Giant.
Per proseguire con i punti di riferimento dico che la suite “Prigioniero Di Prisca Doglianza” si apre in Genesis style, che più Genesis non si può! Un lungo percorso che potrebbe essere un esempio di ciò che è il sunto della storia del Progressive Rock da far ascoltare a un neofito. Un brano semplicemente eccellente. La pastorale “La Radiante Foresta” suggella l’opera con classe e un pizzico di Orme.
Questo ritorno discografico mi ha dato molte soddisfazioni, tante emozioni, e questo è lo scopo della musica, i Phaedra ci sono riusciti attraverso la storia e la buona capacità compositiva. Se amate i gruppi che ho citato, non lasciatevi sfuggire “Norn”. Bentornati. MS 





Versione Inglese: 


PHAEDRA - Norn
Ma.Ra.Cash Records
Genre: Progressive Rock
Support: cd / digital - 2024


The Italian scene regarding Progressive Rock in this period is experiencing a prolific moment and not only regarding the number of releases, also for the quality of the achievements. It is known that music lives in moments made of ups and downs, the interest on a genre sails like a ship on the wave between peaks and troughs, however it may be, the important thing is always to keep the torch of interest lit. Italian Progressive Rock, the classic kind, is stubborn, clinging to what were the roaring years, in our case the 1970s. In the now distant 1993 in Trentino a team of adulators of the genre, Phaedra, is formed and they do it to play what they loved from the past, the sound of Genesis, Yes, but also artists from the 80s scene such as for example Marillion, doing covers of them. After numerous live dates, shows and festivals, Phaedra are ready to write their own material. The lineup is certainly not usual, even reaching eight elements with instrumentation such as two violins, flute, keyboards, mandolin and more.
However, the recording debut has to wait a long time, coming only in 2010 with the good self-production entitled “Ptha”. Industry critics appreciate, so in 2013 it was the turn of “Beyond The Storm” (Musical Refineries). A long period of studio silence followed, and we know that even the years of restrictions, it is not that they helped musical activities.
Once the tracks were lost, here's the surprise in 2024, the comeback with pomp and circumstance through an album intended to be a Rock opera inspired by a tale of the Gothic genre, written by Claudio Bonvecchio, entitled “Il Prigioniero”. The result is “Norn,” which refers to the three deities of Norse mythology who are in charge of humanity's destinies. The band now consists of six members, Claudio Bonvecchio (bass guitar, 12-string guitar), Stefano Gasperetti (keyboards, acoustic and classical guitars, cello), Matteo Lorenzi (lead vocals), Gabriele Girardi (electric guitar), Cristiano Conte (drums and percussion), and Catia Borgogno (lead vocals and opera singing).
As the Prog Rock style teaches, the songs on the album are long in duration, including a twenty-three-minute suite, for a total of five pieces and one hour of music.
The often pastoral sound is part of the lineup's DNA, including lyrical female vocals, appreciable from the opening “La Selva Degli Ombrosi Faggi”. Gasperetti's keyboards open to vintage scenery in that lagoon territory home of the Orme. Violins and cello bring depth to the movement that is very rich in tempo changes. The dark atmospheres, only in flashes, give way to rays of light as the band Quella Vecchia Locanda knew how to do in the 1970s. But the names I could name to give you points of reference could be many, Hosanna, Biglietto Per L'Inferno, Opus Avantra etc. but I would not want to detract from the character of Phaedra, which in any case, have a very recognizable style.
The recorder begins “Canto Per Lucy”, a bucolic composition by imaginative intent, where they do not refrain from even remnants of Jazz. Yet as in the previous track, here I intercept melodies that have been the success of the Nordic Anekdoten, absolutely not copied, in fact, it's probably just a feeling I have, but I sense it in the darker movements.
I then realized that I spent a lot of time with my eyes closed while listening to “The Unholy Simulacrum”, it is the music itself that induced me to concentration, committed this time to strolling through Gentle Giant's terrain.
To continue with the reference points I will say that the suite “Prisoner Of Prisque Wisdom” opens in Genesis style, which is as Genesis as you can get! A long track that could be an example of what is the summary of Progressive Rock history for a neophyte to listen to. A simply excellent track. The pastoral “The Radiant Forest” seals the work with class and a hint of Orme.
This discographic comeback gave me a lot of satisfaction, a lot of emotions, and that is the purpose of music, Phaedra succeeded through story and good songwriting. If you love the bands I mentioned, do not miss “Norn”. Welcome back. MS



venerdì 12 luglio 2024

CHE STORIA: Pink Floyd in Podcast

 CHE STORIA: Pink Floyd in Podcast




In questo nuovo episodio di CHE STORIA, Fabio Bernacconi narra la carriera di una delle band più amate del globo, i Pink Floyd. Su testi del sottoscritto Massimo Salari, "Che Storia" traccia un percorso ricco di aneddoti e di sorprese. Chi ama la band non può assolutamente perdersi questo podcast. Chiudete gli occhi e alzate il volume, non ve ne pentirete. The story begins!

           


          Collegamento al podcast:

https://open.spotify.com/episode/6TO8tzso2YiVaA3KiM6kum




 

mercoledì 10 luglio 2024

Inner Prospekt

INNER PROSPEKT - Unusual Movements
Autoproduzione
Genere: Crossover Prog
Supporto: cd / Bandcamp - 2024




Alessandro Di Benedetti, tastierista dei romani Mad Crayon, è un fiume in piena.
Non si finisce di godere di un suo ultimo lavoro che ne ha pronto un altro, soprattutto con il progetto solista denominato Inner Prospekt. Infatti, Di Benedetti non soltanto ha una prolifica carriera solista, bensì pone la sua arte al servizio di molti, come nel caso dei The Samurai Of Prog, così come per Kimmo Porsti e Rafal Pacha.
Con “Unusual Movements”, Inner Prospekt giunge al quindicesimo album in dieci anni di esistenza, ma la cosa che più mi colpisce è che sono tutti dischi di medio alto livello, ben registrati, curati e ricchi di quel Prog Rock che s’inframezza fra il passato e il presente. Le tastiere in questo genere ricoprono un ruolo fondamentale, tanto quanto lo erano le chitarre elettriche per gli esordi del Rock, e Alessandro lo sa molto bene.
Come da cliché, i sette brani contenuti nel nuovo disco sono di media e lunga durata, sino giungere ai quindici minuti di “Mantra” e come negli altri album, Di Benedetti si avvale dell’ausilio di special guest che in questo caso rispondono ai nomi di Rafael Pacha (chitarra), Federico Tetti (chitarra), Carmine Capasso (chitarra), Marco Bernard (basso), Daniele Vitalone (basso), e Giuseppe Militello (sax).
Per addentrarsi nel nuovo cammino ci pensa la strumentale “The Bridge” comportandosi da intro, un dialogo fra basso, tastiere e batteria che alterna frangenti toccanti di piano ad altre parti vigorose. Certi passaggi potranno ricordare a molti di voi le intramontabili Orme. La tecnica di Alessandro è al servizio della melodia e non viceversa, un giusto dosaggio fra qualità tecniche e gusto per la composizione mai soffocata da inutili orpelli.
Ed è la mini suite “Mantra” a presentare lo stato di salute odierno di Inner Prospekt, tutto il DNA è visibile fra le note, soprattutto la scelta dell’elettronica porta freschezza all’ascolto. Il sax di Giuseppe Militello è un perfetto tassello del puzzle, mentre le parti vocali s’intramezzano gentilmente, sussurrate e pacate.
Più malinconica “Winter Day” dove il rapporto padre e figlio è esposto nella fragilità delle incomprensioni. Il pianoforte disegna le trame semplici ed efficaci.
Sono i Genesis a comparire più spesso nello stile proposto in “Neverland”, la storia di Peter Pan è narrata oltre che supportata da suoni magnifici che faranno scorrere più di un brivido sulla pelle degli amanti del sound vintage. Dodici minuti di elegante passato.
Un passaggio anche nel Jazz attraverso “Just Five Minutes”, un cambio di stile che dimostra a pieno la preparazione culturale di De Benedetti, un suntuoso e caldo giro di basso dialoga con la batteria spazzolata e un sax che a dir poco potrei definire sexy. La fragilità umana è narrata in “Around The Corner”, composizione introspettiva perfettamente legata allo stile pianistico dell’artista. Qui sono gli arrangiamenti a fare la differenza, fra fiati e suoni sinfonici. La chiusura è affidata alla bucolica “The Question”, piccola chicca sonora che sa coccolare lo spirito. C’è anche una sorpresa che lascio alla vostra curiosità scoprire.
Questi sono i classici dischi che possono avvicinare un neofito al mondo del Progressive Rock, termine che oggi è accostato più alla musica del passato (erroneamente) che a quella del presente. In fondo la bella musica non ha confini né tempo, è bella e basta. Inner Prospekt lo sa e lo dimostra. MS





Versione Inglese:


INNER PROSPEKT - Unusual Movements
Self-production
Genre: Crossover Prog
Support: cd / Bandcamp - 2024


Alessandro Di Benedetti, keyboardist of Rome's Mad Crayon, is a river in flood.
One does not end up enjoying one of his latest works that he has another one ready, especially with the solo project called Inner Prospekt. In fact, Di Benedetti not only has a prolific solo career but also places his art at the service of many, as in the case of The Samurai Of Prog, as well as for Kimmo Porsti and Rafal Pacha.
With "Unusual Movements", Inner Prospekt reaches its fifteenth album in ten years of existence, but the thing that strikes me most is that they are all mid- to high-level records, well recorded, cared for, and rich in that Prog Rock that intersperses between the past and the present. Keyboards play a key role in this genre, much as electric guitars did for early Rock, and Alexander knows this very well.
As per the cliché, the seven tracks contained in the new album are of medium and long duration, until reaching the fifteen minutes of "Mantra", and as in the other albums, Di Benedetti avails himself of the aid of special guests who in this case answer to the names of Rafael Pacha (guitar), Federico Tetti (guitar), Carmine Capasso (guitar), Marco Bernard (bass), Daniele Vitalone (bass), and Giuseppe Militello (sax).
To delve into the new path the instrumental "The Bridge" takes care of it by acting as an intro, a dialogue between bass, keyboards and drums that alternates touching piano bangs with other vigorous parts. Certain passages may remind many of you of the timeless Orme. Alessandro's technique is at the service of melody and not vice versa, a proper dosage between technical qualities and taste for composition never stifled by unnecessary frills.
And it is the mini-suite "Mantra" that presents Inner Prospekt's current state of health; all the DNA is visible among the notes, especially the choice of electronics brings freshness to the listening experience. Giuseppe Militello sax is a perfect piece of the puzzle, while the vocal parts intersperse gently, whispered and calm.
More melancholy "Winter Day" where the father and son relationship is exposed in the fragility of misunderstandings. The piano draws the simple and effective textures.
It is Genesis that appears most often in the style proposed in "Neverland", the story of Peter Pan is told as well as supported by magnificent sounds that will run more than a chill on the skin of vintage sound lovers. Twelve minutes of elegant past.
A transition also into jazz through "Just Five Minutes", a change of style that fully demonstrates De Benedetti's cultural background; a sumptuous, warm bass line dialogues with brushed drums and a sax that I could describe as sexy, to say the least. Human frailty is narrated in "Around The Corner", an introspective composition perfectly related to the artist's piano style. Here it is the arrangements that make the difference, between horns and symphonic sounds. Closing is given to the bucolic "The Question", a small sonic gem that knows how to pamper the spirit. There is also a surprise that I leave to your curiosity to discover.
These are the classic records that can bring a neophyte closer to the world of Progressive Rock, a term that today is juxtaposed more to the music of the past (erroneously) than to that of the present. After all, beautiful music has no boundaries or time; it is just beautiful. Inner Prospekt knows this and proves it. MS

 




 

lunedì 8 luglio 2024

(R)EVOLUTION - Mostra Di Vinili

RADIO GOLD EVENTI presenta: REVAIVOL MUSIC FESTIVAL 

(R)EVOLUTION - Mostra Di Vinili

A cura di Massimo Max Salari


A FABRIANO (AN) Nel centro storico della piazza del comune
Il 12 e 13 Luglio dalle ore 10.00 alle 24.00


“(R) EVOLUTION: L’Evoluzione Del Rock” presso Arco del Podestà/Locali Zonghi Lotti a cura di Massimo Max Salari. 

Il genere musicale Rock, sin dalla sua nascita, è sempre stato il suono con cui la società si è espressa, utilizzandolo come viatico di protesta. Esso è specchio della società del momento ed è mutato con le mode, ma soprattutto attraverso gli eventi. Massimo Max Salari, autore di libri musicali per Arcana Edizioni e vincitore di due premi “Macchina Da Scrivere” per la categoria “Migliore Enciclopedia Dell’Anno”, spiegherà  come si è evoluta la musica Rock, quali sono stati i dischi che hanno modificato le regole, e come sono nati i generi musicali, il tutto attraverso un percorso visivo dei vinili arricchito con esempi sonori. Il giorno Sabato 13 Luglio all'interno del locale, verrà offerto un aperitivo dall'ASSOCIAZIONE MARCHESE DEL GRILLO. L'evento è stato possibile anche grazie alla collaborazione di Monia Bonfili (Bonfili Design) e Paola Rotolo (giornalista).
Apertura mostra venerdì 12 luglio ore 10.00 con autorità e taglio del nastro.








(Il termine REVAIVOL è volutamente scritto in questa maniera perchè è in dialetto fabrianese, con la volontà di associare l'evento al territorio in maniera scherzosa, così da renderlo tipicamente unico nel contesto generale).

Facebook: https://www.facebook.com/events/1024558706042319/




Calendario eventi