venerdì 8 dicembre 2017

Starsabout

STARSABOUT – Halflights
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: G.T. Music
Genere: Progressive/Post Rock
Supporto: cd - 2017


Nuova band dalla Polonia di Post Rock dalle contaminazioni Progressive Rock. Dico nuova in quanto questa nazione ultimamente sotto certi aspetti ci sta invadendo con decine e decine di band dedite a sonorità nostalgiche ed oniriche, per la gioia del sottoscritto ovviamente. Non nascondo che le chitarre scintillanti, sostenute e Psichedeliche in me rovistano l’anima, proprio come hanno saputo fare certi Pink Floyd, Anathema, Airbag e Porcupine Tree. Quindi in teoria sono di parte, ma la mia recensione viene comunque scritta con orecchio attento e corretto, badando esclusivamente alla sincera sostanza.
I Starsabout si formano nel 2012 a Bialystok e i membri che li compongono sono Piotr Trypus (chitarra, voce), Tomasz Kryjan (chitarra), Piotr Ignatowicz (basso) e Sergiusz Pruszyriski (batteria). Esordiscono discograficamente nel 2014 grazie all’EP “Black Rain Love”, ma il vero full-lenght inizia la registrazione nel 2016 e la Progressive Promotion Records lo relega fra le proprie file nel 2017 con il titolo “Halflight”. Otto canzoni ben registrate e calde, ad iniziare dalla title track “Halflight”. Il cantato è in lingua inglese e le atmosfere che scaturiscono sin dalle prime note sono un equilibrio stilistico fra Airbag e Anathema, così nell’impostazione vocale.
Malinconia che stratifica a mezz’aria, echi dall’ampio respiro, un movimento che può far tornare alla memoria materiale dei Pink Floyd, e ben ci si incastona. L’uso delle percussioni è più presente in “Every Single Minute”, più canzone sotto molteplici aspetti. Tutto molto semplice e curato. Personalmente sento la mancanza di un efficace assolo di chitarra che ben si inserirebbe nel contesto, quei assolo che ti entrano dentro e ti fanno chiudere gli occhi, perché le atmosfere in fin dei conti sono quelle.
Un arpeggio di chitarra apre “The Night” e la notte arriva nella nostra mente, una notte però non totalmente oscura, lievemente illuminata dalla luna. Il suono dei Starsabout è semplice, mai alla ricerca di strade impervie, si gioca sul sicuro e si punta più allo spirito che al corpo, i sette minuti di “Black Rain Love” ne sono testimoni. Con una ritmica insistente “Escaped” penetra e perdura nel suo incedere, ancora una volta sottile ed eterea. Qui finalmente un breve assolo di chitarra ma non di Pinkfloydiana memoria come ci si sarebbe potuto aspettare. Suoni Porcupine Tree con tanto di voce filtrata nell’inizio di “Sway”, ancora una volta intrisa di sonorità pacate ed ipnotiche. Gradevole nella melodia la strumentale “20.000 Miles”, canzone più Progressive Rock rispetto il materiale ascoltato in generale. Il disco si conclude con “Bluebird”, otto minuti che esprimono il carattere della band e molto di quanto descritto  nella recensione.
“Halflights” gode di luce tenue, quasi uno spiraglio, non ama sonorità solari, anche se i voli pindarici di tanto in tanto fanno salire di quota. Questo, già lo so, farà la gioia degli estimatori del genere. Una sorpresa. MS



STARSABOUT – Longing For Home
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: G.T.Music
Genere: Progressive/Post Rock
Supporto: cd – 2017


La band polacca Starsabout prosegue il proprio cammino nel Post Rock con il successivo “Longing For Home” dopo il buon debutto “Halflights”. Ritornano pressoché immediatamente (neppure ad un anno di distanza) con otto nuovi brani e un ottica leggermente focalizzata verso un genere che ha saputo rapire con sonorità semplici. Ebbene rispetto al debutto qui ci sono dei raggi di luce più evidenti, la malinconia la fa sempre da padrona, quella raccontata da Airbag o Anathema per intenderci, ma in maniera meno marcata. La personalità accresce e la si evince sin dal brano di apertura dal titolo “Blue Caress”. Ancora più attenzione per il motivo di facile presa nella successiva “Longing For Home”, semplice da memorizzare e da cantare assieme a loro. Potenziale singolo. Come nel precedente album però mi mancano certi assolo ed è un peccato perché renderebbero tutto molto più fruibile, lo spezzare l’ascolto è fondamentale per non ricadere in loop ridondanti di riff più o meno noti. Malgrado tutto i Starsabout la sanno raccontare giusta, “Cry Me No Tears” per credere.
Apprezzo di più la pacatezza e la gentilezza di “Hourglass”, dove la chitarra acustica accompagna la voce soave di Piotr Trypus nell’inizio del brano il quale lascia campo ad un brano in perfetto stile Anathema, e qui chi ama il gruppo dei fratelli Cavanagh mi ha capito molto bene. Dolce sognare, eppure il raggio di luce a cui mi riferivo in precedenza è sempre presente.
“Stay”, calcisticamente parlando, gioca un ruolo nella discografia Starsabout da mediano, ossia colui che si trova in ogni dove e si sacrifica per la squadra. Qui in definitiva un sunto dello stile e delle capacità tecniche, sempre senza strafare ovviamente, come oramai avrete ben capito. I volumi si alzano e quindi anche nuove sensazioni.
 “I Will Never” è una altro potenziale singolo, sia per motivi di durata (quattro minuti e mezzo) che per linea melodica. Più pacata “Thief”, delicata e sognante. Senza strafare si raggiungono traguardi interessanti, almeno a livello emotivo, perché la musica dei Starsabout è proprio li che va a parare.
Chiude l’album in bellezza il brano più lungo con i suoi otto minuti e passa dal titolo “Million Light Years” e i giochi sono fatti.

Non ho molto da aggiungere in quanto questa essendo musica minimale e diretta all’obbiettivo, non necessita di inutili orpelli. Chi ama il genere sa cosa intendo e chi invece  non lo conosce, magari proprio con questo “Longing For Home” potrebbe avere una bella occasione per addentrarcisi. MS

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