lunedì 12 maggio 2014

Quantum Fantay

QUANTUM FANTAY – Terragaia
Progressive Promotion Records
Genere: Instrumental Space Rock/ Progressive Rock
Supporto: cd – 2014


I belgi Quantum Fantay con “Terragaia” giungono al quinto lavoro da studio e vanno ad approfondire uno stile molto personale, che vive a cavallo fra lo Space Rock Psichedelico (alla Ozric Tentacles o Pink Floyd) ed il Progressive Rock. Questo per chi di voi non li conoscesse già, un quartetto composto da Pete Mush (Synth), Jaro (Basso, chitarra), Gino Bartolini (batteria) e Dario Frodo (chitarra), autore di musica esclusivamente strumentale.
Ebbene l’evoluzione continua, la musica si lascia andare, trascinatrice di situazioni mentali fantasiose, aperte  a sogni e situazioni vissute negli anni ’70 grazie anche agli Hawkwind. Iniziare l’ascolto con “Journey To Earth” è come decollare come un missile in verticale, piuttosto che gradatamente come un aereo, qui si vola subito. La fantasia di certo non manca, si estrapolano sonorità arabeggianti miste a Reggae.
Dieci tracce per dieci storie differenti, pregne di special guest che si alternano nelle composizioni, da Anaisy Gomez degli Anima Mundi  a Nele Casneuf all’arpa, Charles Sla al flauto, Tom Tas alla chitarra, Gracerooms alle tastiere e Joachim Wannyn al bengio. Il Progressive Rock si presenta soprattutto nella fase chitarristica e nei repentini cambi di tempo, come accade in “Azu Kènè Dekkè Leppè”, ricca di sorprese, fra passaggi Genesiani e musica da ballare. Musica da ascoltare senza particolari distrazioni, perché è vero che si presenta orecchiabile, ma al suo interno si nascondono passaggi tecnici non trascurabili. Torna il flauto in “Desert Rush”, così l’onnipresente elettronica che dona la profondità spaziale all’insieme. Ci si deve lasciare andare nell’ascolto e neppure ci si deve stupire se ci si ritrova a ballare.
Addirittura fra Folk e New Prog “Aargh”, una delle mie canzoni preferite dell’album. E qui sfogo all’ocarina ed alla cornamusa di Gomez in un giocoso e gioioso crescendo dove la chitarra elettrica nel finale esalta il tutto. L’album si muove con fantasia e colori, scorrendo piacevolmente e  restando su un livello musicale più che discreto, “Chopsticks And Gongs” con il suo flauto, “Indigofera” fra Space e Prog, l’elettronica ed il Reggae di “Yah Roste Fooroap”, la varietà di “Cowdians” ed il Prog tastieristico ed epico di “Journey From Earth”. Ciliegina sulla torta il suggestivo artwork di Pascal Ferry con le opere “La songe D’Une NuitD’Ether” ed “A Dream Of An Ether Night”.
Un album molto lungo, sopra i 70 minuti di musica per un overdose di emozioni differenti.
Di gran lunga l’album dei Quantum Fantay che preferisco, ora mi sembra difficile potersi superare, ma in futuro anche restare a questi livelli…Dio lo volesse! (MS)

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