Libri ROCK PROGRESSIVO ITALIANO 1980 - 2013 - METAL PROGRESSIVE ITALIANO

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La storia dei generi enciclopedica

domenica 21 febbraio 2021

Pendragon


PENDRAGON - Love Over Fear
Toff Records
Genere: Neo Prog
Supporto: cd – 2020


Più di 40 anni di carriera alle spalle, un punto di riferimento per il Neo Prog ispirato dalle sonorità Genesis, Pink Floyd e Camel, i Pendragon hanno una forte personalità, e di certo non scendono mai a compromessi. No si può dire che siano prolifici, anche se hanno registrato tredici album in studio, diciamo che generalmente si prendono il tempo dovuto. Sono di più i live e le compilation.
Nel loro percorso nitide le caratteristiche del dna musicale esposto, tastiere importanti e onnipresenti quelle di Clive Nolan, un lavoro chirurgico al basso, quello di Peter Gee, batterista nuovo dopo l’abbandono di Craig Blundell, poi alla corte del grande personaggio Steven Wilson, sostituito dal filippino Jan-Vincent Velazco, ma fondamentali risultano essere i contributi del leader cantante e chitarrista Nick Barrett. La sua chitarra è un punto focale irremovibile, gli assolo sostenuti alla David Gilmour sono alla luce del sole, così come la voce caratteristica e quell’accento non molto facile da imitare. Nick è il timone, il compositore, la mente sempre più in evidenza rispetto all’ispiratissimo Clive Nolan, anche lui impegnato in più fronti con Arena, Shadowland, Strangers On A Train ed altri progetti ancora.
Questo nuovo album dopo sei anni dal buon “Men Who Climb Mountains” è presentato anche in versione tre cd con cd1 contenente semplicemente l’album, il cd2 con la versione acustica del tutto ed il cd 3 con quella prettamente strumentale.
Va subito detto che in esso la chitarra è sempre più protagonista rispetto alle tastiere, sempre presenti ma relegate ad un compito meno impegnativo del solito. Lo stile è sempre quello, irremovibile, granitico, in alcuni momenti quasi vicino al Metal Prog,  stoico, epico e martellante. I ritornelli facili da ricordare, un disco che sicuramente viaggia nella media delle produzioni Pendragon.
Si inizia con “Everything”, canzone Pendragon che più Pendragon non si può, una sorta di riassunto delle puntate precedenti, uno sguardo anche verso il passato non proprio recente della band. Questo è Neo Prog cristallino e puro, quello che i fans del genere si attendono da gruppi come questo, IQ, Pallas e Marillion anche se questi ultimi hanno preso dopo la dipartita di Fish una strada completamente differente.
Un piano apre la ballata “Starfish And The Moon”, quasi una novità nella discografia di Barrett e soci, nell’approccio e nella formula canzone. Prende il cuore la melodia, specialmente nell’ingresso della chitarra che senza strafare sa con le sue corde toccare quelle dell’anima di chi ascolta. Nel frattempo nel corso degli anni il lavoro di Steven Wilson sia con i suoi Porcupine Tree che come solista, è preso come riferimento da molti altri artisti, o perlomeno influenza notevolmente l’operato di molti, ciò lo si evince di tanto in tanto anche all’ascolto di “Love Over Fear”. Un altro particolare che emerge dall’ascolto è quell’abbandono alla suite, che generalmente ha fatto sempre capolino negli album Pendragon, a favore di momenti più brevi di medio lunga durata che varia dai cinque minuti al massimo di otto. Questo sta a significare un approccio più aperto alla semplice formula canzone, un messaggio sonoro diretto senza troppi fronzoli che bada alla sostanza piuttosto che all’autocelebrazione con tecniche asfissianti.
Già noto l’arpeggio che apre “Truth And Lies”, ovviamente i deja vu ci sono e questo è inevitabile, comunque encomiabile lo sforzo compositivo di Barrett nel non apparire troppo ripetitivo, anche se sempre la cosa non riesce. Siamo al cospetto di un'altra semi ballata d’effetto, quella che quando parte la chitarra elettrica ti spettina. Prima ti stampano in mente un motivo ridondante e circolare, quando questo ti è entrato dentro quasi stancandoti è la volta di partire con l’assolo imponente. Questo modo di operare nel caso loro ha sempre funzionato e ne sono fra i maestri (Pink Floyd docet). In poche parole si è avanti ad  una sorta di “Break In The Spell” per farmi intendere meglio dai fans, e scusate se è poco!
“360 Degrees” mostra il lato più Folk del gruppo, quasi Marillioniano era Fish per alcuni versi. Violini, mandola, tanto sapore british e non nascondo che personalmente tutto questo mi mette molta nostalgia, facendomi riaffiorare alla memoria alcuni dei momenti più belli degli anni ’80 quando il Neo Prog sfondava il mio cuore. Con “Soul And The Sea” ritornano i Pendragon più canonici anche se il violino resta. Gli arpeggi di chitarra persistono insistentemente fra i brani dei Pendragon, così i classici crescendo. Qui i deja vu mi portano verso “Indigo”. Durante l’ascolto gli occhi si chiudono, il respiro diventa più ampio mentre i peli del mio braccio si alzano, a testimonianza che  qualcosa funziona a dovere. Tanti Genesis, specialmente nel finale.
Ricordate quando accennavo a Steven Wilson? Eccolo in “Eternal Light”. “Water” invece conduce verso il sound della metà carriera della band, si comincia ancora una volta con pacatezza per poi andare in crescendo. Tanta carne al fuoco in questo frangente sonoro sicuramente ben riuscito, sarò ripetitivo, ma voglio che passi bene questo concetto, Barrett e i suoi assolo sono qualcosa di grande! Vorrei non finissero mai.
Tastiere aprono “Whirlwind” in sospensione, leggere e riflessive, cinque minuti di forti melodie per la seconda ballata dell’album che si conclude con il sax. Adiacente, per meglio dire collegata, giunge “Who Really Are We?”, altra gemma elettrica invidiabile. Si chiude con “Afraid Of Everything” con la speranza di non attendere altri sei anni per il seguito di cotanto materiale.
Per quello che concerne l’artwork questa volta è ad opera di Liz Saddington. Rispetto al precedente “Men Who Climb Mountains” sicuramente un passo in avanti.
Questo è il disco che mi aspetto dai Pendragon, non altro, inutile che si dice “E’ la solita minestra”, “Sono ripetitivi”… Il mondo è vasto, specialmente quello sonoro quindi potete andare ad ascoltare milioni di altre cose, ma si deve aver rispetto di chi vive di Neo Prog e di cotanta musica davvero umana, prerogativa oggi sempre meno presente. Chi non conosce i Pendragon può benissimo iniziare anche da questo bellissimo album. Non capolavoro, ma senza dubbio professionale e duraturo nel mio stereo. Già lo so. MS


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