lunedì 4 gennaio 2016

Martigan

MARTIGAN – Distant Monsters
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: G.T. Music Distribution
Genere: New progressive Rock
Supporto: cd – 2015


Sinceramente avevo perso speranza nel riascoltare i Martigan, buona band della Germania dalle influenze IQ, Pendragon , Jadis, Pallas, Marillion tanto per indicarvi l’area in cui operano. Li avevo lasciati nel 2009 con l’ottimo “Vision”, un album che allora reputai fra i migliori usciti in quel periodo.
Probabilmente sulla scia di un ritorno inaspettato al successo del genere, i Martigan oggi hanno preso nuova linfa e si gettano nuovamente in pasto agli amanti del New Prog.
“Distant Monsters” è il quinto album da studio senza considerare live o raccolte. Iniziano la carriera discografica nel 1995 con “Stolzenbach”,  crescendo disco dopo disco, e giungono a noi oggi con la formazione modificata solamente al basso che non è più in mano a Peter Kindler ma a Mario Koch. Completano Bjorn Bisch (chitarra), Oliver Rebhan (tastiere), Kai Marckwordt (voce) e Alex Bisch (batteria).
Ritornano con ben 75  minuti di musica, New Prog sinfonico e altresì variegato, con tematiche  favolistiche inerenti a mostri di pietra ben descritte nei testi contenuti all’interno del cd, in un libretto d’accompagnamento ricco e particolareggiato. Otto tasselli sonori suddivisi fra canzoni di media, breve e lunga durata.
Apre “Theodor’s Walls” con un suono ben registrato, colpisce subito il piano e il greve incedere delle strumentazioni a seguire, con la chitarra e la batteria in evidenza. Il cantato in inglese dalla voce di Kai, descrive l’enfasi misteriosa ed epica della storia. Il ritornello è decisamente ispirato allo stile Pendragon. Elettronica nella parte centrale del brano con assolo di chitarra d’effetto che nel susseguirsi lascia spazio anche ad interventi Metal. Le tastiere fanno da sfondo come il genere ci insegna per un risultato sicuramente d’effetto ed emozionante.
Nel New Prog  c’è una caratteristica predominante, l’inciso ha la stessa valenza del ritornello, entrambi i particolari sono curati in forma melodica nell’eguale maniera, questo lo si evince anche dall’ascolto di “Lion (White, Wild & Blind)”. Altro fattore che troviamo spesso, anche in tutto il disco, è l’uso degli assolo di chitarra, come facevano i Marillion, Pendragon ed IQ, quei momenti ariosi che danno respiro all’intero brano, mostrando di se oltre che la capacità compositiva, anche la parte tecnica.
“Simplicius” è un brano introspettivo, “Complicius” gioca sulle ritmiche, ma il livello sale ancora con la suite “The Lake”, sunto di un intero genere oltre che dello stile Martigan. “On Tiptoe” richiama l’intro di “Theodor’s Walls”, canzone che si basa molto sull’enfasi dell’esecuzione, la più breve dell’album con i suoi cinque minuti e mezzo. “Fire On The Piper” è un'altra mini suite, carica di energia e ben strutturata. Chiude a mio avviso la canzone più bella dell’intero disco, “Take Me Or Leave Me”, forse perché anche io sono un inguaribile romantico per quello che concerne il New Prog, mi ricordano i migliori Pallas.

“Distant Monsters” dopo l’ascolto non può lasciare indifferenti nessuno, figuriamoci un amante del New Prog, qui troverete acqua con cui dissetarvi. Fa piacere vedere nel 2015 che ancora  il genere gode di buona salute. Ben tornati Martigan. MS

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