domenica 8 luglio 2018

Seasons Of Time


SEASONS OF TIME – Welcome To The Unknown
RecordJet – Soul Food
Genere: New Progressive Rock
Supporto: cd – 2018


Sono passati ventuno anni da quel debutto discografico intitolato “Behind The Mirror” e già quattro dall’ottimo “Closed Doors To Open Plains”, di certo non possiamo dire che i tedeschi Seasons Of Time sono una band prolifica. Questo solitamente gioca a favore della qualità della musica proposta, non che sia una regola intendiamoci, ma dedicare più tempo ed attenzione alle proprie composizioni, porta molto spesso a risultati più soddisfacenti.
Il genere proposto è in generale il New Prog, quello che pone le proprie radici negli anni ’80, nel grande mondo dei vari Marillion, IQ, Pendragon, Pallas etc. etc. Dove i Genesis ed i Pink Floyd vengono presi come punto di riferimento per la rinascita del genere assopitosi alla fine degli anni ’70 sotto i colpi del Punk, della Discomusic e della New Wave.
Ritornano con un album ben registrato di sei canzoni ed un artwork ricco di foto in bianco e nero ad opera di Kai Perkuhn & Dirk Berger con tanto di testi. Sono formati da Dirk Berger (basso, tastiere e voce), Florian Wenzel (chitarra) e Julian Hielscher (batteria).
Nel sound si nota uno sforzo creativo a volgere in un New Prog più moderno, con una componente New Wave sempre stile anni ’80, questo lo si evince già all’ascolto di “Toward The Horizon”. Tuttavia nel finale del brano tornano le tastiere tanto care alle band  sopra citate e il classico assolo di chitarra che fa la gioia del Prog fans. IQ sounds.
“Plans To Make Plans” è un brano vigoroso che a sua volta va ad attingere negli anni ’80 in senso generale e con un ritornello facile da ricordare.
“Dreams Of A Madman” ha un dna più progressivo, grazie all’uso delle chitarre, e non mancano neppure giochi d’elettronica alla voce. Nell’album alberga anche la classica suite qui dal titolo “Joana”, quindici minuti di alti e bassi umorali, fra intimismo ed energia pura. Un buon esempio di maturità artistica della band. Anche chitarre distorte e tanti buoni assolo.
“Driven To Drive” ripresenta  componentistica elettronica ed un sound più ricercato, così la conclusiva “The Last Ship”.
Se andiamo a cercare i difetti li possiamo riscontrare probabilmente in un cantato troppo cadenzato, magari sarebbe stato meglio averlo maggiormente variegato.
Sembra che i Seasons Of Time cerchino di scrollarsi di dosso l’etichetta di semplice Prog band, andando ad interpretare altre sonorità, anche se la componente New Prog in loro resta davvero alta. MS

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