domenica 11 marzo 2018

Project: Patchwork II


PROJECT: PATCHWORK II - Re/Flection
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: GT Music
Genere: Progressive Rock/Metal
Supporto: cd – 2018




Dalla Germania, Gerd Albers (compositore, chitarrista, tastierista e cantante) assieme al chitarrista Peter Koll ritornano sul luogo del delitto con un altro disco fiume di vigoroso Progressive Rock.
Come nel passato “Tales From A Hidden Dream” del 2015, anche in “Re/Flection” ci sono 70 minuti abbondanti di musica suddivisa in undici tracce tutte di media e lunga durata.  Il disco è supportato da un artwork cartonato di notevole fattura grafica ed artistica ad opera di Starfountain Design. In questo caso bisogna parlare di Project: Patchwork II, perché il disco è un proseguo sonoro del precedente, coadiuvato professionalmente da una nuova alta presenza di musicisti ospiti, ben ventiquattro, i quali rendendo il tutto molto variegato e scorrevole. Fra i più noti vi cito Marek Arnold (SSTTGD, Cyril, UPF, Samurai Of Prog), Martin Schnella (Flaming Row), John Mitchell (Arena, Frost, It Bites, Cinema), Markus Steffen (Sub Signal), Stephan Pankow e Larry Brodel (Toxic Smile).
La qualità sonora del disco è buona, i suoni sono puliti anche nelle frequenze alte, non risultando quindi troppo ficcanti e di conseguenza neppure oscuri ed impastati.
Non si resta indifferenti a così tanto materiale, e già in “Strunggle And Agony” la componente Progressive Rock è altamente soddisfatta. L’assolo di chitarra è davvero coinvolgente, lasciando alla fine dell’ascolto quella sensazione di appagamento che raramente mi capita di provare.
Musica che a tratti sfiora il Metal e che in altri ha una radice nel passato come si può ascoltare in “Worried Citizens”, altro pezzo con assolo finale di chitarra dall’ampio respiro. Coralità, ricerca sonora e molto altro, tutto questo non può far scattare nella mente di alcuni attenti ascoltatori la similitudine con alcuni lavori di Ayreon. Un piccolo capolino lo fanno anche i Genesis di Phil Collins nella semi ballata “Fear Of Loss”, mentre “Fist Disorder” torna a fare scorribande sui strumenti. Qui voce femminile e Metal Folk.
Il concept tratta di esperienze personali di natura sociopolitica estrapolata dall’esperienza dei due musicisti e compositori Albers e Koll.
Le linee melodiche sono la carta vincente dell’album che non smette di farsi ascoltare grazie proprio a questo grande calderone di musicalità derivate da differenti periodi come gli anni, 70, 80 e ’90 su tutti.
Gradevole l’acustica “Last Horizon”, un momento di riflessione durante questo lungo percorso sonoro che lascia successivamente spazio a delle vere e proprie mini suite di quasi dieci minuti, “Of Sheeps And Wolves” e “A Winter’s Tale” sono palestra delle capacità artistiche dei componenti.
L’opera Rock si conclude con “ReFlection”, altro momento pacato e spaziale, degno suggello di questo secondo capitolo del progetto Patchwork.
Non a tutti piace essere sommersi da una valanga di stili e di sonorità, ma chi ascolta Progressive Rock e dintorni, non aspetta altro, quindi questa recensione sta proprio ad avvisare i fans che qui c’è molta carne al fuoco. Buon appetito. MS

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