giovedì 18 febbraio 2016

Anacondia

ANACONDIA – L’Orizzonte Degli Eventi
Lizard Records/ La Locanda Del Vento
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2015


Ci voleva la Lizard Records per dare voce ad una band del territorio milanese (Arese) attiva da più di venti anni. Come si dice in gergo, giustizia è fatta!
Per la serie “La Locanda Del Vento”, il disco “L’Orizzonte Degli Eventi” subentra nella cultura di quel Prog caratterizzato da testi riguardanti il sociale ed il relazionarsi. L’evoluzione rappresentata  dalla copertina di Antonio Emanuele Sergi e Massimo Valerio è emblematica, il passaggio da scimmia a scarafaggio, l’unico essere vivente che può sopravvivere nel tempo dopo una ipotetica guerra nucleare.
Gli Anacondia sono Gabriele Ramilli (voce),  Andrea Canonico (piano, tastiere e cori), Antonio Sergi (batteria, percussioni) Walter Marocchi (chitarra elettrica e cori), Vincenzo Valerio (basso) e  Nicoletta Bartola (sax, flauto, cori).
Apre l’Hard Prog di “Eroi Di Solitudine”, canzone che mette in evidenza il lavoro della chitarra e del basso. La successiva e breve “Nel Silenzio” mi piace molto, il flauto è a mio avviso uno strumento che con il Prog si sposa alla perfezione, e la struttura armoniosa che vede come punti di riferimento gruppi come La Maschera Di Cera o Finisterre di Fabio Zuffanti, conferma che anche il Prog moderno comincia a fare finalmente proseliti, esulando i soliti noti degli anni ’70.
Arioso New Prog dalle tinte Folk viene proposto nel brano “Ideale O Verità”, bene arrangiato e bene eseguito. “Come Un Fiume In Piena” lo vedo come singolo del disco (magari non lo è), per la struttura melodica e decisamente più radiofonica. Non sfugge il ritornello ruffiano con il coretto da cantare  assieme a loro.
Ritorna il Prog moderno in “Un Foglio Bianco”, buone le chitarre ritmiche sopra il piano che fa da tappeto alle voci maschili e femminili, una formula che funziona sempre. Il suono si indurisce nel granitico brano “Gerico”, le chitarre offrono passaggi più elettrici e vibrati che si alternano a frangenti più pacati.
Chiude l’album il brano che preferisco di più, “Il Colore Dell’Aria”, poetico, ammaliante e caldo, grazie anche all’uso del sax.

La carta vincente degli Anacondia è la capacità di scrivere canzoni mai uguali, a dimostrazione non solo di cultura musicale, ma anche di saggezza, infatti il risultato è che sono passati quasi 38 minuti in un battibaleno e viene subito la voglia di ripremere Play. MS

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