domenica 13 aprile 2014

La 1919

La 1919 – False Memory Syndrome
Artisti Del 900
Genere: Alternative/Prog Rock
Supporto: cd – 2014



I La 1919 sono un duo milanese composto da Luciano Margorani (chitarra, basso, synth) e Piero Chianura (basso, Synth e tastiere), oggi con la giunta del batterista Federico Zenoni. Si fondano nel 1980 e propongono un Rock Prog sperimentale. Fanno parte della cooperativa L’Orchestra di Milano. Partecipano al festival milanese di musica contemporanea “Musica Nel Nostro Tempo” a Milano nel 1989, nel 1994 al FIMAV in Quèbec, nel 2001 al festival milanese “To Sting” e nel 2004 alla terza edizione dell’ “Italian Jazz Rebels Festival” di Meldola (FO). Nei suoni proposti si riscontrano anche influenze King Crimson, lo si può ascoltare nella discografia composta da  “L’Enorme Tragedia” (1985 – ADN), “Ars Sr A” (1987 – ADN), “Jouer, Spielen, To Play” (1994 – Materiali Sonori), “Giorni Felici” (1997 – Materiali Sonori) e “Freepopjazzrock” (2005 – Auditorium Edizioni).
Quindi dopo trenta anni di musica, il carattere del gruppo è ben definito e aggiungerei anche di forte personalità. Ascoltare la musica dei La 1919 necessita di sgombero mentale da pregiudizi alcuni. Ricerca si, ma non estrema o perlomeno non forzata, le armonie si reggono ampiamente in piedi, pur essendo strutturate con divagazioni di tema. Il cd è suddiviso in due capitoli, il primo con cinque tracce dal titolo “Side A” ed il secondo “Side False” a sua volta da altre cinque.
L’introduzione di “Fuzzy Trace Theory” è tuttavia rassicurante, con un fascino tipicamente anni ’70, per poi giungere a “Marion Crane”, una combinazione di suoni che personalmente mi ritraggono una scena tipicamente nordica del Prog attuale, quello che ha come punto di riferimento i King Crimson. Le chitarre elettriche richiamano spesso e non a caso le modalità di Fripp. Più articolata è “Uncle Dog”, per meglio dire si racchiude nell’ambito Prog nel senso più sperimentale e coraggioso del termine. Niente Genesis o Gentle Giant per intenderci, piuttosto voglia di andare  e lasciarsi andare. La ritmica ricopre un ruolo importante, molto presente, come in “Falsi Incidenti”. Resto colpito dalla Psichedelia di “Progetti Di Grandi Città Con Terrazze”, fortemente labirintica, pregna di suoni e spettrali soluzioni. Ne amo le chitarre acide.
Le dissonanze sonore di “FMS #1: Hawaii” intraprendono il cammino di “Side False”, qui le tastiere ricoprono un ruolo più importante e comunque tutto sembra fluttuare, come cercare di restare in piedi su di un grande materasso ad acqua, dove si fatica a restare in equilibrio. Sensazioni dettate dalla musica a tratti inquieta e solo apparentemente amica di certe rassicuranti melodie, esse celano insidie mentali, esempio ne è anche “FMS #2: Il Sogno Di FF”.

Ma non è importante dare ragione al cervello, ossia a quello razionale, bensì a quello che si prova, perché in fin dei conti la musica, scatenando in noi dopamina, non fa altro che ingannare il cervello stesso con piaceri chimici, droghe illusorie e quindi immagini per un orecchio, come dicevano i grandi Arti & Mestieri. Io invece vedo la musica come un vestito per un orecchio e se avete voglia di colorarlo in maniera stramba ed irriverente, oggi non dovete fare altro che fargli indossare “False Memory Syndrome”, ma questo è un consiglio che faccio soltanto ai più open mind di voi, perché altri già mi avranno preso probabilmente per un folle. Pazienza. (MS)

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