giovedì 14 dicembre 2017

Melanie Mau & Martin Schnella

MELANIE MAU & MARTIN SCHNELLA – The Oblivion Tales
Autoproduzione
Genere: Acoustic Prog Rock, Celtic Folk
Supporto: cd – 2017


E’ sempre un piacere avere fra le mani un disco che è ben presentato nella sua globalità. La cura per i particolari è arte aggiuntiva alla musica che contiene, un supporto da leggere per un ascolto più esaustivo, quindi mi sento di iniziare questa recensione partendo proprio dall’artwork cartonato ad opera di Martin Huch con l’aiuto di Sascha Storz Photodesign, Horst Lind/Atelier Pregizer, Isa Hausa Illustrations e Martin Schnella stesso.
Le canzoni all’interno sono dettagliate con tanto di credits, foto e disegni, oltre che un intro all’ascolto di Melli & Martin.
Chi sono Melanie Mau & Martin Schnella? Gli appassionati del Prog Rock tedesco conoscono già molto bene gli artisti, in quanto molto attivi in progetti che stanno tracciando strade interessanti nel genere moderno in questione, a partire dai Seven Steps To The Green Door ai Frequency Drift.
Ma con “The Oblivion Tales” si va a scoprire un lato differente dal New Prog a cui ci hanno abituati, qui si va a pescare nel Folk acustico, un mondo pastello come la voce di Melanie e caldo come il suono della chitarra di Martin. Tutti gli undici brani contenuti nell’album sono scritti dai due artisti che per l’opera si coadiuvano di musicisti come Niklas Kahl (cajon, bongo e percussioni), Fabian Godecke (batteria) e Lars Lehmann (basso, cori), oltre che con numerosi special guest.
La registrazione è cristallina, pulita, cassa di risonanza ai brani a partire da “The Spire And The Old Bridge”. Il Folk proposto dal duo non è assolutamente convenzionale, è ricercato sia nelle ritmiche dei riff che nelle coralità, quest’ultime vere e proprie chicche sonore. Definirei il tutto Prog Folk.
Una campana fa da ponte al secondo brano “Treasured Memories”, storie di posti vissuti, frammenti di vita ben rappresentati dai disegni dell’artwork. Colgo di tanto in tanto richiami ai Mostly Autumn, ma qui siamo in territorio decisamente più Folk. Strumenti a fiato dall’antica storia narrano percorsi dal fascino intramontabile.
 “Words Become A Song” è vivace, il lato più cantautorale del gruppo, la canzone è facile da memorizzare e invoglia a cantare assieme a loro. Più intimistica “Close To The Heart”, la voce di Melanie Mau colpisce, mentre la chitarra acustica viene pizzicata con rispetto e delicatezza.
Certi interventi vocali possono richiamare alla memoria gli Evanescence acustici, e questo non è che una sorpresa che di tanto in tanto coglie l’ascoltatore, come in “The Horseshoe”. Un breve viaggio anche nel Country West con “Wild West” per poi ritornare nel Folk Prog più convenzionale in “My Dear Children”. Il brano più lungo con i suoi otto minuti e passa si intitola “Die Zwerge Vom Iberg” e come avrete potuto intuire, il cantato è in lingua tedesca. Un brano più tendente al Rock, pur rimanendo sempre di facile ascolto grazie anche alla giusta melodia del ritornello. Per chi vi scrive è il preferito. Segue “The Dwarfs King”, in esso colgo anche sprazzi di Folk americano. “Erinnerungen” è una dolce ballata, quella che fa sempre scorrere brividi sulla pelle ed il disco si conclude con un tema di chitarra acustica dal titolo “Melanie’s Theme” completamente strumentale.
Una bella storia, un bel percorso musicale da fare tutto di un fiato, suoni che coccolano e che vivono in bilico fra passato e presente, un disco che sorprende sotto molteplici punti di vista. Godetelo. MS


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