venerdì 30 dicembre 2016

Steve Hughes

STEVE HUGHES – Once We Were – Part One
Progressive Promotion Records
Distribuzione Italiana: GT Music
Genere: New Prog
Supporto: cd – 2016


Se siete fans del Prog e vi faccio alcuni nomi, sono sicuro che vi diranno qualcosa: Big Big Train, Kino, Enid. Cosa hanno in comune queste grandi band New Prog? L’ex batterista Steve Hughes. Nomi altisonanti, gruppi che hanno dato molto alla causa e ancora stanno facendo, con uno stile che equilibra la melodia con la tecnica. La formula canzone è presente, mai dimenticata nelle composizioni, così Steve Hughes al riguardo ha una notevole esperienza.
Ad un anno di distanza dal debutto solista dal titolo “Tales From The Silent Ocean”, torna con un nuovo concept, “Once We Were-Part One”. Trattasi di un viaggio nel tempo, fra passato, presente e futuro, fra amore, morte, dolore, famiglie spezzate e guerra. Argomentazioni forti per testi forti, dove l’autore  si getta a capofitto in una lunga apnea sonora. Hughes canta e suona tutti gli strumenti, ma sa circondarsi anche di importanti special guest, come Dec Burke dei Frost alla chitarra, Alex Tsentides degli Enid al basso,e poi Keith Winter alla chitarra, Angie Hughes e Katja Piel alla voce.
Un racconto importante non può che iniziare in maniera altrettanto significativa, ossia con una suite di trentatré minuti, altrimenti non saremmo nel Prog, ecco dunque “The Summer Soldier” a fugare immediatamente ogni dubbio sull’operato inciso. L’ascolto è consigliato con in mano il libretto di accompagnamento al cd con tanto di testi e disegni di Jim Trainer. Le tastiere ricoprono un ruolo importante, ci si riscontrano influenze oltre che delle band citate, anche di gruppi come IQ. Ritmi sostenuti si alternano a brevi e fugaci assolo, come quello di tastiere o chitarra, mentre il cantato è al centro della composizione. Nella suite la musica si articola con naturalezza, quasi una conseguenza stessa del suo incedere, come quando gli artisti si lasciano prendere la mano e si lasciano andare. Personalmente apprezzo maggiormente i solo di chitarra ariosi misti fra Pink Floyd e Genesis, come il New Prog ha saputo elargire nel tempo. Non esulano interventi di ritmica elettronica a spezzare l’ascolto. Nel proseguo Hughes approccia al concept con un intento più popolare se mi concedete il termine. Dopo una scorpacciata sonora si passa alla formula canzone e alle melodie orecchiabili, come nella fragile e malinconica “A New Light”. Molto bella “For Jay”, così “Kettering Road”, un mix fra IQ e Marillion, il tutto elaborato con l’accresciuta cultura musicale di oggi, dettata dalla personalità di Hughes che dimostra si di aver fatto tesoro della storia, ma anche di saperla elaborare. Brevi interventi di piano e tastiere in “Propaganda Part1”, mentre  per chi vi scrive uno dei momenti migliori del disco sono “That Could’ve Been Us” e la conclusiva “Saigo Ni Moichido”, giusto equilibrio fra armonie e Prog.
Il merito di “Once We Were-Part One” è quello di non esasperare l’ascoltatore con inutili orpelli, si bada al sodo, Hughes gioca molto sul lato emotivo dell’ascolto, lasciando spazio all’immaginazione di chi ascolta la descrizione musicale. Un film da ascoltare.
In due anni il batterista propone due album di buona fattura, ora non resta che attendere la parte due di “Once We Were” e visto i ritmi sostenuti di produzione, non credo poi accadrà chissà fra quando. MS.





STEVE HUGHES – Once We Were-Part Two
Progressive Promotion Records
Distribuzione Italiana: GT Music
Genere: New Prog
Supporto: cd – 2016


Torna il polistrumentista inglese Hughes con la seconda parte del viaggio fantastico nel tempo, fra passato, presente e futuro “Once We Were”. Con lui si alternano artisti ospiti del calibro di Angie Hughes, Katja Piel (voce), Richie Phillips (sax), Maciej Zoinowski (violino), Keith Winter, e Dec Burke (chitarra).
La musica prosegue il cammino intrapreso con l’opera precedente, alternando influenze Jazz, Reggae, Progressive e Symphonic Rock. Il disco è suddiviso in nove tracce ed è accompagnato da un bellissimo artwork cartonato ed esaustivo ad opera di Jim Trainer, supportato dal Thunted Hex Designs Laboratory. Musica da ascoltare ma anche da vedere.
Si comincia con i sei minuti di “The Game”, canzone  delicata ed aperta a coralità. Il crescendo sonoro trova l’apice nel sax di Phillips. Gradevole nel contesto anche il solo di chitarra. Sale il ritmo con “Life’s A Glitch”, brano vivace con sprazzi di elettronica e vaghi richiami agli anni ’80. Le tastiere giocano un ruolo maestro.
La breve strumentale “Propaganda: Part Two” accompagna  a “They Promise Everything”, canzone ricercata per molteplici motivi che vanno dai cambi di tempo e di umore, alla batteria elettronica per poi tornare al classico Prog con fughe di tastiere e di chitarra annesse. Uno dei momenti più belli dell’intero album. Segue “There’s Still Hope” e le atmosfere diventano inizialmente solfuree. Loop ritmici donano frangenti di luce, così i cori femminili. Si torna alla formula canzone ed al Prog Rock con “She’s”. “Spider On The Ceiling” è un esempio di come si può fare una canzone melodica breve ma non scontata, fra Reggae e Rock. Anche in questo disco Prog Rock non manca la suite, qui della durata di dodici minuti dal titolo “Clouds” e strumentale. Apre il pianoforte per incedere in atmosfere Genesiane. La suite si sviluppa come in un caleidoscopio musicale, mutando le geometrie ed i colori. Il viaggio si conclude con “One Sweet Word”, canzone che si basa molto sull’enfasi canora e corale.
Avrete capito che “Once We Were-Part Two”  è un buon disco, variegato e di classe, non a caso Steve Hughes ha suonato la batteria con band come Big Big Train, Kino ed Enid. Sa sicuramente il fatto suo. MS


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