giovedì 3 dicembre 2015

LINGALAD

LINGALAD – Confini Armonici
Lizard Records
Distribuzione italiana: si
Genere: Folk Rock
Supporto: cd – 2015


E’ dai tempi di “Songs From The Wood” dei Jethro Tull che non vedo un artwork così mirato e funzionale nel messaggio musica, uomo e natura. Il tramite è il legno. Nella sua custodia cartonata il cd contiene un libretto bellissimo, curato e con delle fotografie suggestive che immortalano gli artisti all'opera con gli strumenti fatti con il legno…e non soltanto quelli. Perfetto supporto per cotanta musica.
I Lingalad giungono con “Confini Armonici” al loro quinto suggello Folk Rock, a cinque anni da “La Locanda Del Vento” e comunque di cose nel tempo ne sono cambiate. Il leader fondatore del gruppo Giuseppe Festa (voce, flauti), è diventato nel frattempo un affermato romanziere (Salani, Mondadori Scuola, Piemme) e volto televisivo di RAI2.  Muta anche la line up, con l’ingresso di Luca Pierpaoli (chitarra acustica), Dario Canato (basso) e Andrea Denaro (strumenti etnici), a terminare la formazione c’è il co-fondatore Giorgio Parato (batteria).
Lontani i tempi in cui i Lingalad cantano le avventure Tolkieniane, ma il potere della natura fuoriesce ancora nel sound in maniera devastante, quasi a sentirne i profumi muschiosi. In “Confini Armonici” si parla di alcuni personaggi dei libri di Giuseppe Festa, come il bracconiere Orante Della Morte o il guardaparco Sandro Di Ianni, approfondendone  i caratteri. I brani sono undici per quaranta minuti di musica, compreso un pezzo strumentale a chiudere l’album dal titolo “Orante Della Morte”. I testi sono fotografie proiettate nella nostra mente, amplificate dalla musica sia di facile memorizzazione che di matrice cantautoriale. “Sogni D’Oblio” è molto bella, un mix fra i Fiaba e Nino Castelnuovo, ma non è l’unica ad avere questa prerogativa, “Orante Della Morte” la segue a ruota.
Il ritmo sale e si fa caliente con “Occhi D’Ambra”, una cavalcata Folk, mentre “L’Ombra Del Gattopardo” fa capolino fra le gemme del Prog italiano, sostenuto da quel flauto che spesso e volentieri ha fatto alzare peli sulla pelle degli amanti del genere. Uno dei momenti più importanti del disco, anche sostenuto da un ottimo pianoforte di classe. La buona incisione esalta il tutto, facendo scaturire anche i minimi particolari. Sempre tempo lento per “La Grande Orsa”, altro tassello folk cantautoriale. Altri momenti che mi colpiscono di più sono racchiusi in “Il Passaggio Dell’Orso”, brano arioso dal profumo vintage e la conclusiva “Orante Della Morte” con un piano sgocciolato in stile Orme. Non c’è nulla da fare, il flauto ed il suo caldo suono fa vibrare dentro le corde dell’anima.
E non c’è nulla neppure da eccepire, un disco che si lascia ascoltare con grande emozione e facilità, dettata dall'alternanza Folk, canzone e Prog, un mix che funziona, almeno per la mente.

Bellezza. (MS)

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