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lunedì 28 febbraio 2022

Rick Miller

RICK MILLER – Old Souls
Progressive Promotion Records
Genere: Atmospheric Progressive Rock
Supporto: cd – 2022




Ho avuto modo anche recentemente di decantare le qualità delle band provenienti dal lontano Canada, la maggior parte di esse ha forte personalità, non a caso le basi per un futuro Metal Progressive giungono proprio da questa terra grazie allo storico trio Rush. Evoluzione anche in ambito Thrash Metal grazie alla band Voivod, ma i nomi sarebbero davvero tanti. C’è chi evolve uno stile e chi invece si limita a ripercorrere strade battute da altre nobili band, il tutto sempre con personalità. Il prolifico polistrumentista Rick Miller ha avuto una gioventù musicale fortunata, si è innamorato del suono dei Moody Blues, Pink Floyd, Alan Parson, Genesis su tutti. Miller di Alan Parson ha anche la voce molto simile che lo aiuta a ripercorrere perfettamente certe sonorità. Il suo primo album risale al lontano 1984 dal titolo “Starsong”, da qui inizia un lungo cammino che lo porta a realizzare ben sedici album in studio, in un crescendo qualitativo che gli fa onore. L’ho seguito in questa sua escalation e posso confermare con certezza che si è davvero comportato come un buon vino rosso, il tempo l’ha esaltato e valorizzato. Si è avvicinato disco dopo disco sempre più ai Pink Floyd e questo di certo non è un difetto, anche nel 2022 c’è bisogno sia di memoria sia di buona musica per la mente.
Per la realizzazione di “Old Soul” si coadiuva di strumentisti come Sarah Young e Jaye Marsh (flauto), Mateusz Swoboda (violoncello), Barry Haggarty (chitarra), Kane Miller (chitarra, violino) e Will (batteria, percussioni).
Dieci le tracce che compongono l’album per un totale di cinquantadue minuti di musica. Gli otto minuti abbondanti di “Time's Way” conducono immediatamente nel mondo etereo di Miller, ponderato e rassicurante come le atmosfere che hanno saputo coccolare i fans dei Pink Floyd nei momenti in cui la chitarra di Gilmour ha disegnato la storia. Tre minuti, bastano tre minuti per sognare su un violoncello e un arpeggio di chitarra, “Guinevere” nella dolcezza riscalda il cuore, semplicemente senza tanti fronzoli. Il livello emotivo sale ulteriormente con “Haunt Me”, sempre attorno alle chitarre protagoniste di assolo sognanti. “Virgin Rebirth” annovera fra le file archi e psichedelia, un connubio decisamente potente, ma le sorprese sono dietro l’angolo, tastiere synth s’interpongono fra loro assieme all’immancabile chitarra, qui siamo nel territorio del Crossover Prog. Adiacente giunge “The Red Sky” aperta da piano, violoncello e flauto, il che anche se non state ascoltando, rende bene l’idea sulle atmosfere create. Sembra una vera e propria colonna sonora dedicata a paesaggi montani d’incontaminata bellezza. Potenza della musica.
“Ixtlan Awaits” ha molto degli anni ’70, perfettamente incastonata nel contesto ascoltato sino ad ora. Più ricercata e orientale “A Stitch In Time”, un crescendo interessante dove le strumentazioni s’interfacciano fra loro con ordine. Segue “Lost Karma”, quasi tre minuti meditativi e malinconici che preparano l’ascolto a quello che è il movimento più bello dell’intero album, ossia la mini suite “Don Quixote”. Ascoltare è un piacere che è prerogativa per pochi, e quei pochi sanno sicuramente come star bene. Il disco finisce con la breve e psichedelica “Time's Way Reprise”.
Rick Miller è un anima sensibile, non serve molto per innamorarsi della sua musica che ripeto ancora una volta, sale di qualità disco dopo disco, approfittiamone. MS





Cyril

CYRIL – Amenti’s Coin Secret Place – pt. II
Progressive Promotion Records
Genere: Crossover Prog
Supporto: cd – 2022




Parlare del gruppo Tedesco Cyril per il sottoscritto è sempre un piacere, anche perché nel corso della carriera si sono spesso interfacciati con un personaggio del Progressive Rock non molto famoso, ma per me un grandissimo artista, sto parlando di Guy Manning (The Tangent, Parallels Or 90 Degrees). Detto questo la storia dei Cyril è costellata di buoni album a iniziare da “Gone Through Years” del 2013. “Amenti’s Coin Secret Place – pt. II” è la quarta fatica da studio e tutte sono un esempio di Progressive Rock totale, ossia riguardante sia il passato storico oltre che il Neo Prog degli anni ’80. Si fondano nel 2010 dalle ceneri del gruppo Gabria ed oggi sono composti da Larry Brödel (voce), Manuel Schmid (voce), Ralf Dietsch (chitarra, mandolino), Marek Arnold (tastiere, sassofono, clarinetto), Dennis Strassburg (basso) e Manuel Humpf (batteria).
Nelle nove canzoni proposte non ci sono suite, la più lunga è la conclusiva “Arrival” della durata di quasi nove minuti, per il resto si viaggia su una media di quattro o cinque minuti.
Il gancio con il suddetto Neo Prog lo si ha immediatamente all’ascolto di “On Sacred Ground” in alcuni momenti vicino a “Lords Of The Backstage” tratto da quel capolavoro Marillioniano intitolato “Misplaced Childhood”. Il sax di Marek Arnold rende tutto il contesto più raffinato.
La chiave di lettura della musica Cyril va interpretata in un semplice pochi fronzoli e tanta sostanza. Canzoni semplici con brevi assolo divertenti, come nel caso della spensierata “A Letter Home”. La chitarra elettrica di Ralf Dietsch apre con arpeggi la ballata “My Father’s Answer”, una malinconica interpretazione vocale riporta alla canzone una sensibilità toccante e profonda.
“Desert Crossing” ha molto della musica di Phil Collins voce annessa, mentre il movimento centrale composto da arpeggi riporta ai Genesis e il crescendo sonoro dona al brano un fascino incredibile. Il Progressive Rock in definitiva è questo, se fatto con professionalità e con giuste idee senza strafare diventa un genere musicale appetibile a molti palati, non solo a quelli degli intenditori. Unita da un suono psichedelico si aggiunge “Caravan”, un viaggio quasi sinfonico su un motivo semplice ma efficace.
Ritorna l’arpeggio in stile Steve Rothery (Marillion) nella breve e strumentale “Amanti’s Coin”, un brano d’atmosfera che lascia adito alla fantasia dell’ascoltatore. Si ritorna alla canzone con “A New Shangri-La”, altra semi ballata nostalgica ed efficace per emotività. Segue melodia in cattedra per “The Tempress”, vera e propria ballata, quasi un continuo con il brano precedente e ancora Phil Collins fra le note. La chiusura è affidata a “Arrival”, sunto della musica dei Cyril. Davvero una degna conclusione.
La musica si sa deve semplicemente emozionare e per raggiungere questo scopo non ha bisogno di chissà quali attributi se non quelli del gusto per la melodia facile da memorizzare e una buona tecnica individuale messa a disposizione della canzone, e non dell’ego del musicista.
“Amenti’s Coin Secret Place – pt. II” è un disco piacevole, registrato bene nei studi di Martin Schnella, altro personaggio importante per la musica Prog tedesca e non soltanto. Se amate le canzoni non troppo complicate, questo disco fa sicuramente al caso vostro. MS





sabato 26 febbraio 2022

ZoneM

ZONEM – Sono Dentro Di Me
Black Widow Records
Genere: Rock Progressive
Supporto: Digital – 2022




La Black Widow Records sorprende sempre, le band prodotte dalla casa genovese si aggirano generalmente attorno ad un Metal oscuro, un Prog altrettanto tetro, spesso psichedelico e sperimentale. La banalità non è certo di casa.
Questa volta iniziano l’anno 2022 con una super-band formata da musicisti derivanti da gruppi come Sadist, Il Segno Del Comando, Jus Primae Noctis e Will’o’Wisp chiamata ZoneM. Le atmosfere lasciano presagire un lavoro alla Goblin e in effetti “Sono Dentro Di Me” potrebbe benissimo essere un film horror, o per meglio dire la colonna sonora. Le liriche che si appoggiano a scritti di H.P. Lovecraft, maestro del terrore, incollano l’ascoltatore avanti la musica rendendolo un visionario tagliato fuori dal mondo. Un’opera sperimentale che riesce a mettere ansia, grazie anche a ritmiche che si sovrappongono velocemente a quelle del nostro battito cardiaco rendendoci interattivi con l’insieme. Per spaventarci ulteriormente ci sono tuoni, sibili, e leggendo la bio di presentazione si aggiungono anche tracce della guerra in Vietnam, registrazioni di suoni provenienti dal pianeta Saturno, voci distorte, suoni metallici, ticchettii e scoppi. Questo viaggio nella paura ci stimola l’amigdala, complesso di nuclei che abbiamo nel cervello e che gestiscono le emozioni.
Sedici brani che fanno di “Sono Dentro Di Me” un solo motivo, angosciante e spaventoso.
Ascoltate i rumori di “Polifemo (pt.1) ” per averne una chiara immagine. Il disco si apre con il benvenuto di “Nessuna Uscita”, uno strumentale fondato sulle tastiere della mente Beppi Menozzi (Il Segno del Comando) su una ritmica sincopata e già nell’aria si sparge il profumo degli anni ’70. Autori di cotanto materiale sono Beppi Menozzi (voce, tastiere, arrangiamenti, composizione, testi, produzione) Pietro Balbi (chitarra), Diego Banchero (basso, testi) Alessandro Bezante (basso), Davide Bruzzi (chitarra), Fernando Cherchi (batteria), Marco Fehmer (voce, chitarra, composizione, testi), Paolo Puppo (grafica, chitarra), Mario Riggio (batteria). Roberto Lucanato (chitarra), Renzo Luise (chitarra), Graziella Gemignani (dipinti), Mauro Isetti (basso), Rita Menozzi (voce), Riccardo Morello (voce), Silvia Palazzini (voce), Tommaso Maestri (chitarra) e Pietro Menozzi (chitarra). Avanti ai nostri occhi passano nomi e situazioni, film gialli, Emerson Lake & Palmer, Fabio Frizzi, John Carpenter, Peter Gabriel e molto altro ancora scaturito soprattutto dalla nostra e vostra immaginazione. Questa è la magia della musica, e il progetto ZoneM mostra la capacità dell’arte di far scaturire immagini all’ascolto e addirittura a spaventare. Bellissima “Arkham”, davvero di matrice Goblin, ma un tuono ci fa sobbalzare all’inizio di “Cospirazione” e siamo circondati da suoni e scricchiolii di certo non rassicuranti. Angoscia nell’altalenarsi di riff di tastiera a loop, cosa accadrà ora? Come in “Profondo Rosso” c’è la nenia “School At Night”, qui c’è “Eurimaco, il mentitore (bestia pt 1)”. Ed ecco giungere la bestia “Cthulhu”, brano Progressive Rock per la precisione Hard Prog. La suddetta amigdala è anche il titolo di una canzone, ricercata e avvincente, sostenuta da ritmiche e suoni psichedelici, il nostro cervello è circondato da suoni, ci sentiamo scoperti e fragili. Subentra “Incubo”, nomen omen.
Fra i momenti che ho apprezzato maggiormente c’è “Peshtigo”, un insieme di emozioni date anche dalle coralità femminili e un suono ampio di tastiere che potrei definire sinfonico. C’è anche un frangente vicino al cantautorato, lo si ascolta in “Sono Qui (Bestia pt 2), ma è solo un istante che lascia immediatamente spazio al suono elettrico delle chitarre. Momento di quiete in “Vulnerabile (Bestia pt 3)”, l’inizio mi rimanda ad alcuni suoni delle nostrane Orme. Ritornano i Goblin in “Bestia pt 4”, per poi addentrarsi nello sperimentale dove suoni e voci ci sorprendono in ogni momento, il brano s’intitola “Merrick” e a questo punto non voglio svelarvi il finale che spetta soltanto a voi.
ZoneM è una sorpresa, un progetto che riesce a dare la colonna sonora a un film che non esiste, sapreste voi fare di meglio? MS




 

Framauro

FRAMAURO - My World Is Ending
Lynx Music
Genere: Neo Prog
Supporto: cd – 2022




Attenzione alla Polonia per quello che concerne il Neo Prog. La terra è ricettiva a questo genere musicale, non a caso le band come Pendragon, Arena e molte altre vanno a registrare live per la Metal Mind Records in questi luoghi, Ci sono formazioni importanti come gli storici Collage, oppure i Millenium, Quidam, Riverside solo per fare alcuni nomi, ma veramente qui c’è molta carne al fuoco.
Cos’è il Neo Prog credo che i più appassionati di voi conoscono già la storia, passando per band come Marillion, Pendragon, Pallas, IQ, Twelfth Night etc., agli altri delucido dicendo che fa riferimento ai primi anni ’80 e alle sonorità Pink Floyd, Genesis e Camel su tutte. Tastiere e chitarre sono l’epicentro di alcuni assolo che rendono la musica molto orecchiabile rispetto a certo Progressive Rock più sperimentale. Per maggiori approfondimenti rimando al mio libro edito per Arcana “Neo Prog – Storia e Discografia”.
Ryszard Kramarski è un polistrumentista che abbiamo conosciuto in quanto mente dei già nominati Millenium mentre Framauro è il primo progetto nato nel 1996 nelle stanze della sua casa. Per dare voce a quanto registrato in demo, i primi tempi Ryszard si avvale del supporto dei cugini Stach Kramarsk (voce) e Tomasz Pabian (chitarra, batteria). Il primo risultato esce nel 1998 e s’intitola “Etermedia” (Lynx Music) mentre la passione per la musica di Ryszard Kramarski accresce anno dopo anno, fino a fargli formare la band Millenium e la casa discografica per un ulteriore passo verso la professionalità chiamata Lynx Music. Molto lunga la discografia con la band Millenium e vuota con Framauro che ritorna dopo ventiquattro anni con questo “My World Is Ending” escludendo l’ep del 2001 “Last Word - The End”. Con lui oggi suonano Grzegorz Fieber (batteria), Krzysztof Wyrwa (basso) e Marcin Kruczek (chitarra). Wyrwa è anche elemento dei Millenium.
Se guardiamo la copertina di questo nuovo album, ci sono molti indizi che conducono a certi punti di attinenza appena nominati, guardate ad esempio i volti dei due esseri che si relazionano, non ricordano per caso le statue di “The Division Bell” dei Pink Floyd? I visi disegnati a matita delle donne tristi a occhi chiusi non sono prerogativa della matita di Peter Nichols degli IQ e dei suoi dischi? E se guardiamo il totale, non si può certo ignorare il naif appartenente a molte cover dei Pendragon. Certo, non sono gli stessi ma alcuni deja vu assalgono l’osservatore amante del Neo Prog.
La musica non è distante da quanto descritto, otto brani che si lasciano ascoltare con piacere fra assolo interessanti e buone melodie. Ovviamente nel 2022 ci si dovrebbe attendere di più dal Neo Prog, in realtà possiamo ufficialmente dire che il genere in questione è così stabile da fare concorrenza al Progressive Rock più vintage degli anni ’70. I paletti che si sono costruiti attorno potremmo sostituirli con un muro invalicabile, dove all’interno esistono esclusivamente alcune certezze intaccabili. Probabilmente questo è il vero motivo per cui Ryszard Kramarski ha rispolverato oggi il progetto Framauro. Nostalgia oppure voglia di ritornare a quelle vecchie radici che hanno dato propellente alla voglia di creare musica da parte del polistrumentista? In verità non è questo che m’interessa di più, l’importante è emozionarmi all’ascolto e qui per fortuna non mi resta molto difficile.
“My World Is Ending” è un titolo che preoccupa, però Framauro potrebbe anche lasciare presagire a un ritorno alle origini. Speriamo solamente che non sia un cerchio che si chiude, perché c’è bisogno ancora oggi di bella musica, e mi raccomando Ryszard, non fare scherzi! MS






sabato 19 febbraio 2022

Retreat From Moscow

RETREAT FROM MOSCOW - The World as We Knew It
Gravity Dream Music
Genere: Neo Prog
Supporto: cd – 2022




E’ proprio il caso di dirlo, il buon caro e vecchio Neo Prog! Nel mondo della musica davvero ne capitano tante e qualche volta anche di strane, come nel caso degli inglesi Retreat From Moscow. La band composta da  Andrew Raymond (tastiere, voce), John Harris (voce, chitarra, flauto, tastiere), Greg Haver (batteria, sintetizzatori, voce), e Tony Lewis (basso, voce) si forma in piena era Neo Prog nella fine degli anni ’70 per poi cadere in una sorta di letargo nel 1981. Si ritrovano sempre con la passione per la musica nel 2018 e montando anche sul carro del ritorno in voga del genere, decidono di ridare vita ai brani composti una quarantina di anni prima. Effettuata la reunion, la band si mette in studio a provare e infine a registrare quest’album che paradossalmente potremmo definire d’esordio intitolato “The World as We Knew It”.
Tuttavia non si può dire che non si sono presi il tempo dovuto, solo nel 2022 l’album vede luce negli scaffali dei dischi, per cui sono serviti altri quattro anni.
Quello che colpisce all'ascolto degli undici pezzi è il fattore temporale il quale manifesta un’incongruenza sonora apparente, per meglio dire immaginate di ascoltare i Pendragon dei fine anni ‘70 ma suonati con la tecnologia moderna analogica, la composizione è datata ma il suono è attuale. La voce e l’andamento ricordano molto anche il materiale del tastierista Clive Nolan (Pendragon, Shadowland, Stranger on A Train, Arena, Caamora, etc.). Si gustano gli anni ’80 sin dall’iniziale “The One You Left Behind” ma ancora di più nella successiva “Radiation”, dove le tastiere fanno sia da tappeto sia da colonna portante. La tecnica espressa è più che sufficiente, così le chitarre che alternano frangenti duri a pacati. “Radiation” Potrebbe benissimo uscire da un album dei primi Marillion per intenderci e già vedo i più attempati di voi sorridere dopo questa mia descrizione.
Affascinante “Henrietta”, l’arpeggio di chitarra iniziale è un altro punto di congiunzione con il territorio di Fish e company, un andamento allegro e spensierato, una canzone che sarebbe anche troppo semplice per il genere prog ma grazie al motivo centrale che spezza il ritmo in un assolo alla Camel o ancor meglio alla Steve Hackett il discorso cambia notevolmente. Davvero ben fatto anche il lavoro delle tastiere in stile Genesis. Non si è ancora giunti a metà disco e già si sorride.
“I’m Alive” è terreno Pallas, era “The Sentinel”, ancora una volta in tutto e per tutto classico Neo Prog! L’incedere massiccio lo rende oltretutto vigoroso. C’è a questo punto un motivo più rilassante, “Costantinople”. Si inizia con la voce e la chitarra acustica, per poi inserire il flauto e andare in un crescendo emotivo toccante grazie all'assolo della chitarra elettrica, seppur breve. L’ingresso della batteria e delle tastiere riempiono il suono e il brano portandolo dritto nel cuore del Prog fans. Quante volte negli anni abbiamo goduto di questo modo di fare, i Retreat From Moscow lo ribadiscono.
“Home” con gli undici minuti abbondanti di durata è una vetrina di quanto descritto sino ad ora. Un'altra canzone che mi ha colpito è la delicata “Moving Down”, per il resto nulla fuoriesce dai binari che ho definito.
Grazie Retreat From Moscow per la vostra caparbietà, avremmo altrimenti perso davvero una piccola gemma da gustare con tutta calma e serenità, proprio come avete fatto voi. MS







Lana Lane

LANA LANE – Neptune Blue
Frontiers Music Srl
Genere: Hard Prog
Supporto: cd – 2022




Che bella sorpresa! La signora del Prog è ritornata dopo ben dieci anni di assenza. Lana Lane si aggira nel territorio dai primi anni ’90 assieme a suo marito e tastierista Erik Norlander (Rock Scientists) e ci ha sempre deliziato con la sua voce raffinata e melodica. Gli spunti hard ci sono sempre stati ma la natura di Lana Lane è delicata, colorata e particolareggiata, proprio come le copertine che rappresentano sempre i dischi proposti.
“Neptune Blue” è l’undicesimo album in studio escludendo gli ep, e undici sono anche i brani che lo compongono. L’americana Lana si circonda di un parterre davvero ricco, con nomi altisonanti quali Erik Norlander (tastiere, voce), Jeff Kollman (chitarra), Mark McCrite (chitarra, basso, voce),
Don Schiff  (NS/Stick), Greg Ellis (batteria e percussioni) e John Payne (cori).
Non nascondo la smania di ascoltare il disco e la paura di rimanerne deluso per chissà quale mutamento stilistico che in realtà non si è palesato, Lana Lane è una certezza.  E’ davvero un piacere imbattersi con un’apertura quasi AOR, positiva, hard e semplice come “Remember Me”, dove l’azzeccatissimo ritornello fa tornare la mente indietro di decenni. Deja vu sicuramente, ma sempre bene accetti.
Sappiamo bene che il pubblico americano ama ascoltare buone melodie, tuttavia non disdegna assolutamente anche la tecnica esecutiva, molte delle band Prog del campo sono un perfetto equilibrio per un risultato gradevole, per fare due nomi su tutti, Echolyn e Spock’s Beard. Anche la musica di Lana Lane è tecnica, variegata e melodica, ma lascia più spazio ai ritornelli di facile memorizzazione spezzati solo da efficaci assolo strumentali. Ascoltate “Under The Big Sky” e godete di quanto definito. “Really Actually” è un mid tempo dove le tastiere trasportano verso la new wave anni ‘80, ma niente paura, è sempre dentro il Progressive Rock. L’intelligenza della cantante risiede nel non tentare scale elevate senza una riscontrata necessità, mai si osa più del dovuto, qui risiede la maturazione di quest’artista che a modo di vedere di chi vi scrive avrebbe meritato più fortuna.
Le ballate ci sono sempre e inevitabilmente raffinate, “Cum Lift Me Up” e la toccante title track “Neptune Blue”. Semplice e diretta “Bring It on Home”, energia pulita. Voce filtrata in “Bring It On Home” mentre nella breve “Don't Disturb The Occupants” le tastiere partono in una ritmica in stile Supertramp. Sale il ritmo in “Lady Mondegreen”, un giro armonico che fa il verso alla solarità della nostrana Premiata Forneria Marconi. Con “Miss California” la band fa un altro salto nel mondo dell’AOR per poi passare con “Someone Like You” in un sound proveniente direttamente dagli anni ’70 o per meglio dire fine ’60, quando i Beatles ci disegnavano melodie saccheggiate per decenni e decenni da tutti gli artisti. Ancora vigore in “Far From Home” e poi la conclusiva e già citata “Neptune Blue”.
E’ passata un’ora, non mi è sembrato tutto questo tempo, ciò dice quanto è stato gradevole l’ascolto. Ben tornata signora, questa volta ti prego, non lasciarci per troppo tempo in sospeso, c’è anche bisogno di musica ben confezionata e diretta, c’è bisogno di Lana Lane! MS 





domenica 13 febbraio 2022

Giant Hedgehog

GIANT HEDGEHOG – Im Siel
Autoproduzione
Progressive Rock / Sperimentale
Supporto: cd – 2022




Nomi di fantasia per band ne abbiamo visti davvero di bizzarri, specialmente nel mondo del Rock Progressivo, fra Locande, Raccomandate, Banchi e Fornerie c’è di che sbizzarrirsi. Poi in tempi più recenti ci sono anche l’Albero Del Porcospino (Porcupine Tree) e ora un altro grazioso animaletto sempre con gli aculei, il Riccio Gigante (Giant Hedgehog)!
Il nome fa pensare a boschi e ad aria buona, poi la copertina con i colori pastellati e fiabeschi sottolineano la sensazione. Invece i tedeschi Giant Hedgehog di Folk hanno davvero poco a parte qualche sprazzo, e neppure punti di congiunzione con la band di Steven Wilson. Con “Im Siel” giungono al terzo disco in studio, dopo “Giant Hedgehog” (2014) e “Die Irrealität Der Zeit” (2018).
Si formano a Münster per suonare un Rock ricercato, attento al passato ma con una chiave di lettura moderna. Prog alla King Crimson e Van Der Graaf Generator s’incontra con il Jazz e qualche volta con il Metal per dare vita a frangenti anche cacofonici. Musica per palati fini, ossia per coloro che sono stanchi della solita solfa e ricercano un qualcosa di davvero forte e inusuale. La band è formata da Patrick Aguilar (basso), Moritz Nixdorf (batteria), Niklas Tieke (chitarra) e Thomas Mrosek (sassofono).
I Giant Hedgehog prediligono i brani dalla lunga durata, quindi all’interno dell’album non mancano le suite sempre ricche di cambi di tempo. Il disco si apre con “Gemurmel Aus Dem Brunnen”, arpeggi soavi e sassofono dipingono scenari davvero bucolici e senza grosse sorprese (a parte il crescendo sonoro) quasi non lasciano presagire cosa ci attende in seguito. Ed ecco immediatamente la suite di ventitré minuti “Im Siel”, e il mondo dei Van Der Graaf Generator si staglia avanti all’ascoltatore. Il brano è palestra per le capacità tecniche dei componenti che uno a un danno dimostrazione dell’estro personale. Non di rado trovo anche affinità con alcuni passaggi degli svedesi Landberk, questo lo dico ovviamente per chi li dovesse conoscere. Non c’è un attimo in cui restare tranquilli nel senso che quando l’orecchio si abitua a un motivo, ecco che la band vira in un altro percorso sonoro, tutto ciò rende sempre massima l’attenzione. Certo chi non ama questo modus operandi farà di questo disco una zeppa per un tavolo traballante, tutti gli altri sono convinto che invece quantomeno apprezzeranno. Decisamente particolare la scelta di incastrare l’Heavy Metal in brevi momenti e confesso che tutto questo non infastidisce, anzi, a ripetuti ascolti capisco anche il suo perché.
Ancora arpeggi di chitarra aprono il brano “Lunas Bank”, altro crescendo che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto descritto. Questa è la musica del Riccio Gigante, prendere o lasciare. Proprio come i suoi aculei sa rendersi pericolosa ma non mortale, in parole povere i Giant Hedgehog sanno il fatto proprio, ascoltate “Damals Am Teiche” per credere, oppure la conclusiva “Einkehr”.
Di tanto in tanto è bello ascoltare nuove sonorità e questo fa bene anche alla mente. Certo, non un disco epocale e neppure da fischiettare, però come ho già detto, ha un suo perché…. Perché è semplicemente bello. MS


BANDCAMP: https://gianthedgehog.bandcamp.com/album/im-siel





sabato 12 febbraio 2022

Jethro Tull

JETHRO TULL - The Zealot Gene
Inside Out Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2022




Parlare di un nuovo album dei Jethro Tull nel 2022 è un grande piacere, quando una band è così longeva, ci sarà un perché, e il perché ha un nome e cognome, Ian Anderson. Il folletto del Rock è un personaggio noto a tutti, la storia del genere è colma di suoi capolavori. Si è sempre saputo circondare di numerosissimi musicisti, il suo forte carattere l’ha portato in continuo a circondarsi di nuove energie e molto spesso il sound ne ha ricavato giovamento.
Non starò qui a decantare l’annosa carriera iniziata in quel 1968 con il fortunato debutto di “This Was” e neppure a presentare i noti problemi vocali capitati ad Anderson negli ultimi anni di carriera. I Jethro Tull hanno paventato la fine della loro avventura numerosissime volte, ma evidentemente il flautista magico ha sempre avuto energie nascoste da tirare fuori al momento opportuno. Non si può vivere a lungo senza musica se la si ama in maniera viscerale e su questo, tutti gli artisti credo possano darmene ragione. Passano momenti meno ispirati, depressioni, ma quando la vena artistica rifà capolino, ecco lo stimolo giusto per proseguire il proprio cammino. Pensate che Ian Anderson non ha più rilasciato un album a nome Jethro Tull dal 2003, con “The Jethro Tull Christmas Album”, questo per sottolineare la caparbietà del personaggio in questione. In realtà in tutti questi anni non è mai stato fermo, fra concerti e partecipazioni varie, tuttavia l’ufficialità di un nuovo disco giunge soltanto con questo “The Zealot Gene”.
Le canzoni sono scritte nell’arco che varia da 2017 al 2021. Quello che balza subito all’occhio leggendo i credit del disco e anche all’orecchio, è la mancanza del fido chitarrista Martin Barre, che ha collaborato con la band per più di trenta anni dal 1968. Un vero peccato perché la sua chitarra ha dato sempre una spinta di energia ulteriore ai brani grazie alla tecnica e al groove che si sono formati negli anni. E qui cade l’asino, perché quello che si evince all’ascolto dei dodici brani che compongono l’album, è proprio la mancanza di una band vera e propria alle spalle. Il nome Jethro Tull e la casa discografica importante come la Inside Out potrebbe far pensare a una operazione semplicemente commerciale, perché in realtà “The Zealot Gene” sembra proprio un disco solista di Anderson, la copertina con il suo volto potrebbe confermare il mio pensiero, in realtà dopo ripetuti ascolti tutto assume una valenza differente dal primo e affrettato giudizio. Non si può nascondere la bravura compositiva di Ian che è nota a tutti, e qui c’è la chiave che porta a farmi dire che questo nuovo album non è da sottovalutare e neppure da scartare perché la genialità risiede nel non farsi il verso addosso, ossia di cercare di camminare sulle proprie orme del passato, bensì di apportare uno stile sicuramente aggiornato con i tempi. E’ anche vero che negli ultimi decenni i Jethro Tull non hanno più rilasciato dischi di grande valore o perlomeno all’altezza di capolavori quali “Aqualung”, “This As A Brick” solo per fare due nomi, però se la sono sempre cavata con dignità. La capacità di Anderson di adeguarsi ai tempi è straordinaria, l’ha sempre fatto e ha sempre avuto ragione. Cambiamenti si, ma il flauto a fare da accompagnatore al pezzo c’è sempre ed è marchio di fabbrica inconfondibile non soltanto dei Jethro Tull ma di un intero genere musicale. Non ci sono più gli assolo importanti di una volta, non c’è più la voce, ma avere settantaquattro anni e fare ancora questa musica, lasciatemelo dire è solo prerogativa dei grandi.
Come sono le canzoni? Posso definirle medie, senza infamia e senza lode, fra alti e bassi per un risultato di giudizio finale a mio modo di ascoltare relegato alla sufficienza abbondante. Il singolo “Shoshana Sleeping” è accattivante e tutto il resto è gradevole anche per un sottofondo musicale per spicciare sia faccende in casa sia in un viaggio automobilistico da affrontare, questo per dire che non serve una particolare attenzione nell’ascolto, tutto è molto semplice. Ribadisco che se Anderson si fosse circondato in questi ultimi anni di una vera e propria band, probabilmente tutte queste canzoni avrebbero avuto una spinta e una riuscita maggiore. Ma va bene anche così. Ora spero soltanto che abbia rotto il fiato per ritornare a scrivere altri album senza aspettare troppo tempo, so bene che il genio folletto che suona su una sola gamba ha nel suo cervello tanta musica e io non mi stanco mai di ascoltarla.  

Ian Anderson è il re del Progressive Rock Folk, lunga vita al re. MS






venerdì 11 febbraio 2022

Nuove Uscite

 NUOVE USCITE


Frogg

 fuori il singolo "Gaslight"!



Fuori oggi (venerdì’ 4 Febbraio 2022) su tutte le principali piattaforme digitali il singolo "Gaslight’" primo estratto del nuovo lavoro dei Frogg, intitolato “A Modern Age Prometheus” e in uscita per Buil2Kill Records il prossimo 18 Febbraio.

I Frogg si pongono come una tra le più giovani e interessanti realtà, grazie al loro sound che spazia tra prog e modern metal.

In attesa di poter ascoltare per intero il nuovo Ep, potete intanto gustare "Gaslight" a questo link: https://bfan.link/gaslight


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PIO CAVALLUZZO


Turnista per artisti quali Kid Creole, Los Locos e Alessandro Canino

Pio Cavalluzzo
torna con un album in bilico fra musica classica, pop, ambient ed elettonica
“Suspension”



Compositore per RaiCom, Rai 3, Rai 2 (Geo&Geo, Presa Diretta, Linea blu), Pio Cavalluzzo torna sulla scena con un album in bilico fra musica classica, pop, ambient ed elettonica: “Suspension”.


«“Suspension” è nato con l’intento di esplorare e approfondire la forza espressiva del Felt Piano, particolare timbro di pianoforte caratterizzato da sonorità morbide, dolci e intime in cui, oltre al suono classico dello strumento, si aggiungono e si enfatizzano i suoni dei feltri, della risonanza delle corde, della meccanica (sia della tastiera che dei pedali), creando così un timbro particolarmente espressivo».


Con questa tecnica lo strumento acquista una particolarissima ricchezza timbrica e una sua forza ritmica dando vita, in questo modo, a uno strumento quasi del tutto nuovo.


Ispirato da artisti quali Ólafur Arnalds e Jóhann Jóhannsson, Pio Cavalluzzo firma dieci tracce che si presentano come un viaggio attraverso atmosfere fatate, magiche, riflessive e nostalgiche.


I brani sono caratterizzati da lievi tocchi di pianoforte su una leggera elettronica e avvolgenti quanto glaciali suoni di archi e chitarre.


Si passa da atmosfere armoniche japan di “Wet Cherry” a classici echi di soundtrack music di brani quali “Remember me”, “Suspension” e “Grey Clouds” fino ad arrivare alle melodie dolci e minimaliste di “Space Walk”, “Sweet Orbit” e “In the End”, per proseguire con i crescendo armonici e timbrici dei brani “Introspection” e “Landscapes” fino all’iniziale dinamismo susseguito da sospensioni armoniche e ritmiche del brano “Dreaming”. Quest’ultima traccia si presenta come una chiara dedica del compositore alla propria figlia, con l’invito a non smettere mai di sognare.


L’album è stato suonato, registrato e mixato interamente dal compositore in stretta e preziosa collaborazione con Aventino Music. Il mastering è stato realizzato da Dario Giuffrida.

 

"Suspension" su Spotify

https://open.spotify.com/album/6uW5cFC7tg8YEMPYTyolfu?si=p1y6yHeuThSK0qBk4IGtKA


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CHRONOSFEAR




"The Astral Gates Pt. 1: A Secret Revealed"!!
25 febbraio 2022
Ascolta il nostro ultimo singolo, la title-track THE ASTRAL GATES
Ascolta il primo singolo BEYOND

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BJORN RIIS



Nuova uscita per il chitarrista norvegese della band Airbag l'8 aprile 2022 intitolata "Everything To Everyone" (Karisma Records)


L'abum contiene i brani:

1 - Run
2 - Lay Me Down
3 - The Siren
4 - Every Second Every Hour
5 - Descending
6 - Everything To Everyone

BANDCAMP: https://bjornriis.bandcamp.com/album/everything-to-everyone

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sabato 5 febbraio 2022

Karfagen

KARFAGEN - Land Of Green And Gold
Caerllysi Music
Genere: Rock Progressivo Sinfonico
Supporto: cd – 2022




L’Ucraina in questo periodo è al centro del mondo per motivi politici dall’alto pericolo bellico, i rapporti con la Russia sanno tutti quali sono, una situazione davvero difficile e sull’orlo del precipizio. Noi purtroppo siamo inermi spettatori di cui subiamo le dirette conseguenze (vedi prezzi del gas), ma dall’Ucraina ci giungono anche bellissime cose, come ad esempio la musica dei Karfagen. Il nome significa Carthago, che sarebbe un simbolo di gloria e saggezza, mentre il progetto sonoro nasce nel 1997 da un’idea del tastierista e percussionista Antony Kalugin. I Karfagen muovono i primi passi in una scuola universitaria di architettura che fa loro da vera e propria palestra per poi esordire ufficialmente nel 2006 con “Continium”. Numerosissime negli anni le collaborazioni con differenti artisti che compaiono spesso come special guest nel lavoro di un singolo album, e se consideriamo che la discografia della band sia formata da tredici album, possiamo avere l’entità della cosa. Colpisce l’alta qualità degli album, tutti apprezzati dalla critica e dal pubblico mondiale, la carta vincente risiede nel cambiamento album dopo album di stile, anche se sempre relegato al Prog Sinfonico. Il sapersi circondare di numerosi artisti sempre differenti apporta alla musica dei Karfagen una ventata di freschezza.
Ciò avviene anche nel caso di “Land Of Green And Gold”, musica per amanti di gruppi come “The Flower Kings, Camel, Happy The Man e Kayak su tutti.
Il disco come sempre ha una copertina e un’ artwork spettacolare e particolareggiata in immagini oltre che di colori, il disegno è ad opera di Igor Sokolskiy mentre l’artwork è di A. Kalugin.
Undici sono i brani per un’ora giusta di musica suddivisa in tre suite, a iniziare da “Chapter 1: Land Of Green”. Arpeggi, flauti, atmosfere sognanti dal sapore antico si alternano a passaggi orchestrali dal forte impatto emotivo. I Camel di “The Snow Goose” salgono in cattedra e regalano assieme alla chitarra in stile Steve Hackett un intro degno di nota. Ed ecco partire la suite, grazie alle tastiere che non soltanto compongono tappeti su cui far parlare la chitarra elettrica, bensì restano sempre in senso generale le protagoniste della musica dei Karfagen. Ora sono i The Flower Kings a lasciare il segno fra le note e tutto assume uno scenario accattivante, fra passato e presente.
La musica è soave come il caso di “Land Of Green” e assume anche le sembianze sinuose di un Jazz soft ruffiano e caloroso. Album strumentale dalle mille sfaccettature, un vero e proprio caleidoscopio di colori e note. Le altre due suite si chiamano “Chapter 2” e “Chapter 3”, e non voglio raccontarvi null’altro per non togliervi il gusto della sorpresa, tanto avrete già capito di cosa si tratta.
Un disco strumentale, caloroso, sorprendente, vigoroso e morbido e quello che ho apprezzato di più in lui sono gli assolo di chitarra elettrica, ma questa è solamente una questione di gusto personale.
Musica spesso solare dunque e complimenti nuovamente ad Antony Kalugin che è riuscito a fare un altro disco (l’ennesimo) degno di nota e assolutamente da possedere.
Intanto colgo l’occasione per essere solidale con la situazione che sta precipitando nella sua terra.
All the best! MS