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mercoledì 29 novembre 2023

Aisles

 
AISLES – Beyond Drama
Presagio Records
Genere: Neo Prog / Post Prog Moderno
Supporto: cd – 2023




Il Cile ha una punta di diamante nel genere Neo Prog, e si chiama Aisles.
La band apprezzata in tutto il globo, ha recentemente vissuto una vicissitudine d’eventi sfavorevoli che l’ha portata quasi allo scioglimento. Per fortuna ciò non è accaduto, ma il fatto ha lasciato segni nella line up, i chitarristi fondatori Germán Vergara e Rodrigo Sepúlveda sono restati, così come il batterista Felipe Candia, tuttavia si riscontra il ritorno al basso di Daniel Concha e del tastierista Juan Pablo Gaete. Ma la vera novità giunge dal cantante Israel Gil, chiamato a sostituire Sebastién Vargara. Lontano oramai il 2016, quando gli Aisles danno alla luce l’album “Hawaii”, quarto capitolo della discografia, il periodo Covid ha poi reso tutto ancora più complicato, ci pensa la perseveranza a far sì che la band ritrovi lo spirito giusto per proseguire la propria ottima carriera.
Eccoli quindi oggi con il nuovo “Beyond Drama”, intriso di Neo Prog, ma con sorprese all’interno. Ciò che si evince immediatamente all’ascolto della movimentata “Fast” è la voglia di cambiare aria, uno stile fresco quasi vicino al mondo dei Motorpsycho. Non nascondo quindi una nota di sorpresa che è confermata dall’ascolto di “Megalomania”, ancora più vicina al Post Prog Moderno come per esempio sono stati capaci di fare i Leprous. Che sia questo il motivo principale di tanto terremoto nella line up? Non biasimo la band che comunque intelligentemente vuole restare in riga con i tempi, inutile insistere su sonorità passate se si ha voglia di emergere, ma soprattutto se ha l’esigenza di esprimere un qualcosa di differente. Spicca la buona prova vocale di Gil che giustamente canta a suo modo senza fare il verso a Vargara. La trasformazione prosegue in “Thanks To Kafka”, dove non molto distanti sono i suoni di certi Porcupine Tree o Blackfield, soprattutto nel cantato vicino a quello di Aviv Geffen. Questa è una sorta di ballata impreziosita da interventi di elettronica e una ritmica curata. Fra le migliori composizioni dell’album riscontro la potente “Disobedience”, King Crimson in cattedra ma anche ricerca personale, il sentiero giusto cui facevo cenno in precedenza, dove la voglia di esprimere nuove sonorità è palesemente insistente. Si tira un attimo di sospiro dopo tante note con la leggiadra “Time (A Conversation With My Therapist)”, una delle migliori canzoni dell’album.
Gli Aisles comunque non hanno rinnegato nulla del passato e “The Plauge” è lì a dimostrarlo, fornendo un Neo Prog chitarristico impreziosito dalla voce dell’ospite Marco Glühmann, non a caso molte sonorità vanno a richiamare quelle della sua band Sylvan.
Un delicato pianoforte fa da preludio a “Surrender”, altro passaggio vicino alla ballata, collegata al brano giunge “Needsun”, sfumata all’inizio come se fosse un proseguimento di un brano passato. Qui ancora una volta la ritmica gioca un ruolo importante.
Il disco si conclude in Arena style con “Game Over”, questo grazie all’utilizzo della chitarra elettrica come John Mitchell sa fare.
“Beyond Drama” è a mio modo di vedere, uno dei dischi più interessanti di questo 2023, nonostante i suoi nuovi andamenti e sviluppi, probabilmente proprio quelli riescono a farmelo apprezzare maggiormente. Da ascoltare per credere. MS




Versione inglese:


AISLES - Beyond Drama
Presagio Records
Genre: Neo Prog / Modern Post Prog
Support: cd - 2023


Chile has a spearhead in the Neo Prog genre, and its name is Aisles.
The band appreciated all over the globe, recently experienced a vicissitude of unfavorable events that almost led them to disband. Fortunately, this did not happen, but the fact has left marks in the line up; founding guitarists Germán Vergara and Rodrigo Sepúlveda remain, as does drummer Felipe Candia, however, there is the return of Daniel Concha on bass and keyboardist Juan Pablo Gaete. But the real news comes from singer Israel Gil, called in to replace Sebastién Vargara. Far away by now is 2016, when the Aisles give birth to the album "Hawaii," the fourth chapter of the discography, the Covid period then made everything even more complicated, it takes perseverance to make the band find the right spirit to continue their excellent career.
So here they are today with the new "Beyond Drama," steeped in Neo Prog, but with surprises inside. What is immediately apparent when listening to the lively "Fast" is the desire for a change of air, a fresh style almost close to the world of Motorpsycho.
So I do not hide a note of surprise that is confirmed by listening to "Megalomania," even closer to Modern Post Prog as for example Leprous were able to do. Could this be the main reason for so much earthquake in the line up? I do not blame the band that however intelligently wants to stay in line with the times, useless to insist on past sounds if one has the desire to emerge, but especially if one has the need to express something different. Gil's good vocal evidence stands out, and he rightly sings in his own way without belting out Vargara. The transformation continues in "Thanks To Kafka," where the sounds of certain Porcupine Tree or Blackfield are not far behind, especially in the singing close to that of Aviv Geffen. This is a kind of ballad embellished with electronic interventions and a curated rhythm. Among the best compositions on the album I find the powerful "Disobedience," King Crimson in the cathedra but also personal research, the right path I mentioned earlier, where the desire to express new sounds is blatantly insistent.
One breathes a sigh after so many notes with the graceful "Time (A Conversation With My Therapist)," one of the best songs on the album.
The Aisles however have not disavowed anything from the past and "The Plauge" is there to prove it, providing a guitar-driven Neo Prog enhanced by guest Marco Glühmann's vocals, not surprisingly many sounds echo those of his band Sylvan.
A delicate piano serves as a prelude to "Surrender," another passage close to a ballad, connected to the track comes "Needsun," faded in at the beginning as if it were a continuation of a past track. Here once again the rhythm plays an important role.
The record ends in Arena style with "Game Over," this thanks to the use of electric guitar as John Mitchell knows how to do.
"Beyond Drama" is to my way of thinking, one of the most interesting records of this 2023, despite its new trends and developments, probably those very ones manage to make me appreciate it the most. To be heard to be believed. MS







martedì 28 novembre 2023

Moto Perpetuo

MOTO PERPETUO – Untitled
Autoproduzione
Genere: Fusion, Rock, Prog Strumentale
Supporto: Bandcamp – 2023




Esistono band che hanno una visione della musica di 360 gradi, tanto da non essere facili da classificare. Non che ciò interessi agli artisti stessi e forse neppure agli ascoltatori, ma è necessario cercare una collocazione per far comprendere al meglio a un lettore che non sta ascoltando il disco ma leggendo una recensione, cosa attendersi. Un esempio giunge da Gallarate con i Moto Perpetuo (da non confondere con la band seventies brasiliana), formazione attiva dal 1996 autrice di alcuni singoli e questo lavoro che non a caso s’intitola “Untitled”. Una musica in movimento, non concepita per stupire ma per il piacere di farla, quel piacere che diventa contagioso anche per un ascoltatore. Il genere dunque è formato da un mix di stili, su tutti Fusion, Rock, e Prog strumentale.
Alessandro Lualdi (pianoforte, tastiere), Orazio Martino (chitarra), Costantino Corbetta (basso), e Roberto Ragazzo (batteria), sono gli autori del disco composto di nove tracce. La copertina di Roberto Ragazzo sposa la tesi del senza titolo, un semplice design lineare e colorato, dove l’anonimo futurista mostra le proprie forme in un contesto circoscritto da strutture moderniste.
L’album si apre con il nuovo singolo “Gasoline”, energico oltre che orecchiabile, la ritmica sostiene il simpatico motivo disegnato dalle tastiere di Lualdi. Personalmente posso avvicinare questo stile a quello dei Reale Accademia Di Musica anno 1972, ma quando giunge la chitarra elettrica in un assolo al fulmicotone, la faccenda cambia radicalmente. Con il secondo singolo “Clave Surpise” si ritorna al mondo Progressivo degli anni ’70 questa volta coinvolto nella fusion, mentre la chitarra spazia dai Perigeo agli Agorà. Il piano si spinge in un’interpretazione sopra le righe a dimostrazione di una preparazione strumentale di un certo livello, così ancora una volta la chitarra lascia piacevolmente colpiti. La band è coesa, la sezione ritmica che si spinge anche in brevi assolo è ben oliata, un ottimo motorino per l’andamento dei brani. Il terzo brano inedito s’intitola “J.J.Blue”, una puntata nella Jazz Fusion sensuale se vogliamo anche dal sapore Uzeb.
Da questo momento giungono brani già editi online in passato ma registrati ora per la prima volta, il primo è “Lonely Walk”, un’aria sonora coinvolgente che sprigiona positività a ogni passaggio. Qui gli strumentisti si lasciano andare senza freni e il risultato è trascinante.
“Irish Lullaby” vede ospite al violino Matilde Lualdi e ancora una volta scende un velo vintage sul sound. Il basso di Corbetta si lancia in un gentile assolo sopra un ritmo cadenzato per poi rilasciare la scena alla chitarra acustica, un susseguirsi di emozioni tutte differenti ma che nell’insieme lasciano totalmente appagati.
“Operation – Suitcase” ha uno stile moderno rispetto quanto ascoltato sino ad ora e si lancia in robuste scorribande sonore.
Non voglio spoilerare ulteriormente quanto di bello c’è da scoprire in questo percorso, vi dico solamente che esiste anche un bonus track a sorpresa, per il resto… basta così.
Solitamente gli album totalmente strumentali lasciano perplessi in quanto semplice vetrina per le qualità balistiche dei musicisti, non è il caso dei Moto Perpetuo che invece danno precedenza al motivo che poi resta piacevolmente nella memoria dopo l’ascolto, un particolare non da poco che fa di “Untitled” un ottimo disco, da ascoltare e riascoltare. MS 





Versione Inglese:


MOTO PERPETUO - Untitled
Self-production
Genre: Fusion, Rock, Prog Instrumental
Support: Bandcamp - 2023


There are bands that have such a 360-degree vision of music that they are not easy to categorize. Not that this matters to the artists themselves and perhaps not even to the listeners, but it is necessary to look for a collocation so that a reader who is not listening to the record but reading a review can best understand what to expect. An example comes from Gallarate with Moto Perpetuo (not to be confused with the Brazilian seventies band), a lineup active since 1996 and author of a few singles and this work, which is not coincidentally titled "Untitled." A music in motion, not designed to amaze but for the pleasure of making it, that pleasure that becomes contagious even for a listener. The genre therefore consists of a mix of styles, on all Fusion, Rock, and instrumental Prog.
Alessandro Lualdi (piano, keyboards), Orazio Martino (guitar), Costantino Corbetta (bass), and Roberto Ragazzo (drums) are the authors of the nine-track album. Roberto Ragazzo's cover art espouses the thesis of the untitled, a simple linear and colorful design, where the futurist anonymous shows its forms in a context circumscribed by modernist structures. The album opens with the new single "Gasoline," energetic as well as catchy, the rhythmic sustains the nice motif drawn by Lualdi's keyboards. Personally I can approximate this style to that of Reale Accademia Di Musica year 1972, but when the electric guitar arrives in a lightning-fast solo, the matter changes dramatically. With the second single "Clave Surpise" we return to the Progressive world of the 1970s this time involved in fusion, while the guitar ranges from Perigee to Agora. The piano thrusts itself into an over-the-top performance demonstrating a certain level of instrumental preparation, so once again the guitar leaves one pleasantly impressed. The band is cohesive, the rhythm section that pushes itself even into short solos is well-oiled, an excellent motor for the songs' progression. The third unreleased track is titled "J.J.Blue," a wager in sensual Jazz Fusion if you will also with an Uzeb flavor.
From this moment come tracks already edited online in the past but recorded now for the first time, the first being "Lonely Walk," an engaging air of sound that releases positivity at every step. Here the instrumentalists let loose without restraint and the result is enthralling.
"Irish Lullaby" features Matilde Lualdi as guest on violin and once again a vintage veil descends over the sound. Corbetta's bass launches into a gentle solo over a rhythmic beat and then releases the scene to the acoustic guitar, a succession of emotions that are all different but overall leave one totally fulfilled.
"Operation - Suitcase" has a modern style compared to what we have heard so far and launches into robust sonic jaunts.
I do not want to reveal further how much good there is to discover in this track, I will only tell you that there is also a surprise bonus track, for the rest ... enough said.
Usually totally instrumental albums leave one perplexed as a mere showcase for the ballistic qualities of the musicians, this is not the case with Moto Perpetuo who instead give precedence to the motif that then lingers pleasantly in the memory after listening, a not insignificant detail that makes "Untitled" an excellent record, to be listened to and listened to again. MS




sabato 25 novembre 2023

Bright Magus

BRIGHT MAGUS - Jungle Corner
IRMA Rec
Genere: Jazz /funk / Psichedelia
Supporto: Soundcloud / cd / vinile – 2023




Ci sono band che hanno saputo modificare negli anni l’approccio allo stile Jazz avvicinandolo al mondo del Progressive Rock inteso proprio come sperimentazione e contaminazione, come ad esempio i Mahavishnu Orchestra, e i Weather Report, oppure artisti del calibro di Miles Davis che si sono spinti anche oltre con il proprio strumento. Necessità o semplicemente spiccata personalità? La musica è anche questo, uscire dai canoni, trovare nuovi linguaggi per esprimere al meglio ciò che si vuole dire. Quest’attitudine, seppure raramente, la ritroviamo anche oggi in Italia, non possiamo certo dire di avere altrettanti artisti al riguardo, ma quando ci s’imbatte in alcuni di loro, viene naturale soffermarsi e ascoltare con la dovuta concentrazione, questo campo sonoro non è superficiale.
Solitamente chi si cimenta in questa musica è in possesso di una tecnica individuale strumentale sopra la media, ed è anche il caso degli italiani Right Magnus che nell’album d’esordio intitolato “Jungle Corner”, riescono a far scaturire sia ricordi passati sia nuove sensazioni. Sorto quasi per caso in una sera al Diabolicus Studio, quartier generale di Giovanni Calella e Leziero Rescigno in cui l’argomento trattato è stato Miles Davis, il quintetto composto da Mauro Tre (piano Rhodes, organo), Alberto Turra (chitarra elettrica), Gianni Sansone (tromba, percussioni), Giovanni Calella (basso), e Leziero Rescigno (batteria, percussioni) si approccia a quella musica che tanto ha dato agli anni ’60 e ’70. Sei i brani contenuti nell’album registrato in presa diretta proprio a conferma della domestichezza individuale con gli strumenti. L’amalgama è ottima, si evince durante l’ascolto, ed è stata forgiata precedentemente da sette date live nel milanese che hanno permesso al gruppo di compattarsi in maniera consona.
Nei dieci minuti di “Selim/Miles” vengono allo scoperto tutte le ottime qualità descritte, un tributo alla tromba che lascia senza fiato per intensità ed esecuzione. I frangenti psichedelici donano al tutto un fascino aggiunto che personalmente ho apprezzato moltissimo. L’improvvisazione è sempre dietro l’angolo, tuttavia non è logorroica o stucchevole, bensì scorrevole e basata su ritmiche non banali. In “Jungle Corner” ci si tuffa nel passato con i panni e tutto fra percussioni, tastiere di sottofondo, tromba in evidenza e chitarra elettrica sempre pronta a dare una spinta al sound. Vi troverete a battere il tempo a vostra insaputa.
“Jellow Interlude” è altamente psichedelico oltre che ricercato, gli strumenti sono apparentemente slegati fra di loro impegnati in passaggi a se stanti, come il Jazz più sperimentale bene ha saputo spiegare. “Lullaby For My Father” ha un inizio intimista per poi partire nella consueta improvvisazione, a seguire “A Way”, composizione impreziosita dal flauto dell’ospite Enrico Gabrielli (Calibro 35).
La ritmata “Long Legs” è degna chiusura di questo debutto che ci presenta una nuova e interessante realtà italiana.
“Jungle Corner” dei Bright Magus è quindi un lavoro che ascoltato oggi prenderei come una sorta di bombola d’ossigeno, ossia aria pulita per rinfrescare la mente intasata da molta musica scadente che gira oggi sia nei canali mediatici che nelle radio. Se desiderate avere un qualcosa in più qui lo troverete, così la voglia di ritagliarvi un attimo di tempo tutto per voi. MS





Versione Inglese:


BRIGHT MAGUS - Jungle Corner
IRMA Rec
Genre: jazz /funk / psychedelia
Support: soundcloud / cd / vinyl - 2023


There are bands that have been able to change over the years the approach to Jazz style by bringing it closer to the world of Progressive Rock understood precisely as experimentation and contamination, such as Mahavishnu Orchestra, and Weather Report, or artists of the caliber of Miles Davis who went even further with their instrument. Necessity or simply distinct personality? Music is also this, stepping outside the box, finding new languages to best express what one wants to say. This attitude, although rarely, we find it even today in Italy, we certainly cannot say that we have as many artists in this regard, but when we come across some of them, it comes naturally to pause and listen with due concentration, this sound field is not superficial.
Usually those who engage in this music possess an above-average individual instrumental technique, and this is also the case with the Italians Right Magnus, who in their debut album entitled "Jungle Corner," manage to trigger both past memories and new sensations. Arising almost by chance on an evening at Diabolicus Studio, the headquarters of Giovanni Calella and Leziero Rescigno in which the subject matter was Miles Davis, the quintet composed of Mauro Tre (Rhodes piano, organ), Alberto Turra (electric guitar), Gianni Sansone (trumpet, percussion), Giovanni Calella (bass), and Leziero Rescigno (drums, percussion) approaches the music that gave so much to the 1960s and 1970s. Six tracks contained in the album recorded live just to confirm the individual familiarity with the instruments. The amalgam is excellent, it is evident while listening, and was forged previously by seven live dates in the Milan area that allowed the group to compact itself in a consonant manner.
In the ten minutes of "Selim/Miles" all the excellent qualities described come to the fore, a trumpet tribute that is breathtaking in its intensity and execution. The psychedelic bangs give the whole an added charm that I personally enjoyed very much. Improvisation is always around the corner, yet it is not logorrheic or cloying, but flowing and based on non-trivial rhythms. In "Jungle Corner" you dive into the past with the wipes and all between percussion, background keyboards, featured trumpet and electric guitar always ready to give the sound a boost. You will find yourself beating time unbeknownst to you.
"Jellow Interlude" is highly psychedelic as well as researched, the instruments seemingly unconnected to each other engaged in stand-alone passages, as most experimental jazz has done well to explain. "Lullaby For My Father" has an intimate beginning before departing into the usual improvisation, followed by "A Way," a composition embellished by guest Enrico Gabrielli's (Calibro 35) flute.
The rhythmic "Long Legs" is a worthy closure to this debut that introduces us to a new and interesting Italian reality.
"Jungle Corner" by Bright Magus is therefore a work that listened to today I would take as a kind of oxygen tank, that is, clean air to refresh the mind clogged by a lot of bad music that runs today both in media channels and on the radios. If you wish to have a little something extra here you will find it, thus the desire to carve out a moment of time all to yourself. MS









Apogee

APOGEE - Through The Gate
Progressive Promotion Records
Distribuzione: G.T. Music
Genere: Neo Prog – Rock Progressive
Supporto: cd – 2023




Il polistrumentista tedesco Arne Schäfer è oramai un’istituzione in campo Neo Prog e Progressive Rock, non tanto per essere il leader dell’ottima band Versus X, tanto per i numerosi dischi realizzati sotto il nome Apogee, tutti sempre molto interessanti. Nella musica composta ci sono diversi richiami al filone Neo Prog, quello scaturito post anni ’80, ma anche al classico Progressive Rock con influenze Gentle Giant, Jethro Tull, Genesis, Yes etc.
Non mancano le lunghe suite come da stile, così i cambi di ritmo e tutto quello che è scuola Prog Rock. Proprio il perseverare negli anni porta frutti, a mano a mano che l’esperienza sale, i risultati si migliorano.
Arne Schäfer realizza in studio dodici album, compreso questo nuovo “Through The Gate” e lo fa con l’ausilio dell’amico Eberhard Graef alla batteria e percussioni. La bella copertina che lancia l’ascoltatore nello spazio, è affidata alle fotografie astronomiche del tecnico dei Versus X Andreas Tofahrn, che ha anche curato i layout dell'album. Dei sei brani che compongono l’album, quattro sono suite che spaziano dai dodici ai quindici minuti a iniziare da “Noone But Ourselves”, qui le sonorità si aprono in pieno stile IQ, la storia del genere è bene amalgamata in pochi minuti. Tastiere su tutti gli altri strumenti tessono melodie intrise nel passato, per la gioia degli estimatori.
Più allegra “Emotional Feedback”, pur restando sempre nel contesto descritto, sono dodici minuti che scorrono velocemente a testimonianza di un variegato andamento che non si ferma soltanto su un giro armonico monotematico. Gli Apogee, forti del loro bagaglio musicale vanno dritti al sodo pur senza strafare, probabilmente l’unico appunto che si può fare a un disco del genere è quello della mancanza di efficaci assolo strumentali malgrado di tanto in tanto qualcosa trapeli.
“At The Crossroads” è più canzone, qui la chitarra è maggiormente presente trasferendo energia all’insieme. A questo punto giunge la title track “Through The Gate”, canzone più lunga dell’album con i suoi quindici minuti abbondanti di musica, dove l’incedere del movimento riesce a toccare differenti lidi, anche quelli più remoti derivanti dai Van Der Graaf Generator passando per i King Crimson. Tanta materia in campo, qui si che si presentano assolo interessanti. Una chitarra acustica apre “Keep The Fame”, brano delicato in cui trapela l’anima più sensibile di Arne Schäfer, pur non dimostrandosi di essere una ballata vera e propria.
La chiusura dell’album spetta ad un'altra suite, “The Turning Point”, ennesima passeggiata nel Neo Prog questa volta più greve nell’incedere e ben interpretato vocalmente.
La musica contenuta in “Through The Gate” sembra quindi essere incastonata in un contesto passato, e ha sempre un fascino incollato addosso indelebile, gioia per tutti quelli che hanno nostalgia di queste immortali sonorità, soprattutto del suono delle tastiere, quali Mellotron, Hammond e tutto quello che la storia del Prog Rock ci ha insegnato.
Poi si può discutere se la musica ha effettivamente un tempo o meno, l’importante dico io è che lasci un segno dentro di noi, quando riesce ad emozionare l’obbiettivo è raggiunto, il resto sono solo chiacchiere. MS





Versione inglese:


APOGEE - Through The Gate
Progressive Promotion Records
Distribution: G.T. Music
Genre: Neo Prog - Progressive Rock
Support: cd - 2023


German multi-instrumentalist Arne Schäfer is by now an institution in the Neo Prog and Progressive Rock field, not so much for being the leader of the excellent band Versus X, as for the numerous records made under the name Apogee, all of which are always very interesting. In the music composed there are several references to the Neo Prog strand, the one sprung post 1980s, but also to classic Progressive Rock with influences Gentle Giant, Jethro Tull, Genesis, Yes etc.
There is no lack of long suites as per the style, so changes of rhythm and all that is school Prog Rock. Just persevering over the years bears fruit, as experience rises, the results get better.
Arne Schäfer makes twelve studio albums, including this new "Through The Gate," and he does so with the help of his friend Eberhard Graef on drums and percussion. The beautiful cover art, which launches the listener into space, features astronomical photographs by Versus X engineer Andreas Tofahrn, who also took care of the album's layouts. Of the six tracks that make up the album, four are suites ranging from twelve to fifteen minutes starting with "Noone But Ourselves," here the sounds open up in full IQ style, the history of the genre is well amalgamated into a few minutes. Keyboards over all other instruments weave melodies steeped in the past, much to the delight of admirers.
More upbeat "Emotional Feedback," while still remaining in the described context, is twelve minutes that flows quickly, testifying to a varied progression that does not stop at just a monothematic harmonic turn. Apogee, strong in their musical background go straight to the point while not overdoing it, probably the only criticism that can be made of such a record is that of the lack of effective instrumental solos despite something leaking out from time to time.
"At The Crossroads" is more song, here the guitar is more present transferring energy to the whole. At this point comes the title track "Through The Gate," the longest song on the album with its full fifteen minutes of music, where the pacing of the movement manages to touch different shores, even the more remote ones stemming from Van Der Graaf Generator via King Crimson. So much matter on the field, here interesting solos present themselves. An acoustic guitar opens "Keep The Fame," a delicate track in which Arne Schäfer's more sensitive soul leaks out, although it does not prove to be a true ballad.
Closing the album is up to another suite, "The Turning Point," yet another stroll through Neo Prog this time more raw in the procession and well interpreted vocally.
The music contained in "Through The Gate" thus seems to be set in a past context, and it always has a charm pasted on indelibly, a joy for all those who are nostalgic for these immortal sounds, especially the sound of keyboards, such as Mellotron, Hammond and all that Prog Rock history has taught us.
Then we can discuss whether the music actually has a time or not, the important thing I say is that it leaves a mark within us, when it succeeds in moving the goal is achieved, the rest is just talk. MS



sabato 18 novembre 2023

Dyonea

DYONEA – Superstiti
Autoproduzione
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: cd – Bandcamp




La musica è emozione, e gli artisti che mettono a nudo la propria anima, si gettano in pasto agli ascoltatori con la speranza di essere apprezzati o quantomeno capiti. Oggi sono demoralizzato dal pubblico che sembra non sapere più ascoltare, probabilmente la frenesia del quotidiano l’ha portato a essere superficiale. Proprio per questo si legge sui social e si ascolta troppo spesso la frase “Oggi la musica non è più come una volta, fa schifo”, in realtà io la chiamo pigrizia, ossia la non volontà di voler cercare e fermarsi ad ascoltare. Ogni periodo dell’esistenza umana ha del buono e del pessimo, anche nei tanto decantati anni ’60 e ’70, per cui trattasi di superficialità di sintesi. Poi ovviamente subentrano i gusti personali, ognuno resta legato a un periodo musicale che gli ricorda qualcosa di piacevole, per esempio l’amore o la gioventù, e lì per questi sembra che il mondo si sia fermato, quando in realtà gli immobili mentalmente sono proprio loro. Ho spesso detto, e lo ribadisco, che l’evoluzione va avanti con o senza di noi, volenti o nolenti, sempre con il buono e il pessimo.
Chi nel Rock Progressivo negli ultimi due decenni ha dato una sferzata importante sono stati i Porcupine Tree di Steven Wilson, gioia e dolore per i fans del genere. I nostalgici non accettano l’evoluzione del classico Prog, i più aperti di mente lo adorano. Noi italiani siamo un popolo fantastico, in quanto riusciamo sempre a dare importanza a qualcuno che tenta qualcosa di nuovo, è successo con i Genesis, con i Gentle Giant, e anche con i Porcupine Tree che hanno avuto una grande ondata di fans proprio nella nostra capitale. Tanti i proseliti dunque, ma soprattutto chi in qualche maniera attinge di tanto in tanto da queste sonorità. Lo fanno anche i milanesi Dyonea, ma con personalità, miscelando un sound moderno e ben registrato con il Rock anni ’80 dei Litfiba, ’90, Jazz, Soul è Grunge, il tutto cantato con voce femminile e in lingua italiana.
La band si fonda nel recente 2018 con componenti provenienti da altre esperienze musicali e sono un quartetto formato da Chiara Crivellari (voce), Fabrizio Preatoni (chitarra), Carlo D'Angio (basso), e Alessandro Boraso (batteria).
Registrano nel 2020 il primo album “Radici”, a seguire diversi singoli che conducono oggi a questo “Superstiti”. Propongono un perfetto equilibrio fra formula canzone e ricerca progressiva, tanto da osare anche brevi momenti rap con una certa psichedelia sporcata di Metal, come nella title track “Superstiti” dove Chiara mette in vetrina tutte le proprie doti (e che doti), passando da tonalità arrabbiate a pacate. Dieci canzoni che spesso sono introspettive, un modo di esorcizzare la vita fra viaggi spirituali e un cammino nella propria consapevolezza. La sezione ritmica è pressoché perfetta, così le parti di chitarra, sempre al centro della composizione. Molti i picchi emotivi cui si va incontro durante l’ascolto.
I Dyonea quindi con quest’album propongono un contenitore sonoro ricco di stili e influenze, il tutto grazie a una buona preparazione tecnica e tanta personalità data dalla voce, ma soprattutto dalle scelte di cambi umorali e di tempo nel corso di uno stesso brano. La musica resta in testa, come in teoria una canzone deve saper fare, per cui il mio non può essere che un giudizio più che positivo e un monito a tutti coloro che ancora si ostinano a dire che oggi non c’è niente di nuovo o quantomeno d’interessante. Il Post Prog Moderno potrà anche non piacere in un’era come questa, dove la diversità è aberrata, ma non si potrà mai dire che sia banale. Osate. Open mind. MS 





Versione Inglese: 


DYONEA - Superstiti
Self-production
Genre: Modern Post Prog
Support: cd - Bandcamp


Music is emotion, and artists who bare their souls, throw themselves at listeners with the hope of being appreciated or at least understood. Today I am demoralized by audiences who don't seem to know how to listen anymore, probably the hustle and bustle of everyday life has led them to be superficial. This is precisely why you read on social media and listen too often to the phrase "Today's music is not like it used to be, it sucks," actually I call it laziness, that is, the unwillingness to want to search and stop and listen. Every period of human existence has some good and some bad, even in the much-vaunted 1960s and 1970s, so it is a matter of summarizing superficiality. Then of course personal tastes take over, everyone remains attached to a musical period that reminds them of something pleasant, for example, love or youth, and there for these it seems that the world has stopped, when in fact the mentally immobile are.
Those in Progressive Rock over the past two decades who have made a major splash have been Steven Wilson's Porcupine Tree, joy and pain for fans of the genre. The nostalgic do not accept the evolution of classic Prog, the more open-minded adore it. We Italians are a great people, in that we always manage to give importance to someone who tries something new, it happened with Genesis, with Gentle Giant, and also with Porcupine Tree, who had a great wave of fans right in our capital. So many proselytes then, but especially those who in some way draw from these sounds from time to time. The Milanese Dyonea do it too, but with personality, mixing a modern and well-recorded sound with the 80s Rock of Litfiba, 90s, Jazz, Soul is Grunge, all sung with female vocals and in Italian.
The band was founded in recent 2018 with components from other musical experiences and are a quartet formed by Chiara Crivellari (vocals), Fabrizio Preatoni (guitar), Carlo D'Angio (bass), and Alessandro Boraso (drums).
They recorded their first album "Radici" in 2020, followed by several singles leading to this "Superstiti" today. They offer a perfect balance between song formula and progressive research, so much so that they even dare short rap moments with a certain Metal soiled psychedelia, as in the title track "Superstiti" where Chiara showcases all her talents (and what talents), moving from angry to calm tones. Ten songs that are often introspective, a way of exorcising life between spiritual journeys and a journey into one's own awareness. The rhythm section is almost perfect, so are the guitar parts, always at the center of the composition. Many are the emotional peaks one goes to while listening.
Dyonea then with this album propose a sonic container rich in styles and influences, all thanks to a good technical preparation and a lot of personality given by the voice, but especially by the choices of mood and tempo changes during the course of the same song. The music stays in the head, as in theory a song should be able to do, so mine can only be a more than positive judgment and a warning to all those who still insist on saying that there is nothing new or at least interesting today. Modern Post Prog may not like it in an era like this, where diversity is aberrated, but it can never be said to be trivial. Dare. Open mind. MS




giovedì 16 novembre 2023

1973 - L’anno cruciale della musica raccontato in 73 dischi leggendari

 

                     

Personalmente in questo libro ho approfondito il fortunato disco delle ORME 
"Felona E Sorona", la sua storia e aneddoti annessi.
                                                     USCITA: 24 novembre


1973

L’anno cruciale della musica raccontato in 73 dischi leggendari

A cura di Andrea Pintelli

Athos Enrile - Angelo De Negri

arcana


Che il 1973 sia un anno “storico” lo dimostra la lunga lista dei capolavori usciti in quei dodici mesi. Basti citare “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd. Uno per tutti. Ma gli altri non sono da meno: dai Genesis a Mike Oldfield, dai Led Zeppelin a Bruce Springsteen, dagli Who agli Yes, senza dimenticare gli italiani dell’irripetibile genia progressive (Osanna, Le Orme, Acqua Fragile).

33 i recensori coinvolti – esperti, scrittori, saggisti – come i giri di un Lp, per raccontare “oggi” questa straordinaria musica di “ieri”, una musica per tutti i gusti, dal blues al jazz, dal folk alla psichedelia, dal rock al prog.

La vera sfida dei curatori è stata quella di provare a rileggere lavori molto conosciuti attraverso occhi nuovi, contemporanei; e se molti dei partecipanti al progetto, “diversamente giovani”, hanno avuto la possibilità di vivere in diretta gli eventi di cui scrivono, non mancano i “giovanotti”, quelli che hanno saputo apprezzare l’eredità che qualcuno ha loro lasciato, e ora ne fanno buon uso, condividendo col mondo la loro passione e le loro conoscenze. È passato mezzo secolo, ma questa musica fa ancora parte delle nostre vite e delle nostre coscienze.

 

Andrea Pintelli

Scrive da diversi anni per MAT2020 (sia sul web magazine sia sul blog), un meraviglioso spazio culturale che ha nel progressive il suo principale ambito, ma anche per Truemetal.it e Rockgeneration.it.

È coautore dei libri “Acqua Fragile” (2022) e “Woodstock”(2023) assieme a Enrile e De Negri.


Athos Enrile

Gestisce numerosi spazi in Rete e ha collaborato con diverse riviste online specializzate. È coautore del libro “Cosa resterà di me” (2011) e autore di “Le ali della musica” (2016), “Accadde a Buckhannon” (2020), coautore di “ Suite Rock – Il prog tra passato e futuro” (2021), “Acqua Fragile”(2022) e “Woodstock”(2023) assieme a Pintelli e De Negri.

 

Angelo De Negri

Cofondatore dell’associazione MusicArTeam, inventore del web magazine MAT2020, ideatore del progetto musicale “Viaggi e Racconti” applicato alla scuola primaria, è coautore, insieme a Enrile e Pintelli, di “Acqua Fragile” (Arcana, 2022) e “Woodstock” (Arcana, 2023).


mercoledì 15 novembre 2023

Marco Machera

MARCO MACHERA – Dormiveglia
Baracca & Burattini
Edizioni Musicali Micio Poldo
Distribuzione: G.T. Music
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: cd / digital – 2023




Il genere musicale Progressivo italiano è ricco di artisti, più o meno noti, quello che fa riflettere è che moltissimi di loro godono più stima all’estero che in Italia. Diceva il proverbio Nemo propheta in patria, questo è in parte vero, accade non soltanto per la musica ma anche per altre muse, probabilmente l’erba del vicino è sempre la più verde. In realtà ci sono tanti artisti che si muovono da anni in questo sottosuolo sonoro, si, così dobbiamo chiamarlo in quanto frequentato da pochi appassionati seppur famelici di ogni tipo di uscite. All’estero il Progressive Rock Italiano ha un discreto seguito, specialmente nei paesi sud Americani e in Giappone mentre il fatto che ci sia attenzione per la nostra musica lo si evince dalle collaborazioni che spesso si realizzano con grandi nomi stranieri.
Ne sa qualcosa Marco Machera, noto principalmente come bassista affermato oltre che ottimo polistrumentista. Ama definirsi “Un traduttore di giorno, un musicista di notte, o viceversa”, e si forma il carattere musicale grazie a collaborazioni, registrazioni e spettacoli dal vivo con nomi noti quali il compositore italiano Teho Teardo , il chitarrista heavy rock Paul Gilbert, l'ensemble Prog Rock da camera Troot, Chrysta Bell (cantante texana e femme fatale, di lunga data collaboratorice del regista David Lynch), Steven Wilson ed altri ancora. Notevole anche l’attività live negli anni, aprendo concerti a band come Marillion, Stick Men, Adrian Belew, e ORk.
La discografia dell’artista è composta di quattro album compreso il nuovo “Dormiveglia” qui in analisi, e sono:  “Quarta Demenza” (Suono Brillante – 2014) in collaborazione con Julie Slick, “Piccola Musica Dalle Finestre Rotte” (Autoproduzione – 2017) e “Emiliano Deferrari, Marco Machera” (Record Di Rattsburg – 2019).
Gli stili sonori visitati durante questi album sono molteplici, a dimostrazione di una cultura musicale dell’artista ad ampio spettro. Anche in questo “Dormiveglia” infatti si toccano diversi generi, dalla Psichedelia al Progressive Rock influenzato sia da artisti del passato che del presente. Nei nove brani si coadiuva di personaggi come Julie Slick (basso), Steve Jansen (electronics, programmazione), Tony Levin (basso), Pat Mastelotto (batteria, Taos drum, percussioni), Eugene (harmonium, sintetizzatori, piano Rhodes), Alessandro Inolti (batteria), Bill Munyon (trattamenti), Paolo Iannattone  (piano), Beth Fleenor (clarinetto), Frank Ultra (sassofono), Francesco Zampi (arrangiamento archi), Dario Acuna (piano), John Porno (tromba), Julia Zenteno (chitarre), Jorge Chacon (chitarre), Susanna Buffa (cori), Aria Falco (cori) e Vittoria Mariani (cori).
Gradevole e sinuosa l’apertura affidata a “Dearest Fools” con piano e il clarinetto di Beth Fleenor, malinconica e rispettosa del passato musicale. Segue “Lost + Found”, qui mi ritornano alla memoria certi Pink Floyd più intimistici. Con “Building Homes” sono i Porcupine Tree anni ’90 a fare presenza nelle note ricercate del brano. Interventi di elettronica giungono in “Within The Words”, brano che potrebbe benissimo risiedere nella discografia dei norvegesi Airbag o del loro chitarrista Bjørn Riis. Questa musica si sposa ottimamente con l’artwork dell’album per opera di OndemediE. La title track è ancora una volta pacata e sorretta da una ritmica non convenzionale. Machera non fa mai la voce grande, bensì bada all’emotività da trasmettere, e lo fa con estrema classe e delicatezza. Un suono che simula un passaggio a livello avvisa l’arrivo di “Trains (They Might Have Been There)”, qui il cantato si avvicina a quello di Thom Yorke dei Radiohead, così la composizione.
“The Empty Mind” rientra nel Post Prog Moderno, quello di Steven Wilson, mentre “The Empty Mind” prosegue il percorso intrapreso nel mondo della Psichedelia. Machera si immerge nel Post Prog Moderno anche in “The Nest”, dove esistono tutte le caratteristiche del caso, oltre ad una cura per il suono apprezzabile. Il pezzo è ipnotico come certi giri sonori con cui Peter Gabriel ha costruito una carriera post Genesis. La chiusura è affidata a “Did You Get What You Wanted”, qui la dormiveglia sembra entrata in una fase rem del sonno, leggera come un alito di vento.
La musica di Marco Machera è cortese, mai forzata, una sorta di gentilezza offerta al padiglione auricolare dove anche la mente ha di che ringraziare. MS
 



Versione Inglese:


MARCO MACHERA - Dormiveglia
Baracca & Burattini
Edizioni Musicali Micio Poldo
Distribution: G.T. Music
Genre: Modern Post Prog
Support: cd / digital - 2023


The Italian Progressive music genre is full of artists, more or less known, what makes one think is that a great many of them enjoy more esteem abroad than in Italy. Said the proverb Nemo propheta in patria, this is partly true, it happens not only for music but also for other muses, probably the grass is always greener on the neighbor's side. Actually there are many artists who have been moving for years in this sonic underground, yes, that's what we have to call it since it is frequented by few fans albeit ravenous for all kinds of releases. Abroad, Italian Progressive Rock has quite a following, especially in South American countries and Japan while the fact that there is attention to our music is evident from the collaborations that are often made with big foreign names.
Marco Machera, known primarily as an accomplished bass player as well as an excellent multi-instrumentalist, knows something about this. He likes to describe himself as "A translator by day, a musician by night, or vice versa," and forms his musical character through collaborations, recordings and live shows with such well-known names as Italian composer Teho Teardo , heavy rock guitarist Paul Gilbert, Prog Rock chamber ensemble Troot, Chrysta Bell (Texas singer and femme fatale, longtime collaborator of director David Lynch), Steven Wilson and others. Notable live activity over the years as well, opening concerts for bands such as Marillion, Stick Men, Adrian Belew, and ORk.
The artist's discography consists of four albums including the new "Sleepiness" under analysis here, and they are: “Quarta Demenza” (Suono Brillante – 2014) in collaborazione con Julie Slick, “Piccola Musica Dalle Finestre Rotte” (Autoproduzione – 2017) e “Emiliano Deferrari, Marco Machera” (Record Di Rattsburg – 2019).
The sound styles visited during these albums are multiple, demonstrating a wide-ranging musical culture of the artist. In fact, even in this "Sleepiness," several genres are touched upon, from Psychedelia to Progressive Rock influenced by both past and present artists. In the nine tracks he is assisted by the likes of Julie Slick (bass), Steve Jansen (electronics, programming), Tony Levin (bass), Pat Mastelotto (drums, Taos drum, percussion), Eugene (harmonium, synthesizers, Rhodes piano), Alessandro Inolti (drums), Bill Munyon (treatments), Paolo Iannattone (piano), Beth Fleenor (clarinet), Frank Ultra (saxophone), Francesco Zampi (string arrangements), Dario Acuna (piano), John Porno (trumpet), Julia Zenteno (guitars), Jorge Chacon (guitars), Susanna Buffa (backing vocals), Aria Falco (backing vocals) and Vittoria Mariani (backing vocals).
Pleasant and meandering is the opening entrusted to "Dearest Fools" with piano and Beth Fleenor's clarinet, melancholy and respectful of the musical past. "Lost + Found" follows, here I am reminded of certain more intimate Pink Floyd. With "Building Homes" it is 90s Porcupine Tree that makes a presence in the song's searching notes. Interventions of electronics come in "Within The Words," a track that could well reside in the discography of Norway's Airbag or their guitarist Bjørn Riis.
This music fits excellently with the album artwork by OndemediE. The title track is once again calm and supported by an unconventional rhythm. Machera never makes her voice big, but rather she attends to the emotionality to be conveyed, and she does so with extreme class and delicacy. A sound that simulates a railroad crossing alerts the arrival of "Trains (They Might Have Been There)," here the singing approaches that of Radiohead's Thom Yorke, so does the composition.
"The Empty Mind" falls back into Modern Post Prog, that of Steven Wilson, while "The Empty Mind" continues the path taken into the world of Psychedelia. Machera also dips into Modern Post Prog in "The Nest," where there are all the appropriate characteristics, as well as an appreciable care for sound. The piece is as hypnotic as certain sound turns with which Peter Gabriel built a post-Genesis career. Closing is given to "Did You Get What You Wanted," here the sleeper seems to have entered a rem phase of sleep, as light as a breeze.
Marco Machera's music is gracious, never forced, a sort of kindness offered to the ear pavilion where even the mind has something to be thankful for. MS






domenica 12 novembre 2023

Oslo Tapes

OSLO TAPES – Staring At The Sun Before Goin’Blind
Echodelick Records / Sound Effect Records / Grazil Records
Genere: Psichedelic Rock – Krautrock – Noise
Supporto: cd – 2023




Capita a volte che un evento della nostra vita possa far nascere un’idea che attraverso la passione si sviluppa in un progetto vero e proprio. Il caso del lancianese Marco Campitelli è emblematico, un viaggio effettuato in Norvegia, nella capitale Oslo, ispira al polistrumentista suoni e sensazioni tanto da fargli creare Oslo Tapes.
Per questo si coadiuva degli amici e produttori Amaury Cambuzat, storico membro della band Krautrock Faust e Ulan Bator, e James Aparicio (Depeche Mode) non a caso nella musica proposta si evincono differenti richiami ai generi.
La Psichedelia è il secondo ingrediente che Campitelli aggiunge, e con questo bagaglio nel 2010 mette in piedi il progetto Oslo Tapes il quale nel tempo rilascia tre dischi, compreso quest’ultimo “Staring At The Sun Before Goin’Blind”. La musica è ipnotica, grazie agli interventi del basso e a una ritmica insistente, altresì l’uso new wave dei sintetizzatori riescono a descrivere perfettamente le lande di questa fredda nazione. Come spiegato nella bio dell’artista, “Campitelli stringe amicizia con Emil Nikolaisen di Serena Maneesh che lo guida attraverso l'immaginario norvegese. Di conseguenza, anche il titolo del disco è per gentile concessione di Nikolaisen.”.
A completare la band ci sono Mauro Spada al basso, e Davide Di Vigilio alla batteria oltre agli ospiti Dahm Majuri Cipolla dei Mono (batteria su Ethereal Song e Middle Ground), Sicker Man of Trialogos (violoncello) Federico Sergente (percussioni) e Nicola Amici (aka Kaouenn, chitarre, percussioni, synth).
Otto sono le diapositive sonore che compongono il disco, a iniziare da “Gravity”, dove si vola nello spazio infinito grazie ad un sound leggero fatto di note sostenute e arpeggi. Possono venire in mente i primi Porcupine Tree, quelli maggiormente psichedelici, ma senza assolo strumentali. “Ethereal Song” spoilera nel titolo cosa si va ad ascoltare, il ritmo diventa compassato, così la chitarra elettrica espone un suono aggressivo e pesante, al limite del doom. Gli Oslo Tapes tendono a ipnotizzare l’ascoltatore, anche la voce quasi sussurrata è perfettamente atta allo scopo, mentre spifferi di freddo scorrono sulla pelle. Arrangiamenti elettronici seguono nel corso del brano. Il genere Psichedelico non lascia adito a varianti, quando si entra dentro è come farsi trasportare da un trip, Campitelli lo sa e spinge sull’acceleratore anche in “Dejaneu”, monolite sonoro basato soprattutto su un giro di basso semplice e diretto. Il ritmo cresce con “Reject Yr Regret”, il Krautrock pervade nell’aria e come negli anni ’70 ci si trova a ballare compulsivamente in mezzo alla stanza.
Le gelide lande nordiche sono spazzate da folate in “Like A Metamorphosis”, brano più vicino alla formula canzone dei precedenti seppure ben effettato. Percussioni aprono “Middle Ground”, qui la chitarra elettrica è protagonista in sottofondo perchè il palcoscenico è lasciato in primo piano alla ritmica.
“Somnambulist’s Daydream” riconduce alla musica dei Radiohead, quelli più alienati come piace a Thom Yorke, e “Staring At The Sun Before Goin’ Blind” oltre che ultimo brano, è anche il più lungo con i sette minuti abbondanti di Psichedelia.
“Staring At The Sun Before Goin’Blind” è una piccola opera che nessun amante del genere si può permettere d’ignorare, Campitelli sa bene il fatto suo e lo sa raccontare come si deve. Buon ascolto, e nel viaggio portatevi un cappotto. MS






Versione Inglese: 


OSLO TAPES - Staring At The Sun Before Goin'Blind
Echodelick Records / Sound Effect Records / Grazil Records
Genre: Psychedelic Rock - Krautrock - Noise
Support: cd - 2023


It happens sometimes that an event in our life can give birth to an idea that through passion develops into a real project. The case of Marco Campitelli from Launch is emblematic, a trip made in Norway, in the capital Oslo, inspires the multi-instrumentalist sounds and feelings enough to make him create Oslo Tapes.
For this he is assisted by friends and producers Amaury Cambuzat, a historical member of the Krautrock band Faust and Ulan Bator, and James Aparicio (Depeche Mode) not surprisingly in the proposed music different references to genres are evident.
Psychedelia is the second ingredient Campitelli adds, and with this baggage in 2010 he sets up the Oslo Tapes project which in time releases three records, including this latest "Staring At The Sun Before Goin'Blind." The music is hypnotic, thanks to bass interventions and an insistent rhythm, also the new wave use of synthesizers manage to perfectly describe the moors of this cold nation. As explained in the artist bio, "Campitelli befriends Emil Nikolaisen of Serena Maneesh who guides him through Norwegian imagery. Consequently, the title of the record is also courtesy of Nikolaisen.".
Rounding out the band are Mauro Spada on bass, and Davide Di Vigilio on drums in addition to guests Dahm Majuri Cipolla of Mono (drums on Ethereal Song and Middle Ground), Sicker Man of Trialogos (cello) Federico Sergente (percussion) and Nicola Amici (aka Kaouenn, guitars, percussion, synth).
Eight are the sound slides that make up the record, starting with "Gravity," where we fly into infinite space thanks to a light sound made of sustained notes and arpeggios. Early Porcupine Tree may come to mind, the more psychedelic ones, but without instrumental solos. "Ethereal Song" spoils in the title what you are going to listen to, the rhythm becomes compassed, so the electric guitar exposes an aggressive and heavy sound, bordering on doom. Oslo Tapes tend to hypnotize the listener, even the almost whispered vocals are perfectly apt for the purpose, as cold drafts run across the skin. Electronic arrangements follow throughout the track. The Psychedelic genre leaves no room for variation, when you get into it it's like being transported by a trip, Campitelli knows this and pushes on the accelerator even in "Dejaneu," a sonic monolith based mostly on a simple and straightforward bass line. The pace picks up with "Reject Yr Regret," Krautrock pervades the air and as in the 1970s you find yourself compulsively dancing in the middle of the room.
Frigid Nordic moors are swept by gusts in "Like A Metamorphosis," a track closer to the formula song than its predecessors if well effected. Percussion opens "Middle Ground," here the electric guitar takes center stage in the background because the stage is left in the foreground to the rhythm section.
"Somnambulist's Daydream" leads back to the music of Radiohead, the more alienated ones as Thom Yorke likes it, and "Staring At The Sun Before Goin' Blind" as well as the last track, is also the longest with its seven minutes in abundance of Psychedelia.
"Staring At The Sun Before Goin' Blind" is a small work that no lover of the genre can afford to ignore; Campitelli knows his stuff and can tell it properly. Enjoy listening, and on the journey bring a coat. MS