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domenica 28 maggio 2023

Il Rock Oggi

 

IL ROCK OGGI

 Di Massimo Salari

 


La musica cambia in base alla società del momento.

Il Rock in special modo è il suo viatico di protesta, attraverso i testi delle canzoni o in qualche caso dalle sonorità di certe strumentazioni impegnate in composizioni astruse. Il Rock vero e proprio ha successo sin dagli anni ’60, l’Inghilterra e l’America partono a mille, i nostri “capelloni” tuttavia giungono decisamente dopo. Gli anni ’60 sono molto politicizzati e la musica ci cade a pennello. La controcultura, gli anni della contestazione, quelli di piombo, fa si che l’individuo rimanesse a se stante. Ognuno di noi doveva essere differente da un altro, da qui la necessità di creare sempre qualcosa di diverso.

Io non sono uguale a nessuno.

I tempi cambiano negli anni ’80 quando la società grazie alla commercializzazione delle tv si conforma, passando a un apparente e più rassicurante “Siamo tutti uguali”. Un programma televisivo su tutti da portare come esempio è Drive In, dove è sponsorizzata la società giovanile del “Paninaro”, esso ascolta la stessa musica, veste uguale e addirittura parla in un linguaggio nuovo con termini inventati.

Gli anni ’90 con l’avvento d’internet, apportano a questa compattazione sociale un collante in più, la possibilità di avere e vedere tutto in casa. I media hanno gettato quindi le basi per tenere la popolazione sotto controllo, anche attraverso il successo della telefonia che ci ha reso anche oggi schiavi totali.

L’avere sempre più cose di cui non si può fare a meno, porta la società alla rovina, l’ha predetto negli anni ’70 anche Pierpaolo Pasolini definendo il consumismo “Il nuovo potere che inganna l’uomo” una dittatura. Ma la società del momento non vuole restare dietro a nessuno, magari una persona non arriva con il denaro alla fine del mese, però ha lo Smartphone, senza il quale socialmente sarebbe tagliato fuori. Oggi si lavora per pochi Euro, ricattati da un sistema che ha vinto la propria partita.


Pier Paolo Pasolini

Tutto questo ha un’esclusiva musica di protesta, così gli anni ’60, ’70, ’80, etc. Ecco che il Rock si presta a tanto. Quante volte abbiamo sentito dire per esempio dai nostri genitori “La musica di una volta era meglio”? Così hanno detto i nostri nonni a loro e noi diremo ai nostri figli, e così via.

La realtà è un'altra, siamo noi fermi dentro ad una bolla che ci siamo creati come anticorpo alla società. La canzone che amiamo, quella che ci ricorda il primo amore, il periodo più bello della nostra vita ossia la gioventù, è per noi la musica più bella del mondo, per cui non accettiamo una sua evoluzione che ci distacca da questo rassicurante “essere”.

Il Rock post anni ’70 prende un'altra piega, passando da protesta feroce, (un esempio è quello degli Area) a quello commerciale degli anni ’80. 



Questo accade perché giunge il benessere, il lavoro ci rende liberi, la società sta bene e il genere in esame si veste di melodie accattivanti e lustrini. Il top si raggiunge nei primi anni ’90, da qui in poi le cose cambiano.  La globalizzazione comincia a fare il suo inesorabile lavoro, dall’Europa e al cambio da Lira a Euro. Il resto è modernità, la società di oggi conosce bene il suo status quo. Il Rock in tutto questo si affievolisce, diventa una moda solo per un anno nel 2022 con i Maneskin che vincono l’Eurovision, ma una rondine non fa primavera, come sappiamo, bene ogni anno torna di moda un qualcosa del passato, poi si cambia immediatamente.

Ecco, questa parola: IMMEDIATAMENTE, rispecchia cosa siamo oggi. Tutti di corsa, lavoriamo di corsa, mangiamo di corsa, ascoltiamo di corsa etc. porta ad un’imbarazzante superficialità culturale. Il discorso è identico per il leggere. Molti, infatti, vedendo scritte così tante parole, avranno già abbandonato questo post da tempo. Se siete giunti a leggere sino a questo punto significa che siete potenzialmente “differenti” dalla media, ossia avete una personalità forte, quella che invece nel tempo è andata a sparire. Tutti corrono e per questo la musica sta morendo come mestiere. E qui mi rivolgo ai futuri musicisti: E’ inutile che suonate se non c’è chi vi ascolta. Si, perché oggi la musica non si ascolta ma si sente, un frugale scorrere con il ditino sul telefonino e via, il file è cambiato. Il file… La musica va ascoltata dal vivo o con un buon impianto stereo! Oggi abbiamo tutto, e quindi non sappiamo niente. La soluzione sta nel fermarsi per riappropriarsi dell’ascolto e non del sentire (sentire significa aver captato un suono ma non averci fatto caso, ascoltare è il contrario, ossia dedicare tutta l’attenzione ad esso escludendo il contorno). L’ascoltare è importante non solo per la musica, ma soprattutto per i rapporti societari. Dobbiamo tornare ad ascoltarci se vogliamo cambiare il nostro stato sociale.

In parole povere, bisogna preparare il pubblico all’ascolto.

Il Rock c’è sempre, è cambiato nel tempo, ma c’è, basta saperlo cercare uscendo dalla corrente del fiume “media” che ci sta portando via. Io godo della musica di ogni periodo, sono open mind, in parole povere ho rotto la suddetta bolla e godo di musica in ogni periodo, tutto questo però non senza relativi sforzi nel ricercarla.

Riprendiamoci la personalità stracciata e soprattutto ascoltiamoci, se vogliamo cambiare le cose, altrimenti restiamo in questa rassegnata situazione nella quale siamo semplici burattini con il codice a barre.

Ritorno a dire che la musica rappresenta la società del momento, fate le vostre conclusive considerazioni.


Versione Inglese: 


THE ROCK TODAY

Massimo Salari

 

Music changes according to the society of the moment.Rock especially is its viaticum of protest, through song lyrics or in some cases by the sounds of certain instrumentation engaged in abstruse compositions. Real Rock has been successful since the 1960s, England and America get off to a flying start, our "big hairs" however come definitely later. The 1960s are very politicized and the music falls right into it. The counterculture, the years of contestation, the years of lead, makes the individual stand alone. Each of us had to be different from another, hence the need to always create something different.I am not the same as anyone.Times changed in the 1980s when society thanks to the commercialization of TV conformed, moving to an apparent and more reassuring "We are all the same." One TV program out of all to bring as an example is Drive In, where the youth society of the "Paninaro" is sponsored, it listens to the same music, dresses the same and even speaks in a new language with invented terms. The 1990s with the advent of the internet, bring to this social compacting an extra glue, the ability to have and see everything in the home. The media then laid the foundation for keeping the population under control, including through the success of telephony, which has made us total slaves even today.Having more and more things that we cannot do without leads society to ruin, Pierpaolo Pasolini also predicted this in the 1970s, calling consumerism "The new power that deceives man" a dictatorship. But the society of the moment does not want to get behind anyone, maybe a person does not make it to the end of the month with money, however, he has the Smartphone, without which socially he would be cut off. Today people work for a few Euros, blackmailed by a system that has won its game.

All of this has unique protest music, so the 60s, 70s, 80s, etc. Here Rock lends itself to so much. How many times have we heard our parents say, for example, "Music used to be better"? So our grandparents said to them and we will say to our children, and so on.

The reality is something else, it is us stuck inside a bubble we have created for ourselves as an antibody to society. The song we love, the one that reminds us of our first love, the most beautiful time of our lives i.e., youth, is for us the most beautiful music in the world, so we do not accept an evolution of it that detaches us from this reassuring "being."

Post-1970s Rock takes another turn from fierce protest, (an example is Area) to the commercial rock of the 1980s. This happens because prosperity arrives, work makes us free, society is doing well, and the genre under consideration is dressed in catchy melodies and sequins. The top is reached in the early 1990s, from here on things change.  Globalization begins to do its inexorable work, from Europe and the change from Lira to Euro. The rest is modernity; today's society knows its status quo well. Rock in all this fades away, it becomes a fad only for one year in 2022 with Maneskin winning Eurovision, but one swallow doesn't make a summer, as we know, well every year something from the past comes back into fashion, then it changes immediately.

Here, this word: IMMEDIATELY, reflects what we are today. All rushing, working on the run, eating on the run, listening on the run etc. leads to an embarrassing cultural shallowness.

The converse is identical for reading. Many, in fact, seeing so many words written, will have long since abandoned this post. If you have come to read up to this point, it means that you are potentially "different" from the average, that is, you have a strong personality, one that has instead been disappearing over time. Everyone is running and that is why music is dying as a craft. And here I turn to future musicians: It is useless for you to play if there is no one listening to you. Yes, because today music is not listened to but heard, a frugal scrolling with your little finger on your phone and off you go, the file has changed. The file--music has to be heard live or with a good stereo system! Today we have everything, and so we know nothing. The solution lies in stopping to reacquaint ourselves with listening and not hearing (hearing means having picked up a sound but not paying attention to it, listening is the opposite, i.e., devoting all attention to it to the exclusion of the surrounds). Listening is important not only for music but especially for societal relationships. We need to go back to listening if we want to change our social status.

Simply put, we need to prepare the audience for listening.

Rock is always there, it has changed over time, but it is there, you just have to know how to look for it by getting out of the current of the "media" river that is taking us away. I enjoy music in every period, I am open minded, simply put I have broken the above bubble and enjoy music in every period, all this however not without relative efforts in searching for it.

Let us take back the shredded personality and above all let us listen to each other if we want to change things, otherwise let us remain in this resigned situation in which we are mere bar-coded puppets.

I return to say that music represents the society of the moment, make your own concluding remarks.

sabato 27 maggio 2023

Oiapok

OIAPOK – OisoLün
Autoproduzione
Genere: Jazz Rock – Progressive Rock
Supporto: Digital – 2023




La musica non avrebbe in teoria il bisogno di essere catalogata, non è che un artista componga per essere marchiato come un prodotto aziendale, questo è logico, tuttavia si ha la necessità di creare dei nomi proprio per indirizzare un lettore che non sta ascoltando il prodotto, e vorrebbe capire all'incirca di cosa si tratta.  Non sempre si resta appagati da certe tipologie di appartenenza, in questo caso capita che non soddisfino i connotati della musica proposta, ciò sta significando che l’artista in questione sta creando veramente qualcosa di non convenzionale.
Uno di questi casi è quello dei francesi Oiapok, progetto del bassista della band Camembert (anche band cover di Gong) Pierre Wawrzyniak. Si formano a Strasburgo nel 2020.  Oiapok è un neologismo, uno spostamento semantico tra il fiume della Guyana Oyapock, culla d’impavidi avventurieri, un luogo selvaggio eccitante e pericoloso, e la cintura del Chariclo asteroide, Oiapoque, la cui orbita incrocia quella dei pianeti esterni del sistema solare.
La difficile collocazione musicale è data dall’insieme di stili sonori che vanno a intersecarsi fra di loro, immaginate di fondere assieme Herbie Hancock, Hermeto Pascoal e Björk, una sorta di anello mancante fra il Prog Jazz più moderno e Frank Zappa.
“OisoLün” è dunque un viaggio tra la Terra e le stelle, i cui temi principali sono l'ecologia, la fantascienza e le storie umane. Il gruppo è formato da Etienne Agard (trombone), Jacopo Costa (vibrafono, marimba, percussioni), Bertrand Eber (tromba), Stephane Galeski (chitarre), Guillaume Gravelin (arpa), Mélanie Gerber (voci), Matthieu Lenormann (tamburo) e Pierre Wawrzyniak (basso).
Sei sono le canzoni contenute in un elegante e ricco contenitore cartonato, a partire dalla title track “OisoLün”. All’ascolto immediato si aprono avanti alla nostra fantasia i fatidici anni ’70 con la soave voce di Mélanie Gerber. Il cantato è in lingua francese, la musica è ricercata e galante, gli arpeggi di chitarra sono la colonna portante delle melodie. Malgrado la quiete qui assistiamo al crollo inesorabile dell'uomo e delle specie animali. Suoni world iniziano “Summer 19”, l’ingresso delle strumentazioni anche a fiato innalza l’ascolto che va incontro a un ritmo ballabile e godibile. Gli Oiapok hanno voglia di ricerca, cambi di ritmo sono all’ordine del minuto rendendo l’ascolto altamente interessante. Musica adatta anche a un’interpretazione teatrale. L’esodo dell'umanità verso altri pianeti è raccontato in Les Grands Equipages da Luce (Michel Demuth), mentre ancora una volta la musica ne è vera colonna sonora. Apprezzo molto il lavoro del basso elettrico. Il Progressive Rock si fa avanti a gomitate nonostante i numerosi interventi Jazz, le voci, ancora una volta, eseguono un lavoro impeccabile oltre che ricercato.
“Le Concierge” non si distacca da quanto ascoltato sino ad ora con l’aggiunta di schegge Herbie Hancock. A seguire la simpaticissima “Frogs Might Disappear” composta di stop & go, narrante l’estinzione delle rane sulla terra. La musica guarda caso è davvero saltellante. Chiude la calda “So Empty It Looks Real”.
La domanda a questo punto come si dice in gergo, nasce spontanea: ma nel 2023, c’è ancora bisogno di questa musica? La risposta è semplicissima, si, perché è la mente che lo vuole, così il cuore. Siamo distanti anni luce da quanto i media oggi propongono, proprio per questo sarà che io godo all'ascolto di questo esordio intitolato “OisoLün” ? MS





Versione Inglese:


OIAPOK – OisoLün
Autoproduction
Genre: Jazz Rock - Progressive Rock
Support: Digital – 2023


Music would not theoretically need to be categorized, it is not that an artist composes to be branded as a corporate product, this is logical, however one has the need to create names precisely to address a reader who is not listening to the product, and would like to understand roughly what it is about.  One is not always satisfied with certain types of membership, in this case it happens that they do not meet the connotations of the proposed music, this is signifying that the artist in question is really creating something unconventional. One such case is that of the French Oiapok, a project of the bassist of the band Camembert (also a Gong cover band) Pierre Wawrzyniak. They formed in Strasbourg in 2020.  Oiapok is a neologism, a semantic shift between the Guyana river Oyapock, cradle of fearless adventurers, an exciting and dangerous wild place, and the asteroid Chariclo's belt, Oiapoque, whose orbit intersects that of the outer planets of the solar system. The difficult musical collocation is given by the set of sound styles that go to intersect with each other, imagine fusing together Herbie Hancock, Hermeto Pascoal and Björk, a kind of missing link between the most modern Prog Jazz and Frank Zappa. "OisoLün" is thus a journey between the Earth and the stars, whose main themes are ecology, science fiction and human stories. The group is made up of Etienne Agard (trombone), Jacopo Costa (vibraphone, marimba, percussion), Bertrand Eber (trumpet), Stephane Galeski (guitars), Guillaume Gravelin (harp), Mélanie Gerber (vocals), Matthieu Lenormann (drum) and Pierre Wawrzyniak (bass).Six songs are contained in an elegant and rich hardback box, starting with the title track "OisoLün".
 On immediate listening, the fateful 1970s open up before our imagination with the suave voice of Mélanie Gerber. The singing is in French, the music is refined and gallant, guitar arpeggios are the backbone of the melodies. Despite the quiet here we witness the inexorable collapse of man and animal species. World sounds begin "Summer 19," the entry of even wind instrumentation elevates the listening that goes into a danceable and enjoyable rhythm. Oiapok have a desire for research, changes of rhythm are on the order of the minute making listening highly interesting. Music also suitable for theatrical interpretation. The exodus of mankind to other planets is narrated in Les Grands Equipages by Luce (Michel Demuth), while once again the music is the true soundtrack. I really appreciate the electric bass work. Progressive Rock elbows its way forward despite the many Jazz interventions, the vocals once again performing impeccable as well as researched work.
"Le Concierge" does not deviate from what we have heard so far with the addition of Herbie Hancock shrapnel. This is followed by the very nice "Frogs Might Disappear" composed of stop & go, narrating the extinction of frogs on earth. The music happens to be really bouncy. The warm "So Empty It Looks Real" closes.
The question at this point, as they say in the jargon, arises: but in 2023, is there still a need for this music? The answer is very simple, yes, because the mind wants it, so does the heart. We are light years away from what the media is offering today, which is precisely why it will be that I enjoy listening to this debut entitled "OisoLün" ? MS





giovedì 25 maggio 2023

Arearock Intervista Massimo Salari

 AREAROCK INTERVISTA MASSIMO "MAX" SALARI





Arearock nella persona di RAFFAELE ASTORE mi concede una intervista. Una bella chiacchierata sul mondo della musica attraverso i miei libri e dintorni. Un approfondimento per chi volesse conoscermi meglio.





CANALE DI AREAROCK PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI:

https://www.youtube.com/@arearock4727/videos

sabato 20 maggio 2023

Giant The Vine

GIANT THE VINE – A Chair At The Backdoor
Luminol Records
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: Digital – cd




Da Levante Ligure, i Giant The Vine si fondano nel 2014 per volontà dei chitarristi Fulvio Solari e Fabio Vrenna. Già il logo lascia presagire la musica proposta, un mix fra Gentle Giant e Genesis. L’approccio è dunque pretenzioso, se poi si va a vedere che “A Chair At The Backdoor” trattasi di un album completamente strumentale, allora si ha la certezza che il gruppo ha personalità da vendere. Il quartetto formato da Fulvio Solari (chitarre), Fabio Vrenna (chitarre), Daniele Riotti (batteria) e Antonio Lo Piparo (basso), confessa nella loro biografia allegata di non essere stati proprio all’altezza nel disco d’esordio intitolato “Music For Empty Places”, avendo riscontrato molte difficoltà nel realizzarlo (oltre a peripezie varie), anche se personalmente l’ho ritenuto un buon disco. Tengono dunque a ribadire che “A Chair At The Backdoor” è l’effettivo debutto e lo fanno con orgoglio. In sette brani i musicisti dimostrano di essere oggi amalgamati e quantomeno ispirati, proponendo un Prog dalle sonorità attuali.
Si sa che quando si va a suonare un disco completamente privo di voce, l’arma vincente deve essere la melodia almeno dalla facile assimilazione, e così è.
La band passa dalla casa discografica Lizard Records alla Luminol Records, successivamente subisce all’interno della line up un cambiamento, subentra il bassista Antonio Lo Piparo al posto di Marco Fabricci.
Non mancano neppure ospiti per la realizzazione del disco, Ilaria Vrenna suona il pianoforte in “Protect Us From The Truth, Glass” e “The Inner Circle”, Gregory Ezechieli il sax in “Protect Us From The Truth” e “A Chair At The Backdoor”, così Simone Salvatori il pianoforte in “Jellyfish Bowl”.
Ed è proprio “Protect Us From The Truth, Glass” ad aprire le danze con un arpeggio di chitarra che si lascia raggiungere da tutte le strumentazioni le quali prospettano sin da subito un ascolto intrigante e degno di appropriate attenzione per i particolari. Le atmosfere sono cupe per creare uno stato d’animo riflessivo, i Giant The Vine si accostano alla psichedelia primi Porcupine Tree lasciando aperte le porte al sentimento, quando certi assolo ti lasciano appagato da suoni dall’ampio respiro. In “Glass” il sound diviene ulteriormente morbido oltre che rilassato. Musica per il cuore oltre che per la mente. Spetta a “The Potter's Field” infondere un maggior peso allo stato d’animo, grazie alle strumentazioni che si accarezzano fra di loro, impegnate in una danza crescente studiata a far volare la fantasia di chi ascolta. Essendo Prog non mancano di certo cambi di tempo. “Jellyfish Bowl” è un altro tassello di color pastello, qui gli anni ’70 fanno capolino, così i Genesis di metà decennio. “The Heresiarch” mostra il lato maggiormente Rock della band, il basso ruggisce e la batteria batte le pelli con vigore portando al disco un ulteriore ingrediente Porcupine Tree. “The Inner Circle” sembra quasi chiedere scusa per l’avvenuto tratto energico e attraverso il pianoforte quieta nuovamente le acque. Il disco si conclude con la title track “A Chair At The Backdoor”, una mini suite di dodici minuti che mostra la piena maturazione del quartetto.
I Giant The Vine non fanno mai la voce grossa, sono amici dell’animo che al termine dell’ascolto ne ha trovato di certo giovamento. Musica che fa stare bene con se stessi e il mondo intero, e di questi tempi non mi sembra di certo un particolare di poco conto. MS 





Versione Inglese:


GIANT THE VINE - A Chair At The Backdoor
Luminol Records
Genre: Post Prog Modern
Support: Digital – cd
 
From Levante Ligure, Giant The Vine was founded in 2014 by guitarists Fulvio Solari and Fabio Vrenna. Already the logo hints at the music proposed, a mix between Gentle Giant and Genesis. The approach is therefore pretentious, if you then go to see that "A Chair At The Backdoor" is a completely instrumental album, then you are certain that the group has personality to spare. The quartet made up of Fulvio Solari (guitars), Fabio Vrenna (guitars), Daniele Riotti (drums) and Antonio Lo Piparo (bass), confess in their attached biography that they were not quite up to the mark in their debut album entitled "Music For Empty Places," having encountered many difficulties in making it (as well as various vicissitudes), although I personally thought it was a good record. They therefore tend to reiterate that "A Chair At The Backdoor" is the actual debut, and they do so proudly. In seven tracks the musicians show that they are now amalgamated and at least inspired, proposing a Prog with current sounds.It is known that when you go to play a record completely devoid of vocals, the winning weapon must be the melody at least from the easy assimilation, and so it is.The band passes from the label Lizard Records to Luminol Records, subsequently undergoes within the line up a change, bassist Antonio Lo Piparo takes over in place of Marco Fabricci. There is also no shortage of guests for the making of the record, Ilaria Vrenna plays piano on "Protect Us From The Truth, Glass" and "The Inner Circle," Gregory Ezechieli sax on "Protect Us From The Truth" and "A Chair At The Backdoor," so Simone Salvatori piano on "Jellyfish Bowl".
And it is precisely "Protect Us From The Truth, Glass" that opens the dance with a guitar arpeggio that is joined by all the instrumentation which immediately foreshadows an intriguing listen worthy of appropriate attention to detail. The atmospheres are somber to create a reflective mood, Giant The Vine approaching early Porcupine Tree psychedelia while leaving the doors open to sentiment, when certain solos leave you fulfilled with wide-ranging sounds. In "Glass," the sound becomes further soft as well as relaxed. Music for the heart as well as the mind. It is up to "The Potter's Field" to infuse more weight into the mood, thanks to the instrumentations caressing each other, engaged in a growing dance designed to make the listener's imagination fly. Being Prog, there is certainly no shortage of tempo changes. "Jellyfish Bowl" is another pastel-colored piece, here the 1970s peep out, so mid-decade Genesis. "The Heresiarch" shows the band's more Rock side, the bass roars and the drums pound the skins with vigor bringing yet another Porcupine Tree ingredient to the record. "The Inner Circle" almost seems to apologize for the energetic stretch that occurred and through piano quiets the waters again. The record ends with the title track "A Chair At The Backdoor," a twelve-minute mini-suite that shows the full maturation of the quartet.
Giant The Vine never pull any punches; they are friends of the soul, which by the end of listening certainly found benefit. Music that makes you feel good about yourself and the world, and in this day and age that certainly does not seem like a minor detail. MS







Mystery

MYSTERY- Redemption
Unicorn Digital Inc.
Genere: Neo Prog
Supporto: cd – 2023




Una delle carte vincenti della vita è la perseveranza. Se ti dedichi con passione in quello che fai insistendo nel tempo, alla fine i risultati giungono inevitabilmente. C’è una nazione nel mondo che per sua forte personalità riesce spesso a stupire, anche nella musica, questa si chiama Canada. Dal Quebec giungono i Mystery, band oramai molto nota a tutti gli amanti del Neo Prog essendo attiva discograficamente dal 1996, quando escono con l’album “Theatre Of The Mind”. Passano gli anni, le realizzazioni diventano otto e l’esperienza sia live che in studio forgia la band che con la suddetta insistenza naviga in acque Neo Prog. Conoscete già bene quel suono energico, supportato da reboanti tastiere e chitarre elettriche, come ad esempio hanno saputo fare i Marillion, gli IQ, i Pendragon… Bene, oggi proviamo questo attraverso gli Arena di Clive Nolan e Mike Pointer, rispettivamente tastierista dei Pendragon e batterista dei Marillion. Nella musica dei Mystery tuttavia c’è molto di più, oltre la sinfonia si presentano piccole fughe sonore di stampo Hard Rock ma sono così ben camuffate da non infastidire gli ascoltatori del puro Prog.
I testi, come hanno scritto le band di questo genere nel tempo, variano dalla salvezza dell’anima alla difficile pubertà oltre che ai soliti amori controversi. Il gruppo composto da Jean Pageau (voce), Antoine Michaud (tastiere), François Fournier (basso, tastiere), Jean-Sébastien Goyette (batteria), Sylvain Moineau (chitarre) e Michel St-Pere (chitarre, tastiere) dimostra un’intesa invidiabile, brano dopo brano. Una maturazione raggiunta e invidiabile fuoriesce da ognuno dei otto brani proposti, per una chilometrica durata di oltre settantaquattro minuti di musica.
Subito i padiglioni auricolari sono deliziati dalle note di “Behind The Mirror”, la splendida voce di Jean Pageau è subito in cattedra, così come le chitarre e le tastiere del leader Michel St-Pere. Già da questo pezzo si può intuire cosa ci attende durante il viaggio sonoro. Ed è la title track “Redemption” a convincermi che il passato assimilato è bene amalgamato con la personalità della band. Arpeggi anni ’80 introducono all’ascolto in un riff ipnotico velato da una specie di nostalgia che non guasta mai, carta vincente di molte band. Questa è una sorta di ballata, anche se la parte centrale riesce a fare la voce grande grazie sempre alle chitarre elettriche. Mi ripeto, qui siamo in ambiti Arena e questo certamente non mi dispiace. La strofa resta impressa inevitabilmente.
“The Beauty And The Least” sono quasi dieci minuti di Prog variegato, qui la ritmica lascia trapelare l’intesa mentre le parti acustiche sono ancora una volta da pelle d’oca, soprattutto quando parte la chitarra elettrica. Ma non voglio dire tutto, lascio a voi il piacere di scoprire le piccole gemme nascoste in quest’album, tuttavia non mi posso esimere dal rilevare la brillantezza della suite finale intitolata “Is This How The Story Ends?”, un titolo che mi spaventa, speriamo non sia la fine della favola!
No, al momento in questo 2023 non ce n’è per nessuno, pur essendo il Neo prog, un genere facile da ascoltare non troppo caro ai stessi cultori di quello più puro degli anni ’70. “Redemption” ruggisce, è il re della foresta, con personalità, tecnica, melodia, rispetto per il passato, e chi più ne ha più ne metta. Gli amanti dei suoni pieni troveranno come me quest’album eccellente, tanto da farmelo mettere sin da ora al primo posto della mia classifica personale degli album dell’anno. La vedo dura scavalcarlo, anche se vi anticipo che l’ultimo degli immortali Yes mi ha colpito favorevolmente e inaspettatamente, ma una cosa per volta, intanto godetevi questo immenso “Redemption” che vorrei non finisse mai. MS 





Versione Inglese:


MYSTERY- Redemption
Unicorn Digital Inc.
Genre: Neo Prog
Support: cd – 2023


One of life's trump cards is perseverance. If you devote yourself passionately to what you do by persisting over time, results will inevitably come eventually. There is one nation in the world that by its strong personality often manages to amaze, even in music, this is called Canada. From Quebec come Mystery, a band now well known to all lovers of Neo Prog being active discographically since 1996, when they came out with the album "Theatre Of The Mind." Years go by, the releases become eight and the experience both live and in the studio forges the band that with the aforementioned insistence navigates Neo Prog waters. You are already familiar with that energetic sound, backed by reboosting keyboards and electric guitars, such as Marillion, IQ, Pendragon were able to do... Well, today we experience this through the Arena of Clive Nolan and Mike Pointer, Pendragon's keyboardist and Marillion's drummer respectively. There is much more to Mystery's music however, beyond the symphony there are small Hard Rock-like sonic escapes but they are so well disguised as not to bother listeners of pure Prog.The lyrics, as bands of this genre have written over time, vary from the salvation of the soul to difficult puberty as well as the usual controversial loves. The group composed of Jean Pageau (vocals), Antoine Michaud (keyboards), François Fournier (bass, keyboards), Jean-Sébastien Goyette (drums), Sylvain Moineau (guitars) and Michel St-Pere (guitars, keyboards) demonstrates an enviable understanding, track after track. An achieved and enviable maturity flows out of each of the eight tracks on offer, for a mile-long duration of more than seventy-four minutes of music.
Immediately the earbuds are delighted by the notes of "Behind The Mirror," the splendid voice
of Jean Pageau is immediately on point, as are the guitars and keyboards of leader Michel St-Pere. Already from this track one can guess what awaits us on the sonic journey. And it is the title track "Redemption" that convinces me that the assimilated past is well blended with the band's personality. 80s arpeggios introduce the listening in a hypnotic riff veiled by a kind of nostalgia that never hurts, a trump card of many bands. This is a ballad of sorts, although the middle part manages to be the big voice thanks again to the electric guitars. I repeat myself, we are in Arena circles here and I certainly don't mind that. The verse inevitably sticks out.
"The Beauty And The Least" is almost ten minutes of varied Prog, here the rhythm section lets the understanding seep out while the acoustic parts are once again goosebumpy, especially when the electric guitar starts. But I don't want to say everything, I'll leave it to you to discover the little gems hidden in this album, however, I cannot refrain from noting the brilliance of the final suite titled "Is This How The Story Ends?", a title that scares me, let's hope it's not the end of the fairy tale!
No, at the moment in this 2023 there is none for anyone, despite being Neo prog, an easy listening genre not too dear to the same devotees of the purest 70s prog. "Redemption" roars, it is king of the forest, with personality, technique, melody, respect for the past, and you name it. Lovers of full sounds will find this album as excellent as I do, so much so that I'm putting it as of now at the top of my personal album of the year list. I see it hard to overtake it, although I anticipate that the last of the immortal Yes impressed me favorably and unexpectedly, but one thing at a time, meanwhile enjoy this immense "Redemption" that I wish would never end. MS






 




venerdì 19 maggio 2023

Fiesta Alba

FIESTA ALBA – Fiesta Alba
Neontoaster Multimedia Dep.
Genere: Math Rock / Post Punk
Supporto: EP – 2023




Il fascino del mistero… Quante volte restiamo colpiti da una cosa che non riusciamo a comprendere a dovere, oppure fissare persone celate dietro travestimenti o maschere, tutto questo accende in noi la curiosità e spesso ci fa soffermare più del dovuto avanti al fenomeno della circostanza. Nel mio caso resto incuriosito dal gruppo Fiesta Alba, a me sconosciuto anche perché esordisce oggi con questo EP dal titolo omonimo. Quattro musicisti e lottatori che si celano dietro ad una maschera e con nomi di fantasia, Octagon (composizioni, chitarra, graphic design), Dos Caras (produzione artistica, suoni sintetici e digitali), Fishman (basso), e Pyerroth (batteria).
Con queste premesse per capirne di più vado a sbirciare l’artwork del disco il quale si presenta in versione cartonata e minimale. Un mucchio di appartamenti ricopre quasi la totalità dell’immagine donando un senso quasi di angoscia metropolitana, così all’interno e nel retro si possono solamente leggere i titoli dei brani con tra parentesi i nomi di chi partecipa come special guest alla voce. I disegni sono di Andrea Frittella.
I Fiesta Alba propongono nei cinque brani una musica per ballare sul mondo post pandemico, un approccio da veri lottatori senza risparmiarsi, fra Math Rock, elettronica e Post Punk.  In “Laundry” l’ospite Welle sforna una prestazione eccellente, legandosi alla perfezione con la musica dal groove accattivante su riff intriganti. Qui sento anche influenze sia Talking Heads sia King Crimson, il ritmo è padrone dell’andamento, difficile restare fermi all’ascolto. Disarticolato quanto affascinante l’assolo di chitarra.
Fra suoni indutrial inizia “Juicy Lips” con Tha Brooklyn Guy al microfono, un brano ricercato sopra un Rap strampalato, qui gli strumenti sembrano perdere il controllo per avventurarsi in sentieri sconosciuti. Genio e sregolatezza a braccetto. L’ottima incisione è esaltata dagli effetti stereo. Ed è la volta di “Dem Say” con Kylo Osprey, questa volta a pararsi avanti agli occhi della fantasia è l’Africa nera grazie ai supporti afrobeat. La chitarra è protagonista mentre il vocale racconta favole fantasiose su questa terra. Un riff ancora una volta made in re cremisi accoglie l’ascolto in “Burkina Phase” suonato assieme a Thomas Sankara, il brano in questione è quello che ho apprezzato di più forse per la mia innata anima “progressiva”. Lo zigzagare nel pentagramma è oramai fattore acquisito e ne sono consapevole. Chiude “Octagon”, poco più di due minuti fra chitarra elettrica e suoni ciclici.
I Fiesta Alba si presentano così al pubblico, con un pugno allo stomaco e tantissima personalità, una musica non per tutti ma dal fascino assolutamente intrigante, come ho detto all’inizio, il mistero gioca un ruolo importante. Solo il tempo saprà svelarci la verità. MS






Versione Inglese: 


FIESTA ALBA - Fiesta Alba
Neontoaster Multimedia Dep.
Genre: Math Rock / Post Punk
Support: EP - 2023


The fascination of mystery... How many times we are struck by something that we cannot properly understand, or stare at people concealed behind disguises or masks, all of which ignites curiosity in us and often makes us dwell more than necessary ahead of the phenomenon of circumstance. In my case I remain intrigued by the group Fiesta Alba, also unknown to me because they make their debut today with this self-titled EP. Four musicians and wrestlers hiding behind a mask and with fancy names, Octagon (compositions, guitar, graphic design), Dos Caras (production art, synthetic and digital sounds), Fishman (bass), and Pyerroth (drums).
With this in mind to understand more, I go to peek at the album's artwork which is presented in a hardback, minimalist version. A pile of apartments covers almost the entire image giving a sense almost of metropolitan angst, so inside and in the back you can only read the titles of the songs with in parentheses the names of those who participate as special guest on vocals. The drawings are by Andrea Frittella.
Fiesta Alba offer in their five tracks music for dancing on the post-pandemic world, an unsparingly wrestling approach between Math Rock, electronica and Post Punk.  In "Laundry" guest Welle churns out an excellent performance, tying in perfectly with the music's catchy groove over intriguing riffs. Here I also hear influences from both Talking Heads and King Crimson, the rhythm is masterful, hard to stay still listening. Disjointed as much as fascinating is the guitar solo.
Amidst indutrial sounds begins "Juicy Lips" with Tha Brooklyn Guy on the microphone, a sought-after track over a wacky Rap, here the instruments seem to lose control to venture into unknown paths. Genius and unruliness at arm's length. The excellent recording is enhanced by the stereo effects. And it is the turn of "Dem Say" with Kylo Osprey, this time parading before the eyes of the imagination is black Africa thanks to the afrobeat backings. The guitar takes center stage while the vocals tell imaginative tales about this land. A riff once again made in King Crimson welcomes the listening in "Burkina Phase" played together with Thomas Sankara, the track in question is the one I enjoyed the most perhaps because of my innate "progressive" soul. Zigzagging in the stave is now an acquired factor and I am aware of it. "Octagon," just over two minutes between electric guitar and cyclic sounds, closes.
This is how Fiesta Alba presents themselves to the audience, with a punch to the gut and lots of personality, music not for everyone but with an absolutely intriguing appeal, as I said at the beginning, mystery plays an important role.
Only time will reveal the truth. MS

mercoledì 17 maggio 2023

Klidas

KLIDAS – No Harmony
Bird's Robe Records / Pejote Press
Genere: Jazz/Progressive Rock
Supporto: cd/lp – 2023




La regione Marche in Italia apporta nel tempo il proprio contributo al Progressive Rock soprattutto al filone Jazz, un nome su tutti quello degli storici Agorà. Ciò ha avuto inizio negli anni ’70, ma anche in quelli successivi con il progredire delle mode e soprattutto della tecnologia, il genere vede continuare lo sviluppo. Oggi un nome davvero interessante è quello dei Klidas il quale tradotto in lingua ceca significa “Gigante del silenzio”. Si formano nel 2014 e sono composti da Emanuele Bury (chitarra, voce), Francesco Coacci (basso, voce), Samuele De Santis (sassofono), Alberto Marchegiani (tastiere, synth) e Giorgio Staffolani (batteria), mentre in sede live si coadiuvano con Lisa Luminari (chitarra, voce) e Francesco Fratalocchi (sassofono), ospite in quest’album di debutto intitolato “No Harmony” Manami Kunitomo, voce nel brano “Arrival”.
 L’album è registrato da Stefano Luciani al NuFabric studio di Fermo, mixato da Alex Wilson degli Sleepmakeswaves a Sydney in Australia e masterizzato da Josh Bonati (Sufjan Stevens, Mac DeMarco, Pharoah Sanders, Drab Majesty, ecc.) a New York. Vista la varietà degli strumenti, la musica viaggia in diverse strade che vanno dal Jazz alla Psichedelia, dal Rock alternativo al Prog. Le premesse dunque lasciano ben sperare in un ascolto quantomeno coinvolgente nei sei brani che compongono il disco che esce anche in formato vinilico oltre che digitale. Molto bello l’artwork di Paolo Mazzuferi con le fotografe di Alberto Marchegiani.
L’uscita di “No Harmonyes” è anticipata da tre singoli, “Shores”, “Not To Dissect” e “Arrival”, ed è proprio “Shores” ad aprire le danze attraverso un riff psichedelico di chitarra dove il sassofono riesce a creare crescendo emotivi piacevoli. Questa ipnosi sonora è delicata, proprio in stile Agorà ma con le percussioni che donano al sound modernità a questo canonico Jazz Rock di base. Quando la chitarra si addentra in un vortice Hard, tutto assume un volume maggiore con suoni ampi e travolgenti. Non scopro di certo io la bravura del chitarrista Francesco Coacci. 
“Shine” mette ulteriormente in luce le qualità della band la quale si trova a proprio agio anche nei passaggi maggiormente “progressivi” dal profumo Canterburiano. I silenzi (come suggeriti dal nome) apportano attesa ed enfasi al brano che muta d’umore nel proseguo. La storia del passato sembra essere bene assorbita e rielaborata attraverso la personalità attuale degli strumentisti. Aggiungo poi che il crescendo è una formula che raramente non funziona e credo proprio che i Klidas ne siano pienamente a conoscenza. La ricerca prosegue in “Not To Dissect” fra sprazzi di Frank Zappa e King Crimson. Ci pensa “Arrival” a dare un momento di relax, tramite la delicatezza del sax e una struttura compositiva morbida oltre che facilmente assimilabile. Ma è soltanto una mera illusione, perché i Klidas si divertono a svisare nel pentagramma in lungo e in largo, una vera macchina da guerra rodata malgrado sia soltanto al debutto discografico. La batteria apre “Circular”, altra vetrina per le qualità balistiche dei componenti mentre la chiusura è affidata a “The Trees Are In Misery”, adiacente come in una suite alla precedente composizione. Gli arpeggi psichedelici ancora una volta mi convincono.
Musica prettamente strumentale, salvo qualche caso come “Shine”, una bordata sonora che si diletta a giocare con l’ascoltatore attraverso il classico gioco “schiaffo o bacio”, un disco che lascia stupiti per freschezza e idee. Ottimo primo passo ragazzi! MS




Versione Inglese:


KLIDAS - No Harmony
Bird's Robe Records / Pejote Press
Genre: Jazz/Progressive Rock
Support: cd/lp - 2023


The Marche region in Italy contributes over time to Progressive Rock especially to the Jazz strand, one name above all that of the historic Agora. This began in the 1970s, but even in later years as fashions and especially technology progressed, the genre saw continued development. Today a really interesting name is that of Klidas which translated into Czech means "Giant of Silence." They were formed in 2014 and are composed of Emanuele Bury (guitar, vocals), Francesco Coacci (bass, vocals), Samuele De Santis (saxophone), Alberto Marchegiani (keyboards, synths) and Giorgio Staffolani (drums), while in live performances they are assisted by Lisa Luminari (guitar, vocals) and Francesco Fratalocchi (saxophone), guest on this debut album titled "No Harmony" Manami Kunitomo, vocals in the track "Arrival."
 The album is recorded by Stefano Luciani at NuFabric studio in Fermo, mixed by Alex Wilson of Sleepmakeswaves in Sydney, Australia, and mastered by Josh Bonati (Sufjan Stevens, Mac DeMarco, Pharoah Sanders, Drab Majesty, etc.) in New York. Given the variety of instruments, the music travels several roads ranging from Jazz to Psychedelia, from Alternative Rock to Prog. The premises therefore bode well for at least engaging listening in the six tracks that make up the record, which is also being released in vinyl as well as digital format. Very nice artwork by Paolo Mazzuferi with photographs by Alberto Marchegiani.
The release of "No Harmonyes" is anticipated by three singles, "Shores," "Not To Dissect" and "Arrival," and it is "Shores" that opens the dance through a psychedelic guitar riff where the saxophone manages to create pleasing emotional crescendos. This sonic hypnosis is delicate, just in the style of Agora but with percussion giving the sound modernity to this basic Jazz Rock canon. When the guitar goes into a Hard vortex, everything takes on a greater volume with sweeping, wide sounds. I certainly do not discover the prowess of guitarist Francesco Coacci.  "Shine" further highlights the qualities of the band which is at ease even in the more "progressive" passages with a Canterburian scent. The silences (as suggested by the name) bring anticipation and emphasis to the song, which changes mood as it continues. The history of the past seems to be well absorbed and reworked through the current personality of the instrumentalists. I would then add that the crescendo is a formula that rarely fails, and I do believe that the Klidas are fully aware of this. The search continues in "Not To Dissect" among flashes of Frank Zappa and King Crimson. There is "Arrival" to give a moment of relaxation, through the delicacy of the sax and a soft as well as easily assimilated compositional structure. But it is only a mere illusion, for the Klidas revel in eviscerating in the pentagram far and wide, a true, broken-in war machine despite being only on their recording debut. The drums open "Circular," another showcase for the ballistic qualities of the members while the close is given to "The Trees Are In Misery," adjacent as in a suite to the previous composition. The psychedelic arpeggios once again convince me.Purely instrumental music, except for a few instances such as "Shine," a sonic broadside that delights in playing with the listener through the classic "slap or kiss" game, a record that leaves one amazed by freshness and ideas. Great first step guys! MS







sabato 13 maggio 2023

R.E.E.

R.E.E. - Human Impact Backscattering
Autoproduzione
Genere: Psychedelic/Space Rock – Progressive Rock
Supporto: Soundcloud – 2023




Quando si parla di Rock Progressive o dintorni, molte persone immaginano subito una musica complessa, altre se la auspicano, mentre alcuni non la considerano per nulla, sfuggendo alla prova dell’ascolto preoccupati d’incontrare suoni complessi. In verità sappiamo bene essere un grande contenitore sonoro, dove spesso il passato si unisce al presente in un insieme di stili che, in qualche caso, raggiunge l’ambita speranza, di essere contributivo all’evoluzione del Rock. L’Italia ha detto la propria attraverso band più o meno importanti, i soliti nomi PFM, Banco, Orme, Area, etc, ma pur subendo una brusca frenata verso la fine degli anni ’70, il Prog italiano sotto sotto continua il suo cammino in un crescendo di nuove realtà, le quali pur non raggiungendo un successo di vendite significativo, riescono a mantenere comunque accesa la fiaccola del genere. Onore quindi a coloro che come i salmoni si sono adoperati ad andare contro la corrente del Punk, della Disco e della New Wave, tutte queste band hanno fatto sì che il Prog raggiungesse gli anni 2000 in uno stato accettabile. Poi l’avvento d’internet aiuta tutti a farsi conoscere, così che la strada diventa in discesa. L’evoluzione quindi prosegue attraverso numerose contaminazioni e band come ad esempio gli Astralia, contribuiscono a proporre un sound moderno ma con annesso il rispetto della storia.
Gli Astralia si formano nel 1999 da un'idea del bassista Riccardo Loriggiola e inizialmente sono un quintetto. Nel 2000 grazie all’ottima Mellow Records esordiscono con l’album “Connected”, attirando l’attenzione sia del pubblico Prog sia di molti addetti ai lavori, tanto da farli partecipare anche al programma di Radio RAI International, "Notturno Italiano" intervistati dal giornalista Ugo Coccia. La musica proposta miscela King Crimson, Rush e Queensryche per un risultato davvero interessante. I numerosi cambi di formazione cui vanno incontro tuttavia rallentano i lavori del nuovo album, così dopo la ricerca per un nuovo cantante nel 2008 rilasciano un Promo Disk di due canzoni, e questo basta per farsi notare da un'altra interessante casa discografica italiana dedita al Prog, la Ma.Ra.Cash Records che nel 2011 distribuisce il secondo album dal titolo “Osmosis”. Ma non c’è pace nella line up, ulteriori cambi di musicisti aggrediscono gli Astralia che nonostante tutto non si danno per vinti esibendosi in importanti contesti live in numerosissime date spalmate in molti anni. Nel 2022 cambiano il nome in R.E.E. per non confondersi con un'altra formazione omonima proveniente dalla Spagna. Giunti al 2023 finalmente riescono a fare uscire la terza fatica intitolata “Human Impact Backscattering” composta di otto brani. La formazione di oggi è la seguente: Riccardo Loriggiola (basso), Massimo Loriggiola (batteria), Riccardo Pozzobon (tastiere), Alessandro Corrò (voce) e Andrea Zagon (chitarra).
L’ascolto parte con “Explosion”, un intro psichedelico lascia spazio alla batteria dimostrando sin da subito le caratteristiche sonore della band dedite a un sound moderno vicino a quello dei Porcupine Tree. La chitarra quieta le arie esibendo un arpeggio melodico ammaliante dove la voce interpreta i testi attraverso enfasi recitativa. Si parla di un mondo malato, di scenari apocalittici poco rassicuranti, un padre in viaggio col figlio in cerca di una via d’uscita toccando i sentimenti più profondi e perversi dell’uomo. Così “If One Day” si adopera in un intro elettronico addentrandosi nella formula canzone con carattere e ricerca, come hanno saputo fare i Queensryche nell’album “Rage For Order”. Tratti Hard esprimono al meglio i concetti. Gli anni ’80 si alternano ai 2000 con sapiente ragionevolezza. “Live / Survive / Die” introduce l’ascoltatore in questa mini suite disegnando gli scenari sopraccitati attraverso cambi di ritmo oltre che a buoni spunti strumentali. La musica a tratti sognante, disegna situazioni alla mente che si lascia trasportare dalle note scavatrici del nostro subconscio. La Psichedelia è così sempre presente e profonda. Prosegue il cammino in un territorio caro a band come Pain Of Salvation con “The Flight”, qui la strofa gioca un ruolo fondamentale, più del ritornello stesso. “Three Bullets” è pianistica, lieve nell’incedere supportata da una chitarra sostenuta, mentre la consueta ritmica ponderata è bene eseguita da Massimo Loriggiola. Sale l’umore e la voce si diverte ad alternare parti in chiaro con “phone”. “Nursery /Ballet Of Terror” è aperta da una filastrocca cantata in voce femminile, ed è una delle più vicine al mondo del Progressive Rock con richiami nervosi ai King Crimson. Segue “The Sea”, fra quelle che ho più apprezzato, e ancora una volta si staglia avanti a me il mondo dei Porcupine Tree più sognanti miscelati ai Queensryche. In chiusura giunge “Prometheus”, una sensazione di quiete lascia campo a uno dei movimenti più articolati dell’album.
“Human Impact Backscattering” ha avuto una lunga gestazione, ma al termine i risultati si ottengono attraverso una musica che spesso riesce ad ammaliare. Di certo il cantato non è consueto, però sposa alla perfezione sia il concetto dell’album che il sound proposto. Un disco che nasconde molte sorprese, profondo nella sua interezza. MS



Versione Inglese:


R.E.E. - Human Impact Backscattering
Self-production
Genre: Psychedelic/Space Rock - Progressive Rock
Support: Soundcloud – 2023


When it comes to Progressive Rock or its environs, many people immediately imagine complex music, others hope for it, while some do not consider it at all, escaping the listening test worried about encountering complex sounds. In truth, we know well that we are a great sonic container, where the past often joins the present in a set of styles that, in some cases, reaches the coveted hope, of being contributive to the evolution of Rock. Italy has had its say through more or less important bands, the usual names PFM, Banco, Orme, Area, etc., but even though it suffered an abrupt halt towards the end of the 1970s, Italian Prog underneath continued its journey in a crescendo of new realities, which even if they did not achieve significant sales success, still managed to keep the torch of the genre burning. Kudos, then, to those who, like salmon, strove to go against the current of Punk, Disco and New Wave, all of these bands made sure that Prog reached the 2000s in an acceptable state. Then the advent of the Internet helps everyone to become known, so that the road becomes downhill. The evolution then continues through numerous contaminations and bands such as Astralia, for example, help to come up with a modern sound but with respect for history attached.
Astralia was formed in 1999 from an idea of bassist Riccardo Loriggiola and was initially a quintet. In 2000, thanks to the excellent Mellow Records they debuted with the album "Connected," attracting the attention of both the Prog audience and many insiders, so much so that they also participated in the program of Radio RAI International, "Notturno Italiano" interviewed by journalist Ugo Coccia. The music proposed mixes King Crimson, Rush and Queensryche for a really interesting result. The numerous lineup changes they go through however slow down the work of the new album, so after the search for a new singer in 2008 they release a Promo Disk of two songs, and this is enough to be noticed by another interesting Italian record company dedicated to Prog, Ma.Ra.Cash Records that in 2011 distributes the second album entitled "Osmosis". But there is no peace in the line up, further changes of musicians assault Astralia who despite everything do not give up performing in important live contexts in numerous dates spread over many years. In 2022 they change their name to R.E.E. so as not to be confused with another lineup of the same name from Spain. Having reached 2023 they finally manage to release their third effort entitled "Human Impact Backscattering" consisting of eight tracks. Today's lineup is as follows: Riccardo Loriggiola (bass), Massimo Loriggiola (drums), Riccardo Pozzobon (keyboards), Alessandro Corrò (vocals) and Andrea Zagon (guitar).
Listening starts with "Explosion," a psychedelic intro gives way to drums immediately demonstrating the band's sonic characteristics devoted to a modern sound close to that of Porcupine Tree. The guitar quiets the tunes by exhibiting a bewitching melodic arpeggio where the vocals interpret the lyrics through recitative emphasis. It speaks of a sick world, unreassuring apocalyptic scenarios, a father traveling with his son in search of a way out touching the deepest and most perverse feelings of man. Thus "If One Day" employs an electronic intro delving into the song formula with character and research, as Queensryche were able to do on the album "Rage For Order." Hard traits best express the concepts. The 80s alternate with the 2000s with skillful reasoning. "Live / Survive / Die" introduces the listener to this mini-suite by drawing the aforementioned scenarios through tempo changes as well as good instrumental cues. The music, at times dreamy, draws situations to the mind that is carried away by the digging notes of our subconscious. Psychedelia is thus ever present and profound. The journey continues into territory dear to bands like Pain Of Salvation with "The Flight," here the verse plays a key role, more so than the refrain itself. "Three Bullets" is pianistic, light in the procession supported by a sustained guitar, while the usual thoughtful rhythm is well executed by Massimo Loriggiola. The mood rises and the vocals enjoy alternating clear parts with "phone." "Nursery /Ballet Of Terror" is opened by a nursery rhyme sung in female vocals, and is one of the closest to the world of Progressive Rock with nervous nods to King Crimson. "The Sea" follows, among those I enjoyed most, and once again the world of the more dreamy Porcupine Tree mixed with Queensryche looms ahead of me. In closing comes "Prometheus," a quiet feeling gives way to one of the album's most articulate movements.
"Human Impact Backscattering" had a long gestation, but upon completion the results are achieved through music that often manages to captivate. Certainly the singing is not usual, however, it perfectly marries both the concept of the album and the proposed sound. An album that hides many surprises, profound in its entirety. MS




  

domenica 7 maggio 2023

Cairo

CAIRO – Nemesis
Spirit Of Unicorn Music
Genere: Crossover Prog
Supporto: Digital – CD – 2023




Chiarisco subito che questa band chiamata Cairo non è quella storica americana, bensì proviene dall’Inghilettra e si fonda a Milton Keynes nel 2016. L’idea è di Rob Cottingham che dopo aver lasciato nel 2005 i Touchstone, decide di aprire questo nuovo progetto di Rock Progressive assieme a Lisa Driscoll alla voce, James Hards  alle chitarre, Paul Stocker al basso e Graham Brown alla batteria. La cantante Lisa Driscoll per motivi di salute lascia il microfono nel 2016 a Rachel Hill. L’esordio discografico proprio datato 2016 intitolato “Say” consegue subito un discreto successo e buone critiche anche dagli addetti ai lavori, per esempio apprezza molto l’ex chitarrista dei Genesis, Steve Hackett.
Il Crossover Prog suonato dalla band, va a pescare soprattutto nel presente piuttosto che dal passato, specialmente nel più scippato calderone sonoro di questi ultimi decenni, quello di Steven Wilson e dei suoi progetti, Porcupine Tree annessi, ma anche in altre fonti come quelle dei Anathema, e dei Pendragon.
Con la copertina di Paul Tippett nel 2023 è la volta di “Nemesis” e andiamo a vedere, anzi ad ascoltare, se è stato compiuto un passo in avanti rispetto a “Say”.
Apre un riff robusto che sembra provenire dall’album “In Absentia” dei Porcupine Tree e in specifico dal brano “Blackest Eyes”, un bel modo di iniziare con energia e pulizia sonora, il pezzo è “Asleep At The Wheel”. Tutto bello, cambi di tempo annessi e tutto quello che sappiamo essere Prog oggi, tuttavia una piccola riserva la lascio per il cantato di Rachel Hill che qui mi sembra effettuato con il freno a mano, anche se la cantante dimostra di avere giustamente del talento e questo poi verrà fuori nei brani successivi.
Ancora riff robusti e ruffiani in “Trip Wire”, canzone Hard Prog legata a belle melodie dove in questo caso la voce pacata di Rachel fa bene contrasto con il graffiare delle chitarre elettriche, questa diventa ancor più bella ed espressiva quando si getta su tonalità più alte. Apprezzabile la sezione ritmica che da il meglio di se nella parte centrale del brano. Il coro sicuramente si stamperà nelle menti degli ascoltatori, essendo inflazionato ma decisamente funzionale.
Un poco di quiete giunge dalle prime note di “Glow” attraverso voce e tastiere, una vera coccola sonora. Quando parte la chitarra elettrica (come da copione in una ballata Rock), il pelo delle braccia si alza autonomamente e non manca neppure un piccolo tuffo tastieristico nel Neo Prog. Questo è uno dei brani che più ho apprezzato.
“Rogue” rispetto quanto ascoltato sino ad ora non aggiunge nulla e resta in un limbo che definirei maggiormente neutrale. Ci pensa ancora una volta il piano ad aprire un altro movimento emotivo importante, qui intitolato “The Love”. Altra bellissima prova di Rachel in un pacato senso d’amore in stile Pendragon, discorso perfettamente speculare a quello di “Glow”.
In “New Beauty” questa volta è un arpeggio di chitarra ad iniziare il percorso sonoro ammaliante nei tratti vocali e apprezzabile nel proseguo con l’avvento della ritmica. I Cairo amano ricercare nei meandri dei sentimenti. Gli arrangiamenti sono apprezzabili e fanno da ciliegina sulla torta. Per l’ennesima volta il crescendo con la chitarra elettrica fa centro nel bersaglio.
“Deja Vu” si coadiuva di elettronica ed effetti, un bel tuffo nel Neo Prog di classe, mentre “Jumping On The Moon” alza il ritmo in un contesto popolare dal ritmo ballabile. La strumentale “Save The Earth” disegna paesaggi bucolici in un contesto psichedelico e la chiusura è affidata alla title track “Nemesis”, carta vincente dell’album per gusto ed esecuzione.
I Cairo ci donano questo secondo lavoro fatto di classe e ottime melodie, un leggero passo in avanti rispetto l’esordio, perché fra le note trapelano maturazione e personalità migliore. Dategli un ascolto e sicuramente non ve ne pentirete. MS





Versione Inglese:


CAIRO - Nemesis
Spirit Of Unicorn Music
Genre: Crossover Prog
Support: Digital - CD - 2023


Let me make it clear right away that this band called Cairo is not the historical American one, but comes from England and was founded in Milton Keynes in 2016. The idea is by Rob Cottingham who, after leaving Touchstone in 2005, decided to open this new Progressive Rock project together with Lisa Driscoll on vocals, James Hards on guitars, Paul Stocker on bass and Graham Brown on drums. Singer Lisa Driscoll for health reasons leaves the microphone in 2016 to Rachel Hill. Their own record debut dated 2016 titled "Say" immediately achieves moderate success and good reviews also from insiders, for example highly appreciates former Genesis guitarist Steve Hackett.
The Crossover Prog played by the band, goes fishing mostly in the present rather than the past, especially in the most muggy sonic cauldron of these last decades, that of Steven Wilson and his projects, Porcupine Tree attached, but also in other sources such as those of Anathema, and Pendragon.
With Paul Tippett's cover in 2023, it is the turn of "Nemesis," and let's go to see, or rather listen to, whether a step forward from "Say" has been taken.
Opening with a robust riff that seems to come from Porcupine Tree's "In Absentia" album and specifically the track "Blackest Eyes," a nice way to start with energy and sonic cleanliness, the track is "Asleep At The Wheel." All nice, tempo changes attached and all that we know Prog to be today, however a small reservation I leave for Rachel Hill's singing which here seems to me carried out with the handbrake on, although the singer shows that she is rightly talented and this will then come out in the later tracks.
Again rugged and pandering riffs in "Trip Wire," a Hard Prog song tied to beautiful melodies where in this case Rachel's quiet voice contrasts well with the scratching of the electric guitars, this one becoming even more beautiful and expressive when it throws itself on higher tones. Appreciable is the rhythm section, which is at its best in the middle part of the song. The chorus will surely print itself in listeners' minds, being overused but definitely functional.
A little quiet comes from the first notes of "Glow" through vocals and keyboards, a real sonic cuddle. When the electric guitar starts (as is scripted in a Rock ballad), the hair on the arms rises independently, and there is also a little keyboard-driven dip into Neo Prog. This is one of the tracks I enjoyed the most.
"Rogue" compared to what we have heard so far adds nothing and remains in a limbo that I would call more neutral. It is again taken care of by the piano to open another important emotional movement, here entitled "The Love." Another beautiful effort by Rachel in a quiet Pendragon-esque sense of love, a discourse perfectly mirroring that of "Glow."
In "New Beauty," this time it is a guitar arpeggio that begins the sonic journey bewitching in the vocal stretches and appreciable in the continuation with the advent of the rhythmic. Cairo loves to search in the meanders of feelings. The arrangements are appreciable and act as icing on the cake. For the umpteenth time the crescendo with electric guitar hits the mark.
"Deja Vu" coaxes in electronics and effects, a nice dip into classy Neo Prog, while "Jumping On The Moon" picks up the pace in a danceable folk context. The instrumental "Save The Earth" sketches bucolic landscapes in a psychedelic context, and the closing is given to the title track "Nemesis," the album's trump card in taste and execution.
Cairo give us this second work made of class and excellent melodies, a slight step forward compared to the debut, because among the notes leaks maturation and better personality. Give it a listen and you will surely not regret it. MS