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domenica 31 dicembre 2023

Beppe Cunico

BEPPE CUNICO -  From Now On
Dischi Soviet
Genere: Post Prog Moderno
Supporto: cd – digital – 2023




Non sono di certo l’unico ad aver pensato che solo la musica potrebbe salvare l’uomo da se stesso. Linguaggio comune a tutti, la musica (specialmente il Rock) come diceva il grande Pete Townshend dei The Who “…Non eliminerà i tuoi problemi. Ma ti permetterà di ballarci sopra.”.
Mi piace vederla così anche se è una utopia, e nel mio vagabondare nei decenni nello sconfinato territorio sonoro, mi sono reso conto che il bene ed il male sono l’argomento più trattato dagli artisti.
L’ennesimo esempio giunge dal chitarrista ed ingegnere del suono vicentino Beppe Cunico attraverso il secondo album della carriera intitolato “From Now On”. La musica proposta si sposta dai maestri degli anni ’70 come ad esempio Peter Gabriel o Pink Floyd, a quelli più attuali come Steven Wilson, il tutto prendendo spunti dagl’anni ’80. Questo totale approccio sonoro porta a far comprendere anche la cultura di Cunico, approfondita a 360 gradi nel tempo, in parole povere, un vero e proprio “open mind”, come dovrebbe essere un fans del Progressive Rock in senso generale.
Il bene ed il male in questo album composto di dieci brani, è rappresentato da “Mian” e “Egon”. Attraverso la loro storia, trapela la presa di coscienza su quale sia la via più giusta per stare in armonia con sani principi, a discapito delle falsità che minacciano costantemente il genere umano. Sin dalle prime note di “Slow Breath Coming” si possono estrapolare le succitate influenze, attraverso un sound scuro e roccioso, qui Mian (il bene) è calpestato da chi governa il mondo. Il sound è apparentemente minimale per poi lanciarsi su buone coralità ed un assolo di chitarra davvero godibile. Sani principi fanno risorgere Mian in “Non Dystopic Future”, inizialmente molto Porcupine Tree style, una delle passioni più grandi di Cunico. La ricerca per un ritornello orecchiabile è sempre presente nella musica, e questo è un fattore assolutamente positivo che tende a far ricordare il pezzo all’ascoltatore nel tempo.
Rispetto al primo album “Passion, Love, Heart And Soul”, già con questi due brani si denota una crescita del cantautore vicentino, sia a livello compositivo che di registrazione del suono.
La psichedelia è sempre dietro l’angolo viste le basi, e riesce a rendere le atmosfere spesso leggiadre ed ariose, come nel caso di “Hidden World”, un augurio per un mondo migliore dedicato al figlio Paolo. La speranza si espande anche per l’umanità intera con “Going Beyond”, canzone Rock dall’andamento maggiormente solare. Le atmosfere diventano  rilassate attraverso “Love Remain The Same”, segue “Misunderstanding”, canzone dedicata al produttore Sandro Franchin dove la band di Steven Wilson fa nuovamente e prepotentemente capolino. In “Non Sense” scaturisce da parte di Cunico un analisi su come la storia c’insegna a non fare guerre. Godibile la ballabile “Shake The Human Beings”, mentre “Awakening” narra l’avvenuta presa di coscienza verso una vita migliore, dove ancora una volta un intro psichedelico dona serenità all’insieme. Il disco si chiude con un piano delicato, “No One Can Erase This Love” è una ballata sensibile e moderna.
La musica di Beppe Cunico ha di base l’energia, la positività, così la voglia di uscire da certi canoni pur restandone legata indelebilmente attraverso melodie facili da ricordare. Un breve viaggio in cui anche noi possiamo essere protagonisti. MS





Versione Inglese:


BEPPE CUNICO - From Now On
Soviet Records
Genre: Modern Post Prog
Support: cd - digital - 2023


I am certainly not the only one who thought that only music could save man from himself. A language common to all, music (especially Rock) as the great Pete Townshend of The Who said "...It won't get rid of your problems. But it will allow you to dance on them."
I like to see it that way even if it is a utopia, and in my wandering through the decades in the boundless sonic territory, I have come to realize that good and bad is the topic most dealt with by artists.
Yet another example comes from Vicenza guitarist and sound engineer Beppe Cunico through his second career album entitled "From Now On." The music on offer moves from the masters of the 1970s such as Peter Gabriel or Pink Floyd, for example, to more current ones such as Steven Wilson, all taking cues from the 1980s. This total sonic approach also leads to an understanding of Cunico's culture, which has deepened 360 degrees over time, simply put, a true "open mind," as a Progressive Rock fan in a general sense should be.
The good and the bad in this album consisting of ten tracks is represented by "Mian" and "Egon." Through their story, there transpires an awareness of what is the right way to be in harmony with sound principles, at the expense of the falsehoods that constantly threaten mankind.
From the very first notes of "Slow Breath Coming" one can extrapolate the aforementioned influences, through a dark and rocky sound, here Mian (the good) is trampled by those who rule the world. The sound is seemingly minimal and then launches into good choruses and a really enjoyable guitar solo. Sound principles resurrect Mian in "Non Dystopic Future," initially very Porcupine Tree style, one of Cunico's greatest passions. The search for a catchy refrain is always present in the music, and this is an absolutely positive factor that tends to make the listener remember the song over time.
Compared to the first album "Passion, Love, Heart And Soul," already with these two tracks one can denote a growth of the singer-songwriter from Vicenza, both compositionally and in terms of sound recording.
Psychedelia is always around the corner given the underpinnings, and he manages to make the atmospheres often graceful and airy, as in the case of "Hidden World," a wish for a better world dedicated to his son Paolo. Hope also expands for all mankind with "Going Beyond," a more sunny-sounding Rock song. Atmospheres become relaxed through "Love Remain The Same," followed by "Misunderstanding," a song dedicated to producer Sandro Franchin where Steven Wilson's band once again makes an overbearing appearance.
In "Non Sense" springs from Cunico an analysis of how history teaches us not to wage wars. Enjoyable is the danceable "Shake The Human Beings," while "Awakening" narrates the coming of age toward a better life, where once again a psychedelic intro lends serenity to the whole. The album closes with a delicate piano, "No One Can Erase This Love" is a sensitive and modern ballad.
Beppe Cunico's music is based on energy, positivity, thus the desire to break out of certain canons while remaining indelibly bound by them through easy-to-remember melodies. A short journey in which we too can be protagonists. MS





 




 

sabato 30 dicembre 2023

Buon Anno 2024

 

NONSOLO PROGROCK Vi Augura Un Felice 2024




Che il 2024 vi porti il meglio di quello che desiderate






giovedì 28 dicembre 2023

Intervista a Massimo Salari JAM TV

 INTERVISTA A MASSIMO MAX SALARI per JAM TV

(a cura di Donato Zoppo)




GRAZIE A Donato Zoppo CHE MI HA INTERVISTATO PER JAM TV. Così dice il giornalista:

"Una magnifica ossessione. Ma anche una musicalità ricca di fantasia e imprevisto - almeno all'inizio.
Il trampolino di lancio verso la scoperta di musiche altre, provenienti da nazioni periferiche e senza una tradizione rock.
Ma anche un zavorra di ambizioni sfrontate o nostalgie irritanti.
Insomma il rock progressivo è ancora oggi amato e odiato, sinonimo sia di dinamismo che di staticità. E' anche per questo che Massimo Salari, uno dei suoi principali commentatori, negli ultimi anni ha scelto la chiave della contemporaneità per raccontare questo fenomeno.
L'ho intervistato nella rubrica settimanale di Jam TV dedicata ai libri. Il suo ultimo si intitola Prog post moderno – L’alba di una nuova era, pubblicato da Arcana Edizioni.".


Potrete leggere l'intervista a questo indirizzo:

https://jamtv.it/thought/massimo-salari-libro-prog-alba-di-una-nuova-era



martedì 26 dicembre 2023

Asymmetric Universe

ASYMMETRIC UNIVERSE - The Sun Would Disappear As I Imagined All The Stars
Autoproduzione
Genere: Jazz Fusion, Djent, Progressive Metal (strumentale)
Supporto: Digital – EP




Ognuno di noi cerca qualcosa di differente nella musica, ciò dipende sia dai gusti personali che dagli stati d’animo. Esiste anche un pubblico ristretto che desidera un qualcosa di completamente diverso, magari prova piacere nel sentirsi destabilizzato, ovviamente sempre attraverso un filo conduttore di minimo raziocinio. A questi consiglio l’ascolto del secondo EP “The Sun Would Disappear As I Imagined All The Stars” del trio italiano Asymmetric Universe. Il progetto strumentale si fonda nel 2018 per il volere dei fratelli Federico (chitarra) e Nicolò Vese (basso, piano), a loro si aggiunge il batterista Gabriele Bullita. L’obiettivo è di spostare le coordinate del Prog Rock attraverso il Prog metal, la Fusion, e il Jazz d'avanguardia. L’intento potrebbe sembrare pretenzioso, in realtà è semplice volontà di esprimere ciò che si ha dentro.
Nel 2019 debuttano con l’EP “When Reality Disarticulates”, si esibiscono in date live compreso il “Farewell To Fall Fest” a Milano, e hanno passaggi radiofonici anche in USA e Australia. L’interesse cresce intorno al progetto, tanto che la sfida prosegue attraverso questo secondo EP nell’intento di proporre sempre qualcosa di nuovo, e per raggiungere maggiormente lo scopo il trio si circonda d’un quartetto di archi e un quartetto di fiati.
Il risultato è racchiuso in quattro brani tutti di grande personalità, a iniziare da “Extrospection”, qui il piano traccia una linea Pucciniana spezzata violentemente dall’intervento della chitarra elettrica su una ritmica a dir poco sincopata. Durante l’evolversi subentra il Jazz al limite dell’improvvisazione e un ritornello decisamente Progressive. Risulta evidente l’elevata tecnica strumentale del trio che si lancia in assolo al fulmicotone.
In “As Within, So Without” denoto collegamenti con Coltrane, mentre il ritornello riporta l’ascolto in territori maggiormente rassicuranti. Gli arrangiamenti con gli archi apportano sofisticatezza a un contesto di certo non scontato.
Segue “Kaleidoscope”, come suggerisce il titolo, le note sono come i colori che mutano a ogni movimento, questa volta sono i fiati a sorreggere le partiture mentre si divertono a mutare di ritmo e d’umore. Il basso lavora di slap, brevi cori lasciano il palco al pianoforte jazz dell’ospite Claudio Vignali in un andamento in continuo fermento. La chiusura dell’EP è affidata a “Re(emerge)”, attraverso un intro ipnotico con fiati e sintetizzatori, il pezzo si evolve in diverse sorprese, compresi i conga. Archi e Metal fanno staffetta su strutture alla Pat Metheny, detto questo avete avuto già un bel quadro della situazione.
In fondo la musica è soprattutto divertimento, poi può essere apprezzata o no, ma chi tenta sentieri tortuosi di questo non se ne cura, e fa bene! MS   





Versione Inglese:


ASYMMETRIC UNIVERSE - The Sun Would Disappear As I Imagined All The Stars
Self-produced
Genre: Jazz Fusion, Djent, Progressive Metal (instrumental)
Support: Digital - EP


Everyone is looking for something different in music, this depends on both personal tastes and moods. There is also a small audience that desires something completely different, perhaps takes pleasure in feeling destabilized, of course always through a thread of minimal reasoning. To these I recommend listening to the second EP "The Sun Would Disappear As I Imagined All The Stars" by the Italian trio Asymmetric Universe. The instrumental project was founded in 2018 at the behest of brothers Federico (guitar) and Nicolò Vese (bass, piano), joined by drummer Gabriele Bullita. The goal is to shift the coordinates of Prog Rock through Prog metal, Fusion, and avant-garde Jazz. The intent might seem pretentious, in reality it is simple willingness to express what one has inside.
In 2019 they debut with the EP "When Reality Disarticulates," perform live dates including the "Farewell To Fall Fest" in Milan, and have radio airplay in the US and Australia as well.
Interest is growing around the project, so much so that the challenge continues through this second EP with the intention of always coming up with something new, and to further achieve the goal the trio surrounds itself with a string quartet and a wind quartet.
The result is encapsulated in four tracks all with great personality, starting with "Extrospection," here the piano traces a Puccinian line violently broken by the intervention of the electric guitar over a syncopated rhythm, to say the least. As it evolves, Jazz takes over at the edge of improvisation and a decidedly Progressive refrain. The high instrumental technique of the trio, which launches into lightning-fast solos, is evident.
In "As Within, So Without" I denote connections with Coltrane, while the refrain brings the listening back into more soothing territories. Arrangements with strings bring sophistication to a context that is certainly not predictable.
"Kaleidoscope" follows, as the title suggests, the notes are like colors that change with each movement, this time it is the woodwinds that hold up the scores as they revel in changing rhythm and mood. The bass works slap, short choruses leave the stage to guest Claudio Vignali's jazz piano in a constantly buzzing progression. Closing the EP is "Re(emerge)," through a hypnotic intro with horns and synthesizers, the piece evolves into several surprises, including conga. Strings and metal relay over Pat Metheny-esque structures, having said that you already had a good picture of the situation.
At the end of the day, music is mostly about having fun, then it may or may not be appreciated, but those who attempt winding paths of this don't care, and they do well! MS









domenica 24 dicembre 2023

Auguri di Buon Natale

  BUON NATALE A TUTTI I LETTORI DI NONSOLO PROGROCK





Siete sempre più numerosi e vi ringrazio di cuore per l'affetto che mi dimostrate con i vostri messaggi. La musica non morirà mai, è parte integrante dell'uomo, incastonata nel suo DNA, ascoltiamola assieme!

BUONE FESTE A TUTTI!




venerdì 22 dicembre 2023

Cinema Styge

CINEMA STYGE - Tra Di Noi
Autoproduzione
Genere: Progressive Rock
Support: Digital – 2023




Esiste un ricambio generazionale nel mondo del Rock Progressivo italiano dedicato al sound degli anni ’70, musicisti che si cimentano in sonorità colme di tastiere e di cambi di tempo proprio come facevano i famosi Genesis, tanto per fare un solo nome.
E’ encomiabile questo attaccamento ai tempi che furono, malgrado oggi non ci siano più i contesti sociali a supportare l’andamento, questa volontà di tenere sempre viva la fiaccola del cosiddetto Rock colto, regala a volte risultati persino gradevoli.
Un esordio al riguardo ce lo propone i Cinema Styge, band di Milano formata alcuni anni fa da  Gianluca Bonelli (voce, chitarra) e Stefano Sabbatino (basso) ai quali si aggiungono Luca Montone (batteria, percussioni) e Andrea Gobbo (piano, organo, sintetizzatori). “Tra Di Noi” è un concept album di otto canzoni riguardanti un sogno inquietante dove i protagonisti nel bordo di un fiume cercano l’albero del male per poterlo eliminare. La copertina dell’album immerge l’ascoltatore in questo mondo colorato fatto di anime perse dove la caparbietà del vegetale nel non voler morire è assidua. L’eterna lotta fra il bene e il male l’abbiamo vista nel tempo anche attraverso album epocali come per esempio quello delle Orme “Felona E Sorona”, la tematica è una delle più trattate in questo contesto Progressivo e pur sempre affascinante. L’album si conclude con un viaggio onirico psichedelico fra il cosmo ed un autobus che rammenta quello storico del “Magical Mystery Tour” dei Beatles. In queste poche righe avete l’opportunità di capire cosa si può ascoltare all’interno di “Tra Di Noi”.
Attraverso “Si Sa Mai Che” appare subito il mondo vintage attraverso voce e tastiere, un intro rafforzato dall’ingresso di un riff potente di chitarra. Ma è l’Hammond a fare il tema, supportato da un interpretazione vocale al limite del recitato. Tanta storia in questi passaggi che razionano deja vu, con il piacere nel gettarsi in fughe strumentali. Tanti Genesis nella parte centrale del brano il quale si evolve nel finale in un andamento roboante ed enfatico.
Ancora la band di Gabriel, quella di “The Lamb Lies Down On Broadway” a fare capolino nell’inizio di “Rivelazione”, primo singolo estratto dall’album.  Non esulano neppure richiami ai vecchi Pink Floyd, loro non possono mai mancare in un disco rivolto agli anni ’70. “Come Allora” è meditativa oltre che vicina alla struttura canzone. Sopraggiunge la breve e ritmata strumentale “Esme” a condurre l’ascolto verso “Cosmofobia Pt.1”, altro movimento non cantato dove le fughe sonore si susseguono fino alla malinconica “Spettro Del Profeta”, decisamente territorio Orme. La band mette in vetrina tutte le proprie caratteristiche nella seconda parte di “Cosmofobia”, ma soprattutto convince nella conclusiva “Bus Carillion”, con addirittura passaggi nel mondo magico dei Gentle Giant.
In senso generale noto punti di congiunzione anche con la band italiana Metamorfosi, questo lo dico a favore di chi ne è a conoscenza.
“Tra Di Noi” può considerarsi un debutto interessante con molte idee giuste ed altre più inflazionate, ma si sa, questo è il genere in questione dove la fantasia non vuole smettere mai di aleggiare sopra ogni cambio umorale. Non resta che godere di questo sound ancora oggi e esclamare ”Lunga vita al Progressive Rock Italiano!”. MS





Versione Inglese:


CINEMA STYGE – Tra Di Noi
Self-production
Genre: Progressive Rock
Support: Digital - 2023


There is a generational change in the world of Italian Progressive Rock dedicated to the sound of the 1970s, musicians who try their hand at sounds filled with keyboards and tempo changes just like the famous Genesis did, just to name one.
It is commendable this attachment to the times that were, despite the fact that today there are no longer the social contexts to support the trend, this willingness to always keep the torch of so-called cultured Rock alive, gives sometimes even pleasing results.
A debut in this regard is offered to us by Cinema Styge, a band from Milan formed a few years ago by Gianluca Bonelli (vocals, guitar) and Stefano Sabbatino (bass) joined by Luca Montone (drums, percussion) and Andrea Gobbo (piano, organ, synthesizers). "Tra Di Noi" is an eight-song concept album about an eerie dream where the protagonists at the edge of a river search for the tree of evil in order to eliminate it.
The album cover immerses the listener in this colorful world of lost souls where the plant's stubbornness in not wanting to die is assiduous. The eternal struggle between good and evil we have also seen over time through epochal albums such as Orme's "Felona E Sorona," for example, the theme is one of the most dealt with in this Progressive context and yet still fascinating. The album ends with a psychedelic dreamlike journey between the cosmos and a bus reminiscent of the historic one from the Beatles' "Magical Mystery Tour." In these few lines you have the opportunity to understand what can be heard within "Tra Di Noi”.
Through "Non Si Sa Mai Che" the vintage world immediately appears through vocals and keyboards, an intro reinforced by the entrance of a powerful guitar riff. But it is the Hammond that makes the theme, supported by a vocal interpretation bordering on acting. Lots of history in these passages that ration deja vu, with pleasure in throwing oneself into instrumental escapes. Lots of Genesis in the middle part of the song which evolves in the finale into a bombastic and emphatic progression.
Again Gabriel's band, the one from "The Lamb Lies Down On Broadway" to peep through in the beginning of "Rivelazione”, the first single taken from the album.  Nor are there any hints of the old Pink Floyd, they can never be missed on an album aimed at the 1970s. "Come Allora" is meditative as well as close to song structure.
Above comes the short and rhythmic instrumental "Esme" to lead the listening towards "Cosmofobia Pt.1," another unsung movement where sonic escapes follow one another until the melancholy "Spettro Del Profeta," definitely Orme territory. The band showcases all its features in the second part of "Cosmophobia," but especially convinces in the concluding "Bus Carillion," with even passages into the magical world of Gentle Giant.
In a general sense I also notice points of conjunction with the Italian band Metamorphosis, this I say for the benefit of those in the know.
"Tra Di Noi" can be considered an interesting debut with many right ideas and others more overblown, but you know, this is the genre in question where fantasy never wants to stop hovering over every mood change. All that remains is to enjoy this sound to this day and exclaim, "Long live Italian Progressive Rock!" MS







mercoledì 20 dicembre 2023

Mater A Clivis Imperat

MATER A CLIVIS IMPERAT - Carmina Occulta
Black Widow Records
Genere: Horror Rock / Progressive Rock
Supporto: lp – cd




Gli anni ’70 hanno dato una svolta imponente al genere Rock in senso generale, con creatività, fantasia e ricerca, un periodo fiorente in cui la personalità aleggiava dominante sopra ogni forma d’arte. Anche da noi in Italia si è respirata quest’aria di cambiamento, un susseguirsi di realizzazioni che hanno messo in prima linea la volontà di esprimere sempre qualcosa di unico e personale. Certamente ascoltare certe sonorità oggi è materia per un pubblico mirato, se vogliamo anche di nostalgici, mai rassegnati al cambiamento sociale rivolto verso un’omologazione generale degli intenti. Sicuramente manca il contesto sociale a esporre alla massima potenza questo modus operandi, ma esiste uno zoccolo duro mai domo che con orgoglio procede il cammino di certi maestri, questo vale per tutto l’arco generazionale Rock.
Se andiamo ad analizzare il Progressive rock, il discorso si fa maggiormente complesso, tuttavia negli anni molte strade sono pressoché abbandonate, un filone che ad esempio ha riscontrato molte restrizioni è quello dell’Horror Rock, quello aperto in Italia dal maestro Antonio Bartoccetti in arte Antonius Rex nella fine degli anni ‘60, anche con i progetti Zora e Jacula. Per fortuna esistono case discografiche come la genovese Black Widow sempre attente al fenomeno, mentendo viva la fiamma emozionale di questa musica con gruppi più o meno storici come Paul Chain, Black Widow, Il Segno Del Comando, Malombra, L’Impero Delle Ombre e tantissimi altri ancora. Fra questi vado ad annoverare anche gli Evol di Samael Von Martin, compositore e polistrumentista anche con Satanel, Negatron, Death Dies. Questo tipo di sound rispecchia cinematograficamente i fasti del cinema Horror, molto spesso cantato anche in latino per donare al tutto quel velo di occultismo permanente, decisamente dal fascino impenetrabile oltre che altamente evocativo.
Nonostante il progetto veda luce nel 2008, Mater a Clivis Imperat esordisce soltanto nel 2022 con l’ottimo “Atrox Locus”. La musica richiama il meglio degli anni che furono, avvicinandosi ai contesti di band come Goblin, Museo Rosenbach, Banco del Mutuo Soccorso e Jacula, mentre Samael Von Martin, si occupa di chitarre, flauto, basso, liuto e percussioni. Con lui una nutrita squadra di ottimi musicisti oltre che ospiti noti nel campo come Domenico Liotto della Stanza Delle Maschere e il bassista Danjal dei Death Dies. A completare la squadra Isabella (voce principale, Simòn Ferètro (chitarra e voce), Walter “Wally Ache” Garau (basso), Elisa Montaldo (voce, piano), Vittorio Sabelli (clarinetto), Alessio Saglia (organo, Hammond, Moog e tastiere), Natalija Brancovic (organo, pianoforte, violino), Ventrenero (batteria), Elisa Di Marte (soprano deceduto nel 2022), Nequam (voce narrante), e The Nun (cori femminili).
Le tastiere relegano alla musica un suono totale, pieno, sinfonico, mentre i cambi di tempo sono sempre alla mercé delle composizioni che risultano essere ben diciannove. Basta ascoltare l’imponente “Liturgica (Itaque Sit)” per avere un’idea di quanto descritto, e poi interventi al limite del Jazz, e del Folk che non guastano mai. Un disco che scorre piacevolmente senza mai abbassare i toni emotivi, ben registrato e dalla copertina vintage che richiama inevitabilmente i fasti di certi fumetti Horror ed erotici degli anni ’70, anche perché l’autore è proprio il grande Emanuele Taglietti. Qui risiede musica totale, che va a coinvolgere molti stili proprio a vantaggio della fruibilità oltre che rispolverare fasti di un certo Rock colto.
Per i collezionisti dico che esistono anche seicento copie in formato vinilico, magari dal prezzo poco abbordabile ma questo è un dettaglio a cui gli amanti del genere non interessa affatto. MS





Versione Inglese:


MATER A CLIVIS IMPERAT - Carmina Occulta
Black Widow Records
Genre: Horror Rock / Progressive Rock
Support: lp - cd


The 1970s gave a commanding turn to the Rock genre in a general sense, with creativity, imagination and research, a flourishing period in which personality hovered dominantly above every art form. We in Italy also breathed this air of change, a succession of accomplishments that put at the forefront the desire to always express something unique and personal. Certainly listening to certain sounds today is matter for a targeted audience, if you will, even of nostalgics, never resigned to the social change turned toward a general homologation of intent. Certainly there is a lack of social context to expose this modus operandi to its maximum power, but there is a never tame hard core that proudly proceeds the path of certain masters, this applies to the whole Rock generational arc.
If we go to analyze Progressive rock, the discourse becomes more complex, however over the years many paths are all but abandoned, a strand that for example has found many restrictions is that of Horror Rock, the one opened in Italy by master Antonio Bartoccetti aka Antonius Rex in the late 1960s, also with the Zora and Jacula projects.
Fortunately, there are record companies such as the Genoese Black Widow always attentive to the phenomenon, lying alive the emotional flame of this music with more or less historic groups such as Paul Chain, Black Widow, Il Segno Del Comando, Malombra, L'Impero Delle Ombre and many, many more. Among them I am also going to include Samael Von Martin's Evol, composer and multi-instrumentalist also with Satanel, Negatron, Death Dies. This kind of sound cinematically reflects the splendors of Horror cinema, very often also sung in Latin to give the whole thing that veil of permanent occultism, definitely with impenetrable charm as well as highly evocative.
Although the project saw the light of day in 2008, Mater a Clivis Imperat did not make its debut until 2022 with the excellent "Atrox Locus." The music recalls the best of the years gone by, approaching the contexts of bands such as Goblin, Museo Rosenbach, Banco del Mutuo Soccorso and Jacula, while Samael Von Martin, handles guitars, flute, bass, lute and percussion. With him is a large team of excellent musicians as well as well-known guests in the field such as Domenico Liotto of Stanza Delle Maschere and bassist Danjal of Death Dies.
Rounding out the team are Isabella (lead vocals, Simòn Ferètro (guitar and vocals), Walter "Wally Ache" Garau (bass), Elisa Montaldo (vocals, piano), Vittorio Sabelli (clarinet), Alessio Saglia (organ, Hammond, Moog, and keyboards), Natalija Brancovic (organ, piano, violin), Ventrenero (drums), Elisa Di Marte (soprano deceased 2022), Nequam (narrator), and The Nun (female backing vocals).
The keyboards relegate a total, full, symphonic sound to the music, while tempo changes are always at the mercy of the compositions, which turn out to be as many as nineteen. One only has to listen to the imposing "Liturgica (Itaque Sit)" to get an idea of what is described, and then interventions bordering on Jazz, and Folk that never spoil. A record that flows pleasantly without ever lowering the emotional tone, well recorded and with a vintage cover that inevitably recalls the splendor of certain Horror and erotic comics of the 1970s, also because the author is the great Emanuele Taglietti himself. Total music resides here, involving many styles precisely for the benefit of usability as well as dusting off splendors of a certain cultured Rock.
For collectors I say that there are also six hundred copies in vinyl format, perhaps unaffordably priced but this is a detail that lovers of the genre do not care about at all. MS






sabato 16 dicembre 2023

Noage

NOAGE - From Darkness To Life
Revalve Records
Genere: Gothic Metal
Supporto: Digital – 2023




La storia del Gothic Metal affonda le radici nei primi anni ’90, ricordo quando i norvegesi Theatre Of Tragedy misero per la prima volta una voce femminile eterea contrapposta a quella maschile. Primi passi per prime sorprese in un sound dalle tonalità oscure come quelle delle tematiche generalmente trattate.
Ora ci si potrebbe chiedere se anche noi italiani, che abbiamo la solarità nell’anima, siamo capaci di immergerci in questo sound nostalgico e oscuro, la risposta è si e una prova ce la propone la band romana Noage. 
La band capitanata da Germana Noage (Aetherna), si forma nel 2021 dopo aver collaborato con Jonathan Vanderbilt, chitarrista dei Celtic Hills. Oggi la band è composta da Michele Raspanti al basso (Graal ed ex Secrte Rule), Michele "El Diablo" Serra alla chitarra (ex Mindcrime ed ex Daylight Silence), Massimo Pieretti alle tastiere e l’argentino Andres Gualco alla batteria (ex Tersivel). “From Darkness To Life” contiene nove canzoni ed è anticipato dal singolo “Playground Of The Dead”, immerso nelle atmosfere Nightwish, dove la bellissima voce di Noage mette subito in chiaro cosa significa suonare questo genere, mentre le tastiere rendono il tutto molto sinfonico.
Il brano che inizia il percorso s’intitola “Darklife Prelude”, una breve introduzione che porta a “Monsters”, dove un incedere epico mette in luce le ottime qualità della sezione ritmica. Non mancano neppure riferimenti a gruppi come gli Evanescence, un blocco granitico sonoro che è addolcito solamente dalla voce. La delicata “Build Your Heart” vede la partecipazione di Amy “Breathe” Helm a duettare vocalmente con Noage, un’intesa che s’intreccia durante tutto il brano. La chitarra elettrica si lancia in un buon assolo, breve ma di sostanza, perché la musica deve colpire al cuore più che alla mente, essendo in questo caso al cospetto di una ballata.
Con la title track il volume aumenta, così l’enfasi e l’uso delle corde vocali, specialmente durante il ritornello gradevole oltre che “ruffiano” nel senso buono del termine. Ed è comunque sempre Heavy Metal, per questo ci pensano le chitarre a ricordarlo, anche se l’insieme delle sonorità tenta di celare tutto attraverso l’imponente uso di tastiere. Un equilibrio gradevole che sicuramente i più aperti di mente riusciranno ad apprezzare.
Il mid tempo di “Silent Breath” è accattivante, uno dei pezzi più riusciti dell’album a mio gusto personale, una vera scarica di energia. “Never Too Late” vede al microfono la cantante finlandese Kate Nord, una altra semi ballata di classe dalle alte tonalità liriche. Gli arrangiamenti sinfonici sono un valore aggiunto a una melodia nostalgica che facilmente resta impressa nella memoria. Altro ospite del disco è Francesco Mattei, chitarrista eclettico che varia dall’Hard Rock al Metal Progressive, e lo possiamo apprezzare nel brano “Superhero”. Infine giunge “Fuck This World”, testo arrabbiato con la società rinforzato da un alto muro elettrico, qui i Noage mostrano i muscoli.
Questo debutto ci presenta una band già in salute e con le idee molto chiare, ma diciamola tutta, non sono di certo gli ultimi arrivati, i musicisti coinvolti sono tutti preparati con alle spalle una esperienza rodata.
In conclusione questo debutto mette in luce passione, competenza e buone idee, i Noage così si presentano al mondo del Gothic Metal, non ci resta che ascoltare un ora di ottima musica ben confezionata. MS




 



Versione Inglese:


NOAGE - From Darkness To Life
Revalve Records
Genere: Gothic Metal
Supporto: cd – 2023


La storia del Gothic Metal affonda le radici nei primi anni ’90, ricordo quando i norvegesi Theatre Of Tragedy misero per la prima volta una voce femminile eterea contrapposta a quella maschile. Primi passi per prime sorprese in un sound dalle tonalità oscure come quelle delle tematiche generalmente trattate.
Ora ci si potrebbe chiedere se anche noi italiani, che abbiamo la solarità nell’anima, siamo capaci di immergerci in questo sound nostalgico e oscuro, la risposta è si e una prova ce la propone la band romana Noage. 
La band capitanata da Germana Noage (Aetherna), si forma nel 2021 dopo aver collaborato con Jonathan Vanderbilt, chitarrista dei Celtic Hills. Oggi la band è composta da Michele Raspanti al basso (Graal ed ex Secrte Rule), Michele "El Diablo" Serra alla chitarra (ex Mindcrime ed ex Daylight Silence), Massimo Pieretti alle tastiere e l’argentino Andres Gualco alla batteria (ex Tersivel). “From Darkness To Life” contiene nove canzoni ed è anticipato dal singolo “Playground Of The Dead”, immerso nelle atmosfere Nightwish, dove la bellissima voce di Noage mette subito in chiaro cosa significa suonare questo genere, mentre le tastiere rendono il tutto molto sinfonico.
Il brano che inizia il percorso s’intitola “Darklife Prelude”, una breve introduzione che porta a “Monsters”, dove un incedere epico mette in luce le ottime qualità della sezione ritmica. Non mancano neppure riferimenti a gruppi come gli Evanescence, un blocco granitico sonoro che è addolcito solamente dalla voce. La delicata “Build Your Heart” vede la partecipazione di Amy “Breathe” Helm a duettare vocalmente con Noage, un’intesa che s’intreccia durante tutto il brano. La chitarra elettrica si lancia in un buon assolo, breve ma di sostanza, perché la musica deve colpire al cuore più che alla mente, essendo in questo caso al cospetto di una ballata.
Con la title track il volume aumenta, così l’enfasi e l’uso delle corde vocali, specialmente durante il ritornello gradevole oltre che “ruffiano” nel senso buono del termine. Ed è comunque sempre Heavy Metal, per questo ci pensano le chitarre a ricordarlo, anche se l’insieme delle sonorità tenta di celare tutto attraverso l’imponente uso di tastiere. Un equilibrio gradevole che sicuramente i più aperti di mente riusciranno ad apprezzare.
Il mid tempo di “Silent Breath” è accattivante, uno dei pezzi più riusciti dell’album a mio gusto personale, una vera scarica di energia. “Never Too Late” vede al microfono la cantante finlandese Kate Nord, una altra semi ballata di classe dalle alte tonalità liriche. Gli arrangiamenti sinfonici sono un valore aggiunto a una melodia nostalgica che facilmente resta impressa nella memoria. Altro ospite del disco è Francesco Mattei, chitarrista eclettico che varia dall’Hard Rock al Metal Progressive, e lo possiamo apprezzare nel brano “Superhero”. Infine giunge “Fuck This World”, testo arrabbiato con la società rinforzato da un alto muro elettrico, qui i Noage mostrano i muscoli.
Questo debutto ci presenta una band già in salute e con le idee molto chiare, ma diciamola tutta, non sono di certo gli ultimi arrivati, i musicisti coinvolti sono tutti preparati con alle spalle una esperienza rodata.
In conclusione questo debutto mette in luce passione, competenza e buone idee, i Noage così si presentano al mondo del Gothic Metal, non ci resta che ascoltare un ora di ottima musica ben confezionata. MS

 

 



 

Dear

DEAR – DeaR Tapes  (Greetings From Uchronia)
Music Force – Egea Music
Genere: Cantautore
Supporto: 3 cd – 2023




Diciamoci subito la verità, chi durante i primi passi con il proprio strumento nel tempo non si è divertito a registrare le composizioni? Magari le ha custodite gelosamente per il solo piacere di farlo, e c’è chi invece ha realizzato demo tapes da proporre a qualche casa discografica con la speranza di essere arruolato e distribuito. Negli anni ’80, per esempio, giravano le famigerate cassette, se queste poi sono appartenute a qualche band che ha successivamente sfondato, potevano considerarsi dei veri e propri cimeli.
Ricordi messi in un cassetto, prove che nel tempo sono state ampliate e modificate, oppure semplicemente dimenticate, queste operazioni chi suona musica le conosce a menadito. Capita a volte che esistono brani davvero riusciti che però non hanno avuto la fortuna di essere apprezzati, probabilmente perché il genere suonato in quel momento non era di moda, e quindi rifiutato da molti addetti ai lavori. Solo il tempo può rendere loro giustizia, e questo è ciò che è anche accaduto al cantautore torinese Davide Riccio, in arte DeaЯ.
A quattordici anni comincia a comporre musica e testi, così nel 1981 decide di registrare le prime idee, questo sino al 1990, nel frattempo Riccio milita in differenti band locali quali Canned Music, Bluest, Off Beat e Individua Vaga. Ho avuto il piacere di apprezzare la sua musica solista sin dal 2021 grazie alla romana Music Force che produce tre album, "Out Of Africa”, “Mon Turin” (2022) e “Dear Me!” (2023), a questo punto non resta che dare giusta vita anche a tutte quelle realizzazioni che sono rimaste in cantina, o meglio in cassetta. Capite voi che in tanti anni le registrazioni sono davvero numerose, così ecco il motivo del triplo cd intitolato “DeaR Tapes”. Brani rielaborati in fase di digitalizzazione, a volte anche velati dalle imperfezioni del tempo, ma questo poco importa, ciò che conta è la documentazione che rende eterne queste composizioni altrimenti perse nei meandri.
Il primo cd s’intitola “Music Was First” e contiene venti brani registrati dal 1981 al 1984. Si sente subito la voglia di emergere, il cantato in inglese sta a dimostrarlo. Le canzoni rispecchiano a pieno il sound di quegli anni ma non lo stile che aleggia nel cantautorato. L’elettronica spesso viene a supporto, come in “Death Watch”, “Jean Paul’s Dream” oppure in “The Weighing Of The Heart”, mentre in generale la voce profonda di Riccio non tenta mai strade impervie. Non mancano fughe nella ricerca come nella giocosa “Ideal Future”. Voci femminili spesso fanno da supporto ai brani. Passaggi nella psichedelia in “She Is Far From From The Land”, un poema di Thomas Moore, mentre chi avesse voglia di ballare può farlo sopra le note di “Bossa Rossa”.
Il secondo disco va dal 1985 al 1988, e s’intitola “To Keep 37 Years”. Già dalle prime note di “Me And Ufo” si coglie una crescita caratteriale dell’artista, il brano strumentale è del 1987 ed è particolarmente ricercato nelle sonorità psichedeliche. A seguire un insieme di stili che vanno dal sound southern alla disco, tuttavia generalmente la musica di Dear ha sempre uno sfondo di allegria e positività, oltre che d’ironia. Il terzo disco s’intitola “Daimon” e tratta il periodo fine anni ’80 e primi ’90. Interessante “Man Loves One day On Hearth” con incluso “A dream Within A Dream” di Edgard Allan Poe. In questo periodo della carriera Dear propende maggiormente verso la psichedelia con maggiori interventi di chitarra elettrica a sostegno.
Questo triplo è una testimonianza di chi ama la musica e non vuol perdere neppure un attimo della sua esistenza, un regalo per se stesso ma anche per noi, ovviamente rivolto a chi sa apprezzare. MS





Versione Inglese:


DEAR - DeaR Tapes (Greetings From Uchronia)
Music Force - Egea Music
Genre: Songwriter
Support: 3 CDs - 2023


Let's face it, who during their first steps with an instrument over time has not enjoyed recording their own compositions? Maybe you jealously guarded them for the sheer pleasure of it, and there are those who instead made demo tapes to propose to some record company with the hope of being enlisted and distributed. In the 1980s, for example, the infamous cassette tapes were going around; if these then belonged to some band that later broke through, they could be considered true heirlooms.
Memories put in a drawer, rehearsals that were expanded and modified over time, or simply forgotten, these operations those who play music know them inside out. It sometimes happens that there are really successful pieces that, however, have not had the luck to be appreciated, probably because the genre played at the time was not fashionable, and therefore rejected by many insiders. Only time can do them justice, and this is what also happened to Turin-based singer-songwriter Davide Riccio, aka DeaЯ.
At the age of fourteen he began to compose music and lyrics, so in 1981 he decided to record his first ideas, this until 1990, in the meantime Riccio played in different local bands such as Canned Music, Bluest, Off Beat and Individua Vaga. I have had the pleasure of appreciating his solo music since 2021 thanks to the Roman Music Force that produces three albums, "Out Of Africa," "Mon Turin" (2022) and "Dear Me!" (2023), at this point it only remains to give right life also to all those realizations that remained in the basement, or rather in cassette. You understand that in so many years the recordings are really numerous, so here is the reason for the triple CD entitled "DeaR Tapes." Songs reworked during digitization, sometimes even veiled by the imperfections of time, but that matters little, what matters is the documentation that makes these otherwise lost compositions eternal in the meanders.
The first CD is titled "Music Was First" and contains twenty tracks recorded from 1981 to 1984. One can immediately hear the desire to emerge; the English vocals stand to prove it. The songs fully reflect the sound of those years but not the style that hovers in songwriting.
Electronics often come in support, as in "Death Watch," "Jean Paul's Dream" or "The Weighing Of The Heart," while in general Riccio deep voice never attempts impassable paths. There is no shortage of escapes in the quest as in the playful "Ideal Future." Female voices often back up the tracks. Steps into psychedelia in "She Is Far From The Land," a Thomas Moore poem, while those who feel like dancing can do so over the notes of "Bossa Rossa."
The second record runs from 1985 to 1988, and is entitled "To Keep 37 Years." Already from the first notes of "Me And Ufo" one can grasp a character growth of the artist; the instrumental track is from 1987 and is particularly searching in its psychedelic sounds. This is followed by a mix of styles ranging from southern sound to disco, however generally Dear's music always has a background of cheerfulness and positivity, as well as irony. The third disc is titled "Daimon" and covers the late 1980s and early 1990s period. Interesting "Man Loves One day On Hearth" with Edgard Allan Poe's "A Dream Within A Dream" included. During this period of his career Dear leans more toward psychedelia with more electric guitar interventions in support.
This triple is a testament to those who love music and do not want to miss a single moment of its existence, a gift to themselves but also to us, obviously aimed at those who can appreciate. MS





 

domenica 10 dicembre 2023

Considerazioni sul Rock Progressivo 2023

Considerazioni sul Rock Progressivo 2023




Di Massimo Max Salari


E’ già passato un anno, e come diceva Steven Wilson dei Porcupine Tree nel suo album “The Incident”, Time Flies! E proprio a proposito del grande musicista in questione, in quest’anno lo abbiamo potuto apprezzare in due realizzazioni fra cui una molto importante, il ritorno dei suoi “seppelliti” Porcupine Tree.
Ho posto grandi attese su “Closure/Continuation”, ma già la defezione di Colin Edwin mi ha dato un campanello di preallarme sulla riuscita di questo disco che piuttosto mi è sembrato un insieme di brani non scelti per l’ultimo “The Incident” del 2009 e poco più. Non che sia brutto, intendiamoci, tanto che li ho anche seguiti dal vivo, però da una lunga assenza di quindici anni, mi sarei aspettato qualcosa di decisamente diverso, visto il rispolvero di un logo così importante. Sono rimasto parzialmente felice, così come per l’uscita solista di Wilson intitolata “The Harmony Codex”, da molti osannata come una realizzazione epocale per un cambiamento del Rock anni ‘2020 (addirittura) ma che personalmente ritengo essere un sunto della sua carriera. Sembra che l’artista abbia preso un brano per ogni suo album passato per fare il riassunto delle puntate precedenti. Anche in questo caso sto parlando comunque di un bel disco, anche se ci convivono momenti da sbadiglio, come nella title track. Occasioni mancate? Per me si, ma oggi come oggi bisogna sapersi accontentare.
Anche quest’anno ho ascoltato centinaia di lavori grazie alle vostre segnalazioni e soprattutto a coloro che mi hanno spedito il materiale per NONSOLO PROGROCK, molti li ho recensiti ed altri no, soprattutto per mancanza di tempo e a me fare le cose superficialmente non piace. Bisogna avere rispetto per chi mette a nudo la propria anima in un disco, e quindi un critico deve saper mettersi nei panni dell’artista per cercare di capire al meglio. Per fare questo si necessita di tempo, se avessi fatto il critico per mestiere, sarebbe stato diverso. Comunque grazie ancora a tutti.
Detto questo, faccio ora una veloce carrellata dei dischi che più mi hanno colpito in questo 2023:
 
RIVERSIDE – “ID.Entity” è un buon doppio cd, ma in buona sostanza il discorso è analogo a quello precedente su Steven Wilson.




HAKEN – “Fauna” non mi è dispiaciuto, la band oramai è consolidata in uno stile ben radicato oltre che di personalità. Capisco che certe sonorità Hard non piacciono a tutti, ma tutto sommato un onesto lavoro.





A.C.T – “Falling” (EP), è solo un assaggio di quello che probabilmente uscirà in questo prossimo 2024 e se le premesse sono queste, sarà di sicuro un gran disco. La band cresce sempre più. La tecnica è sopraffina e la qualità delle composizioni sempre elevata.





AISLES – “Beyound Drama”, l’ho anche recensito in questa sede, bello sotto molti aspetti, un mutamento di stile che sta portando la band a livelli davvero importanti.
TEN JINN – “Ardis” la storica band americana ogni disco migliora come un buon vino rosso, Prog di classe.





OMNI – “Cronicas Del Viento”, di questa band spagnola non parla mai nessuno, eppure viaggia a livelli strumentali davvero alti, con richiami spesso ai Pink Floyd, Camel e Genesis, in parole povere un disco che mi ha molto soddisfatto.





MYSTERY “Redemption”, ecco un altro lavoro dal quale mi sarei atteso di più. I canadesi Mystery sono una band oramai mondiale e chi ama il Prog la conosce bene, proprio per questo le aspettative alzano l’asticella. Come tutti i dischi di oggi invece all'interno risiedono tre brani epocali ed altri trascurabili. Questo modus operandi generico fa si che tu realizzi un discreto album ma che non rimarrà mai nella storia. Consiglio a tutti di fare meno dischi e di eliminare i brani riempitivi. Meglio un disco ogni tre anni ma completo di canzoni ottime che due sufficienti, almeno questo a mio modo di vedere. Comunque scorre abbastanza bene.






KARNATAKA – “Requiem For A Dream”, è un album interessante di Prog totale misto a Folk. Un piacevole ascolto.






THE SAMURAI OF PROG – “The Man In The Iron Mask”, qui c’è tutto quello che un amante del genere desidera ascoltare. Non ci sono canzoni incredibili, ma tutte di buon livello, quando impareranno a fare composizioni eccellenti, allora parleremo di una band storica.




AGUSA – “Prima Materia”, adoro questa band per cui il mio giudizio non è del tutto veritiero, ma credetemi se vi dico che qui c’è tanto bel Prog Folk.
BIG BIG TRAIN – “Ingenious Devices”, che dire… li amo e basta!






RING VAN MOBIUS – “Commissioned Work pt2 Six Drop”, è tempo che li tengo d’occhio e compero i loro lp, aspetto sempre la zampata del leone, perchè posseggono le giuste qualità, ma ancora manca il capolavoro sempre sfiorato.







NEAL MORSE – “The Dreamer”. Neal è Neal, lo so, è sempre quella, ma che ci posso fare se lui sa scrivere belle canzoni? Si, capisco che sono quasi tutte uguali, ma nell’insieme è sempre gradevole ascoltarlo, ed è ancora una volta circondato da grandi musicisti.






UNITOPIA – “Seven Chabers”. Il solito Prog ben confezionato come loro e pochi altri sanno fare ricco di strumenti e buone canzoni. Consigliato.




SOEN – “Memorial”, oramai hanno trovato la loro strada che li porta a vendere molti dischi. Qui ospite anche la nostra cantante Elisa. Un bel disco senza troppi momenti di stanca, la band di Lopez (Opeth) è sempre piacevole da ascoltare. A proposito, dico ai Prog fans che qui c’è molto Metal Prog, questo se non dovessero piacervi le sonorità elettriche distorte, ma occhio alle ballate, sempre ottime.






THE FLOWER KING – “Look At You Now”. E qui c’è la sorpresa, Roine Stolt lascia le lunghe suite che ha reso famosa la sua storica band per avvicinarsi alla semplice canzone, in parole povere ha badato al sodo senza inutili divagazioni, e il risultato ne ha acquisito freschezza. Ho apprezzato!





DISTRICT 97 – “Stay From The Ending”, questa band meriterebbe molto di più, ma molto di più! Tecnica, ottima voce, belle canzoni e tanto Prog. Da avere.






LALU – “The Fish Who Wanted To Be King”, band francese  che meriterebbe più attenzione, qui il cantante Damian Wilson (Arena) è a briglia sciolta, si sente che si diverte. Come sempre i Lalu realizzano un disco ricco di tempi dispari e tanto Prog DOC. Molto bello.






NEXUS – “Insania”. Gli argentini sono oramai una garanzia radicata, se amate le tastiere qui c’è di che godere. Ottimo.






GLASS HAMMER – “Arise”. Altra realtà americana radicata nel genere. Questo nuovo disco rientra nel discorso precedente sulla realizzazione di tre brani eccellenti e altri di riempimento, ma c’è comunque di che godere.





PETER GABRIEL – “Io”. Alti e bassi. Peter ritorna con la sua veneranda età e lo fa come sempre con personalità, però… boh.







MOON SAFARI – “Himlabacken Vol. 2”. Ecco il mio disco dell’anno. Tanto atteso questo ritorno ripagato dal grande Prog espresso in canzoni sempre attente alla melodia, e dotate di ottime coralità alla Yes, compresa tanta tecnica al seguito. Ottimo.




 
Tutti gli altri che non nomino sono dischi che non mi hanno convinto a pieno per vari motivi che non sto qui ad elencare, e quindi preferirei sorvolare.
Riguardo alle band italiane, potete avere una nutrita carrellata qui nel mio blog senza ripetermi inutilmente, per non rendere questo articolo prolisso e stancante.


 
CONCLUSIONE
 
Il 2023 per il Rock Progressivo lo metto in un limbo che aleggia nello stato di mezzo, senza infamia e senza lode, a parte qualche sussulto. In generale mi sono divertito ad ascoltare, ma probabilmente la colpa è la mia, con gli anni che passano divento sempre più esigente, ma come ho già avuto modo di esprimere, oggi come oggi, bisogna anche sapersi accontentare, e io mi adeguo.