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sabato 28 agosto 2021

Deafening Opera

DEAFENING OPERA – Driftwood
Autoproduzione
Genere: Hard Prog
Supporto: cd – 2021




In passato ho già avuto modo di tessere lodi a questo gruppo estrapolandone le potenzialità effettive al riguardo. Il gruppo proveniente da Monaco è composto oggi da Moritz Kunkel (chitarra, piano, cori), Thomas Moser (chitarra), Christian Eckstein (basso, cori), Adrian Daleore (voce) e Konrad Gonschorek (batteria).

Nel loro sound miscelano differenti stili, quindi in definitiva rientrano a pieni voti nel calderone del Progressive Rock. Innestano Jazz, Folk, Rock, per un risultato di ricerca ma al contempo molto orecchiabile. Uno dei pregi della musica dei Deafening Opera è proprio quello di dare rilevanza alla melodia, quindi una ricerca a favore della canzone da ricordare, da cantare e non fine a se stessa travolta da un inutile tecnicismo di base. Con “Driftwood” raggiungono il traguardo del quarto album in studio e si evince all’ascolto la maturazione artistica così come una crescita di personalità acquisita di anno in anno con consapevolezza. Vi posso assicurare che è molto più difficile scrivere canzoni che abbiano all’interno suoni che possono far cantare piuttosto che lunghe suite piene di improvvisazioni e di assolo, tuttavia questa è una scelta che può essere più o meno condivisa dagli amanti del Prog.
Nessuna suite quindi, ma otto canzoni di media durata che posso semplificare in una media di cinque minuti l’una.
Con il breve acustico strumentale “Murghab Morning” inizia il percorso immediatamente evidenziato dagli ottimi arrangiamenti e le tastiere dell’ospite Tilman Eispert che conducono a “25.000 Miles”. Bella la voce di Adrian Daleore che si avvicina molto alla teatralità del Neo Prog, qui la canzone mi fa tornare alla memoria certi giri armonici della band svedese Ritual per chi dovesse essere a loro conoscenza. Con un swing ruffiano dal profumo jazz si presenta “Snowman’s Meadow”, impossibile tenere ferma la gamba a seguito del ritmo da accompagnare. Con “Outlaw Feline” si fa un salto nel Folk sudista americano impreziosito da interventi Rock raffinati, la musica intesa come un gioco e lo scopo è il divertimento. Non manca la ballata acustica qui intitolata “As Night And Day Collide” con voce e piano, un momento toccante e allo stesso tempo riflessivo.
Alexandra Stovall è la voce femminile in “Farewell Kiss”, altro frangente dall’ampio respiro che all’ascolto fa socchiudere inevitabilmente gli occhi. Con i suoi sei minuti abbondanti “Man And Machine” è la canzone più lunga dell’album e anche la più Progressive sotto molti punti di vista, annessi i cambi di tempo, qui si sente anche un poco l’influenza di Steven Wilson, artista che con i suoi progetti Porcupine Tree, No Man, Blackfield etc. ha contaminato molto del Rock Prog moderno. Il percorso si conclude nuovamente in maniera acustica con “Little Stone”.
“Driftwood”, quando la semplicità è la carta vincente. MS
 
www.deafening-opera.de





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