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giovedì 9 settembre 2021

Nichelodeon - InSonar & Relatives

NICHELODEON/INSONAR & RELATIVES – Incidenti, Lo Schianto
Snowdonia
Distribuzione: Adioglobe
Genere: Avanguardia – Sperimentale
Supporto: cd – 2021




Ricercare, osare, isteria, sarcasmo, l’essere se stessi fino all’estremo, tutto questo può bastare per definirsi dei folli? Ma cosa è in realtà la follia? E’ uno stato di alienazione mentale determinato dall'abbandono di ogni criterio di giudizio; pazzia, demenza. Si ha paura della follia, essa destabilizza perché non sai mai cosa  riserva. Eppure nella musica c’è bisogno di follia come l’aria, perché l’evoluzione passa attraverso la trasgressione della regola. Immaginatevi voi se non ci fosse chi osa, ancora oggi saremmo qui a battere un ramo su di un tronco vuoto.  Tuttavia la follia non porta sempre a risultati positivi, anzi spesso deraglia nell’estremismo incompreso, ma anche in esso si celano idee che magari un altro artista nel tempo estrapola e migliora (fosse la prima volta che accade). Questo è l’habitat in cui notoriamente opera il cantante Claudio Milano in arte Nichelodeon. Esso respira l’arte e l’assorbe assimilandola per poi vomitarla addosso al pubblico senza mezzi termini con veemenza.
Sono serviti sette anni per la realizzazione di “Incidenti – Lo Schianto”, e sto parlando del quarto lavoro in studio (sesto se si considera il progetto InSonar) dopo il buon “Bath Salts” (Lizard Records). Un lavoro granitico suddiviso in 17 tracce denominate “Senza Valore” dove l’autore compositore e cantante  si coadiuva della collaborazione di ben 44 musicisti dai nomi più o meno noti nel circuito come Paolo Tofani, Vincenzo Zitello, Laura Catrani, Vittorio Nistri, Mauro Corvaglia, Luca Olivieri etc.
La musica espressa non segue uno stile unico, anche se essenzialmente gira attorno al dialogo fra il violino di Erica Scherl e i fiati di Evaristo Casonato, coesistono orchestrazioni e un insieme di generi come l’Avant-Metal, il Folk medievale ed il Jazz. L’artwork contenuto nel formato cartonato è ad opera dello stesso Milano, con la partecipazione dei grafici Paolo Rosset e Marco Latagliata. Esso è composto da quattro dipinti in bianco e nero che ben trasudano il lavoro sonoro contenuto all’interno definito dallo stesso autore “Un monolite oscuro ma dalle tante sfaccettature”. Ci sono anche quattro stick questa volta a colori che praticamente rovesciano in maniera ironica il significato della copertina accompagnando l’ascoltatore verso la follia, a voi il piacere di scoprirli, su questo non vi rovino la sorpresa.
Il soprano Laura Catrani incomincia il viaggio nel suono decantando le parole con intensa veemenza attraverso una impostazione più che esemplare, conducendo verso un suono psichedelico ed oscuro ricolmo di rumoristica.
L’oscurità ammanta la mente.
Il basso roboante di Andrea Grumelli si staglia all’inizio di “How Hard Tune!”, un breve concerto cameristico avvolto da un gioco di voci al limite del logico, la follia comincia a prende piede. Il passo è breve, il fatto si compie con “Variations On The Jargon”, uno dei brani più interessanti che mi sia capitato di ascoltare in questo 2021, denso di ricerca vocale, Metal in stile Celtic Frost periodo “Into The Pandemonium” il tutto sopra una ritmica free style. Milano con la voce fa ciò che vuole.
Ne “Il Barbiere Degli Occhi” si apprezzano i testi visionari come ad esempio in questo estratto:
 
Fuori dalle scuole,
nei luoghi di culto,
per pozzi sì bui,
sono il Creatore più grande,
chi confonde le mappe
di astri e labirinti,
delle vene e dei geni,
delle frecce scoccate
da Dèi troppo stanchi.
 
Ma le parrucche le più richieste sono,
arcobaleni di fogge oblique e rette,
a caccia di
consolazioni dolci,
allucinazioni selvagge,
un collasso di gioia.
 
Tutto è recitato, narrato, cantato, accennato, sussurrato dalla voce malleabile dell’artista.
“Con Dedica” è arrangiata assieme a Stefano Giannotti e Gianni Lenoci, coesistono richiami al passato sia nella musica che nel canto. Il flauto in conclusione dona una parvenza di serenità al tutto ma è una breve illusione, “Senza Ritorno” si palesa in una sequenza di coralità tonali decisamente non convenzionali. Apprezzabile il gioco degli effetti stereo che dona all’ascolto un piacere in più.
“La Scatola” possiede una metrica lirica ricercata su di una musica orchestrata e bene arrangiata da Andrea Quattrini, Stefano Ferrian, Stefano Giannotti e Ulisse Tonon. Facile avere visioni all’ascolto, la musica porta a questo, le immagini oniriche trasportano dentro il racconto. A questo punto dell’album si può dire che l’ascoltatore comincia a socializzare con la follia che sembra divenire sempre più normalità.
Che la bestia non sia poi così nera?
“L’Ultima Sigaretta (Fantasmi Ad Argun)” è diabolica, le voci che circondano il nostro cervello preso d’assalto brandiscono sembianze di un nuvolo di zolfo più che di fumo, questo grazie ai tornelli di voce. Fa capolino anche il Mellotron, suonato da  Marco Lucchi. Le atmosfere si quietano con “Idiota/Autoritratto (Tadzio’s Death)”, melodicamente più presente rispetto al materiale ascoltato sino ad ora. La breve durata lascia subito spazio alla sarcastica ed aritmica “Ho Gettato Mio Figlio Da Una Rupe Perché Non Somigliava A Fabrizio Corona)”, canzone geniale nella sua complessa semplicità, nenia annessa, si non ho sbagliato a scrivere perché il sentiero dell’ascolto una volta intrapreso mi conduce a questa riflessione. Ed ecco una citazione di “Mamma Mia Dammi Cento Lire” che rende il tutto decisamente paradossale, ciò avviene in “PT II: Cento Vite”. Nella terza parte del brano intitolata “Il Coro Dei Critici All’Ultima Sponda Del Commiato” ci si sente circondati e tutto comincia a ruotare intorno a noi, voci, suoni, imitazioni (Maurizio Costanzo compreso), ma la musica?  Ce la possiamo anche dimenticare, al contesto non serve. La voce protagonista in tutto e per tutto ribolle in ogni dove fra genio e sregolatezza. La destabilizzazione raggiunge vette elevate anche in “Sabbia Scura”, impreziosita dai testi di Salvatore Lazzara.
“Del Mondo Gli Occhi (New Moses)” è breve, ma poco più di un minuto basta per apprezzare ancora una volta la voce di Laura Catrani. Nobili citazioni in “Nyama (Gettarsi Oltre)”, quelle tratte da “Una Strana Zingarella” di Dino Campana e “Profezia” di Pier Paolo Pasolini, il violino di Erica Scherl pensa al resto, tanto da sembrare dotato di parola. Oboe e fiati aprono “La Montagna E Il Trono” in un gioco di percussioni burlesco, un ambito solo in apparenza sgraziato ma che nell’insieme ha una sua armonia logica, qui Milano ancora una volta tesse una tela di voci che cattura noi povere prede. A chiudere “Out Let – Viae Di (S) PHjga”, di certo l’ironia non manca, ma con queste atmosfere c’è poco da ridere.
Tantissime le sorprese, di certo non ve le ho svelate tutte perché “Incidenti, Lo Schianto” è un vero e proprio caleidoscopio sonoro. Alla fine dell’ascolto si esce storditi, sfiniti, Nichelodeon ci ha condotto nel suo mondo sonoro e se non gli tenete la mano rischiate seriamente di perdervi all’interno, la follia va condivisa, ma mai restare soli… Guai!
 
 
Ogni brano è dedicato a una persona, mentre l’intero album è rivolto al ricordo del suo amico e maestro Gianni Lenoci e al giornalista di Rockerilla Enrico Ramunni.
 
INFO: A dicembre 2021 uscirà una versione vinilica limitatissima in 10 copie (ma pur disponibile in formato digitale su Bandcamp e Spotify).
Il lato A presenta:
"Ho Gettato mio Figlio da una Rupe perché non Somigliava a Fabrizio Corona" (extended version)
 
Videoclip/performance: https://www.youtube.com/watch?v=h11J8C86vuk
 
Il lato B:
"Ho Gettato Fabrizio Corona da una Rupe perché non Somigliava a mio Figlio"
 
La composizione è tale affinché le due tracce siano concepibili come consecutive in un unico ciclo indefinito pari ad una lunga suite di 26 minuti divisa in due capitoli, ciascuno da 13 in modo speculare.
MS




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