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venerdì 20 novembre 2020

Zaal

ZAAL – Homo Habilis
Lizard Records / Open Mind
Genere: Jazz Rock / Fusion
Supporto: cd – 2020




In questi anni non è che il tastierista Agostino Macor sia rimasto con le mani in mano, La Maschera Di Cera, Finisterre, Blunepal, Rohmer, Ombra Della Sera, The Chanfrughen sono soltanto alcune delle sue partecipazioni in ambito progressivo e dintorni. Tuttavia sono passati dieci anni dal secondo lavoro in studio intitolato “Onda Quadra” ed oggi si ripresenta al pubblico con un lavoro registrato in presa diretta durante alcune sessioni. Il risultato si intitola “Homo Habilis”, una ricerca sul rapporto uomo/macchina in questo periodo tecnologico moderno.
In prevalenza fra le note di questo album completamente strumentale scaturisce un Jazz Rock/Fusion molto interessante, ma le influenze sonore arrivano da ogni parte, World, Prog, cameristica, Ambient ed altro ancora, questo grazie anche agli ospiti che lo accompagnano in questo viaggio di otto motivi.
Una mini orchestra composta da  Emanuele Ysmail Miletti (sitar), Sergio Caputo (violino) Paolo Furio Marasso (contrabbasso), Melissa Del Lucchese (Violoncello), Francesco Mascardi (sax), Roberto Nappi Calcagno (tromba), Andrea Monetti (flauto) e Alessandro Quattrino (percussioni) sono la base della band. Gli ospiti sono importanti e conosciuti nell’ambito Rock Prog, Edmondo Romano (legni e fiati), Mau di Tollo e Federico Branca (batteria).
Le aspettative sono alte e non nascondo che personalmente ho un debole per le registrazioni in diretta, perché l’alchimia che si crea nello studio è più sentita che mai, suonare guardandosi negli occhi porta ad avere un intesa maggiore, una spinta che sa di sincera realtà emotiva. La classica marcia in più.
Le macchine hanno molteplici componenti così come il corpo umano, altra macchina perfetta che riesce però nel miracolo di creare emozioni con le mani e la mente. Capta nell’aria la chimica spirituale trasformandola in musica, sono entrambi cose invisibili ma reali, l’ascolto di “Meccanica Naturale” ne è schietta conferma. Sembra di stazionare nei primi anni ’70, il sitar dona un fascino psichedelico avvolgente.
Il pianoforte di Macor apre “Revéil (Post Big Bang)”, il brano più lungo dell’album grazie ai quasi otto minuti di durata. Il suono diventa cinematografico, l’ascoltatore spazia in queste quasi improvvisazioni fra fiati e percussioni, ripercorrendo la strada evolutiva dell’uomo.
Ritmica cadenzata, quasi un orologio che avanza sul tempo con il suo inesorabile ticchettio in “Presences”, la tromba di Nappi Calcagno mi fa ritornare alla mente certe sonorità dei Nucleus, questo lo dico per i più ferrati di voi in questo settore musicale. Il crescendo sonoro è trascinante, l’ensemble si intende a dovere, proprio a conferma del mio pensiero espresso sulla registrazione in diretta.
Le atmosfere si quietano, il sitar suona su di un tappeto di suoni fievoli all’inizio di “Homo Habilis”, brano ricercato con influenze mediorientali e ancora una volta in crescendo, questa formula funziona sempre. ”Jaime S*mmers” è un breve e pacato strumentale fatto di tastiere, il suo minuto accompagna a “Instruments”, vera e propria carovana di suoni. La ripresa di “Réveil” ancora una volta è una passeggiata nella ricerca sonora, quasi cameristica, mentre “Androids Void”  è la traccia Ghost che chiude l’album, qui c’è elettronica, il momento è quieto, spaziale e armonioso mentre il piano sgocciola note come se stessero riflettendo su dove cadere.
Un lavoro decisamente mirato ad un pubblico esigente, di certo non da ascoltare con superficialità, si rischierebbe soltanto di paragonarlo ad un fastidio. Serve silenzio ed il giusto approccio, quello della passione per la musica. MS





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