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giovedì 29 agosto 2019

Massimo Dellanilla


MASSIMO DELLANILLA – Aqua
Riserva Indiana / Autoproduzione
Genere: Cantautore
Supporto: cd – 2017


Indicativamente la musica è un linguaggio, dove non arrivano le parole inizia la musica, mi piace pensarla così, ma se la musica è supportata anche dalle parole il risultato emotivo è maggiore. La musica pur basandosi su sette note, non si supporta di un solo stile ben definito, essa è variegata in tutto e per tutto, pilotata sempre dalla mente dell’artista il quale molto spesso palesa la sua cultura passata e presente. La musica se è legata alla formula canzone risulta più facile da ricordare, se poi ha motivi gradevoli da canticchiare il successo è maggiore, e qui fra messaggi e suoni ecco nascere l’importante compito del cantautore.
Massimo Dellanilla è il nome d’arte di Massimo Gabanetti, artista gabianese amante della pittura e della musica in senso generale. Ascolta Blues, Rock, Folk, la Psichedelia, il Reagge e molto altro ancora. Sin da giovane si affeziona alla chitarra e impara a suonarla da autodidatta fino a fondare la band I Circus (nome molto adoperato nel tempo da molti artisti e in varianti simili) con la quale suonano classici del Rock.
In questo debutto solista dal titolo “Aqua” Dellanilla riunisce le composizioni che ha composto nel tempo dove l'acqua svolge da filo conduttore e dieci sono i risultati. 
Buona la registrazione fatta su nastro magnetico ad opera di Riserva Indiana.
La musica di Massimo rivolge un rispettoso sguardo al passato e al cantautorato impegnato, da Lolli a Vecchioni, Guccini, De Andrè e a tutta quell’ala culturale della nostra italica musica, tuttavia io ci riscontro in alcuni passaggi anche il buon Mario Castelnuovo. Con lui suonano Davide Chiari (anche produttore), Thomas Baruffaldi (basso, batteria, cori) e Marco Bonera (strumenti a corda, cori).
Le sue sono principalmente ballate, anche dal profumo francese in alcuni episodi, basate sulla chitarra e le voci, ad iniziare da ”L’Occasione Persa” ma il disco si apre con la buona “Il Canto Del Fiume”, dove le caratteristiche da me poco fa descritte si specchiano fra le note.
“Anima Gentile” con un refrain intrigante potrebbe indurre verso la melodia concepita anche da Enrico Ruggeri, una canzone che si lascia assaporare come una boccata di fumo e come tale si libera nell’aria in sinuose curve per poi svanire. “La bancarella” è una semi ballata Deandreiana in crescendo emotivo e sonoro, lo stile di Dellanilla è dunque questo, un insieme di cultura italiana a livello cantautorale rielaborata con la propria personalità e la voce sempre calda e rassicurante.
Popolare “Il Controllore” molto Avion Travel style, più ricercata e vintage “Ad Ogni Donna” che gioca molto con le voci a sostegno in coralità. Un canto di uccelli apre “La Quercia”, altra ballata colma di passato e Massimo diventa cantastorie.
“Villa Inferno” è riflessiva, “I Vecchi” e la conclusiva “Bisogna Andare” non si muovono molto dal modus operandi del cantautore.
Massimo Dellanilla in “Aqua” racconta tante storie, in maniera calda e semplice, magari da cantare assieme all’aperto avanti ad un bel fuoco. E’ un cantautore in via d’estinzione, poche nuove leve conosco al riguardo, uno è Marco Sonaglia, tuttavia non è questione di numeri, ma di qualità. Ascoltatelo. MS



SPOTIFY: https://open.spotify.com/artist/77EU3xCrzv6K9PSk81rAYO
SOUNDCLOUD: https://soundcloud.com/massimodellanilla

CONTATTI: https://www.facebook.com/massimo.gabanetti

domenica 25 agosto 2019

Call Porter


CALL PORTER – A Time Warp Into Cole Porter’s Music
The Banksville Records Company – Pkmp Communication London
Distribuzione: Banksville Distribution / CD Baby
Genere: Jazz/ Rock Alternative
Supporto: cd – 2019


Call Porter è un progetto formato da due entità artistiche ben distinte, la cantante brasiliana Lica Cecato, amante del Jazz tradizionale, della poesia e della musica brasiliana, e un noto nome italiano in ambito Progressive Rock, Paolo Baltaro, già negli Arcansiel, S.A.D.O. e compositore solista.
Il loro punto d’incontro è la musica di Cole Porter. Con questo album gli artisti vogliono scomporre e ricomporre come in un puzzle musicale, la musica del noto artista americano, innestando diversi mondi sonori al suo interno, variando dal Rock Progressivo al Pop, al Jazz, al Metal, alla musica sperimentale etc. La voce di Lica ben si adatta a questo sforzo compositivo essendo molto malleabile, così Baltaro riesce ad arrangiare con personalità i brani in analisi.
La Paolo Baltaro Orchestra che suona nell’album, è composta da Luca Donini (sax), Andrea Beccaro (batteria), Gabriel Ferro (chitarra) e Paolo stesso polistrumentista.
Nell’album tuttavia partecipano anche numerosi special guest, nomi del calibro di Garrison Fewell, Pier Michelatti, Enrico Caruso, Ruggero Pari, Fabio Gurian, Gabriele Delta, Sandro Marinoni, e Vassilia Chachlakis.
Il primo brano è un intro che accompagna l’ascoltatore nel mondo compositivo e di arrangiamenti di Paolo Baltaro: “Time Machine”. Ascoltare il Melloton è sempre un grande piacere, mentre il basso suonato da Baltaro ha un suono caldo ed avvolgente. Contigua giunge “Let’s Misbehave” dove subito la voce di Lica trapela lo studio che c’è dietro alla materia, un piacere sentirla colloquiare con il sax jazz di Luca Donini davvero importante.
Segue il medley “Eggs For Phil – I’Ve Got You Under My Skin – Eggs For Phil (Reprise)”, molto Progressive Rock style, qui emergono le capacità di saper arrangiare le canzoni in maniera imponente di Baltaro ed il suo passato nei Arcansiel, band di Rock Progressivo Italiano. Anche qui un forte assolo di sax che ad alcuni attenti ascoltatori potrebbe portare ai Pink Floyd.
Vorrei anche spendere alcune parole per la qualità sonora, davvero curata e cristallina, gli strumenti staccano fra di loro alla perfezione e gradevole anche l’effetto stereo, un valore aggiunto all’intera opera.
Il medley “Inbye – Everytime We Say Goodbye – Tea For Burt – Wives And Lovers” mostra l’anima nera e soft Jazz di Cole Porter e qui Lica è davvero fondamentale, uno swing che nel centrale si lancia in un arrangiamento orchestrale a dir poco perfetto. In chiusura del brano si aggiunge Baltaro alla voce e uno scherzo sonoro vi attende nell’immediato. Un bell’Heavy Metal dal sapore Thrash in “ Let’s Do It (Let’s Fall In Love) – Zorterporn”, e anche qui Lica se la cava a dovere.
“It’s Allright With Me – Jimi And Miles’ Acid Merenda”, altro medley, altro genere musicale e questa volta si cade con entrambe i piedi nel Rock di Cream, Zappa, Hendrix e compagnia bella, dove il Blues è la base di un vigoroso Rock che ne consegue. Anche qui cambi di ritmo ed umorali.
Nella breve “Love For Sale” torna Lica e il movimento assume attraverso gli strumenti orchestrali ed elettronici un atteggiamento giocoso. Segue “I’Ve Got A Kick Out Of You”, inizialmente con eco vocali per poi lanciarsi un suono tipicamente anni ’60, quello dei Beatles.
Il tributo a Porter si conclude con “Night And Day – A Night In Turin – Disco Labirinto”, altro stravolgimento sonoro e ricercato.
I Call Porter sono un contenitore sonoro variopinto per orecchie preparate e non, avete letto i nomi di riferimento a cui vi ho rimandato, al suo interno si trova veramente di tutto e statene certi che per un onnivoro musicale come me, questo disco girerà spesso nel mio lettore e quindi promosso a pieni voti. Quando dalla musica si vuole qualcosa di più: la cultura e la professionalità. MS



Aliante

ALIANTE – Sul Confine
M.P. & Records. /G.T. Music
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2019




Nel 2017, la band Aliante stupisce pubblico e critica con un esordio discografico a dir poco notevole intitolato “Forme Libere”. Nel web e nei social questo disco spopola mettendo tutti d’accordo in quanto composto da brani molto orecchiabili, strumentali e vicini alla tradizione Progressive Rock in tutto e per tutto. I riferimenti alle nostrane Orme a volte sono evidenti, ma l’insieme è elaborato dalla personalità del gruppo che palesa un carattere importante. Si parlò quella volta di debutto, anche se la band in ambito Prog fece già vedere di che pasta fosse fatta, infatti alcuni componenti  (Jacopo Giusti e Alfonso Capasso) provengono dal progetto Egoband.
A distanza di due anni ritornano con il nuovo album “Sul Confine”, composto da otto brani.
Non ci sono suite all’interno, bensì canzoni di media o lunga durata, anche in questo caso Aliante bada al sodo senza pensare  ad eccessive elucubrazioni.
La sostanza si palesa già nel primo brano “Viaggio Nel Vento”, basato principalmente sul piano e le tastiere di Enrico Filippi. Anche questo nuovo lavoro è completamente strumentale e adatto proprio come suggerisce il nome della band, ai voli pindarici della nostra fantasia. Si presentano importanti passaggi nelle basi Jazz, esibiti soprattutto nella fase centrale del brano dove le tastiere si lasciano andare in una sorta di assolo improvvisato.
Il sound della band risulta essere sempre elegante, molto semplice e tuttavia accurato. La storia del genere viene assorbita e rielaborata con apparente semplicità, quel modo di fare che sembra essere semplice, ma che nella realtà non è alla portata di tutti. Il brano “Metzada” ne è la conferma.
Ritmi lenti, violino elettrico e tanta atmosfera in “Ai Confini Del Mondo”, dove mi ritornano alla memoria brani dei primi Mostly Autumn (per chi li conoscesse) o per intenderci maggiormente con i più pacati Pink Floyd. Un brano che sicuramente sarà acclamato dai più accaniti fans del genere. Qui gli Aliante fanno centro.
Sanno anche rendersi giocosi con i suoni come nel brano “La Rana”, dove sempre le tastiere restano  in evidenza con la giunta del grintoso Hammond a fare il verso alla rana. Nell’evolversi tutto torna nel binario rassicurante della formula canzone. Le dita volano sui tasti d’avorio in uno stile New Prog caro a maestri come Marillion era Fish o Clive Nolan dei Pendragon.
“Il Cigno Nero” mostra ancora una volta le capacità estremamente naturali di compore musica da parte degli Aliante. Segue “Il Quadrato”, brano più muscoloso dell’album in sonorità, qui il passato vintage è maggiormente evidente, soprattutto quello in stile EL&P. “Tenente Drogo” è un tuffo nel New Prog anni ’80 a testimonianza per l’ennesima volta (se ce ne dovesse essere ancora il bisogno), di una cultura musicale ad ampio spettro da parte dei musicisti.
L’album si chiude con il piano di “Nel Cielo” ed il suono onirico ci fa nuovamente volare.
Questo volo è quello che prenota incessantemente il Prog fans, con la speranza di non atterrare mai, perché la vita non è la partenza o l’arrivo, ma il viaggio e gli Aliante sono ottimi piloti. MS





ALIANTE – Forme Libere
M.P. & Records
Distribuzione: G.T. Music Distribution
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2017


Da una costola di Egoband (Jacopo Giusti e Alfonso Capasso sono stati membri del gruppo), si plasmano gli Aliante. Il nome lascia già presagire gli intenti sonori e il paesaggio in cui si vuole andare ad interagire. Sono formati da Enrico Filippi (Moog Sub 37, Kurzweil pc3 61 kore expansion, Roland Fantom G6, Yamaha P120, Korg Trinity plus), Alfonso Capasso (basso Ibanez Musicians, basso Fender Jaguar, distorsore Electro Armonix Big Muff, testata Mark big bang, monitor Ampeg) e Jacopo Giusti (batteria Yamaha Stage Custom, piatti Paiste Signature, Zildjian, Stagg e Gong Ufip).
“Forme Libere” è anche il titolo dell’intro narrato che porta all’ascolto di questo lavoro composto da otto canzoni, dove (lo avrete già intuito) le tastiere la fanno da padrona.
“Kilowatt Store” mette immediatamente in chiaro il fattore vintage, ossia la passione del trio alla musica Prog degli anni ’70 e visto lo schieramento, non possono che venire alla memoria gli EL&P, i Quatermass e le nostre immense Orme. Infatti le fughe strumentali lasciano decollare l’ascoltatore in un volo pindarico che tuttavia senza il rumore di un motore è silenzioso e puro.
I nostri non si perdono in inutili virtuosismi, l’ascolto va a godere di una musica che presto si ritaglia un angolo sia del nostro cervello che del cuore. Melodie semplici e a tratti toccanti, come in “Tre Di Quattro”, minisuite di quasi dieci minuti fanno del sound Aliante una vera boccata di ossigeno per il nostalgico Prog fans.
E via a planare verso “Etnomenia”, musica più Folk e Jazz, il lato della band che cerca di sperimentare di più, anche nelle ritmiche date dalle percussioni, quindi cambi di ritmo e di umore al suo interno.
“Kinesis” è un contenitore di musica scintillante, in cinque minuti tante emozioni e suoni da ascoltare in assoluto silenzio ad alto volume per poterne cogliere al meglio le caratteristiche. Tuttavia vorrei che passasse soprattutto il concetto di semplicità, perché gli Aliante come già detto, non fanno elucubrazioni ma badano al sodo, attingendo nella loro esperienza di musicisti e nella singola  passione musicale.
“Coda: Marea 03” è un breve intervento sonoro molto in stile Orme che porta all’ascolto della successiva “L’Ultima Balena”. Bellissimo l’inizio del piano in stile classico, una musica senza tempo che si articola ovviamente in più tasselli come genere ci insegna.
L’album completamente strumentale si conclude con la seconda mini suite dal titolo “San Gregorio”, in essa anche la ripresa di “Kinesis”.

Per chi vi scrive non esiste un brano migliore di un altro, tutti vanno a cozzare con il piacere del mio ascolto in quanto molto di parte, essendo io un grande amante delle band riferimento da me citate in precedenza, tuttavia faccio i complimenti agli Aliante per aver composto questo mosaico semplice e dai color pastello. Colori tenui, sempre gradevoli e mai esagerati. Cura per la musica, per i suoni e le melodie, un disco che fa affiorare la memoria ai tempi che furono , ma anche goderseli con la tecnologia di oggi. Consigliato agli amanti del genere. MS

mercoledì 14 agosto 2019

Issun


ISSUN – Dark Green Glow
Autoproduzione -
Genere: Metal Progressive
Supporto: cd  - 2019


Quante volte etichettiamo la musica? Viene naturale, anche per cercare di far capire a chi legge  di cosa si tratta e che genere è. In realtà gli artisti non è che si sentono rappresentati da una etichetta, essi sono liberi di viaggiare con il proprio credo e modo di esprimersi. Comunicano un concetto sia con gli strumenti che con le parole, poi se l’insieme di questo ricade dentro un determinato genere, probabilmente potrebbe essere accaduto non volontariamente.
Il Metal Progressive è un termine che può contenere al suo interno molteplici significati, può esserlo quello dei Dream Theater come quello degli Opeth, due concepimenti distanti eppure rivolti ad una ricerca, sia essa più o meno sinfonica. I primi sono fra i padri del genere, i secondi sono un perfetto esempio di evoluzione di carriera, disco dopo disco all’insegna del costante mutamento.
Ho fatto questo preambolo per chiederci: dove sta andando oggi il Metal Progressive? Chi sono le nuove leve? Ebbene, mi giunge dalla Germania un esordio che sicuramente riesce a mettere d’accordo molti fans, gli Issun. Nel disco intitolato “Dark Green Glow” si possono trovare tutti gli ingredienti sia del passato (Dream Theater compresi) che del presente, il tutto sotto la bandiera della grande melodia, assoluta protagonista!
Il disco è formato da dieci tracce di medio lunga durata, compresa una suite, per una durata totale di 70 minuti di musica. Il gruppo è formato da Marc Andrejkovits (basso), Tobi Schröder (voce), Simon Schröder (batteria) e Markus Ottenberg (chitarra).
Il disco è un concept horror che narra le vicissitudini di una misteriosa foresta verde ed incandescente, presupposto perfetto per un viaggio sonoro dalle differenti sfaccettature.
Già il piano nell’introduttiva “Think I’ll Stay In Bad Today” ci rammenta la scuola del teatro dei sogni, ma in questo disco le melodie sono più importanti della tecnica soffocante, estratta solamente al momento giusto, quello dei brevi assolo strumentali. Sin da subito risulta buono l’uso della voce da parte di Tobi Schröder, malleabile a seconda delle esigenze. Unificatamene giunge “Lost Generation”, vero singolo dell’album di facile memorizzazione.
Più ricercata “Falling Aways”, ovviamente ricca di cambi umorali, fragile in certi movimenti, più di carattere in altri, pur rimanendo negli ambiti della musica melodica, il piano molto spesso sottolinea il concetto. Molto Progressive Rock. A seguire la più ritmata “Sleep In The Forest”, brano di cui potete vedere anche il video su You Tube. Qui noterete ciò che ho detto sin dall’introduzione, ossia l’unione fra il passato ed il presente con l’attenzione rivolta alla formula canzone.
Giunge poi la suite “Tempest Of Laughter” con i suoi diciassette minuti per farci capire al meglio di che pasta sono fatti gli Issun. Sempre in cattedra la voce di Tobi, sempre convincente il modo di comporre la musica da ascoltare con assoluta attenzione e trasporto. Il solo di chitarra mi lascia spaziare con la fantasia, mentre il tutto si affaccia anche nel mondo del Rock Progressivo, specialmente quello degli anni ’80 caro a band come Marillion, IQ, Pendragon, Pallas etc.
Parte centrale della suite carica di energia, e la voce sale, per poi tornare anche a sussurrare.
Dopo questa scorpacciata serve una tregua, in realtà “Twilight Forest” è una mezza tregua, la ricerca continua, specie nella ritmica e comunque sempre nel recinto della melodia facile.
Gli Issun qualche volta sembrano andare un poco con il freno a mano tirato, ossia vogliano domare l’anima Metal che c’è in loro, facendola affiorare solo di tanto in tanto, ma questa è anche il loro stile, per cui va bene così. Mi riferisco soprattutto alla title track “Dark Green Glow”.
“Jessica” è davvero un momento di stacco dell’album, dove tutto è nelle mani della robusta ritmica di Simon Schröder.
“Remember Me” è fra le mie favorite, per intensità e groove in crescendo. Il disco si conclude con “Ever”, un mix stilistico fra IQ e Toto degli anni ’80.
La musica degli Issun è un punto di congiunzione fra i “metallari” ed i “progghettari”, questi ultimi una volta tanto potrebbero fare uno sforzo per entrare in questo mondo sonoro non sempre necessariamente aggressivo e comunque ricco di sorprese. MS
                                                                                                                           
Ordini o contatti: tobis.drumbeat@yahoo.de