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sabato 6 ottobre 2018

Light Damage


LIGHT DAMAGE – Numbers
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: G.T. Music
Genere: New Prog
Supporto: cd – 2018




Sono passati quattro anni dall’esordio dei lussemburghesi Light Damage con il disco dal titolo omonimo, il tempo è inesorabile. Mi sembra ieri che tessevo le lodi di quel disco dalle influenze Pinkfloydiane, un lavoro ben strutturato e concepito. Non nascondo che ha girato molto spesso nel mio lettore e che il Progressive Rock dalle influenze Marillion con la giunta della psichedelia di classe, in me fa scattare la molla del piacere.
In questo lasso di tempo il gruppo ha maturato molta esperienza e proprio per questo si avvalgono anche di special guest e di strumentazioni non tipicamente Rock come il violoncello, o il violino. Uno sguardo alla line up per meglio intenderci: Stephane Lecoq (chitarre), Frederick Hardy (basso), Sebastien Perignon (tastiere e pianoforte) , Nicolas Dewez (voce), Christophe Szczyrk (batteria e percussioni),  Marie-Noël Mouton (voce), Marilyn Placek (voce),  Astrid Galley (flauto), Judith Lecuit (violoncello), Margot Poncin (violino), Dominique Poncin (basso) e Charlie Bertrand (Music Box). Le voci femminili nel Progressive Rock odierno ci sono ed anche ottime, su questa lunghezza d’onda ad esempio potremmo trovare Christina Booth dei Magenta. Una importanza ulteriore deriva dalla potenza dei testi, ogni canzone è ispirata dalla vita di un personaggio diverso e comunque tutti legati fra di loro, tanto da far avvicinare “Numbers” ad una vera e propria opera Rock.
Tanta carne al fuoco dunque e voglia di sfondare, di emozionare ed emozionarsi. Sei tracce fra composizioni brevi, medie o lunghe come nel caso della suite “From Minor To Sailor” con i suoi quasi venti minuti. Questo modus operandi è perfetto per la fruibilità dell’ascolto, questo spezzare continuo rende il tutto molto scorrevole.
Potenza e stati mentali in analisi nel brano che apre il disco dal titolo “Number 261”, quasi Metal Prog con ritmiche forti e un alternarsi di vocalità maschili e femminili. Piccoli momenti che possono incastrarsi con “Operation Mindcrime” dei Queensryche, ovviamente quelli più leggeri. Anche l’elettronica viene incontro al brano nella successiva “Bloomed”, canzone strumentale dove ancora una volta  la potenza sostenuta dalla chitarra si eleva in alta quota, assieme ad un anelito drammatico. Tutto questo sfocia nella suite “From The Mirror To Sailor”, un percorso misto fra gli immancabili cambi di tempo, di stile e di strumentazioni, qui in ampia abbondanza.
Non c’è un brano sopra le righe, tutto il disco si evolve allo stesso livello, nulla da aggiungere. Ovviamente il prodotto è indicato agli amanti del genere e dintorni.
La tedesca Progressive Promotion Records non perde un colpo, ha davvero un grande fiuto per il Progressive Rock  che a mio parere, malgrado la difficoltà dei tempi con annesse vendite discografiche al minimo storico, non morirà mai, perché la qualità paga…Sempre! MS

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