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sabato 30 giugno 2018

Apogee


APOGEE – Conspiracy Of Fools
Progressive Promotion Records
Distribuzione italiana: G.T. Music
Genere: New Progressive Rock
Supporto: cd – 2018


Torna il polistrumentista Arne Schäfer (Versus X) a distanza di tre anni dall’ottimo “The Art Of Mind” e lo fa con “Conspiracy Of Fools”, nono album da studio. Voce, chitarre, basso e tastiere sono di sua competenza, mentre per la batteria si avvale del supporto di Eberhard Graef. Oramai l’artista si è fatto un seguito consolidato, sia con il nome Apogee che con la sua band Versus X, e la musica proposta è sempre radicata al Progressive Rock classico, fra sinfonie, arrangiamenti dinamici, suite e punti di riferimento come Jethro Tull, Yes, Genesis, Gentle Giant, Frank Zappa e Rush.
Nomi che da soli già mettono una pulce nell’orecchio del Prog fans, ma la musica proposta dal musicista tedesco, gode di personalità? Se avete la discografia di Apogee, o anche qualche disco sapete già cosa attendervi. Ma andiamo ad analizzare questo nuovo lavoro in studio composto da sei canzoni, tutte di lunga durata (sui dodici minuti di media) esclusa la più breve “Losing Gentle Control” di cinque minuti. La consueta confezione cartonata della Progressive Promotion Records è raffinata e nuovamente esaustiva nell’artwork, questa volta ad opera di Bernd Webler.
Il disco si apre con la title track “Conspiracy Of Fools”, lo scenario è apocalittico e fantascientifico, un mondo distrutto da piogge acide e dall’uomo. Le tastiere aprono il brano con un tema alquanto malinconico, il concetto viene cantato su un tema New Prog che molto si avvicina sia allo stile Pendragon che Arena, dove punto il di fusione è proprio il tastierista Clive Nolan. Anche il cantato richiama quello di Nick Barrett. Sulla tre quarti del brano giunge il solo di chitarra elettrica che ogni Prog fans si auspica di poter ascoltare in ogni occasione.
Un pianoforte stenta note all’inizio della successiva suite “Incomprehensible Intention” in un atmosfera che ha del nordico, un incedere in crescendo con tanto di cambiamenti di ritmo pur rimanendo in un contesto compositivo abbastanza semplice. La formula Progressive Rock è rispettata e sfruttata al meglio. La linea sonora del pianoforte dunque continua a dettare la strada da percorrere tornando di tanto in tanto, mentre gli strumenti in generale si presentano singolarmente in brevi assolo.
Più ritmata “Override Our Instincts”, o per meglio dire un poco più solare e ricercata nelle melodie vocali. Scaturisce anche un barlume di anni ’70, un buon refrain strumentale ed un accompagnamento di chitarra semplice ed efficace. Canzone che gioca anche con voci sovra incise in alcuni brevi frangenti. Molto gradevole l’acustica “Losing Gentle Control”, una ballata semplice e diretta, una piccola parentesi del disco che si riattiva immediatamente con “Colors And Shades”.  Tutte le carte in gioco, così l’esperienza del polistrumentista.
Il disco si chiude con le atmosfere sfumate e magiche delle tastiere con l’ennesima suite qui dal titolo “The Whispering From Outside” e ancora una volta in New Prog è rappresentato al meglio.
Avete dunque memorizzato il concetto, qui si tratta di avere tutti gli ingredienti per fare ciò che il genere richiede e Arne Schäfer riesce a farlo molto bene. Chi non segue  Pendragon, Arena, Nolan e compagnia bella probabilmente troveranno il disco monotematico, anche se alcuni punti di fuga dallo stilema di tanto in tanto compaiono. Ben prodotto e ben registrato, ora la decisione passa a voi. MS


domenica 24 giugno 2018

HeavenBlast


HEAVENBLAST – STAMINA
Music Force
Genere: Progressive Metal
Supporto: cd – 2018


L’Italia Metal Progressive è più grande di quello che si possa immaginare. Numerosissime (a migliaia) le formazioni che si dilettano a suonare gesta di gruppi come Iron Maiden, Helloween, Gamma Ray, Angra, Dream Theater, Pain of Salvation, Ayreon, Scorpions, White Skull, Devin Townsend, Labyrinth, Rhapsody of Fire ed una di queste proviene da Chieti con il nome Heavenblast. Si formano nel 1995 fra i banchi di scuola, come molte volte accade, ma bisogna attendere il 1998 per vedere una formazione quantomeno stabile e nel 2000 danno luce a due demo tape di genere Power Metal. Pubblicano per Underground Symphony due album, Heavenblast” (2003) e “Flashback” (2007), in questo secondo c’è un atteggiamento progressivo più marcato. Nel 2008 subiscono uno stop per un momentaneo scioglimento dovuto ai vari impegni dei singoli componenti, ma nel 2011 il progetto ritorna attivo.
Il gruppo è formato da Chiara Falasca (voce), Donatello Menna (chitarra), Matteo Pellegrini (tastiere) e Alex Salvatore (batteria).
Il ritorno discografico odierno si intitola “STAMINA” ed è un concept album composto da nove canzoni in cui l’argomento è la ribellione e la libertà. Nel percorso gli Heavenblast si coadiuvano di special guest tra cui Diego Regina e Michele Melchiorre oltre che a sei voci.
Il disco si presenta bene anche visivamente, grazie alla copertina, alle foto e all’artwork in senso generale da parte di Alberto Di Muzio e Federica Di Tizio.
Dopo il breve ed immancabile intro strumentale qui dal titolo “Mind Introuders” si parte subito a scheggia su una ritmica quantomeno veloce con “Purity” e le carte sono già scoperte. Si evince l’importanza dei tappeti sonori dettati dalle tastiere di Pellegrini, una ritmica rodata e presente, la chitarra non invasiva nei momenti giusti sa fare il proprio dovere, la voce di Chiara Falasca svolge il suo senza andarsi a perdere in meandri non consoni sia in altezze che in tonalità basse. I ragazzi hanno capito l’importanza della melodia, sfoggiano si grande tecnica individuale palesando cambi di tempo e di umore, ma sempre tenendo in considerazione la canzone, perché quello che in definitiva deve restare alla fine dell’ascolto è almeno un qualcosa di canticchiabile. Molti di voi già avranno pensato ai Dream Theater, ebbene si, ci sono richiami ai maestri del genere Metal Prog, ma qui aleggia qualcosa di differente, ossia l’innesto del Power Metal e del Gothic (in maniera minima). “Altro esempio è “Alice In PsychoWonderland”. Momento toccante in “We Are State” ed il gioco fra voce maschile e femminile è ben rodato e perfettamente funzionale alla causa. “The Rovers” è più graffiante nella parte centrale del brano anche se il giro di tastiere di accompagnamento fanno l’occhiolino al New Progressive degli anni ’80. Da questo momento in poi gli Heavenblast alzano l’asticella sotto tutti gli aspetti, sia compositivi che esecutivi, resto colpito dalla fragilità dell’inizio di “Don’t Clean Up This Blood” che sfocia in un anthem importante ed in un crescendo di potenza che vira  in altri lidi sonori in maniera repentina. Prog Metal a tutti gli effetti. Lavoro davvero importante.
“Sinite Parvuols Venire Da Me” è cantata in latino ed ha un fascino davvero assoluto, ho ascoltato nel Prog i bravi fiorentini Deus Ex Machina, ma nel Metal Prog…Mi mancava. Da sottolineare anche l’intervento vocale in growl. Avrete capito che all’ascolto di “STAMINA” non ci si annoia, ed avete capito bene, la title track prosegue il cammino creativo come uno schiacciasassi. L’opera concept si chiude con “Canticle Of The Hermit”, degno sigillo e sunto dello stile Heavenblast.
Un disco sorprendente, consigliato anche a coloro che storcono il naso quando sentono parlare di Metal Progressive, perché qui c’è tanta carne al fuoco ma messa in maniera precisa, nessuna confusione, nessuna formuletta che funziona da ripetere all’infinito, solo tanta buona musica e ricerca emotiva. Non ci crederete ma ora vado a premere di nuovo il tasto “play”. MS



Blue Cash


BLUE CASH – When She Will Come
Toks Records / Music Force
Genere: Folk Rock
Supporto: cd – 2017


Nel leggere il nome di questo quartetto acustico di Udine la domanda sorge spontanea, ma Blue Cash è un richiamo al grande Johnny Cash? La risposta all’ascolto della musica è si, ma non soltanto il mitico Country Folk fuoriesce dalle note delle canzoni, il materiale proposto è variegato come variegato è il bagaglio culturale dei singoli componenti.
E allora andiamo a conoscerli brevemente iniziando da Andrea Faidutti (chitarra e voce), giovane chitarrista autodidatta che inizia a suonare lo strumento dall’età di tredici anni. Suona con Galliano E I Pessimi, successivamente con la Induo Band dedita alla scena Blues nel bolognese. A seguire Vertical Invaders del batterista U.T. Gandhi,  i Diavoli Rossi di Claudio Cojaniz, e dal 2012 intraprende lo studio del sitar con il maestro Saleem Kahn, a Lahore, Pakistan.
Alan Malusà Magno (chitarra e voce), anche lui è un musicista autodidatta proveniente dalla scena teatrale. E’ un attore diplomatosi alla Civica Accademia D'Arte Drammatica Nico Pepe di Udine nel 1998-2001, a seguire altre compagnie. La sua passione per il Jazz lo porta ad approfondire lo studio al conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste diplomandosi con il maestro Giovanni Maier nel 2011.
Marzio Tomada (contrabbasso e voce) studia il basso sotto la guida di Paolo Viezzi. Attualmente studia jazz (basso e contrabbasso) presso il conservatorio di Udine sotto la guida di docenti di carattere internazionale. Nel tempo anche lui suona con differenti gruppi che spaziano dal Pop al Rock, al Blues e al Jazz.
Andrea Fontana (batteria) è anche lui un musicista autodidatta, vista anche la tenera età (tre anni) con cui inizia a battere sulle pelli. La sua abilità con le percussioni, invece, è frutto di sei anni di studi al Conservatorio di Trieste. Collaboratore stretto di Tiziano Ferro, ha altri musicisti italiani nel bagaglio musicale e poi Jazz, Hip Hop e Funky.
“When She Will Come” è il loro album di debutto ed è formato da dodici brani che spaziano dal Jazz al Blues, e poi Rock, Folk e Pop.
E tutto è chiaro sin dalle prime note dell’armonica a bocca, provate voi a restare fermi al suo ritmo frenetico e a non sentirvi in Arkansas o in Tennessee con “The End”. Sempre ritmo sostenuto anche nella successiva “Junkie Man”, canzone che scopre il limite umano, il nostro carattere e ci fa fare una riflessione, capita a volte che siamo noi stessi il nostro nemico. Più cadenzata “Do It For Nothing”, ma pur sempre allegra e solare. Il tempo sembra subire un balzo all’indietro con “Stay With Me” negli anni ’60, ma solo nell’ apparenza perchè la musica dei Blue Cash è acustica, ma si avvale spesso di effetti, distorsioni ed echi vari, rendendo il tutto più moderno ed intrigante. Si estrapolano richiami anche a Beatles e a gruppi più “nervosi” quali Nirvana o Blur. Strani connubi dunque, fra i quali ci aggiungerei Dylan, Bowie e Neil Young, a dimostrazione del bagaglio culturale del quartetto.
Più ragionata e sensibile “King Of Nothing” con un cantato in stile Caravan di “In The Land Of Grey And Pink.”. Un caldo contrabbasso apre “Message To A Friend” per far risalire il ritmo in un primordiale Rock’N’Roll a cavallo con il Rockabilly, assolo di chitarra annesso (chi ha detto Stray Cats?). Giochi di voci in “The Gift”, altro esempio d’ insieme dei concetti al momento esposti.
Si va ancora più veloci in “Jenny Doin’The Rock”, il titolo dice tutto. Impossibile resistere all’ascolto, come minimo vi ritroverete a muovere le gambe inconsapevolmente. E qui esce fuori un notevole Bob Dylan. “When She Will Come” è il brano che più ho apprezzato, per un insieme di fattori, il suo incedere con cambi di ritmo, un tuffo nella psichedelia lisergica e un profumo anni ’70 che quasi stordisce.
Il disco si chiude con un ritmo alla Led Zeppelin e un Rock che la dice lunga sulla qualità di questi musicisti, il brano strumentale si intitola “Maledetti Cash”.
Questo “When She Will Come” è il secondo album per il gruppo, dopo l’esordio dal titolo “Blue Cash” e all’ascolto si denota un piccolo passo avanti verso il Rock.
E’ un disco che consiglio caldamente, almeno per conoscere una musica che anche oggi dimostra che con dovuti innesti al posto giusto si può suonare tranquillamente senza sapere di stantio,   portando al raggiungimento di risultati emotivi notevoli. MS

Giuseppe Calini


GIUSEPPE CALINI – Verso L’Alabama
Music Force
Genere: Rock / Cantautore
Supporto:cd – 2017


Ne è passata d’acqua sotto i ponti da quel disco d’esordio intitolato “Spirito Libero” (JEEPSTER Music) del 1988, ma il legnanese Giuseppe Calini dopo ben diciassette album in studio, ancora oggi resta radicato a quello che è il sound del suo DNA: Il Rock. Impassibile e ligio alla sua frequenza, perché Calini sa che il Rock oltre che musica è uno stile di vita. Non bisogna fare sforzi per esserlo, o si è o non lo si è. A braccetto con il genere si sposa l’ironia dell’artista, il quale di tanto in tanto viene palesata anche nelle proprie canzoni.
Quindi Calini spirito libero lo è tuttora, con la sua Telecaster sempre a tracolla e la voglia di sfornare nuovi riff polverosi come la strada che porta ad Alabama.  E così il viaggio sonoro proposto in questo suo ultimo sforzo porta proprio il titolo di “Verso L’Alabama”.
“Verso L’Alabama” è anche il frutto di collaborazioni con musicisti di alta qualità come Simone Sello (Vasco Rossi), Matt Laug (Slash, Guns N’ Roses), Leonardo De Bernardini, Johnny Tad e al mix Mike Tacci (Metallica, Cheap Trick, Vasco Rossi).
Ben sedici i brani che compongono l’album e quasi tutti della durata media di quattro minuti. Tanti i messaggi che scaturiscono dalle note, “Il Rock Degli Anni ‘70” segna un Calini che non si schioda dal Rock degli anni ’70, uno stile ed un modello che non tradisce mai. I riff sono di stampo classico e funzionali, i brevi assolo di chitarra hanno racchiuso dentro il sunto del genere, e a chi lo ama sicuramente all’ascolto si alzerà il pelo.
“Take It Easy” oltre che un brano ampiamente ruffiano e simpatico è anche quello da cui scaturisce un video promozionale che potrete visualizzare anche su internet. Noterete l’ironia a cui facevo riferimento in precedenza. Richiami a Vasco Rossi sono palesati in quasi tutti i brani. Non mancano le ballate Rock , “Una Lunga Strada Da Casa”, “Peter Pan” e “Quando Gira Male” dedicata ad un suo Bulldog. Bello il giro di note scaturite dal pianoforte che accompagna la voce di Calini. Molta allegria su “Il Sogno Non C’è”, il ritmo è contagioso e trascinante. Ci sono momenti anche più ricercati come in “Tu Sei Qui”, semiballata dall’assolo ficcante e “Io Sarò Con Te”. Ma la strada polverosa a cui facevo riferimento in precedenza è quella di “Verso L’Alabama”, canzone di Rock sudista, diretta e grezza.
Si parla d’amore in “Marco E Marina” e mentre la chitarra traccia il suo ennesimo assolo, si evince la passione totale dell’artista per il Rock.
Più greve “Ho Finito Le Cartucce”, ruspante e ruvida dove la chitarra è il fucile da caricare.
Sono tutte canzoni dal forte impatto live, facili da cantare con l’artista e da saltare sotto al palco, immaginate di farlo con “Un Altro Giorno perfetto”, Io Sono Il Tuo Capitano”, “Rock’N’Roll” o “Sangue Nervoso”, tanto Vasco style, questa volta anche nei testi.
“Verso L’Alabama” è un disco maturo e incentrato sulla facile fruibilità dell’insieme, ben confezionato e quindi di facile assimilazione, questo è quello che si esige dal Rock, e quando gli ingredienti ci sono tutti al posto giusto, allora lasciatevi travolgere dall’adrenalina e dalla voglia di vivere, Giuseppe Calini lo sa. MS


Parco Lambro


PARCO LAMBRO – Parco Lambro
Toks Records / Music Force
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2016


Sentendo nominare il nome Parco Lambro, gli appassionati di Progressive Rock già avranno alzato le antenne interrogandosi se trattasi del mega festival concerto che si teneva annualmente in quel di Milano negli anni ’70, oppure di altro. In questo caso trattasi di altro, ossia di una band musicale di Bologna formatasi agli inizi del 2014, ma il nome è servito all’uopo.
Infatti il gruppo composto da Clarissa Durizzotto (sax contralto, clarinetto, voce), Mirko Cisilino (tastiere, tromba, trombone), Giuseppe Calcagno (chitarra, basso), Andrea “Cisa” Faidutti (chitarra, basso) e Alessandro Mansutti (batteria) è dedito ad un sound rivolto con lo sguardo al passato Prog dalle tinte Canterburyane ma anche ispirato dalle sonorità FreeJjazz, psichedeliche e Noise.
Il disco si apre  con il sax di Clarissa Durizzotto sopra una ritmica frenetica nel brano “#5” e non è difficile accostare il tutto ai Van Der Graaf Generator. Potenza e cambi di tempo, un fraseggio di chitarra fa tornare la mente agli anni ’70, fra Psichedelia ed improvvisazione, questo brano strumentale del suo mostra il forte carattere della band.
Il suono diventa mansueto in “Nord”, pezzo suddiviso in due parti, ma questo soltanto all’inizio perché il crescendo è dietro l’angolo. E sono ancora i fiati a rendere il tutto molto nervoso e d’impatto. Il fraseggio centrale del brano si appoggia nuovamente alla Psichedelia, un trip di tastiere su di una ritmica spezzata fanno del brano un volo da effettuare ad occhi chiusi. L’assolo di chitarra elettrica è incastonato in una fase ulteriormente crescente, un muro sonoro che farà la gioia degli estimatori del genere.
“Not For You” è una mini suite di dodici minuti dove all’inizio si può ascoltare un pacato giro di Jazz che inevitabilmente va alzandosi di volume ed intensità, come stile Parco Lambro ci insegna.  Ovviamente al proprio interno le fasi si susseguono mutando  di forma e contenuto, una musica instabile ma che nel suo incedere ha un proprio ordine. Lontana la formula canzone, nessun pezzo da fischiettare o da cantare (anche se qui la voce si fa presente), solo fiumi di assolo che si sovrappongono in un intercalare sempre più elevato.
Segue un'altra suite di un quarto d’ora dal titolo “Notturno” ed immaginate di miscelare i Pink Floyd degli anni ’70 ai Van Der Graaf Generator. Il disco si chiude con “Ibis”, pezzo suddiviso in due trance, “Parte I” e “Parte II”, e nulla cambia da quanto detto.
La musica dei Parco Lambro è questa, strumentale, legata all’ improvvisazione come hanno saputo fare in passato gli Area o i Soft Machine. Di sicuro un percorso mirato ad un pubblico di nicchia e preparato a certe forti emozioni. MS


domenica 17 giugno 2018

P.C.Translate


P.C. TRANSLATE – IV
ZA Project – Tra Bla Records
Genere: Psychedelic Rock, Doom Metal
Supporto: lp/cd – 2018


Paolo Catena è un artista puro nel movimento musicale italiano e non soltanto. Artista perché contro tendenza da sempre, ligio solo alle sue regole, in barba ad ogni tipo di logica di mercato e aperto ad ogni tipo di soluzione, mai decisamente di moda. La sua indole lo staglia nel mondo musicale anni ’80, quando il genere ed il vinile cavalcano i fasti del trionfo. Nel tempo si cuce addosso numerosi appellativi, Mr.Cat , Paul Cat, P.C,The Cat, a dimostrazione della ricerca continua di una musica che lo rappresenta soltanto al momento. Questo suo essere “artista” lo porta verso un pubblico di nicchia, un pubblico attento ed esigente, quello che dalla musica vuole sempre un qualcosa in più. Ma non è solo un musicista, Paolo dipinge dal 1979, famosi i suoi “Quadrimusicali”. Una ventina i dischi pubblicati sino ad ora, prevalentemente di elettronica ambient sperimentale e strettamente legati alla vibrazione della pittura astratta.
Il progetto Translate sorge nel 2003, subito dopo la “morte artistica” del suo vecchio personaggio, conosciuto ai più con uno pseudonimo che non è nient’altro che la traduzione letterale del suo nome in inglese (usato dal 1977 al 2003). Con l’ingresso di Lola Sprint nella vita dell’artista nel 2005 vengono aggiunte a Translate le lettere P.C. e con questo nuovo appellativo si produce il primo mini-cd “Lo-fi Lovers”. Il progetto resta nel cuore di Lola Sprint la quale auspica una continuazione discografica di questa realtà. Nel 2013 quindi esce un cd-r (per TRA BLA RECORDS) autoprodotto in sole 100 copie numerate, il materiale risulta buono, anche se la produzione sembra più accostarlo ad un demo tape. Il disco tuttavia prende vita e nuova veste in questo 2018, grazie all’incontro di Paolo Catena con Angelo Zermian, vecchio amico e musicista avvenuto casualmente alla Fiera del Disco in quel di Pesaro nel 2017. L’amore per le produzioni vintage ed il vinile accomunano i due portando alla nascita dell’etichetta discografica esclusiva dal nome ZA PROJECT.
Fra i master registrati in studio, la scelta ricade su “Inedits” del 2013, e vengono stampati in edizione limitata e numerata a mano solo 500 copie di cui le prime 100 in vinile trasparente e con all'interno una cartolina raffigurante il quadro in copertina autografata da Paolo Catena. La stampa in cd contiene invece  un’opera pittorica inedita creata appositamente dal musicista al fine di realizzare una nuova copertina.
La versione in vinile ha un impatto visivo nettamente anni ‘80 con in copertina il quadro intitolato “Four” e all’interno le foto di Catena con i suoi strumenti e di Lola Sprint nello stesso studio.
Undici le tracce sonore contenute, brani che riportano inesorabilmente l’ascoltatore indietro nel tempo.
La musica di P.C.Translate prende la mente, si innesta con psichedelia e Doom Metal, un connubio importante per la gestione delle emozioni, un viaggio che molto spesso rasenta l’onirico, anche se l’incubo è sempre dietro l’angolo. Eppure tutto fuoriesce in maniera naturale, quasi da sembrare molto semplicistico, ma così in realtà non è. La musica nasce spontanea dalle mani di Catena e dalle corde della sua chitarra, sembra una improvvisazione che segue un binario logico, quello dell’esperienza e del carattere. La chitarra a volte sferzante e a tratti ficcante racconta storie nervose ed instabili.
Umore nero nel lato A del vinile, ma anche puntate nel mondo progressivo come ad esempio in “Heavy Clouds”, un ipnotico rapimento encefalico dettato da un incedere senza risoluzione d’uscita. Chitarra elettrica più distorta in “Reason Of Changes”, ambiente più consono al Catena artista, un bagno nella pece. In questo mondo fatto di riff e di assolo sofferti, molto spesso ci si ritrova a ciondolare con il capo ad occhi chiusi. Ma non sempre è la chitarra elettrica la protagonista solista, ci sono casi come “Deep Sea (Of My Life)” in cui l’acustica trasporta l’ascoltatore fra echi di voce e accordi semplici in un mondo prettamente Pinkfloydiano. Spazio anche per il Rock in “Test Song”.
Il lato B del vinile si apre con “Heart In Flame”, connubio di suoni che potrebbero scaturire anche da un disco di musica Psichedelica di fine anni ’60, oltre che dal Krautrock.
Ma è “Poetry” il momento più importante del disco, ammaliante e sinuoso nell’intro quanto greve e sporco nell’incedere. Sonoramente parlando un vero e proprio macigno, qui fuoriesce il vero Paolo Catena, quello senza compromessi.
Frangente più gioviale con la ritmata “Vicend Sirios” ed ecco venire allo scoperto anche le tastiere. C’è ancora spazio per l’oscurità di “Surniacat” e per la ricerca di “The End Of Love (In The World)”, vero e proprio grido lancinante all’umanità intera. Brividi.
Questo incontro fra Catena e Zermian fa ben sperare in un nuovo mondo sonoro, dettato dall’amore per il vinile e per certi suoni che sembrano oramai incastonati in un tempo passato, ma che in realtà possono essere sempre attuali. Disco da non perdere per gli estimatori del genere e un gran benvenuto alla ZA Project, ci voleva proprio. Di questo lavoro ovviamente esiste anche la versione in cd. MS


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domenica 3 giugno 2018

Desounder


DESOUNDER – Desounder
Andromeda Relix
Distribuzione: G.T.Music
Genere: Rock
Supporto: cd – 2018



Il Rock racconta storie e situazioni sociali del momento, il Rock è sudore, passione, energia, il Rock muore presto, il Rock non muore mai, il Rock è un pugno o un bacio, il Rock è parte di noi, il Rock si odia oppure si ama, Il Rock è tutto ed il contrario di tutto.
Lo seguo con passione da sempre, è parte della mia vita ed è un viatico in cui rispecchio e conduco anche la mia personalità. Respiro Rock, non soltanto lo ascolto. Questo è quello che capita anche a molti artisti che si gettano anima e corpo in questo contesto, con tutte le caratteristiche qui sopra descritte.  Per chi suona ed incide i risultati non sempre sono positivi, capita anche di creare un prodotto non all’altezza delle volontà, altre volte si, tuttavia quello che resta ineccepibile e non criticabile è la passione con cui l’artista crea, così la sua sincerità. Ecco, si può dire che il Rock è sincero.
La storia dei Desounder è quella di molte altre band italiane, a testimonianza che il genere non morirà mai, i proseliti proseguono il loro cammino, la passione è grande, così come la voglia di emanare energia.
I Desounder si formano nel 2013 con il nome Rider’s Bone e partono come band live fra cover e brani propri. Nel 2017 iniziano la collaborazione con la casa Andromeda Relix di Gianni Della Cioppa e qui parte ufficialmente la storia dei Desounder.
Dopo cambi di line up il gruppo è formato da Eleonora Nory Mantovani (voce), Nicolò La Torre  (chitarra), Matteo Valle (basso) e Martino Pighi (batteria), ideatore della band assieme a Eleonora.
Il debutto in analisi dal titolo omonimo è formato da undici canzoni a partire da “Reverse”, un intro sonoro che accompagna a “Man From The Moon”. Salta subito in evidenza la bellezza della voce di Eleonora ed una struttura musicale non scontata, con un mix di stili musicali che mostrano i differenti gusti dei singoli componenti. Non esula un gran bel momento di Prog Rock con un breve uso delle tastiere. Notevole il gusto per la melodia ed una particolare attenzione al ritornello, oltre che all’uso delle coralità vocali. Nel disco si possono anche ascoltare i fiati di Davide Teramano (sax), Ermanno Luise (tromba) e Livio Marconi (Trombone), questo in “Dear John”, dal profumo jazzy. Ottimo il lavoro della chitarra elettrica di Nicolò, questo lo si evince spesso, ma anche della ritmica intera. Il cantato è in lingua inglese.
Le doti vocali di Eleonora sono molteplici, ha estensione e capacità interpretativa, una personalità importante che dona carattere ad ogni brano di questo debutto, ascoltate anche  “Pain” per averne una chiara descrizione.
Rock completo dunque sempre alla ricerca di nuovi innesti seppur sempre radicato alle basi principali del genere. Non mancano neppure cambi di tempo all’interno dello stesso brano, assolo brevi ma ficcanti, dello sguardo verso certo Metal, quello anche caro ai Queensryche e anche a del malinconico Grunge. E non può mancare neppure il momento più riflessivo, qui dal titolo “I Take My Time”.
Mid tempo granitico in “Prisoner”, quel Rock che la chitarra elettrica evidenzia come un polverone in una strada di breccia al passaggio di una  Harley-Davidson. Rock puro, ma anche ricercato e non mi sfuggono nuovamente interventi dal mondo Prog, specie nell’uso del tapping. La breve “The King’s Entrance” fa il primo piano alla ruota e al piede del succitato motociclista, la chitarra in modalità country la racconta tutta, e poi via per correre in “King Of Nothing”, altro momento in perfetto stile Desounder. Un arpeggio di chitarra è la spina dorsale di  “The Void Of Absence” e quando arriva la voce di Eleonora, l’atmosfera diventa magica, specialmente nel crescendo sonoro.
Il fantasma dei Soundgarden aleggia. Immediatamente adiacente sopraggiunge “Save Our Souls” per poi chiudere l’album con “You Fall Again”, macigno Rock.
Debutto ma dalle idee molto chiare, il quartetto esprime il messaggio Rock con diversi punti di vista, un disco non scontato, gradevole, da ascoltare in ogni momento della giornata e indipendentemente dallo stato umorale in cui ci si trova. MS


Andrea Torello


ANDREA TORELLO – Appunti Di Viaggio
Lizard Records/ Zeit Interference
Genere: Progressive Rock
Supporto: cd – 2018


Parlare di Andrea Torello in me fa tornare alla mente momenti di ottimo Prog italiano anni ’90 quando i Quirsh ci regalavano lavori come “Sola Andata”, oppure i Nightcloud cavalcavano pentagrammi di metallica memoria, progetti nei quali figura sempre il nostro polistrumentista di Savona.
Andrea Torello con “Appunti Di Viaggio” intraprende la carriera solista, componendo tutte le canzoni e suonando al suo interno moltissimi strumenti come il basso elettrico, chitarra elettrica, tastiere, synth, batteria e anche voce. Nel viaggio si coadiuva di musicisti che rispondono al nome di Simone Piccolini (mellotron, synth, tastiere, piano e voci), Michele Torello (chitarra elettrica in “Ninna Nanna”) e Luciano Giorda (chitarra elettrica in “L’origine Del Mondo”).
Dieci tracce che si aprono con l’immancabile “Intro”, sin da subito si estrapola il messaggio di album intimista e riflessivo, con suoni sostenuti e spaziosi. Il lavoro è legato brano per brano, da ascoltare e capire nella sua interezza, uno strumentale che in trentasei minuti racchiude l’essenza di Torello uomo e artista.
“Ed E’ Quasi Per Caso” si lascia condurre dal basso elettrico il quale sciolina la melodia aggraziata ed orecchiabile, impreziosita da piccoli interventi vocali. Tutto molto semplice e diretto.
Tastiere sono le protagoniste di “Risveglio”, altro momento riflessivo e marcatamente Prog, come se le Orme dedicassero molto del proprio tempo ai passaggi più melodiosi. Più solare “Solo Per Te”, ancora una volta dal sound caldo grazie al lavoro del basso, paesaggi appaiono inevitabilmente avanti all’ascoltatore se impegnato ad un ascolto con gli occhi chiusi.
La musica esprime spesso grazia ed eleganza, come se avesse l’intenzione di non disturbare, quasi sommessamente, ma attenzione, non proprio da sottofondo, perché comunque il legame con l’emotività è davvero forte. Ascoltare “L’Origine Del Mondo” per comprendere al meglio questo mio concetto.
Torna il basso protagonista nella più breve “Te Lo Dico Così” con i suoi due minuti e mezzo. Altro frangente in cui l’ascoltatore può sentirsi fluttuare a mezz’aria. Suono sospeso, leggero anche in “Ninna Nanna”, vera e propria nenia dedicata allo scopo e comunque elegante sia nella struttura  che nell’esecuzione, in sunto una vera ninna nanna Prog.
Fra i momenti che più ho apprezzato nomino “Estate Di Sera”, vera fotografia di momenti che riempiono il cuore e l’anima. Ricerca in “Melodia D’Autunno”, fra elettronica e tastiere, mentre l’album si chiude con “Outro” e mi viene da aggiungere giustamente.
La musica di Torello è esaltata dalla ricerca del suono al quale l’autore tiene molto, basta dire anche che per il concepimento di “Appunti Di Viaggio” sono serviti ben due anni. Un delicato viaggio nell’interno del proprio io, se non si ha paura di lasciarsi trasportare da certe emozioni che quando sono forti potrebbero anche destabilizzare. Da ascoltare, non da sentire. MS