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domenica 17 novembre 2013

Death Riders

DEATH RIDERS – New Captivity
Autoproduzione
Genere: Metal Prog / Power Thrash
Supporto: mp3 – 2013



Ritornano dopo due anni dal buon debutto “Through Centuries Of Dust” i fabrianesi Death Raiders con “New Captivity”. Intanto quello che salta all’occhio è il passaggio di testimone al basso da parte di Cristiano Coppa a favore di Federico Mori, per il resto formazione invariata con Marco Monacelli alla chitarra, Valerio Gaoni alla voce, Francesco Pellegrini alla chitarra ed Alessio Monacelli alla batteria.
Il Metal Prog proposto risulta più fresco rispetto il buon esordio del 2011, sempre epico e ben curato, soprattutto nei suoni. L’acustica intro, “Lacerated Skies” presagisce quello che potrebbe accadere, ossia un massiccio attacco sonoro supportato da una ritmica chirurgica e secca. L’epicità in stile Blind Guardian è sempre presente nel sound dei Death Riders, ma questa volta il lato melodico è più marcato, aiutato da coralità importanti. Infatti la prerogativa di “New Captivity” è proprio questa, l’attenzione per le giuste melodie.
La prova di Gaoni al microfono è buona e di personalità, mentre le chitarre si ritrovano alla perfezione, sincronizzate da anni di convivenza. Un altro lato che tengo a sottolineare è quello della presenza di buoni assolo di chitarra, seppur di breve durata. E’ sempre difficile trovare nuove idee in un genere epico come questo, ecco dunque l’importanza delle giuste melodie che si intersecano con le sciabolate elettriche delle chitarre, in un connubio dolce-salato che in qualsiasi maniera accalappia l’attenzione di chi ascolta. Fin troppo eloquente “Side Effect”, qui il concetto espresso è ben capitalizzato ed eseguito.
Non esulano macigni sonori, pericolo caduta massi in “Bleeding Formy Pain” ed avanti tutta con “Frail Cages”. “Introspection” morde e sale di pathos, arioso nel ritornello, un vero inno.
I Death Riders amano le fughe, scorribande nelle scale ed anche stop and go. In “New Captivity” non fanno sconti ad emozioni, godendo di suoni fragorosi e appunto di epicità. Il gruppo cresce di personalità ed ha trovato a mio avviso il proprio sound, quello che li differenzia da altri gruppi del genere, ma sono serviti anni per giungere a questo risultato. Un uso aggiuntivo di synth e quindi di effetti elettronici (seppur rari), è a mio avviso indovinato in quanto impreziosisce l’insieme.
Se devo cercare un neo, posso lamentare la mancanza di un brano davvero più lento (a parte il breve intro) che magari a metà percorso avrebbe fatto rifiatare l’ascolto, tuttavia “New Captivity” scorre via che è un piacere.
Amanti del Metal e degli inni, io non mi perderei l’ascolto di questo secondo sigillo da studio dei marchigiani, questo è Metal D.O.C.

Lo potete trovare su tutte le piattaforme come ITunes, Soundcloud e ReverbNation. (MS)

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