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domenica 6 giugno 2021

La Musica

 LA MUSICA NELL'ERA CONTEMPORANEA

Di Massimo Salari




A cosa serve la musica, o per meglio dire, che valore aggiunto è per l’esistenza dell’uomo? In effetti l’essere umano può vivere tranquillamente senza, anche se si dimostra essere un vero e proprio linguaggio, si possono estrapolare molte sensazioni ed emozioni aggiuntive attraverso di essa. Il ritmo riesce a far ballare, fa stare bene. C’è chi adopera la musica per terapie come quelle sulle persone con problemi neurologici, chi per addormentarsi, chi per compagnia, è chiaro che la musica ha un suo determinato comportamento nel cervello dell’essere umano, tuttavia ripeto, non è fondamentale per l’evoluzione della sua esistenza. Sicuramente la migliora ma non è come il cibo o l’acqua che se non vengono assimilati in breve tempo si muore. E non tutti noi siamo uguali, c’è chi la musica l’ascolta in maniera rassicurante, semplice senza tanti fronzoli per sentirsi tranquillizzati e chi invece ama essere disturbato, provocato con soluzioni che fanno pensare e riflettere. Eppure l’uomo è sempre uomo.

La musica produce nel nostro cervello dopamina, una droga naturale che ci fa stare bene, come quando mangiamo o facciamo sesso.
La musica rispecchia molte delle persone che hanno un certo tipo di carattere, oppure che hanno vissuto una vita più complessa di altre. Non tutti siamo uguali. C’è dunque differenza nel nostro cervello musicale ed emozionale.
La musica è viatico di sensazioni, ed essendo un linguaggio come lo è la lingua per una nazione, c’è chi lo esprime in un modo chi in un altro. Esistono la lingue inglese, italiana, il giapponese, il francese, l’arabo etc. Nella musica invece ci sono il rock, il blues, la classica, l’elettronica, il pop, il jazz etc. Lingue differenti che comunque hanno uno scopo comune, quello del comunicare un concetto, un azione o un consiglio soltanto per dirne alcuni.
La musica si evolve attraverso la mutazione degli eventi, così delle tecnologie, è sempre la rappresentazione della società attuale. Ecco che ad esempio  il genere  post prog moderno è da definire come un genere contemporaneo, e sempre lo sarà, possiamo cambiargli il nome quante volte vogliamo, ma resta sempre e solo “musica”.  Anche il linguaggio nei secoli si modifica e si arricchisce di nuove terminologie, l’analogia fra il pensiero umano e la musica è sempre legata nel tempo. Eppure c’è chi la musica non l’ascolta per niente o addirittura gli da fastidio, non la vede come un esigenza bensì come un suono a cui si può fare necessariamente a meno.
Il tormentone è un brano musicale che mette d’accordo intere popolazioni e generazioni, è il brano che accomuna tutti e fa stare bene perché nella massa ci si sente coccolati e protetti. Guai destabilizzarla, un fuggi fuggi generale potrebbe recare la società verso l’isolamento, alla paura ed alla conseguente aggressività. Quindi, cosa spinge un musicista a realizzare musica non convenzionale se non addirittura destabilizzante? La risposta potrebbe risiedere dietro al termine “arte” dove l’individuo tende ad essere al centro dell’attenzione a discapito della già esistente globalizzazione.
 
“Io voglio essere unico e la mia arte mi rappresenta”.
 
Nascono tuttavia problematiche economiche perché chi vive di musica deve necessariamente vendere per mangiare e quindi si rivolge ad uno stile possibilmente popolare e rassicurante, chi invece sperimenta o tende ad esplorare percorsi innovativi, rischia al momento di fare la fame. Chi sperimenta non viene subito capito,  serve tempo per assimilare questo “nuovo linguaggio” proposto ed è proprio per questo che molte volte si vedono artisti idolatrati ed imitati soltanto dopo molti anni dalle loro realizzazioni se non addirittura dopo la dipartita. E’ anche vero che oggi la vita caotica ci conduce verso un ascolto mordi e fuggi piuttosto che riflessivo e concentrato, come detto i tempi cambiano, la tecnologia avanza apportando nuovi prodotti, ma tutto questo va a discapito del nostro poco tempo libero in quanto siamo più impegnati a produrre e a correre dietro risultati concreti che a riflettere. E poi si dorme.
 
“L’unicità stilistica dell’artista potrebbe essere la sua ancora di salvezza”.
 
Il concetto ovviamente non è riconducibile a tutti, non sempre la sperimentazione va a braccetto con la riuscita, i dati negativi generalmente sono davvero sconfortanti per numero quantitativo, ma chi ci riesce porta all’evoluzione dell’arte un valore aggiunto. Conduce ad un nuovo linguaggio più adatto ai tempi, la sperimentazione è nel dna dell’uomo il quale si migliora anche attraverso gli errori ma soprattutto attraverso la trasgressione della regola. Il beneficio che ne trae l’artista che raggiunge lo scopo è ovviamente quello remunerativo. E’ vero che oggi la società tende più all’apparire che all’essere, ma l’evoluzione c’è sempre stata e sempre ci sarà.
 
“La musica non è per tutti.”.
 
Open mind.


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