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lunedì 17 agosto 2020

Oteme

 

OTEME – Un Saluto Alle Nuvole
Ma.Ra.Cash Records
Genere: RIO
Supporto: cd – 2020



La musica ci racconta storie, spesso diventa il mezzo per distribuire i racconti amplificandone  le sensazioni, interviene dove le parole singole non riescono sempre allo scopo.
L’accoppiata voce e musica porta a grandi risultati, ascoltare un disco equivale a vedere un film. Gli Oteme di Stefano Giannotti (voce, chitarra), sempre hanno usato la musica come amplificatore di sensazioni, sperimentando e unendo melodia a ricercatezza. Si sono sempre rivolti ad un pubblico attento, amante della musica senza distrazioni e neppure distinzioni, raggiungendo il traguardo di quattro dischi in studio, compreso questo nuovo dal titolo “Un Saluto Dalle Nuvole”.
Nel 2012 Giannotti gira un documentario sull’Hospice di San Cataldo (Lucca), luogo dove i malati terminali vengono sottoposti a cure palliative per il loro ultimo viaggio. Il video originale si intitola appunto “Un Saluto Alle Nuvole” dove infermieri, dottori e parenti dei malati rispondono alle domande sulla morte, la felicità e la memoria. Da qui l’idea di riprendere le risposte e spingerle ulteriormente con la musica, proprio come dicevo in precedenza. Esse assumono una potenza maggiore, le riflessioni diventano veri e propri materiali poetici. Per l’occasione gli Oteme si estendono da sei elementi a tredici.
Il libretto di sedici pagine che è contenuto nell’edizione cartonata del disco è curatissimo, ed è ad opera di Stefano Giannotti con la grafica di Tommaso Tregnaghi e le foto di Giannotti, Christian Mazzoncini e Claudio Bianchi. In esso tutte le descrizioni dei testi brano per brano, traduzione in inglese, chi ci suona e le tempistiche.
Dieci le canzoni e gli Oteme sono qui formati da Irene Benedetti (voce, flauto), Valeria Marzocchi (voce, flauto), Elia Bianucci (clarinetto), Lorenzo Del Pecchia (piccolo clarinetto), Stefano Giannotti (voce chitarre), Emanuela Lari (voce, piano, Harpsichord, synth), Valentina Cinquini (arpa, voce), Vittorio Fioramonti (voce, basso), Riccardo Ienna (batteria), Edgar Gomez e Gabriele Stefani (voce), con gli special guest Blaine L. Reininger (violino) e Antonio Caggiano (vibrafono).
Molte persone  hanno avuto una esistenza complicata, fatta di sacrifici fra povertà e stenti, questa è una delle tante storie che vengono raccontate all’Hospice e “Chiudere Quella Porta” raccoglie questa testimonianza rappresentandola in musica. Coralità femminili e voce maschile si incrociano in una struttura libera da restrizioni e regole, quasi in un contesto camerale. Più strumenti differenti, più voci.
“E c’è Qualcuno” è acustica, grazie all’arpeggio della chitarra classica e si avvicina alla formula canzone, bello il frangente con i fiati. Ogni brano si apre con uno scorcio dell’intervista, “Un Ricordo Bello” parla dell’arricchimento individuale che ottiene la persona che opera nell’Hospice stando a contatto con queste persone. Rapporto umano che si interscambia in un dare e ricevere. La musica torna ad essere ricercata, quasi voce stessa delle tonalità in una sorta di lallazione. Il canto di uccelli finale trasmette serenità.
“Dieci Giorni”, conto alla rovescia inevitabile per la fine della travagliata esistenza, è un passaggio sonoro cadenzato da un insistente conto alla rovescia in lingua inglese su di un incedere ritmico pachidermico. L’arrivo della voce di Valeria Marzocchi assieme a quella di Giannotti riporta ad un certo ordine concettuale. Giunge a questo punto un momento strumentale intitolato “Gli Angeli Di San Cataldo”, sul libro dell’Hospice “Angeli” è il nome dato al personale infermieristico dal familiare di un paziente li deceduto. Dissonanze ed incontri strumentali rendono il brano cinematografico, una colonna sonora delle sensazioni.
In “Quando La Sera” ancora incontro di voci e strumenti, una vera e propria staffetta fra parole e musica, quest’ultima si adegua alla voce e non viceversa. Il brano “Turni” come ben dice il titolo spiega l’operato degli addetti ai lavori ed è il brano più lungo dell’album grazie ai dodici minuti di durata. Ancora chitarra acustica e voce in “Una Mamma Disperata” per poi sfociare nella ricerca sonora, DNA degli Oteme.
Una scappata nel mondo del Jazz con la strumentale “Per I Giorni A Venire” e così l’album si chiude con la breve “Un Saluto Alle Nuvole”, il frangente più soave dell’intero lavoro.
Come ben sappiamo gli Oteme amano ricercare, usare la musica come una voce, uscire in qualche modo dal coro regalando sensazioni differenti. Il pubblico più esigente della musica troverà in loro una fonte di refrigerio, altri magari rimarranno perplessi, ma proprio questo è il vero significato e scopo della musica: emozionare. MS



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