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lunedì 10 agosto 2020

In-Side

 

IN-SIDE – Life
Andromeda Relix – Snooky Records
Genere: AOR
Supporto: cd – 2020



La mia non più giovane età, mi porta a ricordare gli anni ’80 con estrema precisione, avendoli vissuti con consapevolezza. Si, la Discomusic è al centro dell’attenzione dal 1978 con “La Febbre Del Sabato Sera”, il Punk esplode, la New Wave è il genere più in voga, ma nello stesso tempo si forma la NWOBHM (New Wave Or British Heavy Metal), che verrà in poco tempo abbreviata in Heavy Metal. Questa nuova generazione di capelloni si differenzia da quella degli anni ’70 per la musica ascoltata, un suono nuovo misto fra Punk e Hard Rock, sulle ali del successo di band come Saxon, Iron Maiden, Motorhead e così di moltissime altre. Un suono potente, quasi un frastuono per le orecchie degli ascoltatori anni ’80, così tanto che i giornalisti dell’epoca sentenziano drasticamente in una breve vita del genere proprio a causa di questo estremismo sonoro. Mai profezia fu più sbagliata di questa, paragonabile alla classica “Fine del mondo”, mille volte annunciata e mai avvenuta dei Maja. Il genere è arrivato sino ai giorni nostri più in salute che mai, addirittura si è fatto portavoce di sperimentazione e nuovi innesti, paradossalmente più del Progressive Rock stesso, per antonomasia il coraggioso e colto genere della storia del Rock. Dunque nel tempo il Metal si evolve e si dirama. Negli anni ’80 parte il Power, il Thrash, e poi a seguire il Death, il Doom, il Black etc. ma anche una corrente decisamente più orecchiabile e gustosa, dotata di grande tecnica strumentale e di ottime voci, prima del Progressive Metal, essa si chiama AOR (album-oriented radio). I gruppi più famosi che lo rappresentano sono Toto, Journey, Alan Parson Project, Gotthard, Asia, Europe, Survivor etc etc
Un Metal orecchiabile, radiofonico, con pezzi da cantare a squarciagola, tastiere e voci limpide, ebbene l’AOR non senza fatica dettata da alti e bassi nel corso degli anni, giunge sino ai nostri giorni ed anche in Italia con grande dignità. Molte le band nostrane che si cimentano in questo stile, una di queste si chiama In-Side.
Si formano nel 2017 a Torino, da un idea del tastierista e compositore Saal Richmond (Salvatore Giacomoantonio). L’album d’esordio risale al 2017 e porta il titolo di “Out-Side” sempre per l’etichetta Andromeda Relix.
In “Life assieme a Saal suonano Abramo De Cillis (chitarra), Beppe Jago Careddu (voce), Gianni Cuccureddu (basso) e Marzio Francone (batteria e sound engineering). L’album è formato da otto canzoni tutte di media-lunga durata, stabilizzata mediamente sui cinque minuti a brano, un concept che tratta avvenimenti di vita quotidiana.
Il percorso è netto a partire dalla title track “Life” aperta da tastiere in stile Europe, un tuffo immediato negli anni ’80 dal quale non si riemerge più sino alla fine dell’ascolto. Tuttavia si possono riscontrare anche altri stili, come ad esempio il Pomp Rock e quello più ricercato di Alan Parson. Ma ritornando al brano, il ritornello non può che essere una vetrina sia per la bellissima voce di Jago che della capacità di Saal nel comporre canzoni fortemente dall’ampio respiro. La band è tecnicamente preparatissima, non solo le tastiere sono a dimostrazione, ma anche una ritmica perfetta e rodata, mentre i solo di chitarra sono ficcanti al punto giusto. “Trapped In A Memory” è una passeggia nel Rock con un mid tempo ruffiano e accalappiante.
In “I Remember” i Toto sono molto presenti ma è a questo punto inutile cercare di accostare gli In-Side a band maestre, chiaro è che lo stile non esige deragliamenti. Enfasi in “No Hell”, anche tratti nostalgici che donano fascino all’insieme. La qualità sonora a cura del batterista Marzio Francone è eccellente, un piacere anche nel 2020 ascoltare musica con un buon stereo (Pioneer SA610) ed una pulizia sonora che distingue bene gli strumenti rendendo l’ascolto quasi tridimensionale. La ballata “Save Your Mind” è canonica, così “Made Of Stars” che si aggira nell’FM Rock. Il Rock viene nuovamente pompato dalle tastiere in “Test My Love”, brano molto radiofonico, altra vetrina dei tempi passati su cui specchiare l’anima. Il disco viene concluso da “Eyes Don’t Lie”, frangente più lungo dell’intero album (quasi sette minuti) dove tutte le caratteristiche narrate sino ad ora si palesano in maniera professionale e godibilissima.
Gli arrangiamenti sono un altro pezzo forte delle qualità della band che gode nel risiedere in questo limbo sonoro così caro non soltanto a chi come me ha vissuto gli anni ’80 con consapevolezza, ma anche a chi fa del Rock uno stile di vita con classe. Un disco fresco da mandare giù tutto di un colpo per sentirsi sazi e rinfrescati. MS
 

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